Sofia, salviamo il discorso pubblico!

Sofia, salviamo il discorso pubblico!

di Paolo ERCOLANI  –

Filosofia in movimento
www.filosofiainmovimento.it

Non c’è democrazia senza pensiero.

O meglio, non può vigere una democrazia effettiva all’interno di quella comunità in cui non sia presente un’opinione pubblica mediamente fornita di pensiero autonomo e critico.

La precondizione perché vi siano cittadini in grado di controllare il potere, e al momento del voto decidere chi debba detenerlo per un periodo limitato di tempo, è che questi cittadini siano informati e impegnati rispetto alle grandi questioni sociali che caratterizzano il loro tempo.

Ora, da questo punto di vista dobbiamo prendere atto di un fenomeno tanto inquietante quanto sotto gli occhi di tutti coloro che intendono vedere.

Tale fenomeno riguarda la crisi profonda in cui versa la cosiddetta opinione pubblica, che forse mai come oggi risente di una frattura netta.

Da una parte, forse ormai minoritaria, quell’opinione pubblica che si informa attraverso giornali e riviste autorevoli e rigorose, da cui trarre notizie attraverso le quali formarsi un proprio pensiero articolato e argomentabile.

Dall’altra parte, quell’ormai maggioritaria porzione di opinione pubblica che naviga casualmente in Rete attingendo dalle fonti più disparate e casuali, da cui trae pseudo-informazioni (quando non vere e proprie bufale) da introiettare in blocco e senza alcuna possibile elaborazione personale.

Salvo poi urlarle, in maniera conseguente, con tutto il fanatismo e la rabbia propri di chi è convinto di combattere contro una grande e unica casta: quella dei giornalisti, degli scienziati, degli intellettuali puntualmente al soldo di questo o quel potere, di questa o quell’altra multinazionale.

Un po’ come nel meraviglioso ed inquietante film di Alejandro Amenábar, “The Others” (2001), in cui si assisteva alla convivenza di due famiglie all’interno di una casa lugubre e indefinita, senza però sapere chi fossero i buoni e i cattivi, i nostri o i loro, i vivi o i morti.

Abbiamo a che fare con la più rilevante e drammatica trasfigurazione, almeno nella modernità, del confine fra episteme (sapere) e doxa (opinione), fra competenza e improvvisazione.

Quel vero e proprio regno dell’indifferenziato che risponde al nome di Internet, con la sua magmatica opulenza informativa (eccesso di notizie) sta producendo una sempre più diffusa indigenza conoscitiva.

A risentirne è il livello del discorso pubblico, mai così impantanato su argomenti frivoli e irrilevanti (l’abbraccio di Pisapia alla Boschi), quando non falsi e pericolosi (la polemica sciocca e funesta contro i vaccini), che sapientemente alimentato da abili demagoghi al servizio solo di se stessi fa perdere di vista le questioni veramente rilevanti all’interno di una democrazia sana e giusta.

La fine dell’opinione pubblica (autonoma, informata, pensante), e la conseguente caduta del discorso pubblico (sempre più futile, cialtronesco, intriso di rumore fanatico e rabbioso), sta davvero minando le nostre democrazie.

Di sicuro sta distruggendo quella “democrazia cognitiva” elaborata dal grande filosofo americano John Dewey (dove l’educazione delle menti democratiche svolge un ruolo determinante).

Sta frantumando quella “democrazia critica” pensata dal grande epistemologo Karl Popper (in cui il confronto critico fra le diverse opinioni è ritenuto fondamentale per la crescita complessiva della comunità).

E sta annullando la “democrazia vigile” teorizzata da Popper, quella in cui dei cittadini informati e impegnati esercitano un controllo competente e attivo rispetto alle azioni di chi gestisce il potere.

È necessario reagire a tutto questo. Provare a tenere quanto più alto possibile il livello dell’opinione e del discorso pubblico, senza per questo cadere nell’irrealistico empito luddista di chi vorrebbe spegnere le nuove tecnologie.

Esse vanno piuttosto ridefinite e utilizzate affinché l’uomo, il suo pensiero e la sua conoscenza, siano trattati come un fine e non come un mezzo.

Ciò è possibile ritornando alla casa di Sofia, ovvero a quella disciplina (la filosofia, appunto) dove nascono non tanto le ideologie nel senso deleterio del termine, quanto piuttosto le idee e gli arnesi con cui definire un mondo a misura di essere umano.

In cui la democrazia limiti e guidi gli eccessi anarchici della finanza, e dove lo studio e la conoscenza mantengano l’uomo in grado di essere fruitore e non strumento della tecnologia.

È con questi presupposti che si è recentemente costituita l’Associazione “Filosofia in Movimento” (www.filosofiainmovimento.it/associazione), dove grandi e affermati nomi di questa disciplina (e non solo), insieme a giovani studenti e dottorandi proveranno a ricostruire dalle macerie prodotte in questa epoca assurda e sciagurata.

Un’impresa doverosa, visto che il mondo dell’Accademia è stato fra i primi a chiudersi nella propria “torre eburnea”, separandosi colpevolmente da un’opinione pubblica che oggi lo ripaga con l’indifferenza.

Nell’epoca in cui a essere a rischio sono l’uomo stesso e i suoi fondamenti più radicali (pensiero, conoscenza, democrazia), non può che essere la filosofia (scienza prima dell’uomo stesso) a correre in suo soccorso.

Se ci riuscirà o meno, dipenderà da ciascuno di noi.

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Il filosofo Paolo Ercolani

3 Responses to "Sofia, salviamo il discorso pubblico!"

  1. Ercole Di Egidio   2 agosto 2017 at 15:02

    Avanti così, non perdiamoci d’animo ché la situazione è triste

  2. Leda Santosuosso   3 agosto 2017 at 11:07

    In bocca al lupo!
    Personalmente ritengo che si sia oltrepassato il limite, non credo possibile un miglioramento di questa società…
    Forse una dittatura illuminata sarebbe meglio per questo popolo!!

  3. giovan battista   10 agosto 2017 at 14:03

    l’opinione pubblica non è decostruita unicamente da cause tecnologiche. di certo la Rete causa una mutazione della quantità e dell’articolazione delle informazioni e della brevità della sua “esistenza”,,,,,ma la esile consistenza della O.P.è determinata dall’ arma sterminatrice del pensiero unico (e dalla volontà di dominio che lo presiede). E’spazio politico. Hic Rodus hic salta. lE’ lì che è necessario combattere. E la Polis è il nostro vissuto e la nostra conoscenza e anche il mondo globale

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