Chiamate i pompieri: dalla sede del PD di Teramo esce puzza di cadaveri

Chiamate i pompieri: dalla sede del PD di Teramo esce puzza di cadaveri

di Christian Francia  –

Luciano Monticelli - interessi poco chiari nel nostro partito
Il consigliere regionale PD di Pineto, Luciano Monticelli

C’è puzza di cadaveri dalle parti del PD teramano, ma non si tratta di caduti sul campo, di sconfitti nella battaglia politica contro il nemico. Si tratta di cannibalismo. Di quella atavica propensione a divorare i propri simili, i propri compagni di avventura (visto che le ideologie sono morte e sepolte).

È oramai noto a tutti che – avvicinandosi il periodo bollente delle future elezioni – i mestieranti di casa nostra cerchino un posto al sole delle liste elettorali, una candidatura blindata, una collocazione fra i capilista bloccati che accedono per grazia ricevuta agli scranni del Parlamento nazionale.

Ed è per questi motivi che torna utile accoltellare il proprio fratello piuttosto che perdere tempo a denigrare l’avversario, in modo da spianare la propria strada verso il potere, verso gli agognati stipendi da parlamentare e da consigliere regionale.

Ecco perché i democristiani di centrodestra Paolo Gatti e Paolo Tancredi vogliono uccidere in culla le ambizioni politiche del sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, divenuto eccessivamente visibile a causa del terremoto, tanto da essere entrato nella lista dei papabili ad un posto da deputato per Forza Italia, come ha più volte sottolineato padron Silvio Berlusconi.

Se così fosse, Paolo Gatti verrebbe umiliato oltre ogni immaginazione e passerebbe la vita a rosicare. Quindi è obbligatorio tenere Brucchi in sella fino a dopo le elezioni nazionali, onde scongiurare l’ennesima beffa per l’aspirante (dis)onorevole.

Sull’altra sponda del fiume, in casa PD, le manovre di epurazione dei fratelli coltelli sono già ad uno stadio avanzato.

Infatti non è sfuggita a nessuno la dichiarazione di guerra interna al Partito Democratico, laddove l’assessore regionale Dino Pepe, il consigliere regionale Luciano Monticelli e l’illegittima presidentessa dell’Istituto Zooprofilattico Manola Di Pasquale hanno fatto gruppo sotto l’egida del governatore Luciano D’Alfonso e del Ministro (delle braccia rubate) all’agricoltura Maurizio Martina (che è il numero due di Matteo Renzi).

Tale manipolo di incapaci fronteggia il plotone avverso costituito dagli immortali della Democrazia Cristiana: Tommaso Ginoble (al quale paghiamo lo stipendio da 32 anni, cioè dal 1985) e il villico consigliere regionale Sandro Mariani, entrambi affiliati ai capibastone del PD democristiano Dario Franceschini e Giuseppe Fioroni.

Queste due fazioni si combattono per i pochi posti al sole del parlamento e del consiglio regionale, considerato che solo i grassi stipendi pubblici smuovono le acque della politica, la quale è del tutto indifferente alle esigenze della collettività.

1) Le danze si sono aperte qualche giorno fa all’assemblea del PD svoltasi all’Hotel Abruzzi di Teramo, laddove i dalfonsiani hanno lanciato il primo siluro: “Siamo qui per il rilancio del PD. Perchè quello che c’è ora non ci piace”. Bersaglio è il segretario provinciale ginobliano Gabriele Minosse, che i dalfonsiani vorrebbero assolutamente rimuovere per avere maggior peso nella composizione delle liste elettorali.

2) Luciano Monticelli ha sparato in faccia a Minosse/Ginoble: “Mi sono trovato con il partito chiuso in faccia dal segretario provinciale quando si è trattato di fare le liste per Renzi. Io credo che il PD della provincia di Teramo non è ben rappresentato. A volte ci sono interessi poco chiari anche per chi è nel nostro partito”.

Traduzione: fateci spazio perché pensate troppo ai cazzi vostri ginobliani e troppo poco ai cazzi nostri dalfonsiani, vogliamo più poltrone, più candidature, più soldi e più potere.

3) Altro punto dolente è la questione della vice presidenza in Provincia di Teramo, attualmente assegnata ad un vassallo del disonorevole Giulio Cesare Sottanelli di Scelta Civica. A tale riguardo i dalfonsiani hanno detto che “bisogna fare una riflessione interna seria. Noi sosteniamo un’alleanza larga sul territorio poiché il PD non basta”.

Chiaro il riferimento ad un auspicabile accordo con Scelta Civica che fino ad oggi fa la guerra al PD sia a Roseto, sia Tortoreto (dove si vota fra breve) e sia a Martinsicuro (dove c’è pure la campagna elettorale). Ovviamente Ginoble vuole che Sottanelli muoia politicamente (perché potrebbe fargli ombra e perfino rubargli il posto in parlamento se Scelta Civica si accordasse con Renzi per una pattuglia di posti blindati all’interno delle liste del PD) e per questo l’assemblea PD teramano ha ginoblianamente ordinato al Presidente della Provincia di ritirare la nomina sottanelliana alla vicepresidenza.

4) Il capobastoncino Sandro Mariani ha da tempo serrato i bulloni dell’accordo con Ginoble, in base al quale Tommaso continuerebbe per la terza volta a fare il deputato mentre Sandro continuerebbe a fare il consigliere regionale (tanto lo stipendio è sempre da capogiro) sulla scorta del mutuo soccorso dei reciproci voti, quelli della montagna raccolti da Sandro per favorire Ginoble e quelli del mare raccolti da Tommaso per favorire Mariani.

Ma per mangiare ancora di più, qualora anche la legge elettorale regionale recepisse la possibilità della doppia preferenza maschio-femmina, allora sarebbe pronto il ticket Sandro Mariani/Teresa Ginoble per fare posto anche alla sorellina di Tommaso in consiglio regionale e far ingrassare economicamente la famigliola rosetana. Che teneri.

5) Mariani ha iniziato a gettare la maschera, forte della sua posizione di vantaggio, del controllo della segreteria provinciale PD e del controllo su enti strategici quali la ASL di Teramo, il Ruzzo (dove ha un membro in C.d.A., cioè Alessia Cognitti fidanzata con Moreno Fieni che è il portaborse di Mariani) e il BIM (il cui presidente è pure Moreno Fieni).

Sandro il camplese ha dichiarato spavaldo: Io ho sempre sostenuto il valore delle correnti perchè è un valore aggiunto. Noi le competizioni le facciamo leali. Facciamola finita di inginocchiarci a Pescara e a Chieti, io credo che questo partito debba dire no anche al Governatore D’Alfonso. Quando c’è stata la guerra per la ASL unica abbiamo tirato fuori gli attributi portando a casa un buon risultato per la provincia di Teramo. Dobbiamo intanto riprenderci Teramo e che è il vero risultato che dobbiamo portare a casa”.

Traduzione: io sono il nuovo capobastone e quando fra pochi anni Ginoble sarà arrivato ai 40 anni consecutivi di stipendi pubblici ne prenderò lo scettro fino a quando arriverò anch’io ai 40 anni di stipendi pubblici. Non solo. Ma siccome D’Alfonso pensa ai cazzi suoi, pure noi teramani pensiamo ai nostri e ce ne freghiamo della evidente utilità della ASL unica regionale, perciò manterremo in vita la ASL teramana per poter manovrare meglio la gestione del potere. Inoltre, è importante eleggere un sindaco di Teramo di stretta osservanza Marian-Ginobliana per poter far capire a tutti chi è che comanda in questa provincia, e a tal fine io stesso mi farò nominare commissario comunale del PD di Teramo per organizzare le primarie alla carica di sindaco e comporre le liste per le elezioni comunali del capoluogo.

6) Mariani, tronfio del suo ego nutrito a tartufi, si è spinto fino a sparare pubblicamente in faccia al collega assessore regionale Dino Pepe, peraltro in una assemblea provinciale dei cacciatori dove il rumore degli spari ha suscitato applausi da tifoseria.

Sandrone ha malmenato Pepe al quale imputa delle carenze evidenti in materia di caccia, di normativa regionale specifica, di calendario venatorio, di piano faunistico, di regole per il contenimento dei cinghiali. Un bagno di sangue che mira ad accaparrarsi il voto dei cacciatori e a dare il benservito a Pepe, in procinto di tornare nell’oblio dal quale proviene, facendo spazio al sindaco di Corropoli Umberto D’Annuntiis che sarà il futuro consigliere regionale della Val Vibrata.

I cacciatori hanno malmenato pure loro Pepe, sostenendo che “adesso abbiamo bypassato anche quella parvenza di ostracismo che avvertivamo da parte dell’assessore delegato alla Caccia Dino Pepe, che ci ha ascoltato, ma mai con la volontà di guardare le nostre proposte, di comprendere la legge nazionale a cui la Regione deve sottoporsi”. Quindi non solo Pepe sarebbe incapace politicamente, ma sarebbe pure un asino sotto l’aspetto legislativo. Detto dai cacciatori, che notoriamente non brillano di scienza giuridica, è davvero il colmo.

I dalfonsiani sono saltati sulla sedia non appena hanno preso atto che Pepe aveva la faccia gonfia di schiaffi piddini, per questo hanno diramato un comunicato stizzito: “esprimiamo con forza la nostra disapprovazione per il comportamento del Consigliere Mariani. Il Capogruppo deve difendere il proprio Assessore, deve lavorare ed adottare comportamenti che favoriscano la crescita della squadra (…) al Consigliere Mariani vogliamo ricordare che i nostri e i suoi avversari politici sono il centro-destra e il populismo del Movimento Cinque Stelle”.

Sbagliato: nella faida interna fra le due fazioni piddine la posta in gioco sono le poltrone parlamentari e regionali, per cui i nemici da combattere sono quelli interni al PD, non certo quelli di Forza Italia o del M5S che insistono su un altro elettorato.

7) Negli ultimi giorni, fra assemblee varie e comunicati incrociati che hanno messo in subbuglio quei mentecatti degli elettori del PD, sono emerse autocritiche feroci che segnalano quanto sia avanzato il fronte dello scontro interno:

– a Teramo “più che in altre realtà da troppo tempo c’è una grande assente: la politica”. Ahia.

“Cominciamo ad immaginare un Partito Democratico della provincia di Teramo diverso da quello attuale”. Ahia.

“Perché il PD riveste un ruolo cruciale per lo sviluppo di questo territorio, ne è praticamente il responsabile poiché è alla guida dei governi nazionali, regionali e provinciali”. Ah sì? Quindi lo sapete che state facendo cagare. Ma non vi vergognate.

“Nel nostro territorio mancano i giovani, le donne”. Ah sì? Chissà come mai.

“Oggi un ragazzo non si avvicina ad un circolo PD”. Ah sì? Chissà come mai.

“Tornare ad essere una comunità, accogliente e attiva, dove si aderisce e non ci si affilia per ribadire la fedeltà ad una filiera di potere locale. Siamo apparsi per troppo tempo questo e dobbiamo dimostrare il contrario”. E come fate a dimostrare il contrario se il PD è divenuto il comitato elettorale di Matteo Renzi? Se il PD teramano è il comitato elettorale di Tommaso Ginoble e di Sandro Mariani? Se al PD teramano si è costretti ad affiliarsi alla corrente dalfonsiana o ginobliana? Se nel PD teramano esistono soltanto le filiere di potere locale?

“Bisogna impedire che il Partito Democratico, soprattutto agli occhi di cittadini ed elettori, appaia e divenga il partito di 2 o 3 persone, o ancor peggio mero gestore di potere o strumento per le carriere istituzionali di pochi”. Non è vero che il PD appaia il partito di 2 o 3 persone, perché il PD è il partito di 2 o 3 persone ed è esattamente mero gestore di potere e mero strumento per le carriere istituzionali di pochi. I quali pochi, per concludere, non solo non hanno mai fatto una cosa buona che sia una per il nostro martoriato territorio, ma continuano beatamente a campare a scrocco dei cittadini senza mai pensare nemmeno per un minuto all’interesse pubblico, bensì solo a come mantenere la poltrona incollata al culo.

8 Responses to "Chiamate i pompieri: dalla sede del PD di Teramo esce puzza di cadaveri"

  1. Siffredi   27 maggio 2017 at 20:20

    Mi hai fatto godere!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Mamma   28 maggio 2017 at 7:22

    Sei un grande!!! Invece per Gatti e tutti gli altri siete piccoli piccoli piccoli!!!!

  3. francesco   28 maggio 2017 at 8:30

    Bell’articolo,però non si può dimenticare il fatto che se questa banda di parassiti che vive sulla pelle dei cittadini si trova ad occupare quelle poltrone ben pagate è perché qualcuno li ce li ha messi e nonostante tutto queste persone cotinuano a votarli,perciò chi è causa del suo mal ……..

  4. Cannonau   28 maggio 2017 at 11:29

    Ah ah ah……rido per non piangere

  5. Roy Bean   28 maggio 2017 at 12:31

    Tutto maledettamente vero!
    Una piccola cosa vorrei aggiungere?
    Mai i due presidenti degli Ambiti Territoriali di Caccia di che pasta sono?
    Vi ricordate quale assessore li ha messi in quel posto? Ma non faceva parte di un governo provinciale di centrodestra?
    Hanno rovinato l’attività venatoria in provincia di Teramo e nessuno parla?
    Ed i rappresentati degli agricoltori? Muti anch’essi?
    Se il cervello dei cacciatori non fosse simile a quello degli animali che cacciano nessuno si sarebbe sognato di partecipare ad una riunione ( Pepe non invitato per un contraddittorio) di chiara e schifosa bagarre politica all’interno del PD.

  6. cittadino   29 maggio 2017 at 10:46

    Sandro Mariani è il Gatti del centrosinistra

  7. Roy Bean   29 maggio 2017 at 14:26

    Mariani di sinistra non ha un cazzo.
    Puzza di cadaveri? Ma non è meglio di merda?

  8. cittadino   30 maggio 2017 at 17:23

    hai ragione non ha niente di sinistra come purtroppo non hanno nulla di sinistra gli altri

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