Un cordone sanitario per liberare Teramo dai capibastone

Un cordone sanitario per liberare Teramo dai capibastone

di Christian Francia  –

I capibastone Gatti, Tancredi, Ginoble, Manola
I capibastone Paolo Gatti, Paolo Tancredi, Tommaso Ginoble e Manola Di Pasquale

Quel che appariva chiaro a poche persone tre anni fa, oggi appare chiaro alla maggioranza dei teramani, persino a molti membri della squallida maggioranza di centrodestra che gestisce vergognosamente il Comune.

Cioè la circostanza palese ed inequivocabile che pochi capibastone tengano sotto il loro tallone una città intera e una provincia, gestendo il potere in maniera autoritaria e verticistica, senza condivisione e senza collegialità, senza qualità e senza autorevolezza, senza lungimiranza e senza competenze.

Mi riferisco a Paolo Gatti e a Paolo Tancredi, vituperi del territorio aprutino, artefici del declino, cause principali della crisi economica e politica, neoplasie della vita pubblica, pilastri del governo cittadino che mantiene in vita il sindaco più odiato della storia teramana: Maurizio Brucchi.

Ma in base al principio che “una buona minoranza fa una buona maggioranza”, non va sottaciuto che per troppi anni una minoranza lasca e sciatta di centrosinistra, complice e connivente, ha lasciato campo libero ad un centrodestra inguardabile e penoso, consentendogli ogni porcheria (prime fra tutte la scomparsa del decoro urbano e la gestione illegale della Te.Am. S.p.A. che dura tuttora con costi spaventosi per i contribuenti: 25 milioni di euro sprecati solo negli ultimi cinque anni).

Il sopraggiungere in consiglio comunale nel 2014 di una sparuta minoranza agguerrita ha consentito di mettere in crisi permanente il sindaco e la maggioranza, ha consentito di mettere a nudo le incapacità politiche di comando, ha consentito di mettere in evidenza le spaventose carenze amministrative che albergano fra i dipendenti comunali, al punto che è finanche inverosimile immaginare di poter svolgere regolari appalti pubblici.

È il caso dell’igiene urbana: da oltre due anni è scaduta l’ennesima proroga illegittima della gestione dell’immondizia, l’appalto principale del Comune che ci è costato inspiegabilmente 12 milioni di euro l’anno per troppo tempo, soldi devoluti sulla fiducia alla società partecipata Te.Am. S.p.A. presso la quale lavorano centinaia di raccomandati dalla politica, assunti illecitamente in violazione delle leggi vigenti.

Questo porcile non avrà mai termine fino a quando ci sarà il sindaco Brucchi, il quale fece in modo di fare assumere sua moglie senza concorso né selezione alcuna alla Te.Am., per cui il primo cittadino è il garante della illecita gestione dei soldi dei teramani.

Ribadisco che esistono ben due leggi che obbligano a sottoscrivere un contratto di servizio per la gestione dei rifiuti urbani, ma Teramo non lo ha mai fatto, per cui nessuno può lamentarsi di una cattiva pulizia delle strade o della mancata raccolta dell’indifferenziato in questo o quel quartiere, per il semplice fatto che in assenza di contratto la Te.Am. pulisce dove, come e quando le pare e piace.

Ed è vergognoso che ad amministrare la Te.Am. ci sia un ex comandante della Guardia di Finanza il quale tace schifosamente su questa tragedia dell’illegittimità e dello sperpero di denaro, gettando discredito anche sul buon nome delle Forze dell’Ordine.

Addirittura il sindaco Brucchi è un bugiardo seriale e conclamato in quanto sostiene pubblicamente senza alcun pudore che il contratto di servizio con la Te.Am. ci sarebbe, quando è vero l’esatto contrario, poiché “Teramo 3.0” è stata costretta a fare apposito ricorso al TAR per vedere riconosciuto ufficialmente che il contratto non c’è mai stato.

Ed è ancor più vergognoso che un consigliere comunale veda calpestati i suoi diritti di accesso per mezzo della negazione sistematica delle risposte alle interrogazioni ed interpellanze scritte e regolarmente depositate negli anni.

A tale riguardo una specifica menzione di disonore merita l’inqualificabile presidente del consiglio comunale Milton Di Sabatino, al quale la città intera dovrebbe riservare sputazzi sulla faccia per svolgere il ruolo di difensore della maggioranza e non già di garante dei diritti di tutti i consiglieri comunali. Mi vergogno io per lui e mi tocco le parti intime in un gesto apotropaico ogni qualvolta ho la sfortuna di incontrarlo per strada (e invito a fare lo stesso i cittadini che hanno a cuore questo povero paesello).

La passività che ha contraddistinto la minoranza consiliare del PD dal 2004 ad oggi non è solo il frutto delle deficienze culturali degli eletti, ma è anche una precisa strategia dei capibastone volta ad attenuare la forza politica di Teramo città per avere maggior peso negli equilibri provinciali e poter conservare le poltrone romane.

Il riferimento è a Tommaso Ginoble, l’unico che insieme al suo scudiero Sandro Mariani abbia lucrato politicamente una poltrona redditizia dalla debolezza del centrosinistra nel capoluogo. E permane più di un sospetto che esistesse da vecchia data un patto di non belligeranza fra i padroni del centrodestra e quelli del centrosinistra per non pestarsi a calli e garantirsi delle zone di influenza oltre a candidature blindate al parlamento e alla Regione Abruzzo.

Questo andazzo deve finire.

I Ginobliani e i Dalfonsiani (questi ultimi capeggiati a Teramo da Manola Di Pasquale, illegittima presidente dell’Istituto Zooprofilattico, sulla quale deve cadere ogni disprezzo pubblico per il quotidiano odio che lei manifesta nei confronti della legalità) usano gli stessi metodi politici dei gattiani e dei tancrediani, metodi veterotestamentari che sono insopportabili e che hanno condotto allo sfacelo che oggi vediamo tutti.

Non è un caso se anche i due consiglieri di maggioranza della scuderia di Mauro Di Dalmazio (ovvero Angelo Puglia e Guido Campana) abbiano preso le distanze e siano formalmente usciti dalla loro stessa maggioranza già da tempo.

Non è un caso se anche il consigliere di maggioranza di Fratelli d’Italia Raimondo Micheli (già tancrediano in quanto eletto nella lista di Paolo Tancredi) abbia preso le distanze e sia formalmente uscito dalla sua stessa maggioranza già da tempo.

Non è un caso se anche i due ex consiglieri di maggioranza della scuderia di Paolo Gatti (ovvero Alfredo Caccioni e Vincenzo Falasca) abbiano preso le distanze e siano formalmente usciti dalla loro stessa maggioranza proprio la settimana scorsa.

Tutti costoro hanno dovuto prendere atto – ribadendolo all’infinito – che nella caserma del centrodestra non è mai esistita nessuna condivisione dei programmi, delle strategie e delle pianificazioni, in quanto nelle cenette e negli aperitivi privati venivano da sempre prese tutte le decisioni politiche che contano, ad opera dei soli Gatti, Tancredi e Brucchi.

Idem avviene nell’avverso campo del centrosinistra, laddove addirittura cinque consiglieri comunali sugli otto totali sono usciti definitivamente dal loro schieramento in aperto contrasto con i metodi di un partito come il PD, che è divenuto almeno dal 2013 un comitato elettorale permanente dei renziani, dei ginobliani e dei dalfonsiani.

Preso dunque atto che ci si è accorti da destra e da sinistra che la malattia politica cittadina e provinciale risiede nei capibastone appena citati, non può che essere maturo il tempo per la nascita di una vasta coalizione civica non ideologica che funga da cordone sanitario per isolare per sempre i capibastone e liberare le energie positive di cui peraltro il nostro territorio trabocca.

Occorre mettere insieme tutti coloro che – da sempre o da un giorno – condividano questa analisi e ritengano quanto mai necessario bonificare al più presto la palude teramana per farla tornare a prosperare.

Siano i benvenuti coloro che si sono redenti perché non è mai tardi per fare qualcosa di buono e di giusto per la città dove amiamo vivere.

I presupposti e i margini per ripulire la politica locale ci sono tutti: sia perché i cittadini sono adesso veramente stufi, sia perché i teramani sono adesso veramente pronti a voltare pagina, sia perché la assoluta maggioranza degli attori politici in campo ha preso formalmente le distanze dai vecchi capibastone, sia perché le recenti elezioni amministrative hanno dimostrato che i metodi verticistici di gestione del potere sono destinati a perdere.

Ci si può incontrare in tantissimi su una base programmatica intelligente e lungimirante, si può seppellire l’ascia di guerra e mettersi al servizio di una idea semplice e democratica di rinnovamento dei metodi e delle capacità amministrative.

Un’idea di valorizzazione delle competenze, di emersione dei principi di condivisione e di collegialità.

Un’idea di ossequio inscalfibile al principio di legalità.

L’idea nuova – ma dalle radici valoriali antichissime – di una rinascenza teramana. 

3 Responses to "Un cordone sanitario per liberare Teramo dai capibastone"

  1. Blade Runner   29 giugno 2017 at 3:22

    Sì, però adesso basta chiacchiere:
    candidati!
    E convinci i vari Cavallari, Campana, Puglia, Micheli, Caccioni, Falasca, D’Alberto, etc., a stare nel listone (miraggio) o a farne di loro e supportare l’idea di coalizione di liste che liberi la città dallo strapotere di pochi.
    Nella speranza che tutti costoro abbiano a cuore unicamente le sorti della città e non piuttosto mire di potere e di clientele (miraggio – di nuovo – sarà il caldo).
    Ma temo siano solo chiacchiere.
    Qualcuno è stanco delle chiacchiere.
    Mentre molti non vedono l’ora di approfittare della clientela di riferimento.
    Amen

  2. Merlina   29 giugno 2017 at 7:21

    È vero, basta con le parole. Chi ne ha le capacità deve passare all’azione. È una responsabilità dalla quale non si deve fuggire.
    L’unico problema a mio parere è che la mediocrazia parte anche dal basso e questi innominabili al potere non sono altro che l’espressione della gente che li ha votati. Come potrebbe riuscire chi promette la lotta al clientelismo a portarli dalla parte della legalità? La vedo dura purtroppo.
    Questo però non deve fermare persone come te Christian, che per l’appunto ogni giorno ci metti la faccia. Sarà dura lo sai ma chi non osa non vince … e se non agisce non saprà mai se e come avrebbe potuto cambiare le cose in cui credeva.

  3. Anonimo   1 luglio 2017 at 9:27

    La Di Pasquale capo bastone? Beh non voglio essere volgare.

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