Ci vorrebbe un Pannella al nostro fianco

Ci vorrebbe un Pannella al nostro fianco

di Maria Cristina MARRONI  –

Marco Pannella - primo anniversario 19-5-2017 - La Citta
Marco Pannella e Maria Cristina Marroni nell’articolo pubblicato il 19 maggio 2017 dal quotidiano “La Città” in occasione del primo anniversario della morte

Un anno fa scompariva il teramano più illustre e universalmente noto dell’ultimo secolo, Marco Pannella. Nel corso di questo anno è venuta emergendo una cospicua bibliografia su di lui, ma è evidente che una personalità così poliedrica, così anticonformista, così evoluta rispetto al comune sentire del suo tempo necessita di tempi molto lunghi per poterne delineare con chiarezza i contorni, le sfaccettature, le battaglie incomprese, le visioni, le capacità comunicative, le bizzarrie, i sofisticati metodi di guerriglia politica.

Chiunque abbia conosciuto Marco è rimasto impressionato dalla sua mole fisica da gigante buono, dai suoi occhi di ghiaccio che brillavano di tenerezza e di compassione, dalle sue mani spropositate che incutevano timore, dalle sue dita gialle di nicotina.

“Il radicalismo è stata una bella maniera di invecchiare”, ripeteva il vecchio leone negli ultimi tempi, una frase che guardano le cose della politica di ogni giorno cresce dentro la coscienza e si espande, non si lascia dimenticare, avvolge, segna, scava.

Del resto, la parola radicale indica sia la predisposizione a risolvere le problematiche senza indulgere in compromessi, sia l’accezione storico-politica dell’ideologia settecentesca che rivendicava un sostanziale rinnovamento della società nell’alveo di una concezione liberale.

Pannella è stato troppe cose assieme ed è stato “troppo” in senso assoluto, come ingombro fisico, intellettuale, politico, come capacità dialettica, come profondità di analisi, come incontenibile e a volte patologica logorrea.

John Pollard ebbe a dire che “il radicale è un liberale che oltrepassa il limite di velocità”. Considerazione azzeccata nella misura in cui non ci è ancora possibile fermare la mitologia di Pannella che è tuttora in corsa e che quindi sfugge alle analisi di laboratorio dell’anatomopatologo. Troppa vitalità in quell’uomo che si è fatto “totus politicus”, scegliendo la politica come vocazione e come missione. Troppa generosità nel gettare il proprio corpo nell’arena pubblica come un Gandhi di ben altra stazza.

A pensarci adesso, sembra inadeguato ai tempi che corriamo il pensiero che la politica sia “meglio del sesso”, che la politica più nobile si faccia per strada litigando ad una ad una con le persone, che le battaglie perse siano fonte di autentica felicità, che il senso del dovere renda gioviali e metta buonumore (oltre che rendere logorroici), che l’impegno sia la via più aristocratica per dare un senso alla propria vita.

Marco ha rappresentato i diritti civili in Italia, ha incarnato gli anni della presa di coscienza, gli anni delle battaglie impossibili, della modernizzazione del Paese, della fantasia al potere, della lotta al pregiudizio, delle conquiste impronosticabili, della voglia di antiproibizionismo.

Un puro contro il muro compatto e trasversale dell’ipocrisia, un anticonformista solitario contro la melma del conformismo dominante, un provocatore indefesso contro il tappo del perbenismo, un modernizzatore che puntava tutto sull’uomo e sui suoi diritti, spazzando via conventicole, appartenenze, partiti, logiche spartitorie e compromissorie.

Un uomo che dell’onestà ha fatto un manifesto non di intenti, ma di pratica quotidiana. Un’idealista che aveva il dono di vedere il bello e il buono dove nessuno riusciva a vederli.

Ho due immagini di lui davanti agli occhi che non sbiadiscono: Marco aggrappato ad una ringhiera della Camera dei Deputati mentre i commessi lo portano via di forza e lui grida come un forsennato; e poi Marco seduto a terra a Bruxelles nel 1985 durante una manifestazione per gli Stati uniti d’Europa, mentre quattro o cinque agenti della polizia lo prendono di peso e lo trascinano.

Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo, ma scandalizzano oggi più di allora: Stati Uniti d’Europa? 32 anni dopo quel sit-in sembra persino impossibile pensare ad un’entità politica europea, ma Marco già la vedeva l’Europa, la sentiva unita politicamente molto di più e molto prima che unita economicamente o fiscalmente.

Il dibattito oggi è sui localismi, sulle piccinerie, ma nessun leader è capace di volare alto, di immaginare il progresso e di sapercelo raccontare come ce lo ha raccontato Pannella. E a proposito di leader, Marco fu il primo politico capace di identificare un intero partito, cosa che oggi ci appare ovvia con i Berlusconi, i Renzi, i Grillo, ma negli anni ’70 era un’anomalia assoluta che ha aperto a quel futuro che adesso è presente.

Pannella seppe conquistare il divorzio quando persino il PCI temeva nel difenderlo, difese l’aborto nonostante la guerriglia permanente di tutti i partiti per addomesticarlo, invocò la fine del servizio di leva obbligatorio, fumò dovunque per spingere la depenalizzazione dell’uso privato degli stupefacenti, combattè la pena di morte in giro per il mondo, difese gli omosessuali e pretese per loro uguali diritti quando era persino pericoloso farlo, ha chiesto l’abolizione dell’ergastolo, più diritti per i carcerati, provvedimenti di amnistia e di indulto, ha invocato leggi sulla libertà di ricerca scientifica e sul diritto di decidere la fine della propria vita.

Molte delle sue battaglie le ha perse. E restano tutte la combattere. Ma nessuno può negare che Pannella avesse la capacità insuperata di dettare l’agenda, di alzare polveroni, di destare scandalo, di mobilitare il Papa e il Dalai Lama, l’ONU e il Presidente della Repubblica. Tutti aprivano le porte all’ascolto di quanto avevano da dire i radicali perché i radicali godevano di un credito illimitato chiamato credibilità, onestà, autorevolezza.

Cose che vanno scomparendo perché mancano grandi personalità dotate di grandi difetti come il narcisismo, la teatralità, l’istrionismo, l’egocentrismo, la testardaggine abruzzese. Niente accordi sottobanco con Pannella, le mutande si lavavano in Piazza Navona, al pari degli affari riservati, così come in Piazza si restituivano – ai cittadini che si mettevano in fila – i soldi del finanziamento pubblico ai partiti.

Come facesse quest’uomo a sottoporsi a decine e centinaia di scioperi della fame e della sete, interrompendoli con mangiate pantagrueliche accompagnate da grasse risate degne della migliore letteratura francese, è tuttora ignoto.

Ma il mistero di uomo senza mistero che era trasparente in tutto, che lasciava la porta di casa sempre aperta, che si faceva frugare nelle tasche dai passanti, che ha sempre rifuggito il vitalizio da parlamentare di lunghissimo corso che si dimetteva un giorno prima di maturare la pensione per far entrare nelle assemblee rappresentative i compagni radicali, resta intatto nonostante le sue vicende siano di pubblico dominio.

Inventò il silenzio televisivo, si vestì da pagliaccio in TV destando scandalo, denunciò il cancro della partitocrazia quando nessuno sapeva nemmeno cosa fosse e la percezione del problema era ben lungi dall’essere acquisita dall’opinione pubblica.

Pannella fu un censore inflessibile del malcostume politico, la coscienza pura nella quale si specchiava quella sporca dei democristiani, dei socialisti, dei comunisti.

Impose infiniti temi e infiniti referendum, fra i quali indimenticabile quello sulla responsabilità civile dei magistrati che riuscì a far vincere con l’80% e un’onda di 21 milioni di voti nel 1987, ma venne clamorosamente disatteso da un sistema politico spaventosamente antidemocratico.

Marco è stato il primo uomo a superare la dicotomia fra destra e sinistra: tutti si affannavano ad etichettarlo come uomo nobile di sinistra per le battaglie sui diritti civili, altri come uomo nobile di destra per la sua inscalfibile fede liberale. La realtà è che Pannella era sopra, sopra agli altri, sopra ai pettegolezzi, sopra alle polemiche, sopra alle convenienze, sopra ai calcoli, sopra al potere, sopra al denaro, sopra alla religione. Amava l’uomo per quello che è, con le sue debolezze e i suoi vizi atavici.

Ci vorrebbe tanto un Pannella, qui, adesso, al nostro fianco, ma non ce lo abbiamo più.

3 Responses to "Ci vorrebbe un Pannella al nostro fianco"

  1. P. Di Egidio   21 maggio 2017 at 21:13

    Brava sarebbe dire poco. Un pezzo da antologia.

  2. Maria Cristina   22 maggio 2017 at 22:18

    Onorata, grazie di cuore!

  3. ernesto albanello   23 maggio 2017 at 10:51

    Effettivamente sei riuscita a tratteggiare gli aspetti più significativi dell’uomo Marco con una maestria pari a chi esprime i propri stati d’animo dipingendo un quadro in punta di pennello o compone una musica sussurrando le note. Non l’hai solennizzato, né lo hai celebrato, perché all’uomo Marco simili ostentazioni gli avrebbero fatto venire l’orticaria.
    Hai sottolineato i suoi difetti come il narcisismo, l’istrionismo, l’egocentrismo, la testardaggine tutti abruzzesi. E’ altrettanto vero però che quando uno mette la passione, il fervore, lo slancio in ciò in cui crede, è naturale che sia logorroico ed ingombrante. Dei mediocri politicamente corretti non sapremmo che farcene! La stupidità è sempre ingombrante, la lungimiranza (e Marco lo è stato!) ci permette di osservare la luna, mentre qualcuno rimane assorto a guardare il dito!

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