Dalle stelle alle stalle: i grillini si accorgono di non avere una classe dirigente

Dalle stelle alle stalle: i grillini si accorgono di non avere una classe dirigente

di Christian Francia  –

Movimento 5 stalle
Il Movimento 5 Stalle

Da anni sostengo che sono inesistenti: il Movimento 5 Stelle non esiste nel territorio, non ha sedi, non ha struttura, non ha radicamento, non ha referenti, non ha coordinatori, in buona sostanza non risulta a catasto.

Oggi, dopo l’ennesima tornata di elezioni amministrative, ne abbiamo ulteriore riprova: dalla Sicilia alle Alpi il M5S viene spazzato via, raggiunge percentuali da prefisso telefonico, perde anche in alcuni pochissimi Comuni che aveva vinto cinque anni fa. Una debacle impressionante.

In Abruzzo, su 305 Comuni, il M5S non solo non governa da nessuna parte, ma non riesce ad andare al ballottaggio nemmeno in uno degli Enti in cui si votava. In provincia di Teramo i grillini arrivano quarti sia a Martinsicuro che a Tortoreto, ad ulteriore dimostrazione di totale irrilevanza.

Ovviamente non è un caso se il M5S non è riuscito a costituire una classe dirigente, a dotarsi di rappresentanti qualità, a federare realtà civiche, a creare entusiasmo. È semplicemente l’esito di una gestione masochista che ha sbagliato tutto ciò che poteva sbagliare.

Il padre-padrone Beppe Grillo gestisce la sua creatura in maniera verticistica, non delega, non apre alla democrazia interna, non nomina rappresentanti territoriali, soffre di gelosie, non si è caratterizzato con programmi precisi, candida soggetti mediaticamente invisibili i quali diventano persino invisi al leader non appena acquistano un minimo di notorietà.

Sembra passato un secolo da quando, un anno fa, si celebravano le vittorie grilline ai comuni di Roma e Torino, vittorie regalate dagli schieramenti tradizionali i quali quando si svegliano relegano il M5S nella spazzatura politica dalla quale provengono.

A Parma il successo parziale del sindaco uscente Pizzarotti, espulso dal movimento per motivi mai chiariti, è il simbolo paradigmatico del disastro grillino. “La nostra Stalingrado”, aveva scritto Beppe sul suo blog, ma oggi Parma ha detto che il sindaco è bravo e capace, cioè il contrario di quello che aveva detto il M5S. A Pizzarotti era stato rimproverato il fatto di aver parlato della necessità di una struttura fisica, di un coordinamento territoriale. Cioè quello che servirebbe ma che per imperscrutabile masochismo non si vuole realizzare.

In ogni caso, il dato politico più rilevante di questo turno elettorale è dato dal rallentamento dell’onda populista e antieuropeista, cui si aggiunge la considerazione che con il sistema elettorale maggioritario i due poli tradizionali del centrodestra e del centrosinistra cannibalizzano ogni possibile terza ipotesi.

Il problema italiano è che ci troviamo di fronte a due centrodestra: il centrodestra PD e il Centrodestra FI. La sinistra è completamente scomparsa e dove sopravvive con il lumicino acceso è ancella oppure schiava del centrodestra PD.

Il M5S ha raccolto fino ad oggi i voti degli incazzati e dei delusi, ma se non si costruiscono alternative credibili, qualificate, competenti, omogenee, serie, l’esito è ovvio: parte degli incazzati ingrossa le file dell’astensione, altra parte degli incazzati torna a votare per le coalizioni tradizionali.

Luigi Di Maio è il responsabile della gestione enti locali del movimento, per cui le accuse dei militanti delusi si affollano su di lui. Ma è Grillo ad aver creato il fallimento nella sua Genova, laddove ha fatto votare gli iscritti per una candidata sindaco che ha sconfessato dopo che i militanti l’avevano scelta. Una follia suicida pagata a caro prezzo nelle urne.

Qualche grillino rintronato, incapace di intendere e di volere, ha dichiarato dopo la batosta che “alle amministrative soffriamo perché corriamo soli contro le accozzaglie”. Non è esatto: perdete perché fate cagare, non sapete lavorare, non sapete comunicare, non siete credibili, siete voi un’accozzaglia di malmostosi senza arte né parte, senza professionalità e competenze. Un’armatina Brancaleone.

Manca un cervello, un coordinamento vero, una piattaforma programmatica, una base culturale, cioè quelle doti che hanno reso possibile in Francia il miracolo Macron.

Il M5S vaga senza strategia nel panorama politico, gridando di essere pronto a governare l’Italia. Ma non si capisce come potrebbero farcela dopo il fallimento schiacciante di ieri, e soprattutto non si capisce come sia plausibile vincere le elezioni nazionali senza avere una solida base di sindaci, di consiglieri, di governatori.

Il fatto è che chiunque tenti di accostarsi al M5S non sa con chi parlare, con chi imbastire una trattativa, con chi sottoscrivere una coalizione, con chi stilare le liste elettorali, con chi discutere una base programmatica.

Un movimento penoso che necessita immediatamente di una rifondazione su basi democratiche e dell’estromissione del suo fondatore dalla proprietà del simbolo. Cose impossibili da realizzarsi.

Perciò ieri è iniziata l’agonia del Movimento 5 Stelle che finirà allo stesso modo nel quale morì il “Fronte dell’Uomo Qualunque” di Guglielmo Giannini: dopo una sola e breve infuocata stagione politica.

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Una manifestazione del Movimento 5 Stalle

5 Responses to "Dalle stelle alle stalle: i grillini si accorgono di non avere una classe dirigente"

  1. marco rodomonti   13 giugno 2017 at 12:34

    forse perchè gli abruzzesi sono morti dentro, in abruzzo non prende perchè gli animi sono politicizzati ed un movivento non ti da quella stupida sensazione identitaria che offre un partito, inoltre non offre la possibilità del clientelismo che esiste in ogni aggregazione politica…

  2. Roy Bean   13 giugno 2017 at 14:16

    Eppure dovresti conoscere come funzionano le cose a livello amministrativo: una palata di breccia, un pezzetto di asfalto dinanzi casa,
    la promessa di un posticino di lavoro, ecc ecc. Purtroppo siamo italiani, anzi, come teramani, la bruttissima copia di essi.
    I grillini non sono di questa pasta, almeno per ora.

  3. Antonio M.   13 giugno 2017 at 15:02

    Stai facendo un grave errore nello svilire e ridicolizzare la prima forza politica di questo Paese per un voto alle amministrative. Sappiamo tutti come funzionano. Ti piace vincere facile? Si diceva in una pubblicita’.Non hai fatto nessun riferimento alle porcate del pd sgamate dal voto “segreto” sulla legge elettorale. Quella stessa legge che avrebbe radicalmente smentito la tua miope analisi portando il movimento al governo se fosse stata approvata. Sono terrorizzati dal voto!!!!
    Cmq ti i formo che il movimento va al ballottaggio nei comuni di:
    Asti, Fabriano, Carrara, Guidonia, Ardea, Canosa, Mortola,Santeramo,Scordia, Acquiterme.
    In ultima analisi a queste amministrative il PD perde
    170000 voti, il centrodestra guadagna 84000, il M5S ne guadagna 31000. Chi ha perso?

  4. Siffredi   14 giugno 2017 at 16:21

    Da leggere tutto d’un fiato per capire cosa accade:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/le-regole-del-suicidio-perfetto/

  5. Antonio M.   14 giugno 2017 at 17:55

    Per dire le cose come stanno…..
    VI INVITO A LEGGERE ED A RIFLETTERE SULLO SPLENDIDO EDITORIALE DI MARCO TRAVAGLIO, PUBBLICATO OGGI SU IL FATTO QUOTIDIANO. #PECCATICAPITALI

    Siccome queste #amministrative non se l’è filate nessuno finché non le han perse i 5Stelle (-10%), e siccome gli altri sconfitti come il #Pd
    (-6%) fingono di averle vinte, è forse il caso di aggiungere qualche peccato capitale pentastellato a quelli emersi da appassionanti dibattiti in tv e sui giornaloni e da noi elencati nell’editoriale di ieri.

    #Grillo & C. hanno sbagliato a non partecipare alla lottizzazione della Rai, lasciando tutte e tre le reti ai Minzolini di #Renzi, oltre a quelli di B. chez Mediaset. Se avessero occupato almeno una rete, potrebbero mostrare tutte le città sporche amministrate dal Pd (una a caso: Firenze) o dalla destra, così come Rai e Mediaset mostrano sempre e solo la Roma della Raggi, dipinta come sommersa dai rifiuti (balla sesquipedale) e assediata dai topi (che, per inciso, sono tutti maggiorenni o già in pensione).
    O potrebbero raccontare qualcosa sugli scandali Consip ed Etruria, molto cari alle famiglie Renzi e Boschi, dunque invisibili a reti unificate.

    Grillo & C. hanno sbagliato a non candidare inquisiti, imputati e arrestati. Diversamente dal centrodestra di Trapani, che ha candidato il “civico” Mimmo Fazio, reduce dagli arresti domiciliari per corruzione, e il forzista Antonio D’Alì prescritto-assolto in appello per concorso esterno in mafia e in attesa della Cassazione dunque candidato sindaco più votato a Trapani (il primo è stato il più votato col 31,79% e oltre 10 mila voti, il secondo ha sfiorato il ballottaggio con 7800 voti). E diversamente dal centrodestra e dal centrosinistra di Catanzaro, che schieravano un indagato per ciascuno: Sergio Abramo, imputato per multe non pagate, e Vincenzo Antonio Ciconte, inquisito per Rimborsopoli, dunque entrambi al ballottaggio col 39,5 e il 30,9%, a scalpita degli altri, colpevolmente incensurati.

    Grillo & C. hanno sbagliato a restituire 48 milioni di finanziamenti pubblici e quasi 90 milioni fra diarie e rimborsi non rendicontati di parlamentari e consiglieri regionali. Se li avessero intascati, come fanno i partiti, avrebbero potuto spendere e spandere in campagne elettorali luculliane e magari comprare qualche bel pacchetto di voti.

    Grillo & C. hanno sbagliato a presentarsi con le loro facce e il loro simbolo, anziché camuffarsi in un pulviscolo di liste civiche, anzi ciniche, come Pd e #FI. O meglio ancora confluire in Ncd, come ha fatto il Pd a Palermo per non fare troppo schifo a Leoluca Orlando. O superarsi sull’esempio del Pd a Portici (Napoli), alleato di appena 13 liste. Compresa quella che schierava la madre di Noemi Letizia e un ex candidato de La Destra, celebre per una gita a Predappio sulla tomba del Duce il 28 ottobre 2013, anniversario della marcia su Roma.

    Grillo & C. hanno sbagliato a respingere gli ex iscritti ad altri partiti. Altrimenti avrebbero potuto assicurarsi peripatetici di sicuro consenso come, a Palermo, Fabrizio Ferrandelli, passato da Orlando, Di Pietro e Vendola a B., Micciché e Cuffaro (che fino a poco tempo fa definiamo “limitrofo alla mafia”), ovviamente contro il suo ex beniamino e pigmalione Orlando.

    Grillo & C. hanno sbagliato a correre da soli, anziché imbarcare chiunque e coalizzarsi con chicchessia. Altrimenti oggi potrebbero concorrenza da protagonisti al posto del PD nel ballottaggio di Verona con una prestigiosissima candidata sindaca: non una putribonda figura come la Appendino o la Raggi, ma un giglio di campo come la senatrice ereditaria Patrizia Bisinella, nientemeno che fidanzata di Flavio Tosi, condannato definitivamente in Cassazione
    per istigazione all’odio razziale contro i Rom.

    Grillo & C. hanno sbagliato a darsi la regola “due mandati e poi basta”, che ha tenuto lontano dalle liste non solo gli amministratori al secondo incarico, ma anche i tanti consiglieri regionali e sindaci al primo che vogliono giocarsi il secondo e ultimo in Parlamento, candidandosi alle politiche. Nessun problema invece per i partiti, dove vige la regola ferrea dell’“acchiappa più poltrone che puoi, anche contemporaneamente”, e dove l’unica causa di ineleggibilità è il decesso, purché certificato dal medico legale.

    Grillo & C. hanno sbagliato a non arruffianarsi i cosiddetti “e di t o r i ”, assecondando I loro affari e malaffari come le Olimpiadi di Roma, i piani regolatori su misura, gli appalti senza gara, i derivati con le banche e altre marchette. Altrimenti i giornaloni ora nasconderebbero la sconfitta dei 5Stelle come fanno con quella del Pd, e non si inventerebbero un’inesistente “spaccatura”dei 5Stelle in base a due o tre frasi anonime.

    Grillo & C. hanno sbagliato a non intrattenere rapporti con Giuseppe Graviano che dunque, nelle sue conversazioni in carcere, non li cita mai, a vantaggio di B. e di vari politici dei vecchi partiti. E quelle citazioni, opportunamente oscurate o incasinate da tg e giornaloni per non farle capire, portano voti: infatti, Salvini a parte, l’unico che non perde voti (anche perché li aveva già persi) è proprio B., più volte evocato dal boss stragista Graviano per certe cortesie ricevute e non adeguatamente ricambiate.

    Ps. Forse l’ultimo esempio è sbagliato: se Graviano avesse detto di Grillo le cose che ha detto di B.&C., tg e giornali avrebbero improvvisamente scoperto la trattativa Stato-mafia, raccontando di tutto e di più anche con apposite maratone quotidiane non-stop. Affinché gli elettori, una volta tanto, sapessero e capissero.

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