Perché ci meritiamo Diego Fusaro

Perché ci meritiamo Diego Fusaro

di Paolo Ercolani  –

Diego Fusaro
Il filosofo Diego Fusaro

Diego Fusaro è uno studioso di filosofia sulla trentina, che ormai da qualche anno imperversa in ogni trasmissione televisiva elargendo (perché richiesto) il suo parere su molteplici aspetti dell’umano esistere. Dai migranti alla teoria gender, dall’Europa a Briatore, dalla dittatura dell’inglese a quella delle banche, dalla plutocrazia internazionale e sradicata al bisogno di un sovranismo identitario. Passando per moltissimi altri argomenti qui impossibili da elencare compiutamente.

Il tutto, sapientemente tenuto insieme da Fusaro attraverso un leit-motiv fondante: non esistono più destra e sinistra (salvo bastonare solo quest’ultima, in una sorta di doppia contraddizione), perché ad imperare incontrastato è soltanto il capitalismo assoluto, che impone i suoi dogmi e il suo pensiero unico grazie soprattutto al sistema mediatico che ne diffonde il “Verbo” in maniera supina (il suddetto sistema diffonde a profusione anche lo stesso Fusaro, ma su questo il filosofo del dissenso, ignorando quella che appunto in filosofia si chiama contraddizione performativa, non si preoccupa di trasformarsi in filosofo del controsenso…).

Nel fare tutto questo, Fusaro non è privo di un certo modo macchiettistico: tono monocorde, sguardo fisso e inespressivo, pose e atteggiamenti sacerdotali. Il contenuto dei suoi messaggi ossessivamente reiterati (Le Bon insegnava: ripeti uno slogan fino alla noia e la folla…se ne convincerà!), ha suscitato l’entusiasmo delle folle grilline, leghiste e a vario titolo contro il Pd, non senza pezzi trascurabili della sinistra più radicale. Mentre, mediamente, ha raccolto il dissenso (quando non il disprezzo), della sinistra politicamente corretta e di quasi tutto il mondo accademico.

Per non parlare dei “filosofi”, a cui non si sa se sta più sulle scatole la faciloneria con cui Fusaro cita a profusione gli autori più diversi (piegandoli tutti al proprio “discorso”, con un minestrone che fa e sa di acqua da troppe parti), oppure l’inevitabile popolarità che gli è derivata dalla fama televisiva: che significa inviti ai festival, libri che si vendono, autorevoli giornali che ti offrono il proprio spazio. Tale risentimento può compendiarsi attraverso il titolo di un articolo che uscì qualche anno fa su una rivista di filosofia: “Cosa abbiamo fatto per meritarci Diego Fusaro?!”.

Ma il punto sta proprio qui. I detrattori di Fusaro pongono quella domanda in maniera retorica. Cioè sapendo a priori che la colpa è comunque del giovane studioso, e che “noi” non abbiamo fatto nulla di male per meritarcelo. Quando in realtà, questo generico “noi”, che possiamo anche chiamare “il nostro tempo”, ha fatto eccome.

Hanno fatto i filosofi e gli intellettuali per primi, che in larghissima parte e per troppo tempo si sono chiusi in una torre eburnea e privilegiata (non solo dell’Accademia), da cui erano esclusi i problemi concreti delle persone (la società vivente). Con un linguaggio oscuro e autoreferenziale, hanno ignorato il popolo e le sue prosaiche istanze, condannandosi al ruolo di “hommes savants” indifferenti all’opinione pubblica e da questa, oggi, ripagati con la stessa moneta.

Hanno fatto la Sinistra in primis e la politica tutta. Gettando ai pesci ogni tipo di riferimento ideale e culturale, insieme alla difesa del popolo e dei cittadini dall’esorbitante e post-democratico potere finanziario. Permettendo, in questo modo, a uno come Fusaro di ridisegnare a suo piacimento tutta la mappa (post)-ideologica. Per intendersi: quella dove Marx e Gramsci vengono pacificamente conciliati con Heidegger e Gentile, all’insegna di fondamenti teorici e propositi pratici che sono quelli di un pensiero di estrema destra, che in tal modo può mascherarsi senza vergognarsi di apparire tale. Ovviamente con il consenso della Destra, e (come meravigliarsi in questa epoca di scarso discernimento?!) pure di non poche anime sinceramente di Sinistra.

Ha fatto il sistema mediatico in genere, in larga parte ormai indifferente alla conoscenza e all’approfondimento. Ma tutto intento a diffondere informazioni veloci e superficiali che, seguendo una logica rigorosamente commerciale (le notizie sono merce in vendita, non prodotto culturale), sorprendano e colpiscano la pancia di un’opinione pubblica che in sempre più larga parte è quella della Rete: con poco tempo e poca voglia di leggere e approfondire, ma in compenso con una diffusa (e assai comprensibile) incazzatura contro tutto ciò che profuma di casta, privilegio, potere forte, e per questo pronta a credere a ogni visione che dichiara di svelare chissà quale mistero tenuto nascosto al popolo.

È a questo tipo di sistema mediatico-commerciale, lo stesso che Fusaro dichiara di combattere, che interessa dare pubblica voce a uno come lui: parla di tutto perché è nulla quello che approfondisce veramente (preciso: nelle affermazioni che fa sui media), diffonde slogan facilmente comprensibili (uscire dall’euro, i migranti fanno comodo al capitalismo etc.), eccita gli entusiasmi del pubblico più arrabbiato con le troppe caste del nostro Paese. Uno che riduce la filosofia a “frasetta” da cioccolatino, con citazioni sapienti e totalmente decontestualizzate, che ai fini della comprensione di un qualsiasi problema non servono a nulla, salvo andare terribilmente a genio al tipo di televisione che si fa oggigiorno. Perché gli permette di rispettare i fruttuosi tempi catodici senza preoccuparsi degli infruttuosi spazi di comprensione.

Diego Fusaro, in tutto questo, si è rivelato un abile e cinico cavalcatore del nostro tempo infausto. Interprete di una parte (quella del filosofo anti-sistema), in un film il cui regista è il sistema stesso, secondo il paradosso spettacolare descritto mirabilmente da Guy Debord. Ma attenzione a pensare che solo Fusaro (o soprattutto lui) sia colpevole di qualcosa, mentre a tutti gli altri non resta che chiedersi sconsolati: “Cosa abbiamo fatto per meritarcelo?!”.

Nel bene come nel male Fusaro è l’epitome della nostra epoca. Un’epoca in cui, anzi, il bene e il male non contano più nulla. Poiché tutto è sacrificato a quella logica tecno-finanziaria di cui Fusaro si presenta (e viene presentato dalle tv) come acerrimo nemico. Nel momento stesso in cui ne è servo, recitando il ruolo di filosofo “à la carte” di un ristorante in cui l’unico piatto a essere cucinato è il pubblico stesso.

15 Responses to "Perché ci meritiamo Diego Fusaro"

  1. teramano   6 luglio 2017 at 10:02

    N0n sai quanto posso essere d’accordo caro Francia. Sapendolo fare avrei scritto lo stesso. Esattamente.

  2. Giuseppe   6 luglio 2017 at 11:42

    Fusaro è persona estremamente colta. Rispetto alla mediocrità imperante io non so cosa abbiamo fatto per meritarlo, ma considero sempre una fortuna le rare occasioni di poter ascoltare discussioni di alto livello.
    Gran parte dei vari ospiti televisivi potrebbe essere obiettivo delle sue leggittime critiche perché, tra tutti, allora, scegliere uno tra i più preparati?
    Anche la faciloneria, come scrive lei, nel citare gli autori più diversi, è una distorsione nel racconto della realtà dei fatti. Sua opinione, per carità, ma avrebbe potuto utilizzare anche il termine “abilità “.
    Io lo avrei fatto, ma a quel punto non sarei stato, a mia volta, neutro.
    Continuerò ad ascoltare il dottor Fusaro con il solito grande interesse.
    Complimenti comunque anche a lei per le sue capacità argomentative

  3. continuavano a chiamarlo trinità   6 luglio 2017 at 16:08

    Qui di macchiettistico c’è solo lei.
    Lei che snobba Fusaro, persona di una cultura e conoscenza spropositata!Hahahahahahhahhahahhahahahahahhahahahahahhhahh….Io mi chiedo cosa abbiamo fatto noi per meritarci uno come lei?

  4. Anonimo   6 luglio 2017 at 17:05

    Fusaro è un fake! Studiate… perché solo chi non sa di cosa parla, può ammirarlo. Cita e reimpasta in modo maldestro e con incredibile pressapochismo il pensiero altrui, per abbindolare gli sprovveduti e ricevere consenso… è un populista della filosofia, mascherato da intellettuale… ma erano molto più sensati i libretti divulgativi di De Crescenzo sui presocratici… almeno erano sinceri e non prendevano per il culo!

  5. Anonimo   6 luglio 2017 at 21:17

    Chi cerca di screditare Fusaro è senza ombra di dubbio un seguace di una sinistra che di sinistro ha solo i suoi rappresentanti.

  6. Anonimo   6 luglio 2017 at 21:19

    Ma Fusaro non è mica una medicina che di deve prendere per forza.
    Io, quando mi va lo ascolto quando no cambio canale. Bella invenzione il telecomando. L’articolo di Ercolani non l’ho finito di leggere e dopo il mio post chiudo.

  7. Enzo Fidanza   6 luglio 2017 at 21:40

    L’invidia è il sentimento che noi proviamo quando qualcuno, che noi consideriamo del nostro stesso valore ci sorpassa, ottiene l’ammirazione altrui. Allora abbiamo l’impressione di una profonda ingiustizia nel mondo. Cerchiamo di convincerci che non lo merita, facciamo di tutto per trascinarlo al nostro stesso livello, di svalutarlo; ne parliamo male, lo critichiamo. Ma se la società continua ad innalzarlo, ci rodiamo di collera e, nello stesso tempo, siamo presi dal dubbio. Perché non siamo sicuri di essere nel giusto. Per questo ci vergogniamo di essere invidiosi. E, soprattutto, di essere additati come persone invidiose. In termini psicologici potremmo dire che l’invidia è un tentativo un po’ maldestro di recuperare la fiducia e la stima in sé stessi, impedendo la caduta del proprio valore attraverso la svalutazione dell’altro.
    (Francesco Alberoni)

  8. Serafino   7 luglio 2017 at 11:02

    Intanto Fusaro è un marxista, sui generis, ma è pur sempre un marxista, che poi a volte scriva delle castronerie, non c’è dubbio, ma a parte questo, come ha brillantemente scritto Fidanza, l’invidia è un potente veleno che consuma lentamente, a volte occorre rassegnarsi altrimenti darsi ad altre letture e per ki ha la tele, cambiare canale.

  9. Io so io e voi non siete un c...o   7 luglio 2017 at 11:23

    L’invidia logora, lo si sa…..
    Approfitto dello spazio per far girare questa approfondita analisi di un vero giornalista. Meditate gente, meditate.

    #Matteorisponde?

    di Marco Travaglio

    Ieri Renzi ne ha detta una giusta. Capita anche a lui, ogni tanto. “Io – ha dichiarato alla Direzione Pd – non rispondo ai capicorrente, ma ai cittadini che mi hanno votato alle primarie”. Tutto si può dire di lui, fuorché non sia il legittimo segretario del suo partito, avendo vinto plebiscitariamente le ultime due primarie: quelle del 2013 e quelle del 2017. Già che c’era, avrebbe potuto scusarsi per non aver mantenuto la promessa di ritirarsi a vita privata se avesse perso il referendum, ma la parola “scuse” non fa parte del suo vocabolario. Una cosa però, nel giusto avvertimento ai “capicorrente” (cioè a Franceschini), non torna: la solita arietta da marchese del Grillo, da “Io so’ io e voi nun siete ’n cazzo”. Quello di “rispondere ai cittadini” è un impegno molto serio che, se fosse disatteso come gli altri, trascinerebbe il Pd ancora più in basso nei consensi. Su quali questioni i “cittadini” attendono risposte da Renzi? Nei sondaggi il tema più caldo è l’immigrazione fuori controllo, oltre alla disoccupazione, alle pensioni e alla corruzione. In più Renzi non fa che ripetere di aver perso punti per gli scandali Etruria e Consip: verissimo.

    Sui migranti la gente non si accontenta più delle solite geremiadi sull’Europa matrigna che ci abbandona, specie dopo le rivelazioni dell’ex ministro degli Esteri Emma Bonino: “Nel 2014-2016 abbiamo chiesto che il coordinamento fosse a Roma alla Guardia costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia. L’abbiamo chiesto noi. L’accordo l’abbiamo fatto noi, violando peraltro Dublino”. La Bonino parla del passaggio dalla missione Mare Nostrum (governo Letta) gestita dalla nostra Marina all’operazione Triton (governo Renzi) coordinata da Frontex, che autorizza le navi di 15 Stati europei a pattugliare il Mediterraneo e a portare i migranti nei porti italiani e solo in quelli, in base a un piano operativo rimasto top secret. Così fanno anche le navi delle Ong cariche di migranti, che battono le bandiere di mezzo mondo, ma approdano tutte in Italia. Quindi di che e con chi si lamenta il governo a guida Pd, visto che quel che accade è la conseguenza prevedibile e prevista di una scelta non solo accettata, ma addirittura sollecitata dal governo Renzi? Con che faccia il Pd contesta questo sistema suicida, se due mesi fa attaccò il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che, dinanzi alle commissioni parlamentari, ne aveva evidenziato le criticità anche per le indagini su trafficanti e scafisti? Ed è proprio sicuro Renzi che la legge sullo Ius soli vada approvata così com’è in fretta e furia per strappare qualche titolo su Repubblica?

    È la più generosa e indiscriminata d’Europa: darebbe l’immediata cittadinanza italiana a 800 mila figli di stranieri, nati in Italia o all’estero, con pochissime restrizioni e condizioni. Non andrebbe ponderata meglio e magari emendata, con qualche spiraglio per poter ancora espellere i neocittadini sorpresi a propagandare o fiancheggiare lo jihadismo? Sono domande a cui i cittadini aspettano risposte.

    Sul caso Etruria, i punti da chiarire sono quattro e Renzi li può trovare sul Fatto, che li pubblica quasi ogni giorno in attesa che Maria Elena Boschi si decida a rispondere alla nostra email del 20 giugno. Le banche decotte salvate dal governo a suon di miliardi pubblici sono una decina, ma risultano vari interventi segreti dell’allora ministra e ora sottosegretaria a favore di una sola: l’Etruria vicepresieduta dal padre Pier Luigi, in barba a quanto aveva giurato in Parlamento. Ora non pensa Renzi che la fedelissima debba tornare davanti alla Camere a dire finalmente la verità e a scusarsi per le bugie raccontate, possibilmente prima di essere smentita dall’ex ad di Unicredit Ghizzoni nella neonata Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche?

    Infine Consip. 1) Nella telefonata del 2 marzo, intercettata dalla Procura di Napoli e pubblicata dal Fatto il 16 maggio, Renzi dice al babbo Tiziano: “Io non voglio essere preso in giro e tu devi dire la verità in quanto in passato la verità non l’hai detta a Luca e non farmi aggiungere altro”? Ci può dire quali bugie suo padre ha raccontato a Luca? E, se Luca è il ministro Lotti indagato per rivelazione di segreti e favoreggiamento, a che titolo fece il terzo grado al padre di Renzi indagato per traffico d’influenze illecite? 2) Nella stessa telefonata, Renzi dice di non credere che il padre non ricordi se ha incontrato l’imprenditore Alfredo Romeo; il babbo risponde che ricorda di non averlo incontrato al ristorante, ma non esclude “i bar”. Renzi ha poi avuto occasione di scoprire (in altre telefonate, che magari usciranno in seguito, o in colloqui privati) se, quando e dove il genitore incontrò Romeo, indagato per avergli promesso 30 mila euro al mese in cambio di raccomandazioni per l’appalto più grande d’Europa? 3) Il solo pubblico ufficiale coinvolto nello scandalo che ha perso il posto è l’unico non indagato: l’ex ad di Consip Luigi Marroni, cacciato dal governo dopo l’interrogatorio in cui non ha ritrattato, ma confermato le accuse a Lotti, Del Sette, Saltalamacchia, Vannoni e Tiziano. L’altroieri Vannoni ha ritrattato davanti ai pm di Roma le accuse a Lotti (“Seppi da lui dell’indagine”) e forse a Renzi (“mi disse di stare attento a Consip”) messe a verbale davanti ai pm di Napoli, ed è ora indagato per favoreggiamento. Renzi e Lotti l’hanno querelato per calunnia? E perché non lo fanno destituire da presidente Publiacqua, la municipalizzata fiorentina? Se Vannoni resta e Marroni deve andarsene, il messaggio del governo e del Pd è devastante: chi ritratta le accuse, anche se è indagato, viene premiato; chi non ritratta, anche se è solo testimone, viene punito. Ma questa non si chiama politica: si chiama mafia.

  10. Eli   7 luglio 2017 at 12:30

    Se lo invidiassi sarei messa male.
    Gli italiani se lo meritano perché non hanno la cultura filosofica sufficiente (a livello un liceo) per valutare se è filosofo o no. L’infarinatura di filosofia che ti fornisce un liceo di media serietà basta e avanza per capire entro sua terza apparizione mediatica che pur essendo laureato e docente in materia
    -non è filosofo: se lo fosse avrebbe un suo pensiero, magari non sistematico ma almeno abbastanza coerente. Invece critica solo, con puntualizzazione e sottolineature; ma caro mio, dopo la pars destruens dovrà pur arrivare la pars construens: è dov’è? Da anni sei sulla scena e nulla!
    -se continua così continua col tradimento dell’impegno filosofico stesso, che esige riflessione ed elaborazione da poi condividere. Tutto il contrario di sfornare un commento con parvenza ragionata a comando.
    -la gente ignorante o superficiale sente termini forbiti, citazioni di svariati filosofi (incompatibili tra loro) e ne resta affascinata. E continua a seguirlo senza approfondire personalmente. Ma prendersi un manuale del liceo no? Dove troverebbe molto di più, ben spiegato, potendo nel proprio tempo libero rifletterci sopra e farsi una propria opinione.
    Concludo: se uno studia filosofia all’università o alle superiori lo si umilia con un “ma cos’è? Ma serve?!”. Invece se un giovanotto abbronzato e azzimato si dà un tono sostenuto e piglio critico…tutti a pendere dalle sue labbra!! Allora forse piace loro il personaggio, col suo stile, ma, se non lo sanno, non si eleva al di sopra di un liceale al secondo anno di filosofia.

  11. Eli   7 luglio 2017 at 12:46

    P.S. mi aveva incuriosita, indi sono andata a vedermi sul suo sito ufficiale le sue frequentazioni: con tutti e il contrario di tutti (filosofi) a far selfie. Ma io mi dico: un po’ di fedeltà a se stessi o almeno a un grande maestro a sua preferenza di quelli che lui chiama padri spirituali no, eh? Va bene salutarsi, ma prestarsi visibilmente a protégé di chiunque? Siamo al poliamore filosofico!!!
    Eh certo che lo chiamano dappertutto: così flessibile, così prestabile….

  12. Massimo Ridolfi   7 luglio 2017 at 21:37

    La parola è indissolubilmente legata al linguaggio, che comprende anche i gesti, pure quelli che fa lei mentre scrive, che non vediamo ma rimangono impressi nel suo testo (di fulmini e saette), e tutto questo fa senso, significante (il
    sacro canto della parola), comunicazione. Beh, Fusaro è sicuramente criticabile, come lo siamo tutti, ma almeno è compresibile e, quindi, non immune dalla critica; e in più non si nasconde dietro parole comode e di facile dizione.

  13. Anonimo   8 luglio 2017 at 17:25

    Scusa, ma Renzi non è un capocorrente? Ah pargon un capo del giglio magico? Ne ha detta una giusta? Ma quando mai pinocchio ha detto la verità? Lasciaperd peppiacire!

  14. Nino   8 luglio 2017 at 22:16

    Avanti ,Diego! Difficile aprire gli occhi di chi li ha già aperti con la mente omologatamente chiusa.ma chi combatte può anche perdere,chi non combatte ha già perso.

  15. Elena   16 luglio 2017 at 20:37

    Articolo stupendo!

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.