SOGET: Il museo della furbizia

SOGET: Il museo della furbizia

di Christian Francia  –

SOGET - Museo della furbizia
Da sinistra a destra: un capolavoro del PD, un capolavoro di Art.1-MDP, un capolavoro di FI. L’arte abruzzese vince nel mondo.

“L’affaire Soget” è tornato alla ribalta dell’opinione pubblica a seguito del rinvio a giudizio del Sottosegretario alla presidenza della giunta regionale Mario Mazzocca, del capogruppo di Forza Italia al consiglio regionale Lorenzo Sospiri, del responsabile del settore esecutivo SOGET Domenico Ludovico e dell’ex Direttore Generale della SOGET Gaetano Monaco (che è sempre alle dipendenze della società di riscossione, e ci chiediamo quale azienda oggi manterrebbe ancora in organico un dirigente che ha causato con il suo comportamento quanto meno un irreparabile danno d’immagine… forse per conservare le “amicizie” politiche).

Il GUP del tribunale di Pescara, Antonella Di Carlo, su richiesta del PM Gennaro Varone, trovando granitico l’impianto accusatorio, frutto di una complessa indagine che ha lasciato però ampie zone d’ombra sugli altri 843 politici i cui debiti esattoriali erano attenzionati personalmente in un apposito file dall’ex direttore Monaco (e sfuggiti per il momento all’inchiesta), ha rinviato a giudizio tutti gli indagati per i seguenti motivi: Mazzocca deve rispondere di abuso d’ufficio in concorso; Sospiri di abuso d’ufficio in concorso e falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale sull’identità o su qualità personali proprie o di altri; Monaco e Ludovico di abuso d’ufficio e falso ideologico in concorso fra loro.

Secondo l’accusa, Mazzocca avrebbe indebitamente beneficiato della mancata riscossione di un suo debito di 22.300 euro nei confronti della società acquedottistica, attraverso una condotta illecita “da lui consapevolmente promossa”.

Per quanto riguarda Sospiri, Monaco e Ludovico avrebbero acconsentito “immotivate rateizzazioni del debito di Sospiri”, debito riguardante sanzioni per violazioni del codice della strada e tributi comunali, con l’unico scopo di permettere a Sospiri “di non pagare alcunché e di restare inadempiente”.

Ricordiamo che lo stesso Sospiri appariva nelle liste di inesigibilità presentate a suo tempo al Comune di Pescara che, complessivamente, dichiarava non riscuotibili 36 milioni di euro di tributi comunali, gettito – stando alla dichiarazione di inesigibilità presentata dalla SOGET – definitivamente sfuggito alle casse comunali.

E pare che in tale dichiarazione fossero compresi altri soggetti noti (fra i quali ovviamente politici e professionisti).

Pertanto, il GUP ha disposto che tutti gli imputati saranno chiamati a difendersi dall’accusa di abuso d’ufficio in concorso, con Monaco e Ludovico che devono rispondere anche di falso ideologico in concorso (l’udienza è stata fissata per il prossimo 24 ottobre 2017).

Ma il circolo vizioso che lega “Soget & Politica” ha scritto la cronaca giudiziaria italiana degli ultimi dieci anni: come non ricordare, in merito ai rapporti che legavano la società pescarese all’attuale Governatore, le parole del GIP che ordinò l’arresto di Luciano D’Alfonso: “La vicenda dei pagamenti al Di Miero (un giornalista) trova ulteriore riscontro nella deposizione di Monaco Gaetano, direttore della SOGET, società di riscossione operante con il Comune di Pescara. Il Monaco, sentito dalla P.G., ha ricordato che all’inizio del 2006 ricevette una telefonata dal sindaco D’Alfonso, che gli chiedeva se non potesse offrire una consulenza ad un bravo giornalista. Il Monaco, tuttavia, comprese la richiesta nella sua effettiva portata: così, dopo avere espressamente richiesto che cifra potesse andare bene ed avere ottenuto per risposta l’indicazione di mantenersi sui 3000 euro, erogò senz’altro tale somma di denaro al giornalista quando Di Miero gli si presentò, senza commissionargli alcunché. A domanda del perché si fosse deciso a tale elargizione senza causa, ha risposto che gli appariva necessario mantenere buoni rapporti con il Comune. Anche in questo caso cioè il senso è chiaro: una richiesta di denaro del sindaco D’Alfonso non poteva essere disattesa.

E ci vengono in soccorso, a delineare tale scenario, anche le parole del Senatore campano di Forza Italia Franco Cardiello che, unitamente agli atti prodotti all’attenzione dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione dall’Ufficiale della Riscossione teramano Massimo Ridolfi (il quale sembrerebbe testimone importante anche dell’indagine pescarese), ha provocato la lapidaria relazione ANAC (anac-provvedimento-vigilanza-soget-e-cerin) e una accesissima e puntualissima interrogazione parlamentare a proposito del “modus operandi” Soget S.p.A. (Interrogazione parlamentare Cardiello sul caso SOGET).

Il Senatore Cardiello, a proposito di SOGET, dice: “Non si comprende quale sia il vero interesse dell’amministrazione comunale nostrana nel continuare ad avere rapporti contrattuali con questa società di riscossione, vista la mole di procedimenti penali in corso e le continue segnalazioni all’ANAC da parte degli Enti locali che minano, inevitabilmente, l’affidabilità della stessa!”.

Cardiello continua: “Sulle assunzioni clientelari, infine, il Comune non poteva che rispondere sostenendo di non conoscere i criteri di selezione. Pur inconsapevoli di ciò, non si può far finta di niente relativamente alla vicinanza elettorale degli assunti alla maggioranza”.

Ma anche al nord non scherzano. Ad esempio i rappresentanti del Movimento 5 Stelle della Provincia di Torino affermano: “La società Soget da tempo è abituata ad essere oggetto di procedimenti giudiziari in varie procure italiane. Questa società si occupa delle riscossioni coattive delle entrate tributarie ed extra tributarie di molti Comuni delle regioni italiane fra cui Campania, Puglia, Abruzzo, Toscana, Umbria, Lombardia e Piemonte. In particolare anche l’unione dei Comuni NET, nonché il Consorzio Bacino 16, hanno ceduto al suo torbido fascino, in quanto in questi anni SOGET ha dimostrato come i sodalizi pagati con moneta contante alle amministrazioni comunali e regionali è vincente anche in assenza del certificato antimafia’  e in assenza dei requisiti previsti dalla legge”.

Il M5S prosegue: “In considerazione di tutto ciò, i gruppi consiliari M5S di Borgaro, Caselle/Mappano, Leinì, Volpiano e Settimo richiedono la revoca dell’affido e conseguente esclusione della società Soget dalla gara di concessione del servizio di riscossione coattiva. Si richiede inoltre che questo sevizio venga svolto direttamente presso i Comuni, per evitare di incorrere in situazioni simili, visto il proliferare degli affari di questo tipo di società che operano spesso ben oltre il margine della legalità”.

Questo blog grida da due anni le nefandezze della SOGET (vedi da ultimo: http://www.ilfattoteramano.com/2016/11/17/soget-e-cerin-inaffidabili-lanac-ordina-di-licenziare-le-due-societa-di-riscossione-dei-tributi-il-comune-di-teramo-inadempiente/), sottolineando come la SOGET non possa più occuparsi di appalti pubblici e, meno che mai, della riscossione dei tributi, a causa dei gravi illeciti commessi nello svolgimento del servizio e già accertati dalla magistratura.

Le leggi calpestate di questo Stato sono chiare nel dire che l’azienda pescarese deve essere cancellata d’ufficio dall’Albo ministeriale delle società di riscossione per aver commesso “gravi irregolarità o reiterati abusi commessi nell’acquisizione o nella conduzione dei servizi” e “per il venir meno dei requisiti… di onorabilità” (art. 11 comma 2 lett. e) ed f) del D.M. 11 settembre 2000, n. 289).

Anzi, la SOGET dev’essere dichiarata proprio decaduta dall’Albo ministeriale delle società di riscossione “per inosservanza degli obblighi previsti dall’atto di affidamento e dal relativo capitolato d’oneri” e “per aver commesso gravi abusi o irregolarità nella gestione” (art. 13 comma 1 lett. c) e) e comma 2 del D.M. 11 settembre 2000, n. 289) e “la decadenza può essere richiesta dall’ente locale interessato” (art. 13 comma 2 del D.M. 11 settembre 2000, n. 289).

Quanto al Comune di Teramo, presso il quale la SOGET ha svolto il servizio di riscossione e tuttora gestisce le vecchie cartelle esattoriali, sarebbe di pubblico interesse sapere cosa ne è stato della ingente mole di crediti inesigibili che la SOGET ha dichiarato agli Uffici finanziari dell’Ente, crediti che – visti i precedenti pescaresi – meriterebbero un’attenta valutazione da parte degli organi di controllo e della magistratura penale.

Infatti, ci troviamo palesemente dinanzi ad un sistema di favoritismi di cui hanno beneficiato esclusivamente i politici, mentre al contempo gli enti pubblici continuavano (e continuano) guarda caso ad affidare appalti o ad elargire proroghe illecite alla SOGET (come ribadito dall’ANAC).

Il tutto mentre i semplici cittadini venivano vessati da procedure illegittime come il pignoramento di stipendi, pensioni e conti correnti, oppure ancora iscrizioni ipotecarie che nessuno alla SOGET si è preoccupato di cancellare e/o di rateizzare ai comuni contribuenti, come invece sono solerti fare quando in ballo ci sono i debiti tributari dei nostri pubblici amministratori.

Del resto come ha messo in evidenza il PM Gennaro Varone in maniera fin troppo chiara: “Noi sequestrammo files con un lungo elenco di politici da favorire: era questo il sistema della SOGET.

È giunta l’ora che tale elenco venga reso pubblico, ma siamo a Teramo dove regna il silenzio dei controllori per non disturbare gli affaracci di Lorsignori.

2 Responses to "SOGET: Il museo della furbizia"

  1. Giovanni   17 giugno 2017 at 17:28

    Il quadro di mezzo ha un sorriso che la Gioconda gli fa una sega!

  2. blackdeathx6   11 settembre 2017 at 12:01

    Considerato che la Soget esiste da molti e molti anni ormai e che Massimo Ridolfi ha iniziato il suo percorso nella ex Serit ci si chiede come mai caro Massimo se veramente conoscevi le “nefandezze” hai continuato ad accettare uno stipendio? Come mai hai aspettato tutti questi anni per denunciare i comportamenti di Soget? Forse l’hai fatto ora perché ti è andato male il ricorso per il passaggio ad equitalia?

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