Così fan tutti (i politici di merda)

di Christian Francia  –

Brucchi DAlfonso - la politica come professione

Il nuovo libro Mondadori sulla sciatteria dei politici abruzzesi

Vorrei invitare, con la pacatezza e la moderazione che mi sono proprie da sempre, i miei concittadini ad alcune semplicissime riflessioni.

Le cronache politiche degli ultimi mesi sono infarcite di notizie di gravità inaudita che incredibilmente non vengono analizzate nella loro elementare linearità.

1) Cantiere infinito per la pavimentazione di Corso San Giorgio a Teramo. Sono due anni, cioè 730 giorni, che la città capoluogo di provincia subisce un cantiere che inibisce la libera fruizione della via più importante del centro storico, ma nessuno pretende le doverose dimissioni del sindaco per clamorosa incapacità nella gestione dell’appalto.

Passi che la ditta aggiudicataria fa capo a Renato Persia, cioè a dire il coordinatore di Forza Italia di parecchi Comuni montani (http://www.ilfattoteramano.com/2015/06/08/toh-che-caso-lappalto-del-restyling-di-corso-san-giorgio-se-lo-aggiudica-un-responsabile-di-forza-italia/), ma non può essere tralasciato che il capitolato d’appalto è stato scritto con i piedi da funzionari e amministratori comunali i quali andrebbero cacciati a pedate nel sedere per non aver previsto i lavori notturni, i lavori festivi e soprattutto penali gravosissime per qualsivoglia sforamento temporale nel cronoprogramma.

Pure un bambino avrebbe gestito meglio i lavori e sarebbero finiti al più tardi in sei mesi e non nei tre anni che dureranno di fatto. Inoltre, ricordiamo che l’appalto ha avuto inizio durante la gestione del sindaco Gianni Chiodi, con il concorso di idee “Microspazi-Macroluoghi” che aveva previsto un costo di 1,6 milioni di euro per la pavimentazione del Corso.

Ebbene, se nel 2015 l’appalto è stato aggiudicato per poco meno di 4 milioni, già oggi apprendiamo che la ditta ha chiesto ulteriori 2 milioni per imprevisti vari, i quali avrebbero dovuto essere esclusi a monte se si fosse programmato ogni ostacolo a dovere. Quindi se andrà bene i teramani pagheranno 6 milioni di euro un lavoro che doveva costare 1,6 milioni, cioè un quarto, e sempre i teramani subiranno il cantiere per il sestuplo del tempo necessario, cioè tre anni anziché sei mesi, tutti cornuti e mazziati da uno scandalo che ha disintegrato il tessuto economico dei commercianti del centro storico (ai quali rivolgo tutto il mio disprezzo per essersi dimostrati servili peggio della schiava negra di “Via col vento”).

Cos’altro occorre per piazzare un picchetto permanente sotto al Comune fino a quando il sindaco e il suo miagolante assessore al ramo non scompaiano per sempre dalla vita pubblica cittadina? E invece tutti tranquilli, centinaia di articoli di giornale che disquisiscono del più e del meno, delle lamentele sussurrate a voce bassa e a mezza bocca da tutti, ma in definitiva tutti contenti per un disastro che non ha precedenti per incompetenza politico-amministrativa.

A nome di Maurizio Brucchi ringrazio la cittadinanza: “Cari teramani, sbattervelo nel culo non è mai stato così facile!”.

2) Gestione del Teatro comunale. La guerra dei poveri messa in atto fra la società Riccitelli e il nuovo gestore del teatro, l’ACS, ha dimostrato l’ennesima deficienza politico-amministrativa.

I contendenti si litigano l’osso sventolando articoli e commi del bando con il quale il Comune ha affidato la gestione del teatro. Da un lato, nel bando si prevedeva esplicitamente una positiva valutazione per la ditta che avesse proposto un cartellone di Prosa, dall’altro lato il Comune oggi prevederebbe che anche la Riccitelli possa svolgere la sua stagione di spettacoli di Prosa, ben sapendo che il nuovo gestore avrebbe programmato a piacimento le attività nel teatro comunale, e ben sapendo che le 25 giornate gratuite che il Comune si è riservato non possono in alcun modo essere regalate alla Riccitelli perché le utilizzerebbe per attività commerciali in concorrenza sleale con l’ACS che è stata l’unica a partecipare al bando (e che paga 28.000 euro l’anno di affitto al Comune).

Un pastrocchio schifoso che denota una cosa soltanto: quanto siano peracottari quegli acchiappagalline dei funzionari che hanno stilato il bando di gara provocando una guerra che porterà dritti in tribunale, con costi come sempre a carico dei cittadini inermi.

Un’amministrazione seria procederebbe a spron battuto a licenziamenti di massa, ma si sa che i dipendenti comunali sono lo zoccolo duro dell’elettorato, per cui tutti zitti e far finta di niente.

3) Ruzzo e Te.Am.: debiti alle stelle, centinaia di raccomandati i cui contratti sono nulli, inefficienze senza fine, spese folli e consulenze amicali senza controllo. Cari teramani, ma quando vi sveglierete? Quando aprirete gli occhi? Quando ne avrete pieni i coglioni di quei coglioni che ci governano?

Quando vi renderete conto che una società come la Ruzzo S.p.A. – che vende un bene gratuito quale è l’acqua – non può avere accumulato un debito di cento milioni di euro? Che il Ruzzo non può aver fatto così tanti buffi senza aver nemmeno rattoppato una rete idrica colabrodo che risale a Mussolini? Che ci sono 110 dipendenti con contratti nulli dal 2004 che vanno licenziati immediatamente? Che siamo costretti – pur avendo abbondanza assoluta di un’acqua qualitativamente purissima – a subire incredibili interruzioni del servizio e a dover bere in molti casi la schifosa acqua potabilizzata dell’invaso montoriese (la cui potabilizzazione costa pure un occhio della testa)?

Quando vi renderete conto – teramani belanti – che è scandaloso che si sborsino 12 milioni l’anno per la gestione dell’igiene urbana affidata illegittimamente alla Te.Am., quando i fabbisogni standard elaborati dal governo nazionale prevedono un costo medio di sette milioni l’anno?

Quando vi ribellerete alle assunzioni clientelari operate nel 100% dei casi alla Te.Am., prima fra le quali la moglie del sindaco Brucchi, assunzioni pur’esse totalmente nulle per legge sin dal 2004? Quando chiederete che vengano licenziati tutti gli assunti dal 2004 ad oggi in ossequio alle leggi della Repubblica e della Regione Abruzzo?

Quando, vi chiedo quando, avrete un sussulto di dignità e pretenderete che si svolga la madre di tutti gli appalti, cioè appunto quello dell’igiene urbana, visto che l’affidamento è illegittimo e fuorilegge da sempre, visto che dall’aprile 2015 è scaduto l’ultimo illegittimo affidamento e a quella data il re dei bugiardi Maurizio Brucchi aveva promesso che si sarebbe fatta la famigerata “gara a doppio oggetto” sia per scegliere il nuovo socio privato della Te.Am. e sia per la gestione dell’immondizia?

Giusto per rinfrescarvi la memoria vi rammento che abbiamo avuto un costo medio di 5 milioni in più all’anno negli ultimi 5 anni rispetto agli standard italiani, per un totale di 25 milioni di euro buttati nel cesso solo nell’ultimo quinquennio. E ancora state a sentire il sindaco-ombra Paolo Gatti che pontifica davanti ai microfoni, senza che nessuno gli dica che è solo un acchiappagalline che ha fatto della politica non una professione, ma una squallida carriera iperredditizia a spese dei contribuenti?

4) Il buco nero del bilancio della Regione Abruzzo. Il governatore Luciano D’Alfonso è un incompetente talmente ciclopico che non esistono strumenti per poter misurare la sua incompetenza.

Il debito della Regione, secondo stime interne degli uffici regionali, ammonterebbe alla cifra record di 1,5 miliardi di euro. Avete letto bene. Uso il condizionale perché nessuno può sapere con esattezza come stiano le cose in quanto mancano i rendiconti, cioè a dire quegli strumenti di bilancio obbligatori per legge che sanciscono lo stato finanziario e patrimoniale degli enti pubblici.

Nel corso del 2017 la Regione si è degnata di approvare il rendiconto del 2013 (mentre avrebbe dovuto approvare quello del 2016 in una situazione fisiologica), ma sia la Corte dei Conti che la Corte Costituzionale hanno bocciato il consuntivo del 2013 definendolo illegittimo e non veritiero. I debiti accertati, che sembravano ammontare a 560 milioni, sembra siano subito schizzati a 770 milioni (con riferimento al solo 2013), con ciò inficiando tutta l’attività amministrativa.

Ne deriva che per legge sono divenute illegali tutte le assunzioni effettuate da D’Alfonso, tutti i dipendenti pubblici presi a prestito da altre amministrazioni, tutti gli interinali e i dipendenti temporanei, con l’effetto di una paralisi generalizzata che è ancor più grave se si considera che D’Alfonso ha prepensionato d’imperio circa 200 dipendenti regionali ritenuti superflui.

Come mai, essendo il governatore l’esponente più fetido del PD e del centrosinistra, l’opposizione del centrodestra tace vergognosamente? Semplice: perché anche il centrodestra ha fatto lo stesso quando comandava la scorsa legislatura, tanto che l’ultimo rendiconto approvato relativo al 2013 risale ai tempi del governatore demerito Gianni Chiodi (folgorato sulla via della figa).

Se ne deduce che stanno tutti zitti mentre il debito si gonfia a dismisura, uno spauracchio da 1,5 miliardi che non si ha nemmeno idea di come fare a coprire, con il bilancio di previsione del corrente anno che è già stato bocciato dalla Corte dei Conti come non veritiero, in quanto fondato sui rendiconti inesistenti degli ultimi quattro anni.

Una sola cosa è certa: gli abruzzesi pagheranno per i prossimi decenni l’insipienza e le incapacità del centrodestra e del centrosinistra, sportivamente avvicendatisi negli ultimi venti anni alla guida della Regione, i quali hanno dato vita ad innumerevoli leggi regionali incostituzionali, a debiti incontrollati, a gestioni clientelari, a finanziamenti a pioggia per amici e amichetti, a carrozzoni parimenti clientelari quali Abruzzo Engineering e partecipate varie.

Il tutto senza aver mai favorito un’oncia di sviluppo per questa terra dimenticata da Dio.

5 Responses to Così fan tutti (i politici di merda)

  1. Giorgio

    18 luglio 2017 at 11:22

    da sentirsi male sotto all’ombrellone

  2. Anonimo

    18 luglio 2017 at 14:25

    Sulla querelle del bouffons , leggasi teatro comunale” ci sarebbe da scivere un trattato. Come viene in mente a certuni di verificare solo adesso i requisiti del vincitore del bando di affido? Prima che stavano a fare? Come passa per la mente al sindaco di concedere i giorni a disposizione del comune ad un concorrente del vincitore? Sul resto dell’articolo concordo in toto: politica di merda per cittadini di merda.

  3. Anonimo

    18 luglio 2017 at 14:26

    “des…”

  4. incool8

    18 luglio 2017 at 16:25

    Teramo. L’Italia in piccolo!…. che squallore.

  5. bruno lu matt

    20 luglio 2017 at 1:06

    Che schifo!!!

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