Nel cuore della Valle Roveto: Balsorano

Nel cuore della Valle Roveto: Balsorano

di Sergio Scacchia  –

La prima volta che andai in Valle Roveto ero ragazzino. Mio padre portava un furgoncino per caricare merce da vendere nei paesini del teramano. Ricordo che impiegammo più di quattro ore per arrivare. Non c’era autostrada e dalla città di L’Aquila, raggiunta attraverso Campotosto, verso Avezzano c’erano arterie più simili a mulattiere che a strade automobilistiche.

Io viaggiavo seduto dietro e guardavo fuori dal finestrino, abbandonandomi ai sogni e alle promesse del futuro. Lasciavo che il panorama mi riempisse gli occhi e l’anima. Scivolavano via montagne brulle, mucche al pascolo, macchie gialle di ginestre in fiore, grandi radure e piccole case di paesini assurdi, aggrappati miracolosamente a enormi blocchi di roccia. Oggi, neanche a dirlo, è cambiato tutto. Non so come possa essere accaduto in una manciata di anni. O forse parecchie stagioni si sono posate sul mio capo.

L’autostrada che porta a Sora, attraverso Avezzano è molto frequentata e taglia in due questa splendida zona che un tempo era la “Vallis Soranae”, intorno al X secolo, caratterizzata dalla presenza massiccia di comunità benedettine. Questo nel XII secolo era il cosiddetto “Feudo dei quattro soldati”, la contea di Albe del conte Ruggiero. Questo signore fece il bello e cattivo tempo fin quando non arrivarono i Piccolomini che divennero padroni di tutto, bassa e alta valle, fin giù verso Celano.

A pochi chilometri da Balsorano, mi fermo al bar per un caffè. Il tempo di chiedere qualche informazione al barista che mi trovo davanti a un profilo sottile, indomabili riccioli castani e un sorriso fiabesco. Sembra l’identikit di un personaggio della scuola di magia di Hogwarts, nella saga di Harry Potter. È un giovane, avrà meno di trent’anni. “Strano che non ha chiesto dove si trova Castella Frazione”. Lo guardo strano e lui continua: “Sa che anche a distanza di tutti questi anni, la gente ancora è affascinata dal fattaccio?”. Incredibile. Sta parlando della terribile vicenda del 24 agosto 1990. Mi torna tutto alla mente. Come ho potuto dimenticare? Il delitto di Balsorano, il “mostro” Michele Perruzza che si spense nel 2003 e che, con un ultimo rantolo ribadì la sua innocenza. E poi, quella povera bimba di sette anni, Cristina Capoccitti, senza più vita strappata da un maledetto. No, ho rimosso tutto perché non voglio ricordare. E poi, penso, questo giovane era nato a malapena quando accadevano queste cose efferate.

Spiego che sono arrivato qui solo per godere della natura e conoscere meglio questo lembo di Abruzzo confinante con il Lazio che è veramente bello. “Se vuole – continua il giovane – le faccio da guida per pochi euro. Sa, io sono accompagnatore di media montagna. A fine estate porto tanti gruppi a vedere gli orsetti marsicani”.

Mi viene da sorridere. Li chiamano orsetti ma sono “bestiole” di oltre cento chili. Forse perché li confrontano con i famosi grizzly americani. “Sono splendidi sa? Hanno un carattere mite e solitario. Poi se riesce a guardare gli occhi li troverà malinconici. A volte fuggono ciondolando che sono uno spasso guardarli. Noi signore mio, siamo davvero il cuore verde dell’Europa”.

Confesso che non sapevo di questi avvistamenti. Vero è che appena dietro le alte colline che sovrastano la valle, si avvista il Parco Nazionale d’Abruzzo, ma credevo che il corridoio ecologico per gli animali non arrivasse fin qui. “Lei ha solo l’imbarazzo della scelta. Se cerca cascate, la porto a Zompo dello Schioppo. È ancora piena d’acqua e nel bosco si sta una meraviglia con questo caldo di oggi. Oppure la porto sul monte Meta se ha buone gambe così le faccio scoprire con gli occhi tutta la conca del Fucino”.

Mi decido a dirgli che sono arrivato perché sono francescano del Terz’Ordine secolare e a Balsorano, nel convento di san Francesco, c’è la grande festa di tutte le ventiquattro fraternità d’Abruzzo. “Ah, ma allora, se le piace la religione, l’accompagno sopra l’abitato di Balsorano, nel vallone di Sant’Angelo. Vedrà che giornata! Le faccio fotografare i ruderi di un monastero benedettino che è uno dei santuari in grotta più belli della Valle Roveto. È una macchina del tempo, undicesimo secolo, pensi!”.

Il ragazzo è insistente ma simpatico e pare conoscere bene il territorio. È in cerca di soldini. Gli offro la colazione con piacere e mentre con due bocconi finisce il croissant lo guardo. Ha un viso da pellegrino, di quelli in cammino verso icone di speranza. Me lo immagino nel medioevo con la zucca usata per borraccia, bastone e conchiglia per raccogliere acqua. Certo, è vestito colorato, non da pellegrino ma sono sicuro che tra una banale strada asfaltata o il mistero di un fitto bosco, lui sceglie senza dubbio la seconda che ho detto.

Vado via a fatica visto il bancone pieno di torte fatte in casa con mele, mirtilli, mandorle e limoni. Mi dico che agli incontri regionali dei francescani le colazioni non hanno nulla da invidiare a questo ben di Dio. Francescani si, digiuno no!

Passo oltre il bivio che porta alle cascate di Zompo dello Schioppo, col magone di chi vorrebbe vedere tutto, anche questo prodigioso tuffo dell’acqua. Questa cascata è suggestiva, direi spettacolare. Deve questo nome inusuale, alla parola dialettale “zompo” che significa salto. L’acqua scende dai Monti Cantari nei pressi di Morino, cuore della valle. Cento metri e passa di dislivello che rende l’acqua poderosa, creando una piscina naturale e un fragore di scroscio in primavera davvero assordante. Tutto intorno grotte, doline, e forre che raccontano la storia di queste rocce calcaree. Il tutto in un grandioso scenario naturale, ai piedi delle splendide faggete del Viglio e del crepacuore. Il tutto è salvaguardato da una Riserva Regionale di macchia mediterranea.

La mia meta, però, è il borgo vecchio di Balsorano. Salto a malincuore il minuscolo borgo di Civita d’Antino che ha una bella torre medievale, mura megalitiche e resti romani, oltre a un belvedere con splendida vista del Pizzo d’Eta.

Prima dell’incontro con i confratelli francescani, ho tempo per un tuffo nel medioevo. C’è il prodigioso castello Piccolomini del XV secolo, una imponente struttura medievale-rinascimentale con intorno un parco rigoglioso. Pensate, è monumento nazionale dal 1902. Fu eretto sulle fondamenta di una precedente struttura proprio dal rampollo giovane della famiglia, Antonio, nipote del papa Pio II. Questi, anche se pare avesse fama di pusillanime, divenne padrone della Baronia e vi rimase per lunghi anni.

Questo castello ebbe gravi danni nel 1915, col terribile terremoto della Marsica. È stato fatto un bel restauro negli anni trenta, tanto che è divenuto location di molti film negli anni sessanta e settanta. Parlo di pellicole di scarsa fortuna, horror e gialli ma, udite, udite, anche porno. Queste mura hanno visto anche le prestazioni sessuali del Rocco nazionale, il signor Siffredi.

A parte queste amenità, il borgo antico, semidistrutto dal sisma di cui sopra, è preceduto da una minuscola piazza con una fontana cinquecentesca restaurata e dedicata a san Martino. A fianco del monumento si vede un pilastro della distrutta chiesa della S.S. Trinità. Dalla parte opposta è ancora in piedi l’arco di san Martino.

Info:

Centro visitatori Riserva Naturale Zompo lo Schioppo 0863978809

Comune Morino 0863978133

Abruzzo Promozione Turismo tel.800 502520

Castello di Balsorano tel. 0863-951236  www.comune.balsorano.aq.it/

Comune Balsorano 0863/497165

Arrivare: La Strada Statale 690, detta anche Superstrada del Liri Avezzano-Sora, presenta nel territorio comunale due svincoli: Balsorano e Ridotti.

La Strada Statale 82 della Valle del Liri collega Balsorano con Avezzano in direzione nord, e Sora, Cassino e il Basso Lazio in direzione sud.

Per mangiare a Balsorano Vecchio consiglio La Locanda del Barone in via Flavia: cucina ottima sia per carnivori che vegetariani. Fatevi cuocere la carne Angus! Se siete in compagnia della persona amata c’è una saletta riservata che è un amore!

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