PD di Teramo: è arrivato il commissario Sandro Mariani. Il centrodestra stappa lo champagne

PD di Teramo: è arrivato il commissario Sandro Mariani. Il centrodestra stappa lo champagne

di Christian Francia  –

Sandro Mariani commissario PD significa la fine di Brucchi
Il neo commissario del PD di Teramo, il camplese Sandro Mariani

Alea iacta est. Giulio Cesare pronunciò la celeberrima frase “Il dado è tratto” nel momento in cui attraversò il Rubicone e diede avvio alla guerra civile.

Allo stesso modo, il Partito Democratico di Teramo accende oggi le polveri per lo scontro di potere sul capoluogo, che viene governato dal centrodestra sin dal 2004.

Come ampiamente annunciato, il consigliere regionale del PD Sandro Mariani si è fatto nominare dal PD abruzzese quale commissario del partito a Teramo, onde poter gestire personalmente la battaglia elettorale imminente.

Mariani è di Campli ed è il braccio operativo del disonorevole Tommaso Ginoble di Roseto, il quale ha stabilito un accordo in base al quale Mariani lo aiuterà a restare in parlamento per la terza volta (peraltro contro le regole dello statuto del PD che prevede due soli mandati da parlamentare), in cambio dell’aiuto ginobliano a Mariani per continuare a fare il consigliere regionale.

Un ticket di mutuo soccorso fra il capobastone dell’area marina e il capobastoncino dell’area montana, entrambi interessati all’unico obiettivo di continuare a guadagnare decine di migliaia di euro al mese seduti sulle loro poltrone pubbliche, senza mai risolvere un solo problema alla popolazione provinciale (l’ospedale unico che fine ha fatto? Il masterplan che fine ha fatto? I fondi Europei che fine hanno fatto?).

Come è noto dal vecchio millennio il veterodemocristiano Ginoble ha sempre caldeggiato un tacito accordo con gli avversari del centrodestra in base al quale questi ultimi non hanno mai fatto troppa guerra alle roccaforti del potere di centrosinistra dell’area costiera, in cambio di una altrettanto blanda opposizione da parte del PD nelle roccaforti del potere di centrodestra nell’area montana (soprattutto al Comune di Teramo).

Ma da un po’ di tempo Mariani e Ginoble si sono montati la testa e pensano di potersi impadronire del cuore del potere provinciale, ovvero il capoluogo.

A tal fine, gonfio della boria dei perdenti, Sandrino Mariani ha annunciato come un novello Napoleone che la sua freschissima nomina a commissario del PD di Teramo significhi una cosa soltanto: la fine di Brucchi. Ovviamente, considerati gli scarsi mezzi politico-culturali del villico camplese, dalle parti del centrodestra teramano hanno subito stappato lo champagne per brindare anzitempo alla vittoria delle prossime elezioni comunali se gli avversari continueranno ad essere così scarsi da risultare ben peggiori dei già scarsi comandanti di oggi.

Lo sciatto ragionamento di Mariani-Ginoble è piuttosto rudimentale: dato che a Teramo comandano Paolo Tancredi e Paolo Gatti, entrambi veterodemocristiani come il duo Campli-Roseto, entrambi dediti al clientelismo politico spinto al punto da aver azzerato i partiti e gestire il consenso elettorale in proprio tramite le loro segreterie politiche personali (a Teramo non esiste una sede di Forza Italia, esiste solo la sede di Gatti e quella di Tancredi), allora i due scienziati del PD hanno pensato bene di spedire in soffitta sia Gatti che Tancredi e sostituirli nella gestione del consenso utilizzando le medesime metodologie di stampo clientelare.

Il disegno si fonda sull’analisi sociale dell’arretratezza culturale della comunità teramana, la quale da sempre si è comportata da gregge belante nei confronti dei padroncini di turno.

Il punto però è come pensino di ribaltare la situazione attuale i due geniacci del centrosinistra, dato che alle elezioni comunali del 2014 i voti teramani si sono divisi in tre fette: il 50% circa al centrodestra, il 25% circa al centrosinistra e il restante 25% fra i vari avversari dei due principali schieramenti.

Dato che in questi ultimi tre anni il PD ha dato prova di mostruose incapacità al governo nazionale con Matteo Renzi (e l’inesistente deputato Ginoble), nonché di mostruose incapacità al governo regionale con Luciano D’Alfonso (e l’inesistente capogruppo regionale PD Sandro Mariani), pure un cieco si renderebbe conto che è alquanto improbabile che i cittadini teramani possano accrescere la loro fiducia nei confronti del PD, che era già vergognosamente minoritario nel 2014 quando aveva il vento in poppa e vinceva sia in Regione Abruzzo che al governo nazionale.

E se è vero che Brucchi è il peggior sindaco che il capoluogo ricordi, è altrettanto vero che Brucchi è rimasto in sella – nonostante la crisi permanente del suo schieramento – proprio perché ha goduto di una opposizione piddina formata da smidollati politici privi di qualsiasi credibilità.

Eppure Mariani è convinto di poter vincere le elezioni comunali di Teramo mutuando la stessa tattica usata da Paolo Gatti: svuotare Forza Italia che la gente non vuole più sentire nominare e riempire una lista finto-civica (Futuro In) che simuli un civismo che non esiste nei fatti, perché trattasi della succursale di Forza Italia gestita in senso padronale dallo stesso Gatti quale comitato elettorale permanente del capobastone di centrodestra.

Mariani pensa di fare lo stesso e siccome ha capito che il PD non lo digerisce più nessuno nemmeno a sinistra, allora ha avviato il piano di svuotamento del PD in favore di liste finto-civiche che rispondano direttamente a lui e a Ginoble.

Il piano è stato reso palese dalle stesse dichiarazioni del duo Campli-Roseto che da tempo si leggono sui giornali locali, dichiarazioni tutte volte a ribadire l’intenzione di tornare a vincere al Comune di Teramo per il tramite di un candidato di loro fiducia che è un ex PD ma non più tale, ovvero Giovanni Cavallari.

Sono anni che mi stupisco inutilmente del fatto che due brave persone come Giovanni Cavallari (l’ex capogruppo PD al Comune di Teramo) e Gianguido D’Alberto (l’attuale capogruppo PD al Comune di Teramo) si facciano sodomizzare dai capibastone del loro inguardabile PD, ma è oramai chiaro che pecore sono e pecore resteranno.

Per cui è altamente probabile che il piano degli strateghi rosetano-camplesi si sviluppi pressappoco così:

1) Giovanni Cavallari, con il crisma dell’appoggio incondizionato dei capibastone, comporrà una lista civica che lo proporrà quale candidato sindaco di Teramo in qualità di indipendente, essendo egli uscito dal PD nel 2013 quando era capogruppo consiliare.

2) Mariani in qualità di commissario PD di Teramo dichiarerà che il PD pretende il rito delle primarie per eleggere democraticamente il candidato sindaco della coalizione di centrosinistra.

3) Ovviamente il Partito Democratico presenterà un candidato fantoccio da immolare sull’altare delle primarie, e l’indiziato principale è proprio l’attuale capogruppo consiliare Gianguido D’Alberto.

4) Naturalmente Ginoble e Mariani faranno campagna sotterraneamente per il candidato esterno, cioè Cavallari, in modo che vinca le primarie e venga legittimato dal voto popolare quale aggregatore dei consensi che il PD non riuscirebbe mai ad intercettare, ovvero quelli della società civile.

5) A quel punto Mariani comporrà la lista elettorale del PD per evitare che scompaia, ma provvederà pure a stilare varie liste fintamente civiche di appoggio al candidato sindaco Cavallari, il quale si darà un tono spiccatamente civico ed autonomo per evitare che la merda che accompagna la reputazione del PD ricada su di lui (che in tempi non sospetti prese le distanze dal suo stesso partito).

6) E siccome tutto questo non potrebbe comunque mai bastare a recuperare il gap gigantesco con il centrodestra cittadino, si renderà necessaria un’ampia campagna acquisti presso tutti i delusi dell’attuale centrodestra, a cominciare dal consigliere comunale Mimmo Sbraccia – signore dei consensi nella frazione Poggio Cono – passando per vari consiglieri comunali già fedeli a Paolo Gatti ma pronti ad affiliarsi al nuovo gattuccio di Campli.

7) Se il travaso di voti clientelari dovesse rivelarsi ingente allora qualche possibilità di vincere ci sarebbe.

8) Inoltre negli ultimi tre anni non sono emerse nuove realtà civiche o politiche in grado di catalizzare un consenso assai ampio, né sono all’orizzonte, per cui è piuttosto facile prevedere cosa succederà: nessuna coalizione vincerà al primo turno e la battaglia sarà cruenta al ballottaggio, dove si scontreranno quasi matematicamente di nuovo il centrodestra e il centrosinistra, come già avvenne nel 2014.

9) Quello che fu il primo ballottaggio della storia a Teramo, appunto nel 2014, si risolse con la vittoria del pessimo Brucchi proprio perché il candidato sindaco del centrosinistra era Manola Di Pasquale, universalmente nota per essere la peggiore di tutti nonché la più divisiva candidata possibile, tanto che persino i più schierati a sinistra (come la lista del candidato sindaco Giorgio Giannella) si dichiararono indisponibili a votare Manola al ballottaggio.

10) Il prossimo ballottaggio, che quasi certamente si celebrerà nel 2018 per la conclusione anticipata della consiliatura comunale dovuta non già agli insormontabili problemi cittadini, bensì alle convenienze elettorali dei capibastone che aspirano ai posti garantiti nelle assemblee davvero redditizie (cioè la Regione Abruzzo e il Parlamento nazionale), si annuncia come l’ennesimo bagno di sangue per il centrosinistra.

I motivi sono facilmente immaginabili. L’appeal di Sandro Mariani a Teramo è pari a zero perché non è introdotto nella Teramo che conta, non ha parentele importanti, non ha collaboratori di rilievo, non ha sponsor che pesano, non ha amici in Procura, negli Enti Pubblici, nelle associazioni dove è sempre emersa la classe dirigente, cioè i vari Lions e Rotary.

Insomma, Mariani, Ginoble e Cavallari non hanno il pedigree giusto per conquistare il cuore di una città decaduta, ma pur sempre onusta di storia, la quale pretende che sia la borghesia meno pecoreccia a guidare la baracca, non certo l’assicuratore di Roseto o il cercatore di tartufi di Campli.

Mariani ha messo i piedi nel CdA del Ruzzo e ha imposto il suo portaborse alla presidenza del BIM, si è fatto qualche amicizia alla ASL di Teramo e ha dispensato qualche favoruccio, ma non ha nessuna possibilità di scalzare le famiglie che comandano da sempre, a partire dai Tancredi, dai Gatti, dai Di Dalmazio, dai D’Ignazio, dai Di Stefano, dai Chiodi.

Spostare il baricentro dal centrodestra al centrosinistra è operazione impraticabile, specie per chi rappresenta il partito dei peggiori, dei più incapaci in assoluto, dei nemici radicali del popolo, dei bastonatori delle fasce deboli, ovvero il Partito Democratico.

Una operazione che parte perdente e che arriverà perdente. Una operazione la cui unica possibilità di riuscita sarebbe quella di arruolare le famiglie che contano, di mettere dentro la lista finto-civica di Mauro Di Dalmazio e la lista di Paolo Tancredi (che appoggia il governo nazionale PD sin dal 2013 con il suo micropartitino NCD).

Ma gli stessi Di Dalmazio e Tancredi sanno bene che se da domani cercassero i voti per il centrosinistra i propri elettori gli chiuderebbero le porte in faccia in quanto elettori caratterizzati da una storia di centrodestra. Per cui confidano di riuscire a vincere anche la prossima volta restando nel campo del centrodestra, senza particolari patemi d’animo.

Ecco perché, rebus sic stantibus, la maggioranza sfaldata del sindaco Brucchi si avvia sì a rottamare il proprio sindaco, ma già consapevole che restando più o meno unita continuerà a gestire il potere per i prossimi cinque anni.

E l’intero centrodestra beve champagne alla faccia del neo commissario del PD Sandrino Mariani, emblema vivente del fatto che i piddini teramani – nonostante siano rimasti in numero finanche minore rispetto alla cinquantina di orsi presenti in Abruzzo – non riescono nemmeno a gestirsi da soli ma necessitano di un camplese teleguidato da un rosetano al quale paghiamo lo stipendio pubblico consecutivamente dal 1985 ad oggi (32 anni di splendida decadenza della provincia teramana).

4 Responses to "PD di Teramo: è arrivato il commissario Sandro Mariani. Il centrodestra stappa lo champagne"

  1. cittadino deluso   1 giugno 2017 at 17:28

    questi sono i poltici che ci meritiamo??

    che schifo

  2. Cannonau   1 giugno 2017 at 18:34

    Accipicchiolina, un piano ingegnoso!! Ma la porchetta dov’è???? Il sindaco ideale per Teramo è un porchettaro camplese!!

  3. Roy Bean   1 giugno 2017 at 19:32

    Questa è la tua analisi, condivibilissim.
    Ma c’è un ma, grosso quanto una casa, e se il duo Cavallari/ D’Alberto si unissero, soli contro tutti?
    Perchè non indici una consultazione? Io da parte mia mi sto informando ed i risultati sono eccezionali.

  4. incredulo   2 giugno 2017 at 8:14

    il centro-sinistra vincera’ grazie alla lista “Rialzati Teramo” del pluri trombato Cipolletti

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