L’acqua è sempre stata potabile: licenziare il CdA del Ruzzo e il dirigente del SIAN della ASL

di Christian Francia  –

Antonio Forlini - non conosco la legge

Il Presidentissimo Antonio Forlini: ignaro della legislazione sull’acqua benché presieda la società acquedottistica teramana

L’emergenza acqua (presuntivamente) sporca si è conclusa con una tragica verità: le istituzioni sono infarcite di peracottari messi lì come controfigure dei potenti che le manovrano come burattini, ma non hanno la benché minima idea del loro ruolo e delle competenze che dovrebbero possedere per svolgerlo al meglio.

Mi riferisco al presidente della società acquedottistica teramana Ruzzo S.p.A., cioè Antonio Forlini, già candidato alle elezioni politiche con il partito di Mario Monti e Giulio Cesare Sottanelli, ovvero Scelta Civica. Forlini deve essere immediatamente sfiduciato/licenziato dall’assemblea dei 36 sindaci/soci del Ruzzo.

Mi riferisco al membro del Consiglio di Amministrazione del Ruzzo Alfredo Grotta, fedelissimo del sedicente centrodestroide Paolo Gatti. Grotta deve essere immediatamente sfiduciato/licenziato dall’assemblea dei 36 sindaci/soci del Ruzzo.

Mi riferisco al membro del Consiglio di Amministrazione del Ruzzo Alessia Cognitti, fedelissima del sedicente centrosinistroide Sandro Mariani (in quanto piddina e fidanzata del di lui portaborse Moreno Fieni, il quale portaborse è finanche presidente del tragicamente inutile BIM Teramo). La Cognitti deve essere immediatamente sfiduciata/licenziata dall’assemblea dei 36 sindaci/soci del Ruzzo.

Artefice e principale colpevole del disastro è il Direttore del Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione della ASL di Teramo, cioè la dottoressa Maddalena Marconi, la quale deve essere immediatamente licenziata per manifesta incapacità che ha dato luogo – con la complicità del Ruzzo gestore – all’infondato panico diffuso fra la popolazione e (peggio ancora) al prodursi di ingenti danni al sistema produttivo locale, nonché al definitivo incrinarsi dell’immagine e della reputazione di un’intera provincia.

Ricapitoliamo i fatti:

1) l’8 maggio l’ARTA effettua dei prelievi di acqua dalle fonti di captazione del Gran Sasso e con grave ritardo invia un referto riferito alla sola analisi organolettica (odore e sapore che risultavano non conformi) alla ASL di Teramo la quale, nel pomeriggio del 9 maggio, emana una disposizione di “limitazione d’uso dell’acqua in rete con divieto di utilizzo per uso idropotabile”. La ASL commette una grave illegittimità violando il vigente D.Lgs. n. 31/2001 che dispone tutt’altra procedura e non assegna alcun potere alla ASL per limitare l’uso dell’acqua in rete.

2) Il Ruzzo, gestore della rete acquedottistica, invece di pretendere il rispetto della legge decide sciaguratamente di subire passivamente la disposizione illegittima della ASL, pubblicando la disposizione e gettando nel caos l’intera provincia di Teramo con scene di panico che ricordano l’assalto ai forni di manzoniana memoria.

La conoscenza della normativa in vigore, totalmente ignorata dai vertici del Ruzzo, avrebbe scongiurato il disastro tecnico-giuridico-informativo e avrebbe consentito di evitare danni enormi al sistema produttivo dell’intera provincia, costretto a fermarsi per la giornata del 10 maggio.

Il Ruzzo avrebbe dovuto dire ai vertici ASL che non avevano nessun potere di disporre alcunché, per cui avrebbe dovuto essere l’Autorità d’Ambito ATO5 Teramano a prendere gli opportuni provvedimenti, sentiti i pareri della ASL e del gestore, di concerto con l’autorità sanitaria sul territorio rappresentata dai sindaci.

Inoltre, precauzionalmente, il Ruzzo avrebbe dovuto mettere a scarico (cioè non immettendola nella rete) l’acqua sospetta del Gran Sasso, pretendendo però le analisi chimiche di laboratorio dalle quali evincere specificamente le sostanze presenti (che in ipotesi avevano dato adito a odore e sapore non conformi alla normativa).

Solo all’esito di tali dettagliate analisi, qualora fossero emersi parametri fuori dalle norme, si sarebbe dovuto procedere ad informare la cittadinanza, emanando gli opportuni provvedimenti di limitazione d’uso delle acque.

Ciò non è stato a causa delle gravi responsabilità degli attori in campo, colpevoli tutti di non avere la benché minima idea della vigente normativa in materia di acque ad uso umano.

3) Ieri, 12 maggio 2017, sono stati resi noti i referti relativi ai campioni di acqua prelevati l’8 maggio (cioè quella risultata organoletticamente non conforme per odore e sapore). Ecco il documento integrale: Referto ARTA delle analisi campioni acqua Ruzzo 8 maggio 2017.

Il Ruzzo stesso comunica che dalle analisi di laboratorio non sono stati riscontrati valori sopra la soglia consentita in nessuno degli elementi che era necessario monitorare. Tutti i controlli hanno dato sempre dal punto di vista chimico-fisico esito negativo, in particolare quelli ripetuti per ben 6 volte tra il 9 e il 10 maggio.

Peraltro, come è noto, l’ordinanza della Asl e i conseguenti provvedimenti di divieto di utilizzo dell’acqua si sono basati esclusivamente sull’analisi meramente organolettica (odore e sapore) eseguita sui campioni prelevati l’8 maggio.

In merito alle notizie circa la presunta non potabilità dell’acqua nei giorni 4 e 5 maggio per la presenza di toluene, è necessario chiarire che tracce di tale sostanza, secondo le stesse analisi effettuate dall’Arta per conto della Asl di Teramo e l’autocontrollo svolto dalla nostra azienda attraverso il laboratorio accreditato, erano presenti in misura molto più bassa rispetto ai limiti prescritti e comunque sempre tale da garantirne il pieno e sicuro utilizzo a fini idropotabili. Infatti, come confermato anche dall’Istituto Superiore di Sanità (parere richiamato sia dall’Arta che dalla Asl nelle comunicazioni inviateci nei giorni scorsi), l’Organizzazione mondiale della Sanità ha stabilito per questa sostanza un valore limite nell’acqua destinata al consumo umano pari a 700 microgrammi/L, dunque 37 volte inferiore al valore massimo riscontrato il 5 maggio e pari a 18,6 microgrammi/litro.

Desideriamo pertanto rassicurare l’intera comunità che l’acqua distribuita dalla nostra rete è sempre stata sicura e controllata. Tutte le analisi, infatti, hanno finora escluso qualsiasi presenza di sostanze al di sopra dei limiti previsti dalla legge.

Ci auguriamo, infine, insieme a tutta la popolazione interessata, che le autorità competenti facciano chiarezza su quali procedure abbiano seguito i medesimi soggetti e cosa abbia determinato con esattezza l’improvvisa decisione di sospendere l’approvvigionamento dalla sorgente del Gran Sasso e dichiarare la non potabilità dell’acqua, generando il caos e il panico tra i cittadini. Ruzzo Reti, nei prossimi giorni, valuterà tutte le azioni finalizzate sia alla tutela del territorio che del proprio patrimonio.

Il comunicato è ineccepibile, salvo che lo scaricabarile sulle responsabilità della ASL (che ha compiuto una illegittimità foriera di conseguenze negative) non evidenzia l’incompetenza e l’incapacità dei vertici del Ruzzo che hanno subito passivamente sia lo stupro della legge che delle loro attribuzioni, visto che sono loro i gestori della rete.

Un gestore attento e scrupoloso avrebbe impedito che la vicenda esplodesse pubblicamente, pur tutelando precauzionalmente la salute pubblica con la messa a scarico delle fonti del Gran Sasso, ma pretendendo ogni riserbo fino all’acquisizione dei referti ufficiali delle analisi chimico-fisiche.

Peraltro il riserbo è imposto legislativamente proprio dall’art. 10 comma 1 del D.Lgs. n. 31/2001, il quale dispone che vengano adottati gli opportuni provvedimenti tenuto conto dell’entità del superamento del valore di parametro pertinente e dei potenziali rischi per la salute umana nonché dei rischi che potrebbero derivare da un’interruzione dell’approvvigionamento o da una limitazione di uso delle acque erogate.

Se ne evince che da un lato l’entità del superamento del valore di parametro non era misurabile al momento della disposizione ASL di divieto dell’uso dell’acqua a fini potabili, mentre dall’altro lato non sono stati affatto calcolati i rischi derivanti dalla divulgazione dell’ordine di limitare l’uso delle acque erogate.

E mi taccio sul nocumento incalcolabile che tale vicenda arrecherà ineludibilmente all’intero sistema turistico provinciale.

Per tali motivi l’intero dissennato C.d.A. del Ruzzo deve essere estromesso da ogni possibile futura ripetizione di tali inaccettabili e irripetibili errori, causati con ogni evidenza da ignoranza sesquipedale.

Quando da domani inizieranno ad arrivare le ingenti richieste risarcitorie delle imprese danneggiate ingiustificatamente e illegittimamente per aver perduto una giornata di lavoro (fra le quali, ironia della sorte, proprio la Amadori dove lavora il presidente del Ruzzo Forlini), inizierà l’indecoroso balletto dello scaricabarile che terminerà fra qualche anno con gli ovvi risarcimenti che verranno messi a carico non già dei responsabili, bensì dell’intera popolazione che pagherà con le bollette dell’acqua e con la fiscalità generale gli errori e le insipienze della classe politica più becera che la storia ricordi.

4) Solo per inciso, segnalo come non valga la pena di soffermarsi sull’indecoroso comunicato del Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua il quale, invece di restarsene “acqua in bocca”, ha perso l’occasione di tacere esprimendo un illeggibile ragionamento antigiuridico che non merita alcun ascolto in ambito politico-sociale, se non al bar.

Il misero tentativo di lucrare una qualche visibilità per dimostrare di esistere, ha messo in luce solo che esiste un Forum che trasuda ignoranza, se è vero come è vero che sostenere che “la ASL ha fatto solo il suo dovere nell’imporre in quel momento una restrizione d’uso a tutela dei cittadini” è una castroneria giuridica che non può uscire dalla bocca di chi dovrebbe conoscere a menadito la normativa sull’acqua pubblica.

Il Forum ha sfornato un letamaio di sciocchezze, asserendo a sproposito che fosse doveroso tutelare la popolazione dai rischi: “anche solo per buon senso (ma sono le norme a dirlo), chi può pensare di prendersi la responsabilità di dare da bere a 300.000 persone acqua maleodorante e di cattivo sapore senza conoscere qual è la causa del problema?”.

Nessuno avrebbe dovuto prendersi la responsabilità di dare a bere acqua maleodorante e di cattivo sapore, ma avrebbero dovuto metterla a scarico senza allarmare la popolazione fino a quando le analisi chimico-fisiche non avessero fornito l’esatta radiografia delle sostanze contenute in quei campioni maleodoranti.

Oggi che sappiamo che le analisi sono negative e che in quell’acqua maleodorante non c’era niente di pericoloso, possiamo affermare senza tema di smentita che è stato imprudente, illegittimo, insensato e idiota allarmare la popolazione e causare ingenti danni al sistema produttivo.

Il Forum conclude in maniera umoristica: “Pertanto invitiamo tutti al senso di responsabilità e ad informarsi sulle procedure di legge perchè altrimenti è vero che si ragiona a chiacchiere di prevenzione e solo a disastri avvenuti”.

Peccato solo che l’invocato senso di responsabilità sia sconosciuto al Forum stesso, così come sono sconosciute le procedure di legge allo stesso Forum, mentre è verissimo che si ragioni a chiacchiere (ma non sono gli altri a farlo, bensì il medesimo Forum che quelle chiacchiere dovrebbe contribuire a dissiparle).

5) Da ultimo, una considerazione sui primi cittadini teramani, alcuni dei quali si sono messi in ridicolo annunciando di voler fare le analisi all’acqua delle fontanelle dei loro Comuni.

Trattasi di villici incapaci, i quali ignorano di essere essi stessi i proprietari della società Ruzzo S.p.A. e quindi di avere tutti i poteri di controllo e di verifica sull’operato del gestore dell’acqua pubblica.

Ai sindaci incapaci che sfidano il ridicolo pur di lucrare qualche facile consenso fra le fasce più ignoranti della popolazione, formulo l’invito a chiedere con urgenza un’assemblea dei sindaci/soci del Ruzzo avente ad oggetto la sfiducia degli amministratori in carica e il licenziamento degli incapaci che loro stessi hanno messo alla guida della società acquedottistica teramana.

9 Responses to L’acqua è sempre stata potabile: licenziare il CdA del Ruzzo e il dirigente del SIAN della ASL

  1. Vincenzo

    13 maggio 2017 at 17:14

    Incollato alla poltrona puoi ben dirlo, il potere piace più del sesso. Però come l’hai sputtanato!! Al suo posto andrei a seppellirmi dalla vergogna!!

  2. Anonimo

    14 maggio 2017 at 0:21

    forlini: prima la tercas poi il ruzzo

  3. Anonimo

    14 maggio 2017 at 9:01

    Andatevi a rivedere il servizio delle Iene di qualche tempo fa.
    Mbè, non è cambiato nulla, purtroppo viviamo in Italia.
    Non sono un esperto ma mi piacerebbe conoscere l’incidenza percentuale dei cancri sulla popolazione teramana.

  4. Mario

    14 maggio 2017 at 14:55

    Non so quale sia l’incidenza dei tumori nel teramano ma so che la prospettiva di vita alla nascita (cosiddetta vita media) è aumentata negli ultimi 15 anni di quasi un anno in Abruzzo come nel teramano dai dati ISTAT…. l’Abruzzo è tra le prime quattro regioni in Italia… credo che quella sia l’acqua più controllata d’Italia

  5. Emanuela

    14 maggio 2017 at 15:22

    QUINDI L’acqua e potabile..???? Si può bere?ci si può lavare..e soprattutto ci si può Cucinare?

  6. Francesco

    14 maggio 2017 at 21:22

    Dopo 6 giorni dall’8 maggio

    1) Non so di cosa puzzava l’acqua. E si che il manuale dell’Istituto Superiore di Sanità indica ai tecnici quali sono i codici da usare per gli odori: A=aromatico, B=balsamico, C=chimico, ecc (tab.4, pag.83)

    2) Non so se l’intensità ha superato la scala di intensità 5 degli odori (tab.5 della stessa pagina) raggiunto il quale “l’odore è di tale intensità che l’acqua non è idonea al consumo umano”

    3) Non so i risultati dalle controprova delle analisi chimiche (E’ stata fatta o no? Se si, perché non lo dicono? E perché hanno consultato solo Padova per una cosa tanto importante?)

    Presumo che questo modo di procedere non e’ intenzionalmente progettato per farmi diventare matto, ma l’effetto e’ quello.

    PS Il manuale l’ho trovato qui,
    http://www.iss.it/publ/index.php?lang=1&id=2122&tipo=5

  7. Goffredo Rotili

    16 maggio 2017 at 8:24

    Gli imbecilli hanno spaventato anche i cittadini di zone dove l’acqua del Ruzzo non proveniva dal Gran Sasso.
    Hanno inserito anche il Comune di Valle Castellana che è alimentato dalle acque dei Monti Della Laga.

  8. Francesco

    17 maggio 2017 at 16:03

    Da il Centro di ieri: Padova dice che non c’era niente il 9. La dirigente dice che l’odore era sgradevole (codice D?) e molto forte (codice 5?). In ogni caso, sinceramente mi sento piu’ tranquillo a sapere che la chimica analitica non evidenzia problemi.

    Spero che si faranno investigazioni ulteriori, consultandosi con l’Istituto superiore di Sanità e con chimici ancora piu’ autorevoli e competenti, per capire le possibili origini di questo odore. Si sa che esistono sostanze a cui l’olfatto e’ molto sensibile e che non sono facilmente ravvisabili. Immagino non sia la prima volta che succede qualcosa del genere al mondo.

    Invece, mi sembra molto meno ragionevole dare per scontato che e’ colpa di tizio o di caio, come stanno facendo molti dei miei concittadini, prima di avere capito davvero cosa e’ successo. Capisco il disagio, ma non sono affatto convinto che quello che ci serva sia trovare un capro espiatorio: ci serve capire, per quanto possibile, e mettere a punto delle procedure piu’ efficaci per il futuro.

  9. Francesco

    18 maggio 2017 at 8:49

    La controprove di Padova dicono che non c’era niente di significativo. I dirigenti dicono che l’acqua puzzava molto (forse intendono livello 5) e che l’odore era sgradevole (forse intendono codice D dell’odore).

    Non danno dettagli delle procedure seguite ma tutto sommato mi sento rassicurato. Spero che si siano riproposti di capire (magari con qualcuno piu esperto) cosa avrebbe potuto essere la causa, e che in futuro possano essere piu’ puntuali nelle comunicazioni.

    Perché non mettere un laboratorio di analisi delle acque fisso dentro il laboratorio del Gran Sasso? E’ evidente che rassicurerebbe noi cittadini ma, credo proprio, anche chi lavora la dentro. Forse c’e’ già, forse basterebbe distaccare qualche tecnico dell’ARTA e dargli l’incarico.

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