Omeopatia: quel male che siamo noi!

Omeopatia: quel male che siamo noi!

di Paolo Ercolani  –

Ottimismo in 30 pillole
Ottimismo in 30 pillole

L’omeopatia è quella pseudo-scienza che, come dice il termine stesso, presume di curare la malattia con quegli stessi principi attivi che la generano.

Un principio astratto che conoscevano gli stessi latini (“similia similibus curantur”), ma che evidentemente, quando dal fumoso mondo delle idee si passa a quello necessariamente empirico della scienza, non può essere adottato con ragionevole sicurezza.

Specie quando a essere in ballo è la salute dell’uomo. Non voglio entrare nel merito scientifico rispetto all’efficacia delle cure omeopatiche (innanzitutto per ignoranza personale, non essendo un medico), ma non posso non osservare che il principio stesso dell’omeopatia, se non altro a livello teorico, sembra stridere con la nota affermazione di Albert Einstein, secondo cui “nessun problema si può risolvere dallo stesso livello di conoscenza che lo ha creato”.

La scienza umana, e la medicina vi rientra in pieno, è certamente fallibile e sempre migliorabile, non c’è dubbio. Oggigiorno, poi, in seguito al dominio incontrastato della logica finanziaria, risulta troppo spesso subordinata al dogma indiscutibile del profitto. Ma comunque, tale scienza, è lo strumento più efficace e straordinario di cui siamo in possesso per curare e migliorare la salute e quindi la vita di tutti noi.

E tale scienza umana, per definizione, si rivela salvifica ed efficace quanto più riesce ad andare oltre i dati che ritroviamo nella natura. L’idea per cui possiamo curarci con ciò che la natura ci offre, senza il surplus del nostro studio e della nostra capacità di sperimentare, appartiene a forme primitive di non scienza in grado di riportarci al tempo in cui si moriva per una banale infezione. La cronaca ci racconta che lì stiamo tornando.

Ma lo ripeto, un po’ per ignoranza e molto per rispetto di coloro che soffrono una perdita incolmabile, non voglio concentrarmi sul discorso specifico delle cure omeopatiche.

Quello che mi preme, piuttosto, è una considerazione che dovrebbe spingere alla riflessione, all’approfondimento. È questa: forse che viviamo nell’epoca in cui la vera omeopatia siamo noi?!

Sì, noi che ormai utilizziamo la Rete e i social network per informarci, per conoscere, per intervenire su tutto quasi abbacinati da un immotivato furore narcisistico. Quei social network in cui tutti, nessuno escluso, non diamo il meglio di noi. Non è sui social che diffondiamo scienza, che la trattiamo con i giusti approfondimenti e con il tempo e l’attenzione che essa merita. La Rete ci mette di fronte al regno dell’ “opinione” (doxa), che è un mostrarsi narcisistico e compulsivo, quando in realtà la scienza è “conoscenza dimostrata” (Aristotele).

Il problema è che se questo “luogo” virtuale diventa, volenti o nolenti, lo strumento più utilizzato attraverso cui riteniamo di informarci, di conoscere e quindi intervenire su tutto, in realtà finiamo vittime di una spirale perversa per cui ci abbeveriamo alla fonte della bufala, della superstizione, della convinzione priva di qualunque solido fondamento.

E quando, questo bagaglio di “ignoranza diffusa e a buon mercato”, lo utilizziamo per regolare gli aspetti più delicati della nostra vita, ecco che nei casi estremi può scapparci anche la tragedia.

È in questo senso che mi sento di dire che la vera omeopatia siamo noi, noi che attraverso il mezzo banalizzante, superficiale e narcisistico della Rete, facciamo del male a noi stessi socializzando con superficialità sovrana il peggio di noi, le nostre convinzioni immotivate così come le nostre opinioni, la cui unica dignità “scientifica” risiede nel fatto che ci sono state richieste dal social network stesso. Che ovviamente trae profitto in misura proporzionale al nostro scrivere, commentare, socializzare e condividere. Senza alcuna importanza se condividiamo scemenze o falsità.

L’essere umano, come ogni realtà di questa nostra vita (e come la vita stessa), è un più o meno felice combinato di male e di bene. Il problema è che l’epoca della Rete sta tirando fuori il peggio di noi, spingendoci a condividere e socializzare quello stesso “male” che, ben lungi dal poter essere la cura, si rivela piuttosto la più grave malattia del nostro tempo.

Paolo Ercolani 4
Il filosofo Paolo Ercolani

One Response to "Omeopatia: quel male che siamo noi!"

  1. Amen   4 giugno 2017 at 9:54

    Non ho capito bene il nesso tra omeopatia e Rete, ma forse non ho letto (e riletto) con la dovuta attenzione.
    Posso solo riaffermare un concetto trito e banale: ogni cosa, dal cavatappi all’energia atomica, può essere usata nel modo giusto o in quello sbagliato. Acquistare la consapevolezza di questo vecchio principio significa aver già imboccato la retta via. Una consapevolezza assai diffusa, mi risulta; ma spesso – temo – solo di facciata, dal momento che tanti si lamentano dei social ecc. ma poi vi rimangono attaccati come sanguisughe…

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