Madonna delle Grazie: La Donna che ama Teramo

Madonna delle Grazie: La Donna che ama Teramo

di Sergio Scacchia  –

I grandi interrogativi non mi hanno mai affascinato. Difficilmente penso ai perché dell’esistenza. Esisto per dono di Dio e questo è molto di più di quanto si possa sperare. La mia serenità non me la faccio rubare facilmente.

Sono le piccole domande quelle che mi inseguono nella mente, bruciandomi una quantità indefinita di neuroni. Ad esempio, mi chiedo, perché a Teramo la mia strana città, la statua di Giuseppe Garibaldi si trova accanto alla Porta Reale e non nella piazza dedicata all’eroe dei due mondi?

Un largo intitolato alla Madonna delle Grazie, con tanto di giardini a Madre Teresa e un santuario votato alla Vergine, vorrebbe quantomeno la presenza rassicurante di una figura santa. Ce l’avevano quelli del comune: la statua di San Michele Arcangelo, raffigurato come un colosso con tanto di spada e serpente calpestato, ma hanno deciso di ergerla lì dove si va per piazza San Francesco. Mi consola il fatto che il serafico Padre, comunque era devoto a Michele, angelo guerriero e gli dedicava sempre preghiere e novene. Non so se il sindaco abbia valutato questo, scegliendo proprio quel luogo.

Tornando a Garibaldi, l’eroe è in piedi, la sciabola in aria a cercare forse la direzione per Roma. Il grande alfiere di libertà e indipendenza, quello che definiscono l’artefice dell’unità della patria, guata misteriosamente l’altro colosso di pietra, raffigurante il partigiano sventolante la bandiera della libertà. Le polemiche non sono mancate quando la statua venne posta al centro dello slargo, addirittura qualcuno allora rispose alle polemiche, vestendosi da garibaldino in camicia e berretto rosso, neanche fosse stato a Calatafimi, sul Volturno, o a Mentana.

Teramo è così: ogni occasione per discutere e dividersi è bene accetta. È una lotta tra buoni e cattivi, dove tutti si mimetizzano bene e non si capisce chi sia l’uno e chi l’altro.

Non solo, ma Teramo oltre alle vistose contraddizioni toponomastiche, non si fa mancare neanche le beghe con la storia. Si, perché ogni qual volta iniziano dei lavori di rifacimento di pavimentazione e si scava, escono fuori pietre secolari, la Sovrintendenza alle Belle Arti blocca tutto e i cittadini cominciano a bestemmiare e maledire quei resti che fermano gli operai e rendono interminabile l’intervento. La storia viene vituperata, calpestata, ignorata, dileggiata e ridicolizzata.

Ma c’è una figura che mette tutti d’accordo a Teramo: la patrona, l’amatissima Madonna delle Grazie! Tra qualche giorno la festeggeremo nuovamente. Ogni due di luglio è grande festa nella città aprutina. La magnifica statua è custodita nel santuario a Lei dedicato, dal 1476 in un baldacchino ottagonale ubicato sotto la cupola dell’altare maggiore.

Anticamente, nel secolo XII, appena fuori le mura di Teramo, a occidente, sorse il monastero delle monache benedettine con la chiesa di Sant’Angelo delle Donne. Nell’anno 1449 vi si stabilirono i Frati Osservanti dell’Ordine di San Francesco e tutto il convento nell’arco di pochi anni fu ampliato e trasformato. Poi, nel tardo ottocento la Chiesa fu radicalmente ricostruita su progetto architettonico dell’artista romano Cesare Mariani, del quale, oltre a numerose decorazioni interne, si ammirano due dipinti murali ai lati dell’altare maggiore, lì dove si trova la famosa statua, raffiguranti la Natività e la Deposizione nel sepolcro.

Può una statua, pur raffigurante la Madre di Dio come proclamata nel concilio di Efeso del 431, “Maria Teotòkos”, cambiare più volte il destino di una città a Lei perdutamente devota? E può la stessa statua, dentro la sua teca e dietro il vetro, apparire con luce diversa di colori a seconda di ciò che accade nel mondo?

Certamente sì, parlando dell’immagine lignea della Madonna delle Grazie di Teramo. Solo chi ha la sensibilità di amare perdutamente questa statua, può avvertire delle cose che hanno dell’incredibile e a cui si fatica a credere.

Un amico, che frequenta assiduamente il santuario, mi confidò di aver visto più volte la statua cambiare colore. A suo dire, la Vergine esprimerebbe così un momento doloroso per un mondo in perenne contrasto o un attimo di gioia per un avvenimento che fa salire gloria verso il cielo.

Altre persone mi hanno confidato che Maria a volte accentuerebbe il suo sguardo di profonda adorazione verso il Divino Bimbo che, deliziosamente, esprime la sua umanità tendendo le braccia alla mamma.

Hanno creduto fermamente di vederla con la fronte alta e regale e gli occhi profondi ed espressivi, in struggente sofferenza, forse pensando a quante storie brutte circolano in questo nostro mondo perduto. O forse, guardando le sopracciglia molto inarcate della Divina Madre, hanno immaginato che esprimesse la sofferenza del terrore umano e materno per quello che può accaderci.

Chi siamo noi per mettere in dubbio questi attestati di fede?

La Madonna delle Grazie è comunque un’opera prestigiosa, un capolavoro di arte rinascimentale attribuita a Silvestro dell’Aquila che l’avrebbe realizzata intorno al 1470 su commissione di un grande francescano, Giacomo della Marca. Questi era stato a Teramo nel Quattrocento, per sedare lotte fratricide fra le diverse fazioni e intuì presto che solo la realizzazione di un convento francescano, avrebbe potuto assicurare pace.

Con l’aiuto di un altro grande seguace, il battagliero Giovanni da Capestrano, intervenne con forti predicazioni, a volte anche con violenza, riuscendo a interrompere la spirale di delitti tra le famiglie potenti dell’Aprutino.

Da allora questa Vergine amorosa, principale opera di una serie di Madri con Bambino realizzate da abruzzesi anche fuori regione, veglia su Teramo. E nel corso dei secoli si è impegnata in miracolosi interventi che oggi si fatica a liquidarli come semplici eventi fortuiti della storia teramana.

Gridano i quasi ottocento ex voti conservati nella sagrestia della chiesa e donati ai religiosi dai tanti graziati dall’intervento provvidenziale di Maria.

Folle sterminate accorrevano per la grande festa del due di luglio e la devozione per l’immagine della Madre di Dio crebbe così tanto che, negli anni trenta, in occasione della incoronazione della Vergine protettrice, accorse una moltitudine di fedeli anche da fuori Abruzzo, che si stimarono in oltre 30.000.

Si racconta anche che in una notte di novembre del 1521, i soldati del duca Andrea Matteo d’Acquaviva, approfittando del buio e della nebbia che stazionava sulla città di Teramo dormiente, vennero da Atri, per prenderne possesso, forti di un decreto dell’imperatore Carlo V. Gli invasori cercarono di scalare le mura dove oggi c’è il ponte San Ferdinando. Sognavano già di sorprendere nel sonno gli aprutini e mettere in atto una sanguinosa faida. Dal fondo del greto del fiume Tordino sottostante, si levò d’improvviso il frastuono assordante di molti cavalli al galoppo. I soldati non fecero in tempo a rendersi conto di ciò che accadeva che in cielo apparve, luminosa come cometa natalizia, la Madonna delle Grazie con accanto un cavaliere in rosso sul suo cavallo che altri non era che San Berardo. Gli sgherri del duca fuggirono a gambe levate. L’avvenimento miracoloso fu tramandato dallo storico del tempo, Muzio Muzii e poi riportato nei suoi scritti di fine settecento da Nicola Palma, per poi essere immortalato nel fantastico dipinto di Giuseppe Bonolis, custodito oggi nella monumentale sagrestia del Duomo di Teramo.

Fu un sacerdote, tal Serafino de Martinis, che negli anni ’40 scrisse la breve storia. Ecco l’incipit dell’opuscolo: “Diamo qui la parola allo storico Muzii (1535-1602) quasi coevo all’avvenimento, essendo nato quattordici anni dopo il fatto e che, per la sua autorità e i personali contatti avuti con molti testimoni oculari del prodigioso episodio che qui ricorre, merita la massima fede”.

C’è un altro miracolo, questo più vicino a noi, accaduto nel 1944. I temuti nazisti erano in ritirata verso nord. La rabbia e il desiderio di fare terra bruciata dietro di loro fecero sì che minassero il famoso ponte San Ferdinando. Ma le mine, incredibilmente, non brillarono!

Altre volte la Madonna ha graziato Teramo. Ha fatto sì che piogge torrenziali, frane, terremoti, carestie e altro non compromettessero la vita dei teramani.

Perché non credere che Maria abbia un particolare amore per noi teramani?

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.