Il febbrone della politica teramana, ovvero tutto ciò che vorreste sapere ma che non vi diranno mai

Il febbrone della politica teramana, ovvero tutto ciò che vorreste sapere ma che non vi diranno mai

di Christian Francia  –

Roberto Canzio - Teramo in coma farmacologico
Roberto Canzio: assessore comunale al doppio mento

Paolo Gatti, consigliere regionale di Forza Italia, è nervoso. Molto Nervoso. Paolo Tancredi, disonorevole del Nuovo CentroDestra (così nuovo che si è appena ribattezzato Alternativa Popolare), è nervoso. Molto nervoso. Entrambi sono molto nervosi perché le poltrone da 13.600 euro netti al mese traballano.

Invece Maurizio Brucchi è tranquillo. Serenissimo. Eppure il sindaco di Teramo è al centro della bufera politica che minaccia di mandarlo a casa. Ma lui è felice perché spera proprio che ce lo mandino a casa, così da potersi candidare anche lui al Parlamento, come gli è stato garantito direttamente da Silvio Berlusconi.

Il febbrone continua a salire perché sembra che la legge elettorale sia in via di approvazione e quindi le elezioni politiche potrebbero finanche svolgersi il prossimo autunno (o al più tardi nella primavera 2018).

I famosi tre dissidenti, cioè quei tre consiglieri comunali di maggioranza che minacciano la permanenza di Brucchi (Mimmo Sbraccia, Alfredo Caccioni e Vincenzo Falasca), sono incazzatissimi perché il sindaco li utilizza come grimaldello per trovare la scusa di decadere da sindaco dando la colpa ai suoi ex amici.

Domani ci sarà il famoso consiglio comunale rimandato da un mese, il consiglio della verità che con ogni probabilità verrà rinviato ancora alla seconda convocazione del 13 giugno. Come mai tanta irresponsabilità?

Brucchi è in crisi sin dall’inizio del suo secondo mandato nel 2014, ma la sua maggioranza ha sempre retto perché comunque qualcosina da mangiare (o da sperare di poter mangiare) c’era per tutti. Oggi non più: la maggioranza è sfaldata e il consiglio comunale si scioglierà presto non già perché la crisi è giunta al suo naturale epilogo, bensì perché le imminenti elezioni politiche e anche regionali fanno fibrillare i cuori e i portafogli dei capibastone.

Dei teramani ovviamente non si cura nessuno, così come a nessuno interessano le condizioni comatose della città, e dico comatose non a caso in quanto l’assessore comunale al “marketing territoriale” Roberto Canzio ha dichiarato testualmente che “Teramo è in coma farmacologico”. E se lo dice perfino lui che viene pagato per pubblicizzare il nostro territorio, allora vuol dire che la fine è davvero vicina.

Il problema è che Brucchi ambisce a sedere in parlamento (o in consiglio regionale) e ha trovato sponda alle sue ambizioni direttamente dalla stanza dei bottoni romana di Forza Italia, per cui all’improvviso è divenuto – da mero esecutore dei desiderata di Gatti e Tancredi – un diretto avversario nella corsa ad una ricca poltrona.

Questo imprevedibile risvolto innervosisce i capibastone oltre ogni immaginazione, spingendoli a mantenere Brucchi in sella a qualunque costo per evitare che la sua caduta da sindaco lo renda libero di candidarsi alle poltrone più redditizie.

Ecco il motivo per cui Brucchi se ne frega di dare risposte immediate ai dissidenti, facendoli cuocere nel brodo delle attese infinite.

Ecco il motivo per cui Brucchi accetterà il ricatto dei dissidenti che pretendono una giunta ridotta a soli sei assessori, in tal modo facendo un dispetto a Gatti e a Tancredi, poiché verranno azzoppati i loro assessori i quali saranno demotivati nel momento in cui dovranno impegnarsi a portare voti ai loro capibastone in quanto saranno rimasti senza poltroncina sotto al sedere (e senza stipendio ovviamente).

Ecco il motivo per cui Gatti e Tancredi subiranno lo schiaffo di Brucchi e gli rinnoveranno la fiducia nonostante la decapitazione dei loro assessori (i gattiani Antonini e Guardiani, nonché il tancrediano Cozzi), proprio per evitare di trovarsi Brucchi fra i piedi alle prossime consultazioni.

Se così sarà, Brucchi rimarrà con il cerino in mano perché i tre dissidenti potranno cantare vittoria in quanto saranno state esaudite le loro perentorie richieste e quindi dovranno rimanere in maggioranza, i gattiani e i tancrediani dal canto loro continueranno a sostenere la maggioranza nonostante le perdite umane per evitare la concorrenza di Brucchi alle imminenti elezioni.

Il sindaco fantasma rimarrà dunque in sella, ma il giorno del giudizio sarà rinviato solo di poco in quanto la legge impone ai sindaci dei comuni con oltre 15.000 abitanti (fra i quali Teramo) di doversi dimettere entro i sei mesi precedenti alla scadenza naturale della legislatura se vogliono candidarsi al parlamento. E quella data è il 17 settembre 2017, cioè fra cento giorni.

Brucchi deve trovare una scusa qualunque per andare a casa entro i prossimi cento giorni, altrimenti resterà sindaco per i prossimi due anni ma non potrà più candidarsi a sindaco in quanto è al secondo mandato (e la legge impedisce il terzo), e al contempo il treno delle elezioni politiche e pure quello delle regionali sarà già passato.

Del resto, le urne si prospettano vittoriose per il centrodestra e fallimentari per il centrosinistra che a Teramo e in Abruzzo ha dato pessima prova sia di opposizione che di governo. Ragion per cui a destra se le daranno di santa ragione per accaparrarsi le poltrone che contano (cioè che rendono molto).

Inoltre il Movimento 5 Stelle non è pervenuto, essendo completamente assente per motivi elettorali propri, in quanto più il movimento è sfarinato, più è privo di guida e di aggregazioni forti, più sarà facile per i poveretti (privi di voti propri) potersi candidare e sperare di diventare consiglieri regionali o parlamentari a 5 stelle del territorio teramano. E ciò pure alla luce del fatto che la nuova legge elettorale premierà i listini bloccati e il riparto proporzionale dei seggi, per cui sarà sufficiente essere collocati utilmente nelle liste e attendere semplicemente che i cittadini votino mettendo una croce sul simbolo del partito per poter accedere al paradiso dei 13.600 euro netti al mese che vengono garantiti ai consiglieri regionali abruzzesi e ai parlamentari tutti.

Questa è la verità, con buona pace dei problemi del commercio, delle imprese, delle fasce deboli, dei tassati e tartassati, degli utenti e dei cittadini tutti, i quali vengono costantemente presi per il culo con gli ipocriti richiami al senso di responsabilità.

Ma se gli elettori continuano a farsi prendere per il culo e non si ribellano, non si può che plaudire alla brama di soldi che attanaglia le nostre squallide classi dirigenti.

2 Responses to "Il febbrone della politica teramana, ovvero tutto ciò che vorreste sapere ma che non vi diranno mai"

  1. incredulo   6 giugno 2017 at 12:30

    A Varano Canzio ha bisogno ancora un po’ di tempo per finire i lavori

  2. Fdg   6 giugno 2017 at 16:06

    Ma perché i teramani non mandano tutta questa classe di deficenti a casa prendendo di forza letteralmente il palazzo. Ma non siete stanchi di questo tiritera tra gente che invece di far politica dovrebbe sotterrarsi dietro chilometri di letame. A parte qualche blogger e qualche giornalista con le palle non sento, ma soprattutto non vedo nessuno che prenda in mano la situazione e sputtani come meritano i vari uomini di merda che tengono le fila di questa città. Coraggio e non abbiate paura, perché liberarsi da questa feccia non potrà che giovare a tutti noi. Insorgiamo insieme cari signori e cacciamo questa classe che definire politica è’ solo uno squallidissimo complimento. Liberiamoci della cacca che ci soffoca e doniamo a Teramo e ai teramani una classe politica veramente degna di questo nome , onesta e che possa far tornare questa città a la risorgere a nuova va fa degna del nome e della gente che pensa Lola Teramo. Un non teramano

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