Oggi la rivoluzione è di destra

di PAOLO ERCOLANI  –

Renzi - giornata del giocattolo italiano

Matteo Renzi all’inseguimento della destra

La nostra epoca è quella in cui la rivoluzione non può che essere di Destra.

Per comprendere tale affermazione è  sufficiente liberarsi dall’idea, limitatamente antropocentrica, secondo cui è l’uomo (lui soltanto) a stabilire e governare ogni processo rivoluzionario.

Il processo di degenerazione

Nietzsche utilizzava un termine (entertung) per descrivere l’inesorabile processo di degenerazione e decadenza a cui non può sottrarsi alcuna realtà terrena. Nulla resta immutato, neppure le migliori manifestazioni della natura. Non certo le più riuscite costruzioni umane. Un giorno si spegnerà anche il nostro pianeta.

Sfiorisce la bellezza, svanisce la forza e sono destinati a degenerare e consumarsi anche le migliori idee e i più efficaci governi politici. “Tutto ciò che nasce è degno di perire”, scriveva un altro Friedrich (ma stavolta Engels) nella sua “Dialettica della natura”.

Ma questo perire di ogni cosa, esattamente come la vita umana, passa inesorabilmente attraverso un processo di degenerazione, decadenza, invecchiamento. Si tratta un fenomeno fisiologico, quello delle membra che si indeboliscono, della pelle che si raggrinzisce, delle ossa che perdono forza e degli organi che smettono di funzionare.

Non c’è cosa alcuna in questa nostra vita che non sia esposta all’inevitabile e durissima legge della fine. Il sentimento religioso è l’atteggiamento più antico e duraturo della vicenda umana proprio perché, in fondo, conferisce la speranza (o l’illusione) di un’ulteriorità, di un aldilà, di una fine che non è veramente tale perché, un bel giorno, ci presenterà un nuovo inizio.

Un sistema morente

Ecco, se applichiamo questa legge esistenziale al contesto politico del nostro Occidente, vediamo con chiarezza che ci troviamo di fronte a un sistema morente perché ha fatto il suo tempo, ha esaurito la propria energia vitale e la sua possibilità di incidere sulla realtà fino a plasmarla.

Tale sistema morente è quello sorto con la fine della II guerra mondiale. Lo storico Hobsbawm lo aveva definito come un “felice matrimonio” fra la tradizione liberal-capitalistica e quella social-democratica. Si è trattato di un sistema capace di produrre ricchezza inaudita e benessere diffuso (rigorosamente all’interno dei confini occidentali), ma anche di riconfigurare la gamma dei nostri valori etici e morali in senso più aperto, tollerante e moderno.

La prassi capitalista, unita agli ideali democratici e di Sinistra, volendo schematizzare al massimo, ha sostanzialmente plasmato il mondo occidentale dalla fine dei conflitti mondiali fino al tramonto del XX secolo.

Ma la spinta esistenziale, ideale e geopolitica di questo “felice matrimonio” si è inevitabilmente esaurita. Soprattutto perché quel felice matrimonio non funziona più.

Da una parte il capitalismo ha subito una deriva liberista, antidemocratica e foriera di intollerabili disuguaglianze economiche, così da produrre una sfiducia e un malcontento sociale ormai ingestibili.

Dall’altra parte la Sinistra si scopre drammaticamente non in grado di intercettare questo malcontento. Il suo ruolo, nella seconda metà del Novecento, è stato quello di integrarsi all’interno del sistema capitalistico, svolgendo la funzione di puntello critico e difensore di una quanto più ampia porzione di diritti individuali e giustizia sociale. Esaurito questo compito oltre il quale non è riuscita ad andare, oggi si ritrova a navigare a vista: divisa, inconcludente e priva di alcun progetto serio di alternativa a questo nuovo capitalismo globalizzato e iniquo.

La soluzione della Destra

Di fronte a questa decadenza del sistema che ha governato le nostre democrazie occidentali nell’ultimo mezzo secolo, emerge tutta la spinta innovatrice dell’unico sistema valoriale che ne era stato escluso: la Destra. Non a caso a svolgere il ruolo di “soluzione” dei problemi che connotano la decadenza del nostro tempo sono principi come il “sovranismo”, il “nazionalismo”, la xenofobia, la riscoperta dei valori tradizionalisti a danno delle conquiste a favore dei diritti individuali (omosessuali, minoranze in genere, diritto a cure e a una morte dignitosa, etc.), in aggiunta a un falso anticapitalismo (da Hitler a Trump, passando per Macron, abbiamo sempre visto la Destra favorire i grandi capitali e le rendite, pur conquistando il potere grazie a slogan populisti).

In questo senso, non sorprende che tali principi vengano soavemente pronunciati da furbi autori autoreferenziali, che pur dichiarano di ispirarsi ai classici della Sinistra (Marx, Gramsci, etc.). Sorprende un po’ di più, invece, ma ne dà la dimensione del vuoto ideale e programmatico, che la Sinistra o sedicente tale oscilli fra l’inseguire il populismo destrorso e il riproporre ideali vecchi di due secoli.

Al di là di tutti i discorsi, il problema sostanziale appare uno solo ma bello grosso: l’ultima volta che la Destra è apparsa come l’unica soluzione in grado di intercettare il malcontento popolare, è stato ai primi del Novecento.

E non finì tanto bene.

Matteo Renzi fascista con il babbo Tiziano in braccio

Matteo Renzi con l’uniforme del PD e il babbo Tiziano in braccio

2 Responses to Oggi la rivoluzione è di destra

  1. PD Fascio

    19 maggio 2017 at 11:18

    Evviva il balilla democratico!

  2. PD Fascio

    19 maggio 2017 at 11:21

    Manca la corsa alle armi favorita dal PD!!

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