Sicurezza delle autostrade A24 e A25: strada dei parchi o strada dei porci?

Sicurezza delle autostrade A24 e A25: strada dei parchi o strada dei porci?

di Christian Francia  –

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L’articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera del 29 maggio 2017

Uno dei parametri più sicuri per misurare l’arretratezza di una regione consiste nella nebulosità delle notizie e informazioni che dovrebbero essere patrimonio consolidato affinché la pubblica opinione riesca a maturare una coscienza civica evoluta in grado di indirizzare la politica.

La nebbia contribuisce a rendere indecifrabili situazioni e vicende che i decenni non riescono a chiarire, per cui è insita ad una società arretrata una classe dirigente arretrata, è insita ad una società arretrata l’assoluta assenza di trasparenza, è insita ad una società arretrata l’impossibilità dell’einaudiano “conoscere per deliberare”.

È accaduto in queste settimane con il caos degli sciacalli dell’acqua i quali, lungi dall’aver reso palesi le vigenti normative concernenti le acque destinate al consumo umano, hanno creato una confusione mediatica gigantesca che impedisce la presa di coscienza collettiva su cosa avvenga alle fonti di captazione del Gran Sasso, cosa avvenga nelle gallerie autostradali del traforo dell’A24, cosa avvenga nei laboratori nazionali di fisica nucleare, cosa avvenga all’acquedotto del Ruzzo.

Si continuano a promuovere incontri per vellicare l’ego dei mentecatti che rivendicano una visibilità mediatica da poter utilizzare elettoralmente, ma nessuno – tranne questo blog – ha avuto l’onestà intellettuale di mettere in fila le leggi e di attribuire colpe e responsabilità (che ci sono, sono precise ed hanno nome e cognome).

Stesso discorso è da farsi per quanto concerne la sicurezza autostradale, problema emerso recentemente a seguito dei viadotti che crollano in tutta Italia, facendo perciò preoccupare gli utenti della strada.

Crollo viadotto
Il crollo di un viadotto in Piemonte nell’aprile 2017

L’Abruzzo è fermo al medioevo perché nessuno conosce nel dettaglio i termini delle questioni, sulle quali si continua a ragliare come asini senza poter snocciolare le cifre e i documenti, i quali sono in possesso del Ministero delle Infrastrutture, dell’ANAS (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade) e della società concessionaria delle autostrade A24 e A25, cioè la Strada dei Parchi S.p.A.

Eppure il Ministero non sembra avere alcun interesse a fornire i dati, l’ANAS piange miseria e la Strada dei Parchi evita come la peste di diffondere le informazioni dettagliate in suo possesso, cosicché il chiacchiericcio non approda mai a niente di costruttivo per la comunità.

Carlo Toto
Carlo Toto, padrone della società “Strada dei Parchi S.p.A.”

E dire che il governatore Luciano D’Alfonso è un dirigente proprio dell’ANAS nonché amico del proprietario della Strada dei Parchi Carlo Toto, per cui ci si sarebbe aspettati che almeno sulle autostrade abruzzesi ci fosse il massimo della chiarezza e della trasparenza durante la gestione politica D’Alfonso.

Niente di tutto questo. Aspetta e spera. Che delusione.

La questione è andata in ebollizione dopo i crolli di alcuni viadotti italiani, i quali hanno causato incidenti e morti che hanno allarmato non poco la popolazione. Successivamente il quotidiano Il Centro ha pubblicato un dossier su numerose criticità autostradali abruzzesi (relative all’A24 e all’A25, cioè le autostrade di collegamento fra l’Abruzzo e Roma), mancate manutenzioni ordinarie e straordinarie, obsolescenza e vetustà di parecchi ponti, pali, cerniere, viadotti, canaline ed opere viarie che necessitano di ingenti investimenti per garantire la sicurezza degli utenti.

CROLLA UN CAVALCAVIA NEL LECCHESE, AUTO INTRAPPOLATE
Crollo di un viadotto in Lombardia nell’ottobre 2016

A quel punto il polverone è divenuto di portata nazionale, tanto che proprio oggi sul Corriere della Sera uno dei più noti giornalisti d’Italia nonché censore delle magagne nostrane, ovvero Sergio Rizzo, ha dovuto scrivere un articolo sulla questione finito addirittura in prima pagina.

Rizzo denuncia il fatto che il governo nazionale faccia favori indebiti alla società di Toto tramite un emendamento alla legge sulla manovrina economica che è in corso di discussione in Parlamento, emendamento in base al quale lo Stato rinuncerebbe a 121 milioni di euro di introiti dovuti da Strada dei Parchi per due annualità delle rate della concessione autostradale (annualità 2015 e 2016), soldi che verrebbero utilizzati dalla società di Toto per fare lavori urgenti di manutenzione alle autostrade A24 e A25.

Dietro alla vicenda esiste un contenzioso spaventoso in quanto dal 2013 il ruolo di concedente delle infrastrutture autostradali è passato dall’ANAS al Ministero, ciascuno dei quali rivendica i soldi per la concessione, soldi che Toto ha bellamente deciso di non corrispondere più, ma anzi pretende di ottenere un miliardo di euro dallo Stato a causa della qualità scadente delle infrastrutture concesse e a causa di vari altri problemi ambientali e finanziari.

Sembra infatti che la concessione autostradale abbia una durata di 30 anni, durante i quali la società di Toto dovrebbe versare il canone di 56 milioni di euro all’anno al Ministero delle Infrastrutture concedente.

Dal 2003, primo anno della concessione, ad oggi Carlo Toto afferma che Strada dei Parchi abbia già pagato circa 670 milioni di euro per la concessione autostradale.

Orbene, se è vero come è vero che lo stato delle autostrade A24 e A25 è di grande degrado manutentivo, degrado a cui si aggiunge il pericolo sempre incombente dei terremoti che insistono sul territorio abruzzese, è chiaro come sia urgente intervenire per garantire la massima sicurezza ad una infrastruttura che è altamente strategica.

Ma sarebbe molto semplice comprendere a chi addebitare i costi manutentivi, se solo si rendessero noti sia i capitolati di gara che hanno portato ad affidare la concessione alla società di Toto e sia tutti i correlati documenti.

1) I partecipanti alla gara della concessione autostradale presero visione nel 2002 dello stato delle infrastrutture viarie alla cui gestione aspiravano? Credo proprio di sì.

2) E la società aggiudicataria accettò di prendere in gestione la A24 e la A25 così come si trovavano allora e per i successivi 30 anni? Credo proprio di sì.

3) Cosa si prevede nel contratto di concessione in merito alle manutenzioni ordinarie e straordinarie? A chi spetta eseguirle? A chi spetta pagarle?

4) Quanti veicoli transitano annualmente sulle predette autostrade?

5) Quant’è l’ammontare al centesimo, per ciascun anno, dei pedaggi autostradali riscossi dalla società di Toto?

6) Esiste un equilibrio, detto in giuridichese: un “sinallagma”, fra le due parti contrattuali della concessione in essere?

7) Perché è impossibile conoscere dettagliatamente i dati e le cifre delle autostrade? Cosa c’è dietro? Quali oscure trame impediscono il disvelamento della verità? Chi ci guadagna?

8) La remuneratività delle tariffe autostradali è adeguata oppure gli automobilisti vengono ingiustificatamente spremuti come limoni in cambio di servizi scadenti?

Queste sono solo alcune delle domande che meriterebbero risposta, se ancora fossimo in una democrazia dove il popolo è in grado di conoscere e dunque di giudicare.

Ma siccome non sappiamo nulla, è finanche offensivo doverci sorbire opposte dichiarazioni di parlamentari, opposte dichiarazioni di ministri, criptiche dichiarazioni dello stesso Carlo Toto che pretende altre sospensioni di pagamenti senza dichiarare quanto incassa annualmente, quanto spende annualmente per manutenzioni, quanto sia a suo carico a quanto sia a carico dello Stato in base al contratto di concessione in essere.

Ci troviamo nel mezzo di una tempesta mediatica dove il cittadino-utente è un povero scemo che deve pagare i pedaggi più alti d’Italia senza capire niente dell’origine dei costi, delle cause degli aumenti vertiginosi che si verificano ogni anno, delle ragioni e dei torti che attengono alla complessa vicenda della gestione delle autostrade.

Ma l’oscurità della vicenda è già un danno perché evidenzia colpe, errori ed omissioni che vengono puntualmente scaricati sulle spalle e sulle tasche dei contribuenti.

Carlo Toto dica quanto incassa, il Ministero riveli a chi spettano le manutenzioni e in quale misura, la politica chiarisca tutti i contorni dell’ennesimo scandalo all’italiana che si trascina nei decenni senza mai una conclusione certa, senza mai un’attribuzione di responsabilità, senza mai un colpevole preciso, senza che le verità vengano mai a galla.

Nella speranza, soprattutto, che nuovi morti non continuino ad ammucchiarsi sui già morti (ovviamente nella certezza che nessuno paghi il fio politico, civile e penale dell’insipienza collettiva).

6 Responses to "Sicurezza delle autostrade A24 e A25: strada dei parchi o strada dei porci?"

  1. Blade Runner   29 maggio 2017 at 20:34

    Christian, tu che sei un amministrativista, dimmi un po’:
    Che possibilità abbiamo di sollevare la coperta che nasconde tutto il polverone?
    Quali le strade possibili?
    Cosa fare?

  2. Babbio   30 maggio 2017 at 9:33

    Peccato che nell’articolo non si faccia menzione di un dato che si può trovare facilmente anche su internet: per ogni euro (1€) incassato da strada dei parchi, 0,60€ va allo Stato , sotto forma di concessione, Iva etc; invero al gruppo Toto (il gestore) va 0,40 €.
    Dunque, su un ipotetico incasso di 100 mila euro , 60 mila euro vanno allo Stato, 40 mila euro al gestore che si accolla tutti gli oneri di manutenzione di centinaia di km di autostrada.
    Come si può pretendere un’autostrada efficiente al 100% a queste condizioni?
    E comunque, il paragone con le strade statali è impietoso; la S.d.P. gestita dal privato(Toto), pur onerato di imposte e gabelle a favore dello Stato mantiene in maniera molto più decorosa e sicura l’Autostrada , basti vedere strade come la laurentina, Pontina etc.. preferite il pubblico o il privato? io il privato, senza ombra di dubbio.

  3. Antonio   30 maggio 2017 at 12:11

    Qui si parla di assenza dello Stato, a diversi livelli, e non solo di efficienza e programmaticità.
    Le Autostrade, nei paesi civili, sono dello Stato, e spesso nemmeno si pagano.
    Nei paesi civili non esiste che un privato gestisca il bene pubblico.
    E’ una delle tante situazioni da paese sottosviluppato, tipica dell’Italia, far gestire la cosa pubblica a privati, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
    Ovvero, dove gestisce il privato, il servizio pubblico svanisce, evapora, o più semplicemente fallisce.
    C’è un inchiesta ogni 12 ore in Italia sulle varie municipalizzate o privatizzate, sono fatti non opinioni.
    Saluti

  4. Babbio   30 maggio 2017 at 21:47

    Egr. sig. Antonio, è un fatto che lei sia uno statalista,ne prendo atto.
    Ma asserire che le strade non si paghino in alcuni paesi appare cosa difficle. Lo stato, per mantenersi e mantenere, deve approvigionarsi di risorse finanziarie, e queste, se non derivano da pedaggi (nel caso delle strade) devono provenire dalla fiscalità generale. Insomma , qualcuno paga, il contribuente. Se poi funziona, bene. Ma qui da noi, tutto ciò che è dello Stato non funziona, è questo è altrettanto un fatto, incontrovertibile. Non ci crede? ..Percorra la Pontina, mi dica se quella è una strada o che cosa è. Le strade di Roma?piene zeppe di buche, chi li gestisce? Lo stato, o meglio, l’ente locale: il comune, che è sempre Stato.
    Il paese civile ha strade decenti, che siano private o pubbliche. Ma se lei sostiene che lo stato funzioni meglio, bene, rendiamo pubblico tutto, e abbandoniamoci a farci servire dallo Stato, la panacea per il sig. Antonio.

  5. Babbio   30 maggio 2017 at 22:02

    Sig. Antonio, sommessamente le consiglio di leggersi un libro,”politica Economica” di Acocella, manuale universitario in uso nelle facoltà di Economia alla Sapienza, corso di economia politica.
    Là potrà trovare utili indicazioni sul fallimento del mercato e sulla necessità dell’intervento dello Stato. Lo legga così avrà un po più chiaro il concetto di Stato e di privato, perché economista non si nasce lo si diventa 🙂
    La saluto e la ringrazio del suo contributo.

  6. Antonio   31 maggio 2017 at 9:25

    Sig. Babbio, non ho la pretesa di essere un economista, e nemmeno ne sento il bisogno.
    Tuttavia, certo che le tesi presenti nel libro consigliato siano esatte, rimango dell’idea, romantica per alcuni, che lo Stato può e deve essere presente e vicino ai cittadini che pagano le tasse.
    Era insito nel mio commento che negli Stati civili, le tasse che uno paga, pagano anche le autostrade, prive di pedaggio.
    Ad esempio in Inghilterra non c’è niente da pagare, a parte attraversamenti con ponti che necessitano di manutenzione e che quindi richiedono un piccolo pagamento.
    Così come in Germania. Ma non voglio tediarla.
    Il mio ragionamento presuppone onestà e schiena dritta da parte delle Istituzioni, altrimenti crolla.
    Così come rimango contrario alle privatizzazioni della cosa pubblica, per lo stesso motivo, sempre riferito a fatti di cronaca quotidiana e non ad opinioni.
    P.S. in Austria, l’anno scorso, ho acquistato la “vignetta” utile per viaggiare nelle autostrade, al costo di 17€, e vale un anno.
    Per andare a Roma, sola andata, ce ne vogliono 17.40€…
    Qualcosa non va…

    Saluti e grazie a lei

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