Mia Madre (la politica, la mafia, l’Italia)

di Antonio Gambacorta  –

Sandro Pertini - perche non si ribellano gli Italiani

Sandro Pertini

Mia madre è morta di cancro, sono passati dieci anni.

Da bambino il telegiornale della sera per me era il peggior momento della giornata. Non sopportavo il tono cupo e miserabile con cui venivano lette le notizie, inoltre la maggior parte delle stesse erano pressoché incomprensibili per un bambino di sette o otto anni. Allora, rapito comunque da quella scatola magica che è la televisione, spegnevo il mio cervello e guardavo le immagini del tg, cercando dentro me la curiosità, sperando mi venisse in aiuto per darmi una mano a passare quella mezz’ora d’inferno.

Le immagini me le ricordo, ancora adesso. Ricordo soprattutto i corpi stesi a terra, coperti a volte con un semplice telo o con una giacca, delle vittime della mafia in Sicilia.

Erano immagini spaventose, raccapriccianti, eppure la tv ha la capacità di farti sentire lontano, al sicuro nella tua sala da pranzo, e le immagini purtroppo reali assumono un’aura da film e divengono facilmente digeribili.

Un’altra cosa che ricordo sono le sensazioni che alcuni personaggi mi provocavano. Sicurezza, gioia, una sorta di amore forte e viscerale erano le emozioni che provavo quando parlava Sandro Pertini. Lo percepivo come un nonno, come un mio nonno, ed i nonni si sa che fanno di tutto per i nipoti, li proteggeranno e li ameranno sopra ogni cosa, fino all’ultimo. Amavo quell’uomo, amavo la sua severità e la sua dolcezza.

Un altro personaggio che ricordo era un politico piccolo, con occhi stretti scavati in una testa troppo grossa per un corpo minuto e piegato sotto un’importante gobba. La sua voce, il tono che aveva, era stridulo e secco, il suo lessico era sempre sfuggente e a tratti supponente, io lo odiavo quell’uomo. Si chiamava Giulio Andreotti, e c’è qualcuno pronto a dichiarare che sia stato un grande statista.

Mia madre è morta di cancro, sono passati dieci anni, era un mercoledì.

Durante gli anni ’80 ero troppo piccolo per avere un’opinione o un pensiero politico, quindi mi limitavo alle simpatie ed antipatie che mi trasmettevano i vari personaggi della vita pubblica. Ce n’era uno che proprio non mi calava. Un uomo che faceva del politichese e della retorica spiccia la sua arma vincente, il tutto sottolineato da una presenza fisica imponente e da un modo di porsi autorevole e volutamente arrogante a volte. Bettino Craxi. Ciò che scaturiva dentro la mia testa di bambino, quando al solito tg serale rilasciava interviste e dichiarazioni, era un senso di repulsione e timore. Percepivo inconsciamente la falsità in ogni sua parola, eppure mi faceva una gran paura.

Diverso era invece il mio stato d’animo, quando comparivano i Giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Il mio animo di bambino voleva, desiderava con tutto il cuore, che ci fosse un qualche grado di parentela con almeno uno dei due. Ero piccolo, ma negli occhi di quei due uomini riuscivo a leggere perfettamente il coraggio, la forza e la tristezza, la spossatezza dovuta al combattere una battaglia immensa.

Crescendo ho capito che la battaglia che combattevano non era quella contro i mafiosi, criminali conclamati, ma contro il costume italiano che li sopporta e ci convive indifferente, come fa con l’alternarsi delle stagioni.

Vederli, nelle immagini, arrivare scortati da due o tre altre automobili, dalle quali scendevano uomini armati, poliziotti coraggiosi che si prendevano cura di loro e si adoperavano per garantirgli la vita, era una sorta di rito sacro per me. Non capivo come un uomo con una semplice valigetta in mano potesse far tremare tutta la mafia. Poi tutti e due avevano i baffi, come mio padre al tempo e fumavano, fumavano sempre, esattamente come mio padre al tempo. Questo li faceva essere umani ai miei occhi, quasi normali.

Mia madre è morta di cancro, sono passati dieci anni, era un mercoledì, si è spenta in silenzio.

Il 23 maggio 1992 lo ricordo perfettamente. Avevo 14 anni. Ricordo le bestemmie di mio padre, le preghiere di mia nonna e mia madre che piangeva. A Capaci, sull’Autostrada, era morto Giovanni Falcone ed insieme a lui erano morti alcuni di quei bravi poliziotti che lo proteggevano, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, ed era morta anche la moglie Francesca Morvillo. Sopravvissero all’attentato gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e miracolosamente l’autista della Fiat Croma su cui viaggiava il giudice Falcone, Giuseppe Costanza.

Anche il 19 luglio 1992, lo ricordo bene. Ricordo il silenzio dentro casa mia, che era così rumoroso da far male alla testa. In via D’Amelio, Paolo Borsellino in visita alla madre, venne fatto saltare in aria con una macchina imbottita di tritolo. Oltre a Borsellino, morirono cinque agenti della sua scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Sopravvisse soltanto l’agente Antonino Vullo.

E ricordo il 25 maggio 1992, giorno dei Funerali di Stato dopo la Strage di Capaci, e quella donna esile, bianca in viso, talmente innocente ed emaciata che sembrava dovesse accasciarsi a terra da un momento all’altro, che con fatica si avvicinò al microfono e pronunciò parole cariche di un coraggio ed una pietà immensi. Rosaria Costa.

“Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani – Vito mio – battezzata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato – lo Stato… chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso.

Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, però, se avete il coraggio… di cambiare…

Loro non vogliono cambiare. Loro non cambiano, loro non cambiano…”.

Fu la prima volta che piansi ascoltando qualcuno parlare, ed ancora oggi riascoltandola mi commuovo. Le parole di Rosaria, che all’epoca aveva 22 anni, sconvolsero l’idea che avevo del coraggio e della dignità, furono e rimangono un insegnamento importante.

Mia madre è morta di cancro, sono passati dieci anni, era un mercoledì, si è spenta in silenzio, erano circa le due di pomeriggio.

A 16 anni il tg della sera era sempre la solita rottura di scatole, ma il mio carattere ribelle non mi consentiva più di tenere per me certi pensieri. Fu così che iniziai a dire la mia sui vari personaggi che continuavano a frequentare i tg, che spesso mi sembravano più dei talk show indecenti, con personaggi indecenti. L’allora presidente del Milan non mi piaceva per niente. Lo trovavo volgare, pieno di se, fasullo e costruito, e dal suo sguardo leggevo chiaramente che c’era un mondo intero taciuto e tenuto nascosto.

Silvio Berlusconi si proponeva come innovatore, candido e stanco di una classe politica ormai alla frutta. La cosa mi faceva venire il vomito. Lo odiavo profondamente. Io speravo che prima o poi Antonio Di Pietro mettesse in catene anche lui, insieme a Bettino Craxi.

Dall’altro lato del “fronte”, stava un tizio supponente e leggero, che non prendeva niente sul serio ed aveva sempre l’atteggiamento di chi si sente più in alto di te, e non ha tempo e voglia di spiegarti le cose perché per lui sei troppo stupido per capire. Massimo D’Alema, per il sottoscritto, aveva le palle piccole come quelle di un insetto.

Poi c’era un cialtrone senz’arte né parte, che stava sempre a strillare e sembrava che gli avessero rubato il portafogli ogni volta che aveva un microfono in mano. Privo di contenuti, violento ed idiota, in una parola Umberto Bossi.

Dal 1994 in poi si sono susseguiti personaggi più o meno credibili, che hanno avuto in comune una sola cosa, la mediocrità. Il mio interesse per la storia ed i riflessi della stessa nella società italiana e nella sua politica, trovarono una sorta di compimento nel 2006. Un mio amico mi parlò, nel novembre di quell’anno, di un libro a suo dire straordinario, “Gomorra” di Roberto Saviano.

Mi raccontò di come, questo ragazzo di appena 27 anni fosse stato capace di ricostruire, descrivere, parafrasare e rendere pubblico il potere della camorra, raccontandolo fin dentro i suoi gangli e meccanismi perversi. Il tutto corredato da nomi, cognomi ed addirittura soprannomi di tutti i boss camorristici da Cutolo in poi.

Inoltre, ci tenne a precisare che da pochi giorni era sotto scorta a causa del suo libro, in quanto aveva ricevuto minacce di morte dai capi clan campani. Mafia, scorta, una vita in pericolo a causa della verità e della giustizia. Comprai il libro il giorno dopo.

Mia madre è morta di cancro, sono passati dieci anni, era un mercoledì, si è spenta in silenzio, erano circa le due di pomeriggio, era il mese di luglio.

Gomorra divenne quasi un’ossessione per me. Soprattutto divenne una specie di manuale di istruzioni, capace di darmi, attraverso i suoi capitoli, gli spunti ed i luoghi precisi dove poter trovare spiegazioni e risposte a tante domande sospese.

Dalla fine degli anni ’80 la camorra è entrata nel mercato dei rifiuti, divenendone padrona e regina incontrastata. Negli anni hanno devastato una percentuale di territorio della Campania impressionante. E lo hanno fatto interrando qualsiasi rifiuto, in discariche abusive, nelle cave dismesse, in terreni scavati appositamente e poi ricoperti con un paio di metri di terra buona. Hanno drasticamente modificato la morfologia del paesaggio ed in alcune zone sono spuntate colline dove prima c’erano campi e pianure. I rifiuti interrati non erano solo campani, erano rifiuti provenienti da tutta Italia. E si parla di ogni sorta di materiale, dai rifiuti solidi urbani, ai rifiuti tossici, radioattivi, fino addirittura alle scorie nucleari.

Senza scrupoli hanno devastato e devastano km e km di territorio, e non si sono fermati alla Campania. Soltanto nell’ultimo anno e mezzo, sono state sequestrate 756 mila tonnellate di rifiuti, per trasportarli servirebbero 30mila tir, che messi in fila formerebbero una colonna che va da Roma a Modena. I reati e le terre dei fuochi si contano in tutte le regioni italiane, da Messina a Trento. Laghi di percolato ovunque, discariche abusive ovunque, impianti di trattamento rifiuti diverso dall’interramento o dall’incenerimento che di tanto in tanto vanno a fuoco a causa di incendi dolosi da parte delle organizzazioni mafiose. Perché ai mafiosi interessano due cose, le discariche e gli inceneritori.

A loro non importa che il mondo progredisca, e che ci siano decine di metodi per riciclare, riutilizzare o semplicemente buttare via meno rifiuti, perché loro guadagnano con la costruzione di inceneritori e scavando il terreno per sotterrare ogni cosa. Emblematiche a tal proposito le dichiarazioni di Silvio Berlusconi durante quella che fu definita l’emergenza rifiuti in Campania del 2008, in cui lodava il lavoro di Guido Bertolaso, allora Capo della Protezione Civile e vantava il Termovalorizzatore di Acerra come perla tecnologica, da copiare in altre regioni d’Italia per risolvere una volta per tutte le emergenze rifiuti.

L’emergenza rifiuti non fu mai risolta. Furono soltanto spostati tutti i cumuli in discariche nuove e vecchie, oppure imballati ed accatastati in terreni agricoli, mai più utilizzabili. paradigmatico il caso del comune di Giugliano di Napoli, terza città campana, in cui novantacinque chilometri quadrati di un’area che va da Marano ad Aversa, estendendosi fino al litorale domizio, sono compromessi, forse in maniera irreversibile. La diossina è entrata nell’aria, i percolati in molti pozzi agricoli, nei famosi «laghetti» la camorra ha sversato l’impossibile, i veleni industriali riempiono la terra. I rifiuti tossici sono stati smaltiti insieme ai rifiuti normali grazie alla decretazione d’urgenza e le ecoballe che le contengono si stanno degradando accanto a terreni coltivati.

Il Termovalorizzatore di Acerra? Inceneritore, si chiama inceneritore e non valorizza nulla. Se fosse buona norma l’uso degli inceneritori, se davvero bruciare i rifiuti non causa nessun inquinamento significativo, perché la costruzione dello stesso, ad Acerra, inizia durante lo stato di emergenza nella gestione dei rifiuti dichiarato in Campania nel 1994, durato fino al 2009? Ed a costruirlo è stata un’azienda italiana vincitrice dell’appalto indetto dal Commissario con Poteri Straordinari, giustificati dallo stato d’emergenza dichiarato. Stato di Emergenza e Poteri Straordinari… gli enormi tappeti italiani sotto cui nascondere la polvere. Dalle emergenze rifiuti, ai terremoti, fino a qualsiasi calamità naturale.

Mia madre è morta di cancro, sono passati dieci anni, era un mercoledì, si è spenta in silenzio, erano circa le due di pomeriggio, era il mese di luglio, aveva 52 anni.

Le organizzazioni criminali non si fanno scrupoli, per loro conta soltanto il profitto. Sono proprietari di industrie casearie, i cui terreni si trovano sopra discariche abusive, ed è li che fanno pascolare liberamente gli animali. L’intero ciclo alimentare in gran parte è gestito dalle organizzazioni criminali, dal condizionare i rifornimenti dei supermercati, fino ai sacchetti per la spesa che provengono da aziende illegali sparse nei paesi più remoti del mondo, le quali non riciclano la plastica secondo criteri ecologici e salutari. Addirittura ci sono migliaia di forni abusivi, dove si fa il pane bruciando nei forni ogni cosa, dalla legna laccata fino alle casse da morto.

Gli sversamenti nei fiumi e nei nostri mari sono pratica comune in tutta Italia. Legambiente dichiara che lo stato di salute dei fiumi italiani è in molti casi critico: un campione su cinque ha una qualità scarsa o pessima. Un quarto delle acque sotterranee ha qualità scadente.

Quanto ai mari, oltre alle sostanze portate dai fiumi, l’inquinamento è dovuto prevalentemente al petrolio e ai suoi derivati, che in grandi quantità viaggiano per nave. Incidenti, scarichi, pulizia di cisterne in mare aperto portano nel Mediterraneo, ad esempio, 100-150 mila tonnellate di idrocarburi ogni anno: nel Mare nostrum è presente la quantità di catrame pelagico media più alta del mondo, dieci volte quella dei mari del Giappone, 50 volte quella Golfo del Messico. Questo non limita minimamente le organizzazioni, per le quali la pesca delle vongole in zone inquinate e la loro vendita diretta, senza passare per i dovuti processi di “pulizia” delle stesse è prassi.

Inquinare e distruggere, distruggere ed inquinare, se serve a fare soldi è ok per questa gente. Nel 1997 Carmine Schiavone, boss di cosa nostra campana pentito, produsse un dossier di migliaia di pagine su tutti i reati ambientali compiuti dalla fine degli ’70 dalla camorra. Parlò ad una Commissione Parlamentare, descrisse tutto nei dettagli. Il dossier fu secretato.

Oggi scienziati, tecnici e studiosi parlano del rischio di inquinamento dell’intera falda acquifera campana, e di un aumento della percentuale dei tumori al colon spaventosa. Da non dimenticare inoltre come le lobby affaristico-criminali legate ai clan italiani e guidate da soggetti iscritti a logge massoniche con la P2 in testa, abbiano partecipato attivamente al traffico internazionale dei rifiuti tossici e radioattivi da seppellire in Africa. In Nigeria, nell’ex Sahara spagnolo, in Camerun e Marocco, Benin, Congo Brazzaville, Gibuti, Guinea Bissau, Guinea Equatoriale, Mozambico, Nigeria, Togo e Somalia per citarne alcuni. Dalle rivelazioni di alcuni boss pentiti e dal Rapporto Ecomafie 2006 di Legambiente, ci sarebbe tutto questo dietro la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, avvenuta in Somalia nel 1994. Al momento della loro morte stavano indagando sul traffico di armi e rifiuti tossici tra Italia e Somalia.

Mia madre è morta di cancro, sono passati dieci anni, era un mercoledì, si è spenta in silenzio, erano circa le due di pomeriggio, era il mese di luglio, aveva 52 anni, ha combattuto la malattia per 20 anni.

La storia contemporanea italiana è un continuo susseguirsi di intrighi, cospirazioni, insabbiamenti, depistaggi. Al confronto non c’è film o libro giallo che tenga, niente è all’altezza di ciò che la nostra penisola ha saputo regalarci, anche se prendiamo in considerazione solo gli ultimi 50 anni. Ovviamente mi soffermo su pochi crimini e solo su alcuni dei tanti criminali e personaggi, ma tanto mi basta per fare associazioni.

Su Giulio Andreotti la Corte di Appello di Palermo parla di una “autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell’imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980”. Reato prescritto, che non vuol dire assolto, ma che vuol dire “farla franca”. La mafia non è il club di Topolino, se ti “iscrivi” non ne esci più, tranne che coi piedi davanti. Bene, quest’uomo, capo della Democrazia Cristiana, ha condizionato e vissuto la scena politica italiana per quasi 60 anni. Ah, dimenticavo, ai Funerali di Stato per Falcone e la sua scorta, Giulio Andreotti era assente, perché, parole sue, “preferisco i battesimi ai funerali”.

Bettino Craxi, di lui pochi sanno o ricordano un episodio. E non mi riferisco ai miliardi di tangenti o tutte le altre porcherie, fino alla sua fuga all’estero. Mi riferisco ad una passeggiata lungo il corso principale di San Cipriano di Aversa, sottobraccio con Ernesto Bardellino, sindaco della città proveniente dalle fila del Psi. Craxi era venuto per dissuaderlo a candidarsi al Senato e ci riuscì, ma quella passeggiata fu una plateale sottomissione al potere mafioso, della serie “a disposizione”. Perchè Ernesto Bardellino altri non è che il fratello di Antonio Bardellino, fondatore e capo storico del Clan dei Casalesi.

Silvio Berlusconi. Nei primi anni ’70 Berlusconi cercava personale per una delle sue magioni, Villa San Martino. L’amico Marcello Dell’Utri gli fece pervenire il curriculum di Vittorio Mangano, che così recitava: “boss di Porta Nuova, pluriomicidadi Cosa Nostra, oggetto di vari procedimenti penali per truffa, ricettazione, lesioni volontarie e tentata estorsione”! Ovviamente Berlusconi non ebbe alcun dubbio: era l’uomo che faceva al caso suo e nel ’74 lo assunse come “stalliere” ad Arcore. Tra un arresto e l’altro, tra una bomba e l’altra, il Mangano fu presenza sempre gradita in casa Berlusconi per i successivi 20 anni circa. Dimenticavo, non c’erano cavalli a Villa San Martino, nemmeno uno. Nel 1995 fu di nuovo arrestato e sbattuto nel supercarcere di Pianosa in regime di 41 bis. I pm lo interrogarono, e “chiesero riferimenti” su Berlusconi e Dell’Utri, e sul periodo passato ad Arcore. La bocca del boss di Porta Nuova, però, rimase cucita. Anni dopo Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi lo dichiareranno “eroe” pubblicamente. Lo stesso Dell’Utri fu condannato per concorso esterno in associazione mafiosa qualche anno fa.

Sul “filosofo” D’Alema non pendono procedimenti giudiziari per mafia, ma mai ho sentito parole o atteggiamenti di condanna nei confronti dei suoi “avversari politici”, con i quali invece condivideva riforme. Volemose bene, una mano lava l’altra, meglio un uovo oggi che una gallina domani.

Umberto Bossi, condannato in via definitiva nel 1994 per quella che fu definita la Maxi Tangente Enimont, condannato per Vilipendio alla Bandiera, condannato per Vilipendio al Capo dello Stato, condannato per Diffamazione ai Magistrati, ed ora condannato in primo grado per appropriazione indebita. Insomma un ottimo elemento per formare un governo, ed un interlocutore esperto con cui discutere le riforme ed il destino della Nazione.

Mia madre è morta di cancro, sono passati dieci anni, era un mercoledì, si è spenta in silenzio, erano circa le due di pomeriggio, era il mese di luglio, aveva 52 anni, ha combattuto la malattia per 20 anni, nonostante ciò è sempre stata una donna dolcissima.

“La corruzione è una nemica della Repubblica. E i corrotti devono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà. Dare la solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti.”

Sandro Pertini

“Bisogna essere degni del popolo italiano. Non è degno colui che compie atti di disonestà. I corrotti ed i disonesti sono indegni di appartenere al popolo italiano, e devono essere colpiti senza alcuna considerazione”.

Sandro Pertini

“Il popolo siciliano è un popolo forte, generoso, intelligente. Il popolo siciliano è il figlio di almeno tre civiltà: la civiltà greca, la civiltà araba e la civiltà spagnola. È ricco di intelligenza questo popolo. Quindi non deve essere confuso con questa minoranza che è la mafia. È un bubbone che si è creato su un corpo sano”.

Sandro Pertini

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”.

Giovanni Falcone

“Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi. Ho l’impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi”.

Giovanni Falcone

“Se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia”.

Giovanni Falcone

“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”.

Paolo Borsellino

“La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Paolo Borsellino

“È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.

Paolo Borsellino

Mia madre è morta di cancro, sono passati dieci anni, era un mercoledì, si è spenta in silenzio, erano circa le due di pomeriggio, era il mese di luglio, aveva 52 anni, ha combattuto la malattia per 20 anni, nonostante ciò è sempre stata una donna dolcissima, nonostante tutto non ha mai perso la capacità e la voglia di amare.

La mia è una storia come tante, troppe. Ci sono zone in tutta Italia dove certe malattie e certe morti, ahimé a tutte le età, raggiungono percentuali altissime e guarda caso sono tutte zone in cui si trovano disastri di inquinamento ambientale. Nei vent’anni in cui abbiamo assistito con tutte le nostre forze mia madre, ho avuto modo di conoscere medici straordinari, e pazienti eccezionali. Guardarli negli occhi e leggere la commozione ed il coraggio, oppure farsi guardare negli occhi e ricevere abbracci e parole di incoraggiamento. Passare un paio d’ore a giocare con un bambino che faceva terapie con mia madre. Sono immagini e sensazioni che ti rimangono addosso e scavano nel cuore.

Mia madre è morta di cancro, mia madre è stata uccisa. Il mandante dell’omicidio lo chiamano “Cosa Nostra”, la chiamano “A Santa”, lo chiamano “’O Crimine”, lo chiamano “’O Sistema”. Chi ha premuto il grilletto è stata l’apatia rispetto a ciò che si vede e si conosce. Il convivere pacifico tra istituzioni e mafia, alle volte il vivere nelle istituzioni della mafia stessa, ed accettare tutto come fosse normale, come se non ci si potesse fare niente.

Ho volutamente taciuto le centinaia di altre attività illecite di cui la mafia è padrona incontrastata, centinaia. Ma forse è come dicono i politici e ripetono i giornali e le tv. Forse è esattamente come si legge sui social network ed un po’ ovunque nei blog di “informazione”. Forse hanno ragione loro. I problemi del nostro paese sono i migranti, le minoranze etniche ed il traffico a Palermo.

Mia madre è morta, sono passati dieci anni, mi manca tanto.

“Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il proprio dovere”.

Giovanni Falcone

4 Responses to Mia Madre (la politica, la mafia, l’Italia)

  1. Andrea

    24 luglio 2017 at 16:49

    Un grande pezzo di narrativa. Complimenti!

  2. William Marcone

    24 luglio 2017 at 18:16

    Complimenti! Sono del ’78 anch’io e mi hai fatto rivivere pensieri ed emozioni vissute nei momenti descritti.
    Chapeau!

  3. Il tenero Giacomo

    25 luglio 2017 at 1:21

    Eh si’
    facile usare un episodio – irrilevante pero’ per i tuoi lettori, mica sei Montanelli- di vita privata per vomitarci addosso facilonerie. Si’ si’ la colpa del cancro e’ della mafia di Craxi, di Andreotti, ….di Berlusconi!!!

    Poiche’ la morte dei tuoi -e dei miei- cari e’ fatto tragico, capisco la tua rabbia

    Ma per rispetto alla memoria proprio di tua madre, questa rabbia, covata, covata dentro ed esplosa in una articolo che e’ un’accozzaglia di luoghi comuni, non tutti sbagliati, ma sempre banalissimi, potevi tenertela per te…anche per non banalizzae la sua, di morte

    Io ho quasi la tua eta’ e anche se i tempi saranno cambiati, c’e’ poco da contestualizzare, con un grammo di palle di Andreotti e un etto di panza di Craxi si costruirebbero cento dei cosiddetti politici di oggi. Anche quanto a spicciola onesta’

    Tralascio Berlusconi, responsabile di bordelli terremoti ed eruzioni, come se si fosse votato da solo.

    Non dimenticare che i grandi statisti che hanno raccolto l’eredita’ di quelli che tu chiami ladroni, con la mafia ci hanno fatto papelli ed accordi ufficiali, salvo invocare immunita’ presidenziali passata la soglia dei 90 anni…

    Ma evviva la libertà di bloggare ed evviva -spero- la mia libertà di commentare il tuo articolo, amico mio. E Dio mi guardi dagli insulti che mi aspetto di ricevere.

  4. passero solitario

    25 luglio 2017 at 16:50

    Oggi, non so quanto di voi lo sanno, visto l’assordante silenzio dei media di regime, è stato eletto cittadino onorario della città che di Roma, un degno rappresentante delle istituzioni, ancora in vita per fortuna, che lotta ogni giorno sotto scorta contro la mafia. E’ il giudice Di Matteo.
    Forse fa più notizia che la mafia non esiste a Roma come sentenziato pochi giorni fa. Sono stati derubricati a criminali. Quisquilie dunque. Fra non molto avranno i domiciliari e forse anche le scuse da parte dello stato.
    Buona visione a tutti.
    https://www.facebook.com/virginia.raggi.m5sroma/videos/820049094844208/

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