Amatrice c’è!

di Antonio Gambacorta  –

Motociclisti, strani animali… Vi ricordate Amatrice? …no, non mi riferisco al terremoto dell’agosto 2016. La domanda, ahimé, si riferisce alla cittadina prima del terremoto. Io sì, io la ricordo, e quando circa sei mesi dopo la tragedia ci sono tornato in moto, facendo la solita strada che scende dal Lago di Campotosto, ciò che ho provato passando attraverso quel che rimane di tutte le contrade, frazioni o “ville” come vengono chiamate da quelle parti, è stato un sentimento di rottura, come se qualcosa dentro di me si fosse spezzato.

Poi la vergogna.

Vivere a Teramo, dove il terremoto ha causato soprattutto tanto spavento, ed avere una casa che ha resistito bene, priva di lesioni importanti…ecco, avere una casa. Avere ancora un tetto sopra la testa, disporre di tutte le cose che sono riposte sotto quel tetto, e vivere la propria quotidianità scambiando parole e sorrisi spaventati con i vicini, prendere la moto ed uscire per incontrare gli amici o andare al lavoro. Tutto questo, il fatto che io potessi “fruire della normalità”, mi faceva vergognare, man mano che mi avvicinavo al centro di Amatrice qualche mese fa.

Ci fermammo al piccolo bar all’ingresso della zona rossa per mangiare un boccone ed ero combattuto. Come glielo chiedo un panino ed una birra, senza essere scortese, senza fare la figura del turista curioso? Come ci si deve comportare, quando a dieci metri da te c’è ground zero?

Io e mia moglie quella mattina andammo ad Amatrice perchè avevo letto che delle attività avevano riaperto i battenti, e voleva essere un modo di contribuire, oltre agli altri metodi di aiuto già percorsi, ma con la moto stavolta, quindi vivendo e respirando il tutto. Le due ragazze al bar ci accolsero con un grosso sorriso, consigliandoci addirittura i percorsi migliori per proseguire il nostro giro in moto dopo la sosta, in quanto tra deviazioni e strade interrotte tutto era cambiato.

Dopo mangiato, ripartimmo in direzione Ascoli Piceno, percorrendo la Via Salaria. Lungo la strada le immagini di altri paesi e contrade distrutte, mi hanno fatto sentire male, mi hanno reso piccolo piccolo, ma il sorriso degli abitanti di Amatrice, la loro dignità, hanno portato speranza nella mia anima. Inoltre i consigli e le indicazioni che ci diedero dei ragazzi, coadiuvati da alcuni Vigili Del Fuoco, mi hanno fatto pensare che nonostante tutto, se sei in sella ad una moto, stimoli sempre la curiosità e riesci a tirare fuori il lato premuroso di chiunque, in qualsiasi situazione.

Motociclisti, strani animali… Quando si viaggia in moto, non si va in vacanza. Il viaggio stesso è già vacanza, e la meta alla fine dei km che si percorrono è soltanto un punto ristoro/pernotto il più delle volte. La strada la vivi, la strada la annusi, la strada la senti sotto i piedi. E noi motociclisti non dimentichiamo quasi nulla. Provate a chiedere ad un motociclista, di un viaggio che ha fatto magari 10, 15 anni fa. Sarà in grado di raccontarvi dettagli ed aneddoti nei minimi particolari, come se fosse tornato il giorno prima. Saprà descrivervi ogni emozione provata, e conoscerà persino le coordinate Gps del punto in cui un acquazzone lo ha sorpreso, oppure del luogo in cui un cavallo a lato strada sembrò scuotere la testa per salutarlo.

In moto stabilisci un legame empatico con tutto quello che incontri, ed i sentimenti, le emozioni, non si scordano più. È questo che ho pensato qualche settimana fa, quando leggendo la rivista on line di Motociclismo All Travellers, mi sono imbattuto in “Amatrice c’è” – 17/18 giugno 2017. Una due giorni in moto, con possibilità di campeggiare sulle sponde dello splendido Lago Scandarello oppure scegliere tra diversi Hotel e B&B proposti.

Per i partecipanti, foto ricordo, tour off road, tour stradale con visite a produttori alimentari locali, motofiaccolata la notte del sabato 17, ritrovo presso il Villaggio Lo Scoiattolo dove era presente una tensostruttura/ristorante, per cenare a base di amatriciana, prodotti tipici, arrosticini, panini con salsiccia, il tutto innaffiato da ottimo vino o birra. Inoltre, un’asta benefica per Amatrice, e la possibilità di acquistare felpe e t-shirt col logo di Amatrice, il cui ricavato andrà interamente al Comune.

Insomma i ragazzi di Motociclismo All Travellers, coadiuvati dal Moto Club Patitori e dal Moto Club Nazionale Vigili del Fuoco, confermano ciò che penso ed in cui credo, non dimenticano. E lo scrivono chiaro sul loro sito: “Pochi motociclisti non hanno nel proprio album dei ricordi almeno un’immagine, un’istantanea legata ad un bel giro in moto nel Reatino, con immancabile tappa ad Amatrice, il paese famoso per un piatto diventato monumento della gastronomia nazionale, posto in uno dei più bei parchi del mondo, quello del Gran Sasso e Monti della Laga, con strade che rappresentano un autentico luna-park per chi viaggia su due ruote”.

E ancora: “Amatrice fa parte del nostro DNA di motociclisti, di viaggiatori, non potevamo non testimoniare il nostro senso di appartenenza”.

Motociclisti, strani animali… Dopo aver confermato la partecipazione sulla pagina di facebook dell’evento, io e mia moglie abbiamo aspettato sabato 17 giugno con molta curiosità. Abbiamo deciso di non aspettare per quanto riguarda l’acquisto delle t-shirt col logo di Amatrice, (le potete ordinare su Amazon – Settantallora Amatrice), ed una volta arrivate eravamo finalmente pronti.

Sabato 17 siamo partiti dopo pranzo, meteo ottimo. Il sole scaldava ancora ma tuttavia a Teramo era abbastanza ventilato, poi man mano che salivamo la SS80 in direzione L’Aquila l’aria si faceva via via più fresca, per la mia gioia. Superata Aprati, e le gallerie che si incontrano, arriviamo ad Ortolano, e si comincia a vedere la scia lasciata dai terremoti che si sono succeduti. La contrada è silenziosa, le saracinesche tutte abbassate e si vedono lesioni in tante case, è tutto disabitato.

Proseguiamo oltre, ci abbandoniamo un po’ al paesaggio offerto dalla Diga di Provvidenza ed il relativo Lago alla nostra sinistra, lasciando andare la testa in giro per i boschi, le piccole valli ed il paesaggio unico di cui si gode salendo. Al bivio per Campotosto incontriamo diversi motociclisti fermi a guardare cartine e navigatori, anche loro vanno ad Amatrice. Ci fermiamo per un saluto e per informarli che la strada da percorrere passa per il Lago di Campotosto, in quanto l’altra, che si prende più in alto e passa per Capitignano è inagibile; quindi lasciamo la SS80 per imboccare la SR577, e dopo pochi km di curve arriviamo al Lago di Campotosto.

Per fortuna il livello dell’acqua è di nuovo salito, mesi fa era talmente basso che sembrava un paesaggio di Mad Max. Sarà una mia opinione personale, ma nei mesi scorsi, in piena crisi neve/terremoto, sentire tutti i politici che si sperticavano a suon di dichiarazioni sui giornali, sul rischio che correva la “diga di Campotosto” mi faceva venire voglia di prenderli a sberle.

Non è così che si deve comportare un rappresentante delle Istituzioni. Bisogna mantenere la calma, approfondire, studiare, affidarsi a più professionisti ed esperti possibile, prima di sparare sentenze che sconvolgono e spaventano migliaia di persone. Oltretutto, di quale “diga di Campotosto” parlavano? Perchè le dighe sono tre, ma forse non lo sanno…

Percorriamo la strada che gira tutto intorno al Lago ed arriviamo al paese di Campotosto. Qui le ferite procurate dai terremoti sono ben visibili e purtroppo ancora aperte, il paese è semideserto, transenne, collari e strutture in legno ed acciaio si sostituiscono al via vai di gente che sempre, ha riempito le stradine di questo posto. Scendiamo piano di nuovo verso il lago sempre sulla SR577, arriviamo a Poggio Cancelli e la situazione della contrada non è troppo diversa da quella di Campotosto, è sconfortante.

Entriamo quasi in silenzio nel Lazio, poi, lasciamo la SR577 e deviamo a destra, praticamente giriamo intorno ad Amatrice in senso antiorario, attraversiamo una decina di frazioni, sulla strada che da Retrosi ci porta alla SR260, dall’altro lato del paese. Mentre la strada scorre sotto le ruote del mio CB, la sensazione di sconforto diventa opprimente; non ci fermiamo e non mi soffermo a descrivere le condizioni in cui si trovano le abitazioni, noi non siamo “turisti del macabro”, come vengono giustamente etichettati.

L’unica cosa che mi viene in mente è l’assenza dello Stato. Niente dietrologie o filosofie inutili. Come è possibile che per un Governo sia più importante salvare e salvaguardare banche e banchieri, oppure fare a gara a chi è più razzista ed idiota, o montare congressi e presenziare ad assemblee, piuttosto che sistemare le cose in posti come questo? Una persona normale, con principi sani, non ci dormirebbe la notte. Mentre monta la rabbia dentro la mia testa e nel mio stomaco, arriviamo al Lago Scandarello, luogo preposto a chi campeggia per questa manifestazione.

Motociclisti, strani animali… Parcheggiamo la moto e facciamo due passi tra le tende, tutte piazzate sulle sponde del Lago, ed i “fratelli” motociclisti mi riportano a più miti pensieri. Sì, perchè tra un saluto ed una stretta di mano, mentre camminiamo tra le tende, le uniche parole che si sentono sono di entusiasmo. “Dai che stiamo facendo una bella cosa”; “Muoviti che andiamo a mangiare”; “Oh, ma ci sono solo le t-shirt di Amatrice, oppure hanno anche le felpe?”; “Stanotte la motofiaccolata, spettacolo”.

Sono tutti orientati nella stessa direzione, e la fratellanza, quando metti insieme un sacco di motociclisti, diventa una sorta di unione di intenti oltre che di giubotti in pelle e gas di scarico. Finita la passegiata al Lago, risaliamo in sella e facendo il percorso a ritroso arriviamo alle porte di Amatrice, o di ciò che ne rimane…

Non ci fermiamo, siamo incolonnati con tante altre moto tutte dirette al Villaggio Lo Scoiattolo, dove è il cuore della festa. Arrivati nei pressi del Villaggio, ci rendiamo subito conto della portata dell’evento. Sono tante, davvero tante le moto parcheggiate ai lati della strada, motociclisti arrivati da ogni angolo d’Italia per partecipare, per esserci. Proseguiamo oltre e poi torniamo indietro, per perderci un po’ tra le “Ali a Due Ruote” ai lati della strada, e riempirci gli occhi di tutti i modelli ed i colori che si mischiano.

Parcheggiamo, e facciamo la fila per entrare e fare gli scontrini per mangiare e bere qualcosa. Sono le sette passate, dentro al Villaggio si vedono tante persone e dalla tensostruttura già arrivano cori ed applausi, e la fila per l’ingresso è ancora lunga! Fantastico. Come è fantastico l’atteggiamento dei motociclisti, che in fila più o meno ordinata, si scambiano convenevoli e sorrisi, aspettando con pazienza il proprio turno.

Qui, è esattamente come quando vado ai concerti Rock. Vedi gente vestita di pelle o di tute in goretex, sporchi e con aria minacciosa, che cavalcano moto di dimensioni enormi e con scarichi aperti, tanto che alle volte io, nonostante il mio metro e 86, mi sento piccolo… Poi, se gli fai una domanda su come è andato il viaggio o su che tipo di gomme predilige, ti regalano perle di saggezza e di strada macinata, con uno dei più bei sorrisi che si possa dipingere su di un volto umano, il tutto accompagnato spesso da un modo di fare calmo e gentile.

Siamo dentro, mangiamo panini con salsiccia ed arrosticini squisiti, e bagniamo il tutto con birra e vino bianco. Firmiamo il Librone delle presenze con dedica, che sarà consegnato al Sindaco di Amatrice e ci rilassiamo un po’, mentre dal tendone iniziano a farsi sentire le prime note di una Rock Band che allieterà la serata. Cosa chiedere di più ad un sabato? Un giro in moto, un posto dove sono concentrate centinaia di moto e di motociclisti, mangiare, bere e spendere qualche soldo per una causa alta ed importante, e musica Rock! Meraviglioso.

Motociclisti, strani animali… Una cosa in più non l’ho chiesta, ma mi è capitata. Ho avuto il piacere di conoscere un motociclista e giornalista di Motociclismo All Travellers, Mario Ciaccia. I suoi articoli ed il suo modo di raccontare il nostro mondo, farebbero innamorare delle moto chiunque. Personalmente ho letto e consumato tanti suoi “pezzi”, uno su tutti il racconto dei suoi Elefantentreffen e dei tour invernali in genere, un mito. Quando gli ho stretto la mano, e gli ho chiesto con quale moto fosse venuto giù da Milano, è successo esattamente quello che descrivevo prima!

Il suo volto si è illuminato, e i suoi occhi accesi ed il suo sorriso gentile accompagnavano la descrizione della moto che aveva con se, felice di raccontarmela! Chissà a quanti ha dovuto raccontarla la sua moto, eppure era entusiasta. Grazie Mario, sei un professionista ed un uomo grandioso. E grazie a tutto lo staff di Motociclismo All Travellers, al Moto Club Patitori ed al Moto Club Nazionale Vigili del Fuoco per l’impegno, la dedizione ed il cuore che mettete in tutto ciò che fate.

Avete dimostrato una volta di più che i Motociclisti, strani animali, non dimenticano ma si prodigano sempre ed ovunque. Una lezione di vita che tanti, troppi amministratori ed “uomini” delle Istituzioni dovrebbero seguire e farne tesoro. Perché è solo con la comunione di intenti, solo ponendosi un obiettivo comune senza strumentalizzazioni, con bontà d’animo e volontà condivisa che si raggiungono vette altissime.

Sarà stato anche un gesto piccolo, insignificante in confronto all’enorme mole di lavoro necessaria per far fronte alla catastrofe che avevamo di fronte, ma noi c’eravamo sabato 17 e domenica 18 giugno, e ce l’abbiamo messa tutta. Un grazie infinito a tutti.

“Soltanto un motociclista riesce a capire perché i cani amano mettere la testa fuori dal finestrino”.

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