E invece io difendo Luciano D’Alfonso sull’utilizzo delle ombrelline

E invece io difendo Luciano D’Alfonso sull’utilizzo delle ombrelline

di Christian Francia  –

D'Alfonso MotoGP con ombrellina, Mariani e D'Amico
Luciano D’Alfonso prima della partenza del MotoGP con i suoi meccanici Luciano D’Amico e Sandro Mariani (fotografati da Simone Mazzoni in esclusiva per Sky Sport Abruzzo)

“Mamma, da grande voglio fare l’ombrellina ai convegni del PD”.

“Che delusione: ma non puoi fare la zoccola nel PDL?”.

(Arsenale K)

Mi domando: ma che Paese è quello nel quale si critica chi comanda su questioni irrilevanti e si tace sulle macroscopiche negligenze governative?

Che Paese è quello nel quale si scrivono fiumi di inchiostro sul dito che indica la luna, e nemmeno una riga sulla luna?

Come si fa, mi chiedo, a volersi così male da disquisire all’infinito sulle tristissime vicende del politicamente corretto, delle quote rosa, delle pari opportunità, delle puttanate più idiote, e mai – dico mai – che si disquisisca sulle cose da fare, sui programmi da attuare, sulla rendicontazione delle attività di governo della classe politica?

La vicenda delle ombrelline del governatore Luciano D’Alfonso ha fatto il giro d’Italia ed è approdata polemicamente su tutti i media nazionali, allineati e compatti nella dura critica sull’utilizzo di sei donne per proteggere dalla pioggia e dal sole i politici presenti alla “Fonderia”, annuale appuntamento itinerante della politica regionale svoltosi sabato scorso a Sulmona.

Sul palco erano presenti, insieme a D’Alfonso, quel poveraccio del ministro De Vincenti (meglio noto come De Perdenti) e quell’altro prezzemolino del rettore dell’Università di Teramo Luciano D’Amico (che oltre ad essere onnipresente secondo me porta pure sfiga perché ogni cosa che tocca stranamente poi tramonta o fallisce o si indebita pesantemente).

La questione è talmente irrisoria che davvero risulta incomprensibile la gigantesca ondata di indignazione che si è sollevata dapprima in rete e poi sui media.

C’è chi ha storto la bocca per l’evidente sessismo, chi ha gridato per l’utilizzo di “Veline”, chi si è stracciato le vesti per la scarsa considerazione del lavoro femminile, chi ha lamentato la violazione dell’equità di genere, chi ha accusato “l’evidente maschilismo”, chi ha detto che sono volgarità accettabili nel centrodestra ma non nel centrosinistra, chi addirittura ha sottolineato che “Scene così manco le geishe in Giappone”.

Qualcuno pretendeva che a reggere gli ombrelli fossero degli uomini, altri che i politici presenti se li reggessero da soli gli ombrelli.

Una bufera di dichiarazioni a senso unico che denota quanto sia caduta in basso la società italiana: intanto perché vorrei sapere come mai se è così disdicevole che delle donne reggano l’ombrello a delle pubbliche autorità, non dovrebbe esserlo parimenti reggere l’ombrello agli sportivi delle corse automobilistiche e motociclistiche.

Delle due l’una: o le donne non debbono mai reggere l’ombrello perché non sta bene, oppure se possono reggerlo ad un motociclista a maggior ragione debbono poterlo reggere a uomini che rappresentano le sacre Istituzioni repubblicane.

Come al solito l’attenzione si rivolge ad una non notizia, ma sfugge totalmente la notizia: quella degli 80.000 euro del Fondo Sociale Europeo che sembrerebbero essere stati spesi per organizzare la “Fonderia” senza che mai al suo interno si sia parlato dell’FSE e delle opportunità che dovrebbe sostenere quel Fondo Europeo.

Niente di tutto questo. L’essenziale non fa notizia. Lo scandalo sarebbe – udite udite – “l’essere umano degradato a reggitore di ombrelli”. Lo squallore sarebbe “il gesto, l’arroganza, l’indifferenza, la volgarità di chi accetta” di farsi coprire il capo. Una infamia “che fa inorridire”.

Consentitemi di dissentire. Per me non solo è opportuno che qualcuno, maschio o femmina che sia, copra il capo degli eletti dal popolo con un ombrello, ma è addirittura un obbligo morale. Sempre, beninteso, che gli eletti abbiano una reputazione, un’autorevolezza, una spina dorsale etica. Che rappresentino un esempio da seguire e siano degni di rispetto.

Quando sul palco salivano i De Gasperi, i Togliatti, gli Almirante, i Berlinguer, era un onore poter reggere loro l’ombrello mentre parlavano (e poi si poteva essere orgogliosi di averlo fatto). Nessuno avrebbe osato battere ciglio, anzi si sarebbero innescate polemiche se qualcuno non lo avesse fatto.

Ma oggi che la politica si è giocata ogni credibilità, oggi che gli eletti dal popolo vengono giustamente considerati dei mangiapane a tradimento, dei nemici del popolo che li ha eletti, diventa motivo di polemica qualsiasi gesto insignificante, diventa disdicevole che una donna regga l’ombrello al Presidente della Regione Abruzzo, cioè colui che rappresenta un milione e trecentomila abitanti.

Ma c’è di peggio. Proprio quelle sgallettate che si sono messe a starnazzare per la vicenda (a loro dire disdicevole), sono le stesse sgallettate che tacciono come tombe quando D’Alfonso stupra la legge, quando D’Alfonso spende soldi pubblici illegittimamente, quando fa nomine illecite in ogni ente, quando approva leggi incostituzionali, quando impone procedure aberranti, quando mutila ospedali, quando apre voragini nel bilancio regionale per ricoprire le quali occorreranno almeno 30 anni.

Dove sono le prefiche della parità di genere quando D’Alfonso commette porcherie di tutti i generi?

Dov’erano le vestali delle pari opportunità quando il governatore veniva dichiarato prescritto dai Tribunali della Repubblica per aver commesso gravissimi reati di corruzione?

Tacevano le laide. Erano mute. Starnazzano solo quando si parla di stronzate insignificanti. Codarde. Vigliacche. Ipocrite.

La parlamentare del PD Maria Amato ha commentato: “Questa fotografia è irritante e offensiva non solo per le donne ma per il pensiero di parità di genere e di pari opportunità”.

Alexandra Coppola, una nullità del PD abruzzese, ha colto l’occasione per farsi notare: “Nella mia militanza ho fatto di tutto, attaccato manifesti, preparato sale che avrebbero ospitato ospiti importanti, ecc. ma mai nessuno mi ha chiesto di riparare dal sole compagni di partito. Queste immagini sono raccapriccianti. Mi fanno male vederle e mi fa male pensare che nel mio partito nessuna donna dirà nulla. Ora voglio capire chi è responsabile di questo messaggio maschilista”.

Un tal Daniele Licheri, presunto segretario regionale dell’evanescente Sinistra Italiana, ha parlato di “Immagini di un regime di qualche secolo fa”; mentre la presidentessa della Commissione Pari opportunità della Regione Abruzzo, Gemma Andreini, in evidente orgasmo mediatico ha utilizzato per le ombrelline il termine “schiave”. Esagerati.

Man mano che la polemica si allargava a macchia d’olio, ci si sono messe pure le testate nazionali a soffiare sul fuoco, sparando scemenze a raffica per vendere qualche copia in più:

“Abruzzo, polemiche sulle donne ombrelline. Donne in funzione parasole, mentre i politici comodamente seduti” (Corriere della Sera);

“Le hostess geishe del ministro, dei governatori e del rettore. Alla faccia delle quote rosa. Come si poteva continuare a parlare come se nulla fosse? Se avesse fatto caldo avrebbero forse chiamato delle sventolatrici, alla moda dei faraoni?” (Tiscali);

– I dirigenti Pd “ombrellizzano la donna” (Blog di Beppe Grillo);

“Dall’Abruzzo un’idea per il futuro dei giovani: basta portaborse, avanti portaombrelli. Qual è il futuro dei nostri ragazzi? Tenere l’ombrello ai politici” (Il Fatto Quotidiano);

“Quelle donne reggi ombrelli che ci allontanano dall’Europa” (Huffington Post).

Addirittura la stupefazione collettiva induce al parossismo di ventilare un allontanamento dall’Europa a causa dell’uso indecente delle ombrelline. Ma ci facciano il piacere. Come diceva Orazio “Est modus in rebus”, ovvero c’è un limite alle stronzate che si possono scrivere.

Si è scomodata finanche Susanna Camusso, vertice della CGIL, la quale ha aggiunto le solite banalità: “Credo che denoti un pessimo gusto, incapacità anche di autosufficienza maschile, credo che sia un pessimo spettacolo dato da quella manifestazione e dagli uomini di governo presenti”.

La presidentessa della Camera dei Deputati, la politicamente riprovevole Laura Boldrini, non ha perso l’occasione per propalare una delle sue tiritere: “Questa foto è una brutta immagine. Sei donne che reggono l’ombrello ad altrettanti uomini, comodamente seduti per parlare a un dibattito sotto la pioggia a Sulmona ci fanno fare un salto indietro. E non sarebbe stato meno stridente se al posto delle ragazze ci fossero stati dei ragazzi. Come si fa a non rendersene conto?”.

Ecco, c’è che io non me ne rendo conto, non me ne faccio capace, perché se ad una manifestazione ci sono dei volontari non pagati – maschi o femmine chissenefrega – che si adoperano per riparare dagli eventi atmosferici delle autorità, bisogna ringraziarli e prendere atto che le buone creanze ancora esistono.

Se ci fosse stato Remo Gaspari al posto di D’Alfonso avrebbero applaudito sia gli astanti e sia i giornali e avrebbero messo un ombrellone piuttosto che un semplice ombrellino, ma siccome l’attuale classe politica risulta totalmente squalificata agli occhi del popolo, priva di credibilità, di decoro, di competenze, di decenza, di capacità e di coerenza, ecco che chiunque si sente in diritto di insultare i potenti per qualsiasi sciocchezza.

Fuori dal coro, lo scrivente è di diverso avviso: vero che i politici facciano pena e non siano più autorevoli, verissimo che Luciano D’Alfonso sia il peggiore fra tutti per le macchie corruttive che sporcano il suo curriculum pubblico (da prescritto che non ha mai rinunciato alla prescrizione per lavare ogni lecito sospetto sulle sue condotte), ma è nel merito delle sue scellerate decisioni politiche che bisognerebbe focalizzarsi.

Cioè a dire sulle spese e i debiti fuori controllo, sui Fondi Europei fermi al palo, sulla sanità che peggiora, sulle promesse mancate, sulle assunzioni amicali, sulle infinite nomine illegittime, sui carrozzoni regionali tenuti in piedi solo per sperperare risorse a fini biecamente elettoralistici, sui finanziamenti a pioggia, sulle leggi regionali incostituzionali, sulla qualità dei componenti della giunta regionale, sul masterplan farlocco, ecc.

È quello il centro delle polemiche. Su quelle inettitudini e inefficienze bisognerebbe sputargli sulla faccia, ma il panorama è desolante su questo fronte, con i giornali allineati e coperti, tutti totalmente afasici se si eccettuano le encomiabili eccezioni di Primadanoi e di Maperò.

Per questi motivi chiedo a ciascuno di farsi un esame di coscienza, chiedo di domandare a se stessi se per caso non si esageri con l’eccessivo peso dato alle puttanate e con lo scarso/inconsistente peso dato alle questioni serie.

Non poteva mancare l’intervento della scrittrice Dacia Maraini: “Una fotografia penosa, che dà l’idea di una servilità femminile: donne che coprono, proteggano, aggiustano le cose con un atteggiamento servile. Gli uomini potevano tenersi gli ombrelli da soli. Le istituzioni non sempre danno buoni esempi e questo è uno di quelli”.

Il buon esempio, cara Dacia, è quello di coloro che rispettano le persone più anziane (quali il ministro, il governatore e il rettore) e si adoperano per proteggerle dagli eventi atmosferici, a costo di bagnarsi essi stessi, come hanno educatamente fatto le giovani ragazze alla Fonderia.

Nelle polemiche si è infilato pure l’evanescente segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni: “Per favore nel 2017 possiamo non vedere più scene di questo tipo? Grazie”.

Per favore, Nicola, nel 2017 possiamo evitare si sentire nominare ancora la parola “sinistra” che è morta e sepolta nel secolo scorso? Grazie.

L’universo mondo, beffardamente, ha chiesto a Luciano D’Alfonso di scusarsi per l’accaduto, cosa che il governatore ha dichiarato giustamente di non voler fare.

Sono io che mi scuso con lui – a nome dell’universo mondo – per essere stato fatto oggetto di polemiche strumentali e penosissime per colpe che semplicemente non esistono.

Ben altre sono le sue croci e le sue acclarate incapacità per le quali il centrosinistra perderà matematicamente le prossime elezioni regionali.

10 Responses to "E invece io difendo Luciano D’Alfonso sull’utilizzo delle ombrelline"

  1. Anonimo   7 luglio 2017 at 14:20

    Tutto condivisibile….. tranne il fatto che ai tempi di zio Remo & co avremmo assistito ad una furibonda lotta tra “ruffiani” per accaparrarsi quel manico d’ombrello.

  2. Leda Santosuosso   7 luglio 2017 at 14:51

    certamente hai ragione….eppure il primo pensiero che ho fatto è stato:
    “Ecco perchè non avremo mai un Presidente della Repubblica donna”.

    dietro quella immagine c’è tanto della nostra società…non solo dei politici.

    PS: non lo sapevo che le ragazze reggono gli ombrelli ai motociclisti….
    tristezza.
    🙂

  3. Anonimo   8 luglio 2017 at 9:42

    Ma quale tristezza c’è nel reggere gli ombrelli ai piloti?
    E’ un lavoro come tanti altri riservato a belle ragazze.
    Ma le hostess nei vari spettacoli e nelle varie cerimonie non sono belle ragazze.
    Mbe!

  4. Enea Di Giandomenico   8 luglio 2017 at 22:03

    M’ faciat ammattì !!

  5. Enea Di Giandomenico   8 luglio 2017 at 22:04

    e comunque mia figlia tutta la vita a fare la zoccola nel Pdl !!

  6. Lo scemo   10 luglio 2017 at 7:52

    Hai ragione Cristian. La grande pena è la consapevolezza di avere una classe dirigente degna di dove hanno conseguito i propri titoli di studio:
    D’Alfonso (laurea a Teramo) pluriprescritto come dici tu;
    D’Amico (laurea a Pescara) che fa vincere l’università di Teramo per la comunicazione annichilendola e facendola diventare la città dei balocchi;
    Di Sabatino (laurea a Teramo) non vuol fare il collegamento Isola Prati di Tivo però era D’accordo sulla Funivia a Teramo (nota località dolomitica…teramo) .
    Te raggion li giuven d’Abruzzo (fonte messaggero dell’altro giorno): nze Po studie in Abruzzo mije fore.
    Se questi sono i risultati ……..

  7. Leda Santosuosso   10 luglio 2017 at 12:55

    essendo donna forse vedo le cose in maniera diversa.
    ho solo un figlio maschio…ma se avessi avuto una figlia femmina mi avrebbe fatto male pensare che la sua massima aspirazione fosse mettere in mostra il suo corpo.
    avrei certamente voluto altro per lei.

  8. Tuco Juan Ramirez   11 luglio 2017 at 22:33

    L putej ammantá Navarra ch la panz

  9. Dario   22 luglio 2017 at 16:14

    …personalmente sono favorevole ad una First Lady Italiana, o capo dello stato, il problema non esiste.. ma mandarci chi?
    un esempio che DEVO comunicarvi
    una ex parlamentare europea tipo la Moretti che in campagna elettorale incalzava gli italiani ad eleggere persone esperte e competenti ( come lei appunto) per far ben valere il ns paese in Europa cosa decide dopo giusto un anno che era sta eletta??
    ………… si e’ dimessa per partecipare alle elezioni del Presidente della Regione Veneto ma gli e’ andata male ….
    quindi tutta la sua esperienza per la ns Italia buttata via ( e meno male ) per cosa?? ..per una poltrona ..
    Ecco la coerenza e onesta intellettuale politico della Moretti .
    quindi attenzione a chi diamo spazio politico… lo spazio per un ombrellino fugace al limite ci puo stare se si vuole non e’ quello il problema delle donne italiane belle e solari

  10. impapito   30 agosto 2017 at 11:19

    Molto d’accordo su tutto.
    Mi viene da pensare però una cosa: da quando si è estinto l’anticiclone delle Azzorre, e siamo sotto assedio di quello africano, fa un caldo pazzesco. Alcuni siti di meteorologia parlano di maltempo da caldo ed irraggiamento.
    Se è una bella giornata, non si parla più di sole ma di “Martello di Allah”, che punisce gli infedeli. Difatti i pastori tengono l’ombrello aperto anche di giorno. E se piove vengono giù noci di ghiaccio che rovinano le macchine.
    Ecco, io mi chiedo con l’umiltà di chi sa che il lavoro degli altri è sempre il più facile, ma chi è quel genio che non predispone un riparo, fin dall’inizio dell’evento? Avrà la stessa visione del mondo di chi non mette in ordine le turbine spazzaneve né si preoccupa degli incendi?

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