Il PD di Teramo è venuto improvvisamente a mancare. Il cadavere non merita sepoltura

Il PD di Teramo è venuto improvvisamente a mancare. Il cadavere non merita sepoltura

di Christian Francia  –

Gianguido DAlberto - De profundis per il PD
Il libro pubblicato oggi da Gianguido D’Alberto

Dopo 13 anni di buio, il buio pesto del centrodestra cittadino che ha soggiogato un capoluogo e lo ha ridotto letteralmente alle macerie, oggi Teramo vede per la prima volta una lucina in fondo al tunnel. Speriamo solo che non sia la luce dell’ennesimo treno che ci viene addosso, perché non avremmo nemmeno la forza di scansarci.

La notizia bomba, e dico bomba con cognizione di causa, è che il 62,5% del centrosinistra teramano è uscito dal centrosinistra.

I consiglieri comunali di centrosinistra erano otto: sei del PD e due della lista civica di appoggio al PD. Di questi otto addirittura cinque hanno abbandonato la nave: il capogruppo del PD Gianguido D’Alberto, i due consiglieri comunali PD Ilaria De Sanctis e Francesca Chiara di Timoteo, e i due consiglieri della lista civica alleata al PD Antonio Filipponi e Maria Rita Santone.

Come è noto, per mia impellenza morale non rivolgo il saluto a chiunque faccia parte del partito degli stupratori della legalità, cioè del PD, per cui questo gesto di coraggio non può che suscitare il mio apprezzamento, anche perché non ho mai capito cosa ci facesse una persona perbene come D’Alberto nel trogolo del comitato elettorale e delle camarille piddine. Evidentemente se n’è accorto pure lui e con lui gli altri quattro fuoriusciti che hanno immediatamente riacquisito una dignità personale e politica.

Ad essere sinceri non credevo ce la facessero e avrei scommesso qualunque cosa che non avessero i coglioni per farlo, per cui devo fare pubblica ammenda.

Le considerazioni politiche imprescindibili sono quattro.

1) Il Partito Democratico è totalmente azzerato nel consiglio comunale di Teramo, perché i tre consiglieri superstiti sono destituiti di qualsivoglia credibilità in quanto legati al partito da interessi economico-personali tangibili: Flavio Bartolini ha la moglie assunta quale portaborse del consigliere regionale Luciano Monticelli, per cui la sua uscita determinerebbe la disoccupazione della consorte; Alberto Melarangelo è egli stesso portaborse di qualche squallido parlamentare del PD, per cui se emettesse un solo fiato contro il suo partito perderebbe lo stipendio che è la sua unica fonte di sostentamento; Maurizio Verna è presente in consiglio dal 1999 e da poco si è scoperto quale fedele manovale del capobastone Tommaso Ginoble, per cui ogni ulteriore commento risulta finanche superfluo.

Tolti i tre miserelli che hanno svenduto ogni dignità politica per il loro schifoso tornaconto economico-elettorale, il PD presente nell’assise civica è raso al suolo.

2) Come è stata possibile una simile diaspora se è appena arrivato il mago, il re mida del PD, il Commissario comunale Sandro Mariani? Come è potuto succedere se il fregnone del cazzo, cioè appunto Mariani, non più tardi di due settimane fa dichiarava borioso “La mia nomina a commissario del PD di Teramo significa solo una cosa: la fine di Brucchi”?

Mariani passerà alla storia per le ultime parole famose: invece di decretare la fine di Brucchi, la sua nomina commissariale ha decretato la fine del Partito Democratico. Che ridere! Che figura di merda! Che sfigato! La sua superbia è arrivata a cavallo ed è tornata a piedi. In pratica Mariani è sceso in campo, ma il campo se n’è andato! Ah, ah, ah! Rischio un’ernia dalle risate.

3) E che dire della mitica Manola Di Pasquale? Anzi, chiedo venia, del mitico presidente illegittimo dell’IZS che siede da impostore sulla sua ben retribuita poltrona allo Zooprofilattico? Che dire dell’ex candidato sindaco del PD nel 2014 che appena ha trovato uno stipendiuccio pubblico se l’è svignata dal consiglio comunale dove aveva giurato battaglia al centrodestra? Battaglia un paio di coglioni! A Manola interessavano i soldi, tanto che appena li ha intravisti ha salutato tutti e si è dimessa, correndo a gestire i soldi dell’ente pubblico che rappresenta grazie allo stupro della legalità di chi ce l’ha messa, cioè il “vituperio delle genti”, ovvero Luciano D’Alfonso.

Manola fa schifo oltre ogni metro di giudizio, oltre ogni umana immaginazione, oltre ogni imparziale valutazione politica. Un cancro che sta disgregando quel pochissimo che restava del centrosinistra teramano.

Che dice adesso Manola? Con quali nuove esternazioni ci farà pisciare sotto dalle risate? Non più tardi di due giorni fa la Di Pasquale tesseva le lodi dell’ex capogruppo Gianguido D’Alberto, elogiandone “le qualità umane e professionali”, sottolineandone “la signorilità e la capacità di approfondimento”, esaltandone “il grande ed importante lavoro svolto in questi anni”.

Manola piangeva a calde lacrime: “Il PD non può perdere una persona talentuosa, preparata, trasparente e moralmente elevata come è da sempre il capogruppo D’Alberto”. Ah no? E invece l’ha appena persa, per fortuna per i teramani.

Manola ha compiuto il capolavoro perfetto: dapprima si è imposta come candidato sindaco impedendo al centrosinistra di vincere le facili elezioni amministrative teramane del 2014; poi al ballottaggio ha fatto scappare pure i voti più a sinistra che hanno preferito Brucchi a lei; quindi è fuggita dal consiglio comunale non appena è riuscita a farsi nominare illegittimamente su una poltrona redditizia e di potere; dopo ha sfasciato il suo partito a livello comunale tanto che il PD regionale ha dovuto commissariarlo; infine ha fatto in modo che fuggissero quasi tutti i consiglieri comunali di centrosinistra perché non ce la facevano più a farsi prendere a sputi in faccia soprattutto per colpa sua, di Luciano D’Alfonso e di Matteo Renzi. Geniale.

4) Cosa accadrà adesso? Provo a immaginarlo. D’Alberto questa mattina ha dichiarato di dover uscire dal PD “per un problema di incompatibilità con il PD teramano, soprattutto nei metodi politici, fondati sulla logica correntizia e sulla lotta di potere fra gruppi e correnti che è legata solo ai destini individuali dei singoli. Se sei fuori da questo sistema non riesci a dire quello che pensi, perché se io quotidianamente mi contrappongo al sindaco Brucchi e al centrodestra teramano nel dire che è inaccettabile questa gestione del potere, questa lotta di poltrone, questa corsa solo ed esclusivamente ai destini individuali dei leaders politici, ma di fatto diventa non credibile questa azione perché nel partito democratico teramano si riproduce lo stesso schema, ovviamente questo rende non credibile la nostra azione politica e crea un problema di coerenza rispetto al quale io non riesco più ad andare avanti.

Parole soppesate e pesantissime. Parole che ribadiscono quanto andiamo dicendo da anni, ma questa volta a certificarlo è lo stesso capogruppo del PD che scolpisce a caratteri cubitali come la brama di poltrone di Manola, di Mariani e di Ginoble renda vergognoso combattere in nome dei cittadini, ben sapendo che votare il PD è la stessa identica cosa che votare Forza Italia.

I macigni che Gianguido si è tolto dalle scarpe sono un addio irreversibile ad un partito dilaniato da interessi particolari e personali che niente hanno a che vedere con gli interessi della collettività.

D’Alberto ha accusato, senza citarli, Sandro Mariani e Tommaso Ginoble: “Quello che ha fatto traboccare il vaso è stato il sentirsi dire che per ora la questione dell’ospedale unico su Teramo città non poteva essere affrontato. Teramo città non sarà oggetto di una logica di occupazione di persone che arrivano da fuori Teramo e porteremo avanti un progetto che si apre alla città, verso un metodo nuovo di fare politica”.

Quel metodo nuovo è semplicemente fondato sulla coerenza e sulla serietà, valori imprescindibili che richiedono la maggior distanza possibile dal PD comunale, regionale e nazionale.

Gianguido ha concluso il de profundis democratico così: “La nostra azione politica non è più compatibile con quella del Pd teramano. Non sopporto frasi come “Ci dobbiamo prendere Teramo Città” che non deve essere presa da nessuno, invece va liberata ma nel merito e nel metodo. Ci rivolgiamo a tutte le forze civiche affinché ci sia un supporto altrimenti Teramo non riusciremo a liberarla”.

Anche Antonio Filipponi e Maria Rita Santone, ovvero gli unici due eletti della lista di appoggio al centrosinistra di Manola, hanno imparato la lezione, tanto che Filipponi ha scandito: “Inizia una nuova esperienza anche per noi, anche noi abbiamo subìto. D’Alberto rappresenta la cosa migliore che Teramo ha da 15 anni. Ora la palla passa a chi vuole provare a cambiare qualcosa. Ora siamo nella situazione peggiore che Teramo abbia vissuto nella sua storia. Siamo qui per offrire un’alternativa seria. Anche la Santone è con me e sosteniamo questo progetto”.

Quindi pure loro hanno preso atto della bava che schiumano gli assetati di soldi e di potere, e per questo hanno avuto un sussulto di dignità di cui prendiamo atto con sincera compartecipazione.

Se questa analisi condivisibilissima e convincente fungerà da base per un proficuo dialogo con le forze civiche, allora davvero si può immaginare un futuro migliore per Teramo, aggregando tutti gli avversari dei capibastone di destra e di sinistra, sconfiggendo uno scalcinato centrodestra allo sbando e un oramai defunto centrosinistra.

14 Responses to "Il PD di Teramo è venuto improvvisamente a mancare. Il cadavere non merita sepoltura"

  1. Roy Bean   15 giugno 2017 at 19:49

    Le esternazioni di cui Lei parla purtroppo non fanno scompiscare dalle risate ma solo piangere amaro.
    Mi piacerebbe che qualcuno facesse l’elenco di quante brave e capaci persone hanno lasciato il PD per colpa degli accaparratori di poltrone.
    Perchè il partito si possa salvare c’è necessità di un commissario con due coglioni grossi come cocomeri che faccia veramente pulizia senza guardare in faccia a nessuno in special modo a coloro che parlano del PD senza averne minimamente titolo.

  2. ANONIMOUS   15 giugno 2017 at 20:10

    Il PD è malato…dentro! Nessun commissario riuscirà nella titanica impresa.

  3. Massimiliano   15 giugno 2017 at 20:29

    Analisi perfetta.Bravo D’Alberto per la scelta fatta.Una persona perbene come te deve andare per la sua strada che è solo una strada pulita e piena di valori come hai sempre dimostrato. Il PD ora è in mano solo a servi di partito,piccoli uomini e poveri personaggi intellettualmente parlando.
    Spero che diventerai il nuovo sindaco di Teramo perche la città ha bisogno di una persona cosi’.
    Mi complimento ancora per l’articolo perfetto in tutte le sue sfumature.

  4. Bianca   15 giugno 2017 at 20:51

    Credo che il partito democratico abbia perso una persona dall’intelligenza sopraffina, che ha passione per la politica e non per occupare una Sedia! penso che Gianguido D’Alberto abbia fatto una scelta giusta ed onesta, come d’altronde lui ha dimostrato di esserlo nei confronti di noi cittadini teramani!

  5. Luca   15 giugno 2017 at 20:56

    Il linguaggio forbito che la contraddistingue, vale più di ogni altro commento. Apra pure la bocca. Per tutto il resto c’ é MasterCard.

  6. Per Luca   15 giugno 2017 at 22:01

    Le consiglio la lettura, sempre che ne sia capace, di un testo illuminante: “Comunque anche Leopardi diceva le parolacce”, insieme ai testi di Celine, le lettere di Nietzsche etc etc

  7. Per Luca   15 giugno 2017 at 22:04

    Perché,invece, non spende due parole sulla Di Pasquale che anziché impegnarsi a fare opposizione in consiglio se l’è data a gambe verso lidi migliori???

  8. Andrea   15 giugno 2017 at 22:11

    Gianguido è una persona irreprensibile, che ha fatto una scelta di indipendenza intellettuale e onestà. La Città apprezzerà!

  9. Leda Santosuosso   16 giugno 2017 at 10:06

    Finalmente buone notizie!
    E ora partiamo a costruire una vera proposta alternativa per questa città!

  10. Antonio M.   16 giugno 2017 at 11:41

    intanto quello nazionale non votato da nessuno è vivo e vegeto…si fa per dire!
    Marco Travaglio – Quod non facerunt Berluscones

    Per chi ancora si domandasse come mai Renzi e B., dopo una lunga relazione clandestina, si apprestano a convolare a giuste nozze nella prossima legislatura, giunge a proposito il “ddl penale” approvato dalla Camera col solito ricatto della fiducia. Una salama da sugo con 95 commi insaccati in un unico articolo sugli argomenti più disparati che, se portasse la firma di B., avrebbe scatenato rivolte in Parlamento, girotondi in piazza, alti lai dalle federazioni della stampa e degli editori, campagne di Repubblica a base di post-it gialli e bavagli sul volto di artisti e intellettuali. Invece è targata Pd, e tutti zitti. Ma, oltre alle non-reazioni dell’intellighentija, c’è un’altra differenza fra le porcate di centrosinistra e quelle di centrodestra. B. scriveva nero su bianco che non lo dovevano processare, che i suoi reati non lo erano più e che i suoi processi erano già prescritti, per cui di solito la Consulta respingeva tutto al mittente. Il Pd è più astuto: nasconde le peggiori boiate dietro appositi specchietti per le allodole (cioè per gli elettori), fingendo di difendere la legalità per devastarla meglio. Sono le famose “leggi-spaventapasseri”: da lontano spaventano i delinquenti, da vicino li fanno ridere.

    Prescrizione. La soluzione è stranota: farla decorrere non da quando il reato viene commesso, ma da quando viene scoperto, per evitare che scatti già durante le indagini (come nel 70% dei casi); e interromperla definitivamente al rinvio a giudizio o alla condanna di primo grado, per evitare che il colpevole la faccia franca durante il processo e levare agli imputati e agli avvocati ogni interesse ad allungare i tempi con ricorsi infondati e cavilli pretestuosi. Invece no. Si sospende la prescrizione per 18 mesi dopo la condanna di primo grado (dopo l’assoluzione no, come se fosse ribaltabile in appello) e per altri 18 dopo quella di secondo. Una barzelletta. Non solo: se il pm non ce la fa a chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione entro 3 mesi dalla fine dell’indagine, la Procura generale deve avocare il fascicolo. Pare una norma per accelerare, invece serve a rallentare: il fascicolo passa dall’ufficio del pm a quello del pg, che di solito è ancor più oberato del pm (a Roma, 23 pg che non conoscono gli atti dovranno fare il lavoro che non riescono a smaltire 100 pm): così sarà ancor più probabile che il processo si prescriva.

    Notifiche. Gran parte dei tempi morti dipendono dalle notifiche fatte a mano dagli ufficiali giudiziari al domicilio delle parti, con molti imputati che si divertono a non farsi trovare in casa.
    Nell’èra di Internet, sarebbe ora di passare alle notifiche telematiche, sull’e-mail degli avvocati difensori. Ma così avremmo processi più rapidi e meno prescrizioni: non sia mai.

    Corruzione. Su richiesta dell’Ocse, per quel reato la prescrizione è allungata. Ma intanto si rende ancor più difficile scoprirlo, per cui il problema della prescrizione non si porrà proprio, visto il ridicolo numero di processi per corruzione che si riusciranno a celebrare. Il Trojan, l’intrusore informatico che s’intrufola negli i-phone, nei tablet e nei pc, sarà utilizzabile soltanto per mafia e terrorismo, non di corruzione, concussione, peculato, truffa ecc. I magistrati chiedevano premi speciali per chi denuncia e collabora, e infiltrati, agenti provocatori e sotto copertura per fare il test di integrità ai pubblici amministratori. Ma l’idea ha comprensibilmente seminato il panico a palazzo: i politici più corrotti del mondo non sono mica matti.

    Intercettazioni. Avevano garantito che non avrebbero posto limiti ai poteri della magistratura di utilizzare l’unico strumento rimasto per penetrare nel sancta sanctorum delle nuove Tangentopoli, ma anche questa era una balla: il Parlamento delega in bianco il governo perché imponga ai giudici “prescrizioni che incidano anche sulle modalità di utilizzazione cautelare dei risultati delle captazioni”. Cioè sarà il governo a decidere quali prove potranno usare o meno per arrestare i ladri.

    Bavaglio. Quod non fecerunt berluscones, fecerunt renzini. Passa la norma, più volte tentata invano da B., di far distruggere o nascondere nella cassaforte delle Procure le intercettazioni penalmente irrilevanti, ma eticamente e politicamente magari rilevantissime. Così i giornalisti e dunque i cittadini non potranno più conoscerle (con tanti saluti al garantismo e ai diritti degli avvocati difensori e di parte civile, che potranno al massimo leggerle, ma non fotocopiarle). Dicevano di ispirarsi alle circolari di autoregolamentazione, già molto discutibili, di alcune Procure: altra balla. Le circolari parlano di espungere dagli atti depositati e non più segreti quelli “manifestamente irrilevanti e non pertinenti” alle accuse penali, mentre una sapiente manina ha cancellato dal ddl l’avverbio “manifestamente”: così il concetto di irrilevanza e impertinenza sarà così generico che i pm, temendo punizioni, escluderanno anche gli atti che aiutano a inquadrare il contesto del delitto. Così sarà vietato pubblicare conversazioni di grande interesse pubblico: come quelle dei due imprenditori che sghignazzano la notte del terremoto dell’Aquila, tra B. e Saccà sulle attricette raccomandate a Raifiction, fra B. e un commissario Agcom su come far chiudere Annozero, tra Fassino e Consorte sulla scalata Unipol-Bnl, tra Moggi e i giornalisti al suo servizio, e naturalmente fra Renzi e babbo Tiziano su Consip.

    Naturalmente noi del Fatto, se riusciremo ancora a procurarcele, continueremo a pubblicare tutte le intercettazioni rilevanti per l’opinione pubblica, anche a rischio di farci processare e condannare.

    Si chiama obiezione di coscienza.

    FQ

  11. Roy Bean   16 giugno 2017 at 14:38

    Due considerazioni mi sento di farle.
    Prima: Ma quando la sua stessa sorte toccò ad altro esponente del PD cosa disse il buon Gianguido, cosa il buon Minosse, cosa la bella De Santis, cosa il segretario comunale di allora il …. Melarangelo, cosaaaaaaa l’avvocatessa Di Pasquale – già pronta a sfidare Brucchi?
    Seconda:Minosse afferma, quasi sempre, non non essere stato messo al corrente. Ma cosa farfuglia? Non si era accorto che D’Alberto non aveva preso parte alle primarie del PD? Non si è accorto che la Di Pasquale sta creando un nuovo cespuglio all’interno del suo partito ?
    Ma se un segretario non fiuta certe cose e non interviene che segretario è?
    Alla conferenza stampa di oggi, nella sede del PD, si è presentato un certo pomante. Hanno fatto benme a cacciarlo fuori.

  12. Luis   18 giugno 2017 at 20:20

    Le faccio i complimenti per aver utilizzato la copertina del libro di un grande autore italiano, Salvatore Satta, forse poco conosciuto. Le dico però che avrebbe potuto perdere qualche secondo in più per usare caratteri più coerenti con la grafica originale dell’edizione Adelphi 🙂

  13. Anonimo   19 giugno 2017 at 17:06

    A bocce ferme, almeno per il momento, mi sorge un dubbio: ma non è che dietro le dimissioni c’è un puparo?

  14. Anonimo   20 giugno 2017 at 14:06

    Facendo qualche opportuna considerazione in merito all’uscita di rappresentanti dalle proprie liste, a Sesto Fiorentino l’ex sindaco Biagiotti ci ha rimesso la poltrona. Qualcuno ogni tanto rinsavisce!

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/caso-sara-biagiotti-silurato-il-sindaco-renziano-di-sesto-ecco-cosa-accadr%C3%A0-ora-1.1163828

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