5 maggio 1821: Morte di Napoleone Bonaparte

di Nino Pace  –

Napoleone Bonaparte

Napoleone Bonaparte

“Ei fu, siccome immobile…”. Il mio genio vide lui “folgorante in solio e taque, quando con vece assidua cadde, risorse e giacque…”. “E ripensò le mobili tende, e i percossi valli, e il lampo dei manipoli, e l’onda dei cavalli, e il concitato imperio, e il celere ubbidir…”.

Alessandro Manzoni scrisse per l’occasione l’“Ode a Napoleone Bonaparte”, poi cambiata in “5 Maggio 1821” per evitare guai con la polizia austriaca, perchè con la sua sensibilità di scrittore aveva notato il fenomeno e cioè ciò che appare, ma demandò ai posteri “l’ardua sentenza” di giudicare il personaggio per quello che era e non per quello che era apparso.

L’italiano Napoleone Buonaparte (in quanto la Corsica faceva parte del regno di Piemonte), francesizzatosi in Bonaparte, era un pessimo studente, tant’è vero che si diplomò finendo in graduatoria al 42° posto, su 60 cadetti, alla scuola militare di Brienne.

Alle lacune tecniche rimediò con la furbizia di un caporale (come egli stesso si definiva e di cui amava portarne il cappello).

Per la riconquista di Tolone, in mano agli inglesi,il capitano Bonaparte ordinò una azione temeraria che nessun comandante di compagnia avrebbe mai osato: nel mezzo di un temporale scrosciante ordinò l’assalto all’arma bianca e con i coltelli tra i denti (lui fu ferito alla coscia). La vittoria gli procurò la promozione sul campo a generale di 1° livello.

Accusato di essere amico di Augustin Robespierre (che lo aveva aiutato nella carriera), fratello minore di Maxmiliam, fu congedato come ufficiale a riposo a metà stipendio; questa fu l’occasione buona per studiare, nelle cantine parigine, non le tecniche militari ma le scorciatoie per arrivare al potere.

L’idea che fortemente gli batteva in testa era quella di potersi accreditare in qualche modo presso i salotti buoni termidoriani (“l’ansia di un cuor che indocile serve pensando al regno… e il giunse e tiene un premio ch’era follia sperar”).

La non più giovane creola Marie Josèphe Rose de Tascher de la Pagerie, vedova del visconte de Beauharnais (della sua storia parleremo in altra occasione), fu la rampa di lancio per Napoleone.

Josèphe, madre di Eugenio e Ortensia, nemmeno tanto bella, era riuscita a intrappolare con il suo corpo il capo del Direttorio, e cioè il potente Barras, il quale constatando che era un’amante costosissima pensò bene di farla sposare con il giovane Bonaparte dandogli come regalo di nozze la nomina a generale di corpo d’armata e affidandogli l’armata d’Italia (una armata di straccioni).

Napoleone ricorderà nelle memorie scritte a Sant’Elena che nella battaglia sul ponte di Lodi (Milano) contro gli austriaci aveva capito di avere doti superiori di grande stratega.

In realtà, come a Tolone, egli utilizzava tecniche e strategie vecchie quanto il cucco ma in modo diverso: ad esempio l’artiglieria, abituata a duellare con l’artiglieria nemica, ora veniva usata per sparare sulla fanteria; e così le cariche di cavalleria, invece di affrontare la cavalleria avversaria, servivano per capovolgere le sorti dei reparti in difficoltà.

Il Bonaparte (“Cornaparte” secondo i suoi soldati della campagna d’Italia, visto che la moglie a Parigi se la spassava non solo con Barras ma anche con giovani ufficiali con i quali entrava in contatto) aveva riscoperto le usanze degli antichi romani per le guerre; oltre al modo cesaristico di rivolgersi alle truppe, la propaganda e la diplomazia.

Tuttavia quello che è interessante mettere in risalto non è il personaggio militare (come fece il Manzoni), peraltro abbastanza smontabile (vedi mio articolo sulla battaglia di Eylau: http://www.ilfattoteramano.com/2017/03/10/grandi-battaglie-sconosciute-la-battaglia-di-eylau/), bensì la crescita del pensiero politico-civilistico del “Corso”, dalbalbettio di fronte al Consiglio dei Cinquecento in occasione della sua nomina a Console (ottenuta con la carica dentro la sala del Consiglio dei granatieri di Murat, e l’opera politica del fratello maggiore, Luciano Bonaparte, Presidente del Consiglio dei Cinquecento), fino all’emanazione del Codice Civile.

Il completamento cioè di quell’opera politico-sociale di trasformazione della Monarchia medievale francese in Monarchia Amministrativa, cominciata da Luigi XIV (vedi mio articolo su 14 luglio 1789: http://www.ilfattoteramano.com/2016/07/14/14-luglio-1789-sanculotti-francesi-istigati-dai-giacobini-assaltano-la-bastiglia/).

I confini dell’Impero creato da Napoleone militarmente sono importanti storicamente solo perchè ci indicano l’area geografica e politica in cui ebbero luogo, per diretta influenza e iniziativa della Francia napoleonica, quei mutamenti Istituzionali e sociali che né le riforme settecentesche, né l’impulso puramente ideale della rivoluzione francese, e nemmeno i tentativi dei gruppi “giacobini”avevano potuto determinare (si può parlare di rivoluzione esportata con le baionette).

L’abolizione del feudalesimo (iniziato da Luigi XIV), l’introduzione del Codice Civile, la laicizzazione dello Stato, la tolleranza religiosa, la struttura amministrativa dello Stato e l’accesso ai ranghi dell’esercito da parte di persone di basso ceto sociale fecero sì che la Francia disponesse di una superiorità politico-sociale a cui volenti o nolenti tutti gli altri stati europei cominciarono a far riferimento nel corso del 1800 e primi anni del 1900.

In altre parole, dopo il periodo napoleonico la borghesia francese era in grado di fare esperienze di governo e di amministrazione pubblica.

Gli inglesi, invece, dalla battaglia di Hastings (1066) in poi non solo avevano meditato la rivincita sui francesi, ma ora addirittura cominciavano ad ambire al dominio del mondo intero.

Waterloo per loro fu il punto di partenza politico-diplomatico che darà vita ai vari Protettorati (vedi regno di Napoli) e conseguentemente furono parte attiva nello scoppio delle due guerre mondiali del novecento.

Tornando al personaggio (“…più vasta orma stampar…”), piccolo di statura, dai modi grezzi, passò – dopo la sconfitta – ai vecchi modi ammanierati medioevali, tanto da fidarsi delle promesse fattegli dal capitano inglese che aveva avuto il compito di convincerlo a imbarcarsi con la meta degli Stati Uniti e invece appena egli fu a bordo fece rotta verso Sant’Elena.

La morte dell’Imperatore ufficialmente risultò causata da un tumore allo stomaco, come certificato dai medici che assistettero al suo decesso.

Nino Pace

Nino Pace

In realtà si è fatta strada anche l’ipotesi di avvelenamento con somministrazione progressiva di cianuro nell’arco di due anni. Quest’ultima tesi è avvalorata dal fatto che gli inglesi temessero la fuga, magari con plagio degli ufficiali di guardia, di Napoleone, tant’è vero che la polizia di sicurezza di Sua Maestà Re d’Inghilterra (qualche anno dopo – 1826 – nominatasi Scotland Yard) pretese l’invio dell’orecchio destro, della mano destra e del pene del deceduto per accertarsi che fosse morto veramente.

Fonti poco certe ci forniscono un pettegolezzo: il pene dell’Imperatore appena morto risultò essere lungo due centimetri e mezzo (questo particolare genera un corollario per cui le centinaia di donne che avevano amato Napoleone lo avevano fatto per il potere che la persona rappresentava e non per i suoi attributi sessuali).

I “posteri” che ricordarono Napoleone Bonaparte dopo la sua morte furono:

1) il suo fidatissimo maresciallo, nonché cognato, Gioacchino Murat, che proprio nella sua qualità di Re di Napoli, cercò di mantenere in vita il “bonapartismo”;

2) con immensa ammirazione suo figlio, Francesco Bonaparte, il “Re di Roma”, il quale appena la madre, Maria Luisa D’Austria, lo abbandonò per andare a prendere possesso del Granducato di Toscana, fu allevato dal nonno materno, l’Imperatore D’Austria-Ungheria, Francesco I. Ribattezzato “Franz” per tutti o “L’Aiglon” (l’aquilotto), inquadrato come semplice soldato di fanteria e morto di tifo nell’indifferenza generale a soli 22 anni.

One Response to 5 maggio 1821: Morte di Napoleone Bonaparte

  1. nicola

    28 maggio 2017 at 18:34

    esposizione storiografica perfetta.
    ottimo articolo, introvabile di questi tempi.

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