Nella casa della “Virgo Orientalis” di Tagliacozzo

di Sergio Scacchia  –

 

 

“Io sono la luce del mondo:

chi mi segue… avrà la luce della vita”.

(Gv 8,12)

Se ho capito almeno una cosa di questa vita, quella è che non esistono strade già tracciate. Mentre procediamo nell’esistenza, apriamo le strade al cammino. Questo accade solo con l’aiuto dello Spirito Santo. Non si è mai visto un vento rinchiuso in un burrone o in una grotta. Se non ci sono spazi liberi il vento cessa di essere vento. Così è lo Spirito: ha bisogno di espandersi per essere forza viva nel nostro cammino.

Non esiste, credo, cosa più bella del camminare. I sentieri, le strade parlano di Dio, conducono a scoprire luoghi dell’anima, piccole chiese di campagna, grandi santuari. Camminare ti porta a conoscere il passato per aiutarti a capire meglio il presente, ti fa scoprire vecchi mestieri, lavori artigianali, esistenze giornaliere di uomini orientati comunque verso Dio. Al camminare aggiungerei lo sguardo del fotografo che scandaglia vite, documenta emozioni, fa scoprire luci e architetture.

Tagliacozzo è uno dei borghi più belli in Abruzzo. Nasconde delle emergenze artistiche di rara bellezza: il convento di San Francesco con un meraviglioso rosone, capolavoro gotico d’Abruzzo, i resti del grande biografo del serafico Padre, Tommaso da Celano, un chiostro di bella fattura; dimore nobiliari che raccontano un passato ricco e importante con il capolavoro del Palazzo Ducale e un centro storico che sfocianella scenografica piazza dell’obelisco, cuore della città.

C’è una passeggiata bellissima, sconosciuta a molti, che dal borgo antico, estremo lembo d’Abruzzo, lungo la via delle Macchie, in un bellissimo bosco rigoglioso, porta a Morino, nella riserva naturale di Zompo lo Schioppo così chiamata per la sua cascata d’acqua, il cui fragore sulle rocce è poderoso.

È un percorso tra i più affascinanti d’Abruzzo. Dall’antica contea degli Orsini, oggi rinomata meta turistica, tocca Capistrello posto di serenità e riposo, Canistro luogo di acque abbondanti dove si trovano le Terme e il lussureggiante Parco della Sponga, fino ad arrivare al vecchio borgo di Balsorano con il castello dei Piccolomini, edificato nel 1470 su di un colle a guardia della valle.

Vi parlerò in seguito di Tagliacozzo che merita davvero attenzione con la sua natura sontuosa e la storia secolare che parte dagli albori della civiltà. Ora però con voi voglio fermarmi proprio alla prima tappa di questo percorso bellissimo e arrivare, attraverso la strada asfaltata, al Santuario di Maria S.S. dell’Oriente, appena fuori il borgo millenario.

La storia di questo luogo ha visto, nel corso degli anni, la presenza di missionari, passionisti e frati minori che completarono l’edificio, costruendo altre sale. Dal 1962 è parrocchia gestita da una comunità di frati carmelitani. Anche qui purtroppo i vari terremoti hanno inciso nella struttura che ho davanti agli occhi. Il sisma del 1915 distrusse sia la chiesa che il convento antico.

Arrivo qui, in un caldo pomeriggio, dopo una splendida passeggiata nel centro storico. Ho potuto scoprire, fra le tante meraviglie, la chiesa di San Francesco con il suo meraviglioso rosone, capolavoro della scultura architettonica di gusto gotico in Abruzzo e una delle piazze più armoniose che io abbia visto, contornata da eleganti palazzi e con al centro un obelisco in onore del protettore, Sant’Antonio da Padova.

Mi trovo su questo colle consacrato al culto della Madre di Dio, la “Virgo Orientalis”. Questa terra può dirsi davvero “mariana” se teniamo conto che a occidente c’è Santa Maria dei Bisognosi che andremo presto a visitare, a oriente Maria S.S. di Pietraquaria e al centro questo santuario. Tagliacozzo poi, è francescana. Motivo in più per amare questi luoghi. Tutti e tre gli ordini dei frati, dai Minori ai Conventuali e Cappuccini sono ben rappresentati. I Figli del Poverello sono ovunque.

Ho percorso soli tre chilometri ma tutti in salita. La piccola fontanella con acqua fresca è provvidenziale. Il panorama dalla balaustra del santuario è di quelli che fanno respirare. I monti del Velino e Sirente si stagliano sullo sfondo della valle. C’è un cielo da urlo con mille nuvole grasse che si rincorrono. Avverto qualcosa di impalpabile e solitario sebbene ovunque ci siano tracce di abitato umano e segni di storia.

Vorrei tanto essere capace di non fermarmi, con la mia foto, alla superficie delle cose ma far aprire chi la guarda al mistero che attraverso la creazione si fa visibile. Vorrei tanto che il mio scatto potesse trasformare la natura in una figura dell’Infinito, come voce che giunge dalla immensità del cosmo per toccarci fin nel più profondo di noi stessi.

La foto opera a partire dalla realtà, ma che cos’è la “vera realtà”? Può una immagine, seppur fatta ad arte, farsi specchio della vita dello spirito e ed essere anello di congiunzione tra visibile e invisibile? Può un fotografo immortalare il mondo dalla parte della luce e togliere il “velo alle cose”? Io credo proprio di no. A volte l’immensità del paesaggio e la vastità dei cieli fanno apparire gli uomini come semplici ospiti sulla terra.

Entro subito in chiesa. È tanto il desiderio di vedere l’immagine della Madonna. Eccola davanti ai miei occhi: aspetto maestoso, vesti e postura da Regina Orientale con un manto azzurro e la tunica porpora. Proprio vero che un’icona è Vangelo, è presenza divina come dicono i nostri fratelli ortodossi.

Non so se conoscete la tradizione. Vi racconto. Questa icona della Madonna fu miracolosamente preservata dalla distruzione che operò il nefasto imperatore Leone III Isaurico, un terribile eretico che si era messo in mente di distruggere ogni immagine sacra che, a suo dire, rovinava menti e azioni degli uomini. Il pazzo, che col nome di Isaurico fa pensare proprio a un esaurito, fu preso da una furia demoniaca iconoclasta e distrusse purtroppo tante opere splendide che non sono arrivate a noi.

Fortuna o provvidenza, fate voi, volle che due uomini pii della Marsica di allora riuscirono a trarre in salvo questa splendida immagine della Donna Regale con Bimbo. Dopo un avventuroso viaggio da Bisanzio al Colle Orientale, al suo arrivo questa santa immagine per molti anni fu custodita gelosamente in un elegante tempietto con accanto piccole cellette per il riposo dei custodi. Oggi la custodia è di una comunità francescana.

Una voce alle mie spalle mi fa trasalire: “Bella vero?”. L’uomo mi sorride: “L’ho spaventata?”. No, rispondo, è che ero affascinato dall’immagine e non ho sentito i suoi passi. La barba fluente è grigiastra. L’uomo ha più o meno la mia età. Non si fa pregare e mi spiega che l’azzurro è il colore dell’umanità mentre il porpora è il colore della regalità e della divinità anticamente riservato agli imperatori.

La Madonna regge tra le mani un globo, simbolo iconografico dell’Eterno. Ha anche un pomo con inciso un monte piramidale che forse è il Calvario, visto che da lì si innalza una Croce. Bellissimo! Il mio cicerone mi invita a guardare Gesù Bambino che tiene in mano un rotolo, segno di potere e magistero, mentre con l’altra mano spinge due dita benedicenti a indicare la sua duplice natura umana e divina.

Prima di andar via il gentilissimo personaggio mi regala una piccola pubblicazione di un’autrice locale, Patrizia Biagini, che ha voluto dedicare tempo e studio alla preziosa icona. Lei definisce l’immagine secondo lo schema iconografico dell’Hodigitria, Maria conduttrice e Basilissa, Maria Imperatrice.

Sfogliando l’opuscolo mi colpisce quello che la scrittrice sottolinea: a differenza delle altre icone in cui Gesù è sul braccio sinistro della Madre, in questa è sul braccio destro. Secondo la Biagini è il voler rimarcare il senso di umiltà che pervade tutto l’operato del Cristo. E la Vergine ha un viso che richiama i tratti semplici ed essenziali dei volti delle laboriose contadine di un tempo.

Se venite in questo luogo, pur ammodernato, troverete pregevoli le decorazioni absidali e quelle della navata e della cupola. Non perdetevi poi il piccolo museo dove troverete reperti archeologici, ex voto e antichi manoscritti.

COME ARRIVARE A TAGLIACOZZO

Da Roma: percorrere la A24 fino all’uscita di Tagliacozzo; poi prendere la strada statale SS5 quater.

Da Pescara: percorrere la A25 direzione Roma fino all’uscita di Magliano dei Marsi; poi prendere la strada statale SP62C e quindi la SS5 direzione Roma fino a Tagliacozzo.

Da L’Aquila: percorrere la A24 direzione Roma fino allo svincolo Torano, quindi la A25 direzione Pescara fino all’uscita di Magliano dei Marsi; poi prendere la strada statale SP62C e quindi la SS5 direzione Roma fino a Tagliacozzo.

Da Napoli: prendere la A1 direzione Roma fino a Sora, da qui la SS690 per Avezzano fino allo svincolo con la SS579. Quindi proseguire fino all’imbocco della Tiburtina Valeria SS5 direzione Roma fino a Tagliacozzo.

Da Bari: prendere la A22 direzione Pescara e da lì la A25 direzione Roma fino all’uscita di Magliano dei Marsi; poi prendere la strada statale SP62C e quindi la SS5 direzione Roma fino a Tagliacozzo.

Bus: da Avezzano: le Autolinee ARPA (Autolinee Regionali Pubbliche Abruzzesi) collegano Tagliacozzo ad Avezzano con frequenti corse.

Treno: da Pescara e da Roma: stazione ferroviaria principale Tagliacozzo.

Per mangiare, mi sono trovato bene al Corradino di Svevia, in piazza Obelisco di Tagliacozzo. Porcini, gnocchetti e scottadito niente male. Prezzi nella norma. 

Lascia un Commento

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>