Manuel Norcini: L’emozione dell’Ignoto

Manuel Norcini: L’emozione dell’Ignoto

di Antonio Gambacorta – 

Viaggiare è bello. Viaggiare è importante, fondamentale, per far sì che la percezione che si ha di se stessi assuma altre dimensioni ed altre forme. Abbiamo tutti un’immagine di noi stessi che il 99% delle volte non è quella riflessa dallo specchio in bagno. Quella è un quadretto, un’istantanea con vignetta: io appena sveglio; io appena lavato; io dopo la doccia; io pronto per uscire.

L’immagine di cui parlo la conserviamo nel nostro inconscio, sicuri più o meno di riuscire a trasmetterla all’esterno, attraverso la nostra fisicità, i gesti, gli sguardi e le parole. Certo è che non ci riusciamo, non del tutto per lo meno.

Per comprendere davvero e capire in che modo e sotto quale forma proiettiamo noi stessi al mondo, dobbiamo guardarci riflessi negli occhi della gente che conosciamo, che amiamo o che incontriamo quotidianamente. Questa operazione richiede sensibilità ed attenzione, ma una volta scovato il modo di realizzarla diventa fondamentale per vivere abbracciati al proprio io e per sentire la vita attaccata alla propria spina dorsale.

Poi, la controprova la si ottiene soltanto lasciando le proprie abitudini, i punti di riferimento, gli affetti, la propria città ed il proprio paese, mettendosi alla prova. E guardare negli occhi di chi parla altre lingue. Guardare negli occhi chi conserva altre tradizioni. Guardare negli occhi chi rispetta altre religioni. Ed infine considerare la gente per ciò che i loro occhi dicono e far sì che il colore dei loro occhi diventi l’unico davvero importante.

Ho un amico, un ragazzo che più di tanti altri ha compreso ciò che ho cercato di spiegare. Viaggiatore, spirito libero, videomaker, fotografo, regista ed alle volte attore. Molto educato, silenzioso, osservatore, dotato di una curiosità indomita, che negli anni lo ha spinto e lo spinge a cercare, a mettersi in discussione per poi perdersi, ritrovarsi e sentirsi perso.

E quindi cercare ancora e scavare dentro se stesso ed al tempo stesso dentro al cuore degli esseri viventi, alla ricerca di tutto o niente, perché quello che conta è andare, vivere e sentire sulla propria pelle l’emozione dell’ignoto.  Manuel Norcini.

Io lo conosco praticamente da sempre, non scrivo che l’ho visto crescere perchè altrimenti mi sentirei troppo vecchio, ma ahimè è così! La nostra è un amicizia “familiare”, nel senso che mio padre è stato un grande amico del suo compianto nonno, il mitico “Mimì de lu sfasc”, che per i teramani è stato un’istituzione, ed io ho il piacere di chiamare amici i suoi genitori Franco e Vania, che hanno avuto con me lo stesso atteggiamento che io ho con Manuel. Ovvero vedermi crescere e crescere insieme, condividere passioni genuine come l’amore per l’arte e per le moto ad esempio, ed infine avere un rapporto di eterno rispetto reciproco e di amicizia inossidabile.

Io per Manuel sono passato, negli anni, dall’essere l’amico motociclista del padre, al tizio che gli ha insegnato i primi accordi sulla tastiera di una chitarra, oppure quello che gli passava CD e info sui grandi del Blues (al Rock ci pensavano benissimo anche i suoi genitori), fino ad essere un amico orgoglioso con cui lavorare insieme. Infatti ha girato dei video per la mia Band, ed io ho avuto il privilegio di “fare le musiche” per un suo cortometraggio.

Giovanissimo è partito per la Francia, a Montpellier, dove per tre anni ha studiato ottendendo il Diploma in Regia Cinematografica, e si è mescolato al “difficile” ambiente francese (noi italiani non è che siamo proprio visti benissimo dai cugini d’oltralpe).

Successivamente l’Inghilterra, al lavoro come fotografo e videomaker. Ha all’attivo tanti lavori, video, cortometraggi ed allestimenti e mostre fotogrfiche, come ad esempio la Mostra di Fotografia ed Illustrazione “Bhaarat”, che si tenne l’anno scorso a Torre Bruciata.

La mostra nacque dopo che Manuel, insieme a Daniele Petraroli, suo amico e coautore, intrapresero un viaggio in India dove per tre mesi, spostandosi in treno, diedero il loro contributo alle Sorelle della Carità, l’Istituto fondato da Madre Teresa di Calcutta.

Il taglio che diedero alla mostra non era incentrato sulla spiritualità, onnipresente in India, ma andava a pescare nei bassifondi, che convivono e si mescolano con chi ha un tenore di vita più dignitoso, nell’indifferenza sia degli indiani stessi, che della quasi totalità del mondo cosiddetto “civile”.

È da qui che voglio partire, dai suoi viaggi e dal suo modo di guardarsi allo specchio, man mano che le dimensioni della percezione di se aumentano, fornendo una visione stereoscopica del proprio io. E ce lo racconterà proprio Manuel, in questa sorta di chiacchierata/intervista, mentre beviamo limoncello fatto in casa e ci prepariamo ai prossimi lavori insieme, che presenteremo presto.

Quali erano i sentimenti e le sensazioni che vivevi quando stavi per partire la prima volta, destinazione Francia, dove avresti vissuto per qualche anno?

Quando partii per la Francia avevo la sensazione di andare in un altro universo, qualcosa di totalmente nuovo, avevo solo 19 anni ed ero abbastanza spaventato sotto certi aspetti. L’idea di lasciare la famiglia, gli amici, e tutta una serie di cose che a quell’età ti sembrano una sicurezza.

Allo stesso tempo però sentivo che stavo assecondando quella voglia che ho sempre avuto di partire verso luoghi sconosciuti ma che fino ad allora avevo represso. Partii con una ragazza, ero innamorato, ed anche questo mi dava la forza di salutare mia madre, mio padre e mia sorella. Certo, non è che stavo partendo per il fronte ma io la vedevo come una cosa alquanto grossa a quel tempo.

Una volta tornato in Italia non ti sei trattenuto molto ed hai deciso di ripartire; perchè la scelta è caduta sull’Inghilterra?

Poco prima di partire per l’Inghilterra stavo attraversando un periodo abbastanza buio, come quasi sempre accade in questi casi era una questione di cuore, così volevo cambiare aria, andarmene, fuggire il più possibile lontano dai miei problemi (cosa che poi ho capito essere inutile, perché i tuoi problemi sanno sempre dove trovarti), ma volevo anche imparare bene l’inglese, una lingua che sapevo mi avrebbe permesso di viaggiare con molta più facilità in futuro.

Andai a vivere a Leicester, non lontano da Birmingham, una città piccola se comparata a Londra, ma che mi permetteva di abituarmi ad uno stile di vita e a dei ritmi totalmente diversi da quelli a cui ero abituato. Oltre a qualche servizio pubblicitario, per il mio sostentamento trovai lavoro in un bar di proprietà di una stupenda famiglia indiana che mi accolse come un figlio; è anche da qui che crebbe l’interesse verso l’India. Ma in Inghilterra, come in Francia, avevo comunque la sensazione di essere nel posto sbagliato.

Viaggiare insegna tanto. Insegna ad arrangiarsi e barcamenarsi, a confrontarsi con altre culture con rispetto ed umiltà. Quand’è che è cambiata la tua prospettiva ed il viaggio è diventato prova di se stessi, fino a scegliere di partire come volontario nelle zone più povere dell’India?

Come ho detto, sentivo che l’Inghilterra non era il mio posto e sapevo di dover cambiare qualcosa, cercare di più, sia fuori che dentro di me. Penso che non esistano brutte esperienze se si riesce a trasformarle in qualcosa di positivo e fu proprio quel periodo “negativo” a far crescere in me il desiderio di cercare qualcosa che si possa definire “buono”.

Un grande merito va dato al mio amico e fratello Daniele Petraroli, che mi proponeva già da diversi anni di fare un viaggio in India come volontari ma che avevo sempre rimandato a causa di impegni e a dirla tutta non ero troppo interessato. Quando finalmente decisi di cambiare il corso della mia vita, la scelta era già fatta e partimmo insieme.

Raccontaci dell’India, di cosa si prova e di come la visione delle cose cambia, quando passi attraverso certe esperienze senza la protezione di uno schermo TV o di uno smartphone.

Il nostro arrivo in India fu tra i meno confortevoli che si possano avere, arrivammo alle 23:30 all’aeroporto di Nuova Delhi senza sapere che a causa di un festival religioso tutti gli hotel e guesthouse della città erano chiusi (tranne per chi aveva riservato ma noi ovviamente non riservammo). Così cominciò fin dal primo giorno l’estenuante ricerca di un treno che ci portasse a Calcutta, dove volevamo arrivare per lavorare come volontari.

Arrivammo prima ad Agra, famosa per il palazzo più costoso e sfarzoso dell’India, il Taj Mahal, meno famosa per il fatto che tutt’intorno le persone muoiono di fame e di malattie. Poi Varanasi, la città sacra, a mio parere estremamente consumistica grazie ovviamente a noi occidentali. Per poi arrivare, distrutti, a Calcutta, il regno del caos. Ha l’effetto di una bella sberla in faccia.

È una città sovrappopolata, sovra-inquinata, in cui quello che conta è arrivare a domani. Cominciammo a lavorare con le Sorelle della Carità il giorno dopo. Pur non essendo religioso, ho un grande rispetto per questa istituzione nata da Madre Teresa, perché usano le mani per aiutare, non per pregare.

Ci venne data la possibilità di scegliere in quale casa per malati stare, ce ne sono diverse, e scegliemmo la casa di Kali Gath, la prima aperta da Madre Teresa, in cui aiutavamo uomini e donne con vari tipi di problemi, sia fisici che mentali. Capitò diverse volte di portare al crematorio il corpo di uomini che avevamo aiutato ad alzarsi dal letto il giorno prima, e questo mi diede un’idea di quanto tutto sia estremamente effimero.

Lavorai anche con una piccola associazione italiana, “A mano a mano”, che opera negli slum, i quartieri più poveri della città, con i bambini, dando lezioni di inglese, prevenzione alle malattie, istruzione all’igiene, ma anche semplicemente giocando con loro.

La ricchezza che si acquisisce lì è di un tipo che nessuno ti può togliere. Quando non esistono più filtri tra te e la realtà, niente più smartphone, né schermi, né ipocrisia, rimane solo la verità.

Sei tornato da pochi giorni dal Nepal, dove sei stato per cinque mesi, al lavoro con l’Associazione Living Nepal. Cerca, se riusciamo a spiegarlo con parole, di farci capire le motivazioni e ciò che ti spinge sempre più in là.

Conobbi la fondatrice di Living Nepal, Sara Pavone, qui in Italia. Parlammo dell’India, e lei mi parlò del Nepal. Ero già affascinato da questa cultura per molti versi simile a quella indiana ma per altri aspetti più pura e meno inquinata dall’occidente.

La domanda di lei fu semplice – vuoi venire in Nepal con noi? – la mia risposta fu preceduta da un solo pensiero: “Se non dovessi andare me ne pentirei?”, così la risposta fu altrettanto semplice – Si!

Così partii per la seconda volta verso oriente, verso questa terra per me nuova, dai paesaggi maestosi, dalle grandi montagne che si stagliano all’orizzonte, di questo mix di hinù e buddismo.

È fantastico. Lasciai Kathmandu dopo pochi giorni per andare a Betrawati, in una delle regioni più danneggiate dal sisma del 2015, mi unii agli altri volontari di Living Nepal e cominciammo il progetto di ricostruzione. Abbiamo realizzato un’area giochi all’interno del cortile di una scuola che l’associazione aveva ricostruito l’anno prima, insieme a diversi progetti socio-educativi sia con i bambini che con l’intera comunità.

Altro progetto al quale sono molto affezionato, per via della sua natura che si lega alla mia passione, è quello della fotografia. Grazie a delle donazioni abbiamo potuto fornire ai bambini delle macchinette fotografiche a pellicola che, dopo qualche semplice lezione sul funzionamento, hanno potuto usare per realizzare i loro propri scatti. Il progetto lo abbiamo chiamato “Living Imagination”, perché l’immaginazione e la creatività dei bambini non muoiano mai, ma vengano alimentati.

Durante questi mesi, insieme ad altri due volontari dalla Spagna, abbiamo girato un documentario che uscirà nei prossimi mesi, in cui cerchiamo di raccontare la realtà di quei posti, attraverso le testimonianze della gente del luogo e dando voce, oltre che a Living Nepal, anche ad altre associazioni, cosicché la parola “collaborazione internazionale” abbia un senso.

Tornato in Italia sono stato invitato ad esporre i miei lavori al Weekend’arte, a Montorio al Vomano dal 23 al 25 giugno. Vengono esposte fotografie dal primo viaggio in India, sul Nepal e la Thailandia ed è, per chi fosse interessato, un’occasione per parlare, discutere e dare il proprio contributo.

Il ricavato delle donazioni e della vendita delle opere, sarà donato a Living Nepal per continuare a realizzare i sogni di coloro che sono il futuro del Nepal.

Eccolo, Manuel Norcini. Un grande talento che non si sente tale, una persona curiosa e dal cuore generoso, che dimostra una volta di più come una famiglia amorevole e che ti sprona, che si fa coraggio e ti lascia libero di esprimere la tua vitalità e le tue idee nel rispetto di tutto ciò che ti circonda, sia più forte di tutte le brutture e le “regole di convivenza” di cui tanti, troppi parlano, ed alle quali si assoggettano.

Regole che altro non sono che l’accettare di vivere da mediocri, nelle “migliaia di sfumature che intercorrono tra il bianco ed il nero”, come una volta mi disse orgoglioso e tronfio un noto politico teramano. Nonostante la mia giovane età lo mandai cortesemente a cagare.

Perchè la vita è un soffio di vento, scorre impetuosa e senza considerazione, e davvero non vale la pena venderne anche un solo minuto. Si deve avere il punto di vista dell’aquila, quello più alto possibile, per vedere le cose nel loro insieme. Strisciare come vermi è molto più semplice e inoltre chi striscia non inciampa. Anche questo è vero. Ma le Aquile, hanno le ali, e volano lontano.

Profilo professionale:

https://www.facebook.com/manuelnorcinivideomaker/

Link:

Il team

https://www.facebook.com/pg/LivingNEPAL/videos/?ref=page_internal

https://vimeo.com/25874783 Glenn Gould is Alive

https://vimeo.com/13509734Spot Sangritana di Cristiano Donzelli

https://www.youtube.com/watch?v=ujvpO6T0lPsAprés la pluie – primo assistente regia

https://vimeo.com/119635763 Chronicles of a hat

https://vimeo.com/59351934L’Artista

https://vimeo.com/124949405Two steps Ahead

Weekend'Arte - Montorio 23-24-25 Giugno 2017
Weekend’Arte – Montorio 23-24-25 Giugno 2017

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