Acqua non potabile: la Provincia di Teramo nel dramma (le colpe di ASL e Ruzzo)

Acqua non potabile: la Provincia di Teramo nel dramma (le colpe di ASL e Ruzzo)

di Christian Francia  –

Forlini stappa lo champagne al Ruzzo
Il Presidente del Ruzzo Antonio Forlini mentre stappa lo champagne l’8 maggio, nelle stesse ore nelle quali l’ARTA effettuava i prelievi dai quali è risultata la non potabilità delle acque della rete

Cosa sia successo con esattezza ancora non si sa, ma quel che è certo è che l’acqua che scorre nei rubinetti di gran parte della Provincia di Teramo è stata dichiarata non potabile. La notizia è divenuta di pubblico dominio poco dopo le 18,00 di ieri martedì 9 maggio 2017.

Il fatto è gravissimo soprattutto per l’approssimazione di coloro che hanno gestito la spinosa vicenda i quali, ad una prima olfazione, non appaiono affatto aver rispettato le prescrizioni di legge.

Questi gli accadimenti.

Nel pomeriggio di martedì 9 maggio la società acquedottistica teramana Ruzzo S.p.A. pubblica il seguente comunicato sul proprio sito istituzionale:

“09/05/17 – DISPOSIZIONE SIAN ASL TERAMO

A seguito dei prelievi effettuati al Traforo del Gran Sasso, l’ARTA ha giudicato l’acqua in uscita non conforme, pertanto il SIAN dell’ASL di Teramo ha disposto l’uso per soli fini igienici. (Testo disposizione ASL di TeramoASL Teramo – 9 maggio 2017 – acqua Ruzzo non potabile).

Sino a nuova disposizione è vietato l’uso potabile.

Inoltre, a partire dal pomeriggio di oggi, il mancato approvvigionamento dalle sorgenti del Gran Sasso provocherà la progressiva disalimentazione delle utenze nei seguenti comuni:

ALBA ADRIATICA

ANCARANO

BASCIANO

BELLANTE

CAMPLI

CANZANO

CASTELLALTO

CASTELLI

CIVITELLA DEL TRONTO

COLLEDARA

COLONNELLA

CONTROGUERRA

CORROPOLI

GIULIANOVA

MARTINSICURO

MONTORIO AL VOMANO

MORRO D’ORO

MOSCIANO

NERETO

NOTARESCO

PENNA S’ANDREA (Val Vomano)

ROSETO

SANT’OMERO

SANT’EGIDIO

TERAMO

TORANO NUOVO

TORRICELLA SICURA (Capoluogo e Bivio S.Chiara)

TORTORETO

TOSSICIA

VALLE CASTELLANA

ISOLA DEL GRAN SASSO

PINETO

Seguiranno aggiornamenti”.

I dati che saltano agli occhi sono due:

– il primo è che l’ARTA (l’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente) “ha giudicato” l’acqua “non conforme”;

– il secondo è che l’ASL di Teramo ha disposto l’uso dell’acqua corrente “per soli usi igienici” (ma non si capisce quale norma di legge abbia assegnato alla ASL il potere di disporre limitazioni all’uso dell’acqua).

In particolare, la norma che disciplina la fattispecie è l’articolo 10 del D.Lgs. n. 31/2001, Decreto Legislativo concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, il quale recita testualmente:

10. Provvedimenti e limitazioni dell’uso.

1. Fatto salvo quanto disposto dagli articoli 13, 14 e 16, nel caso in cui le acque destinate al consumo umano non corrispondono ai valori di parametro fissati a norma dell’allegato «I», l’azienda unità sanitaria locale interessata, comunica al gestore l’avvenuto superamento e, effettuate le valutazioni del caso, propone al sindaco l’adozione degli eventuali provvedimenti cautelativi a tutela della salute pubblica, tenuto conto dell’entità del superamento del valore di parametro pertinente e dei potenziali rischi per la salute umana nonché dei rischi che potrebbero derivare da un’interruzione dell’approvvigionamento o da una limitazione di uso delle acque erogate.

2. Il gestore, sentite l’azienda unità sanitaria locale e l’Autorità d’àmbito, individuate tempestivamente le cause della non conformità, attua i correttivi gestionali di competenza necessari all’immediato ripristino della qualità delle acque erogate.

3. La procedura di cui al comma precedente deve essere posta in atto anche in presenza di sostanze o agenti biologici in quantità tali che possono determinare un rischio per la salute umana.

4. Il sindaco, l’azienda unità sanitaria locale, l’Autorità d’àmbito ed il gestore informano i consumatori in ordine ai provvedimenti adottati, ciascuno per quanto di propria competenza”.

Alla luce della norma si comprendono gli strafalcioni giuridici commessi dagli attori interessati, strafalcioni che a caduta hanno finito per generare il panico nella popolazione senza che nessuno abbia effettivamente messo nero su bianco quale fosse l’origine del problema.

L’ARTA viene citata nel D.Lgs. n. 31/2001 una sola volta per sancire che la ASL se ne avvale per le attività di laboratorio.

Nella disposizione della ASL di Teramo viene allegata la lettera dell’ARTA, la quale il 9 maggio alle ore 13,08 (tramite PEC) comunica alla stessa ASL l’esito delle analisi delle acque prelevate l’8 maggio, analisi in base alle quali nei tre luoghi di prelievo l’esito degli esami è risultato “NON CONFORME” in quanto sia l’odore che il sapore delle acque analizzate sarebbero risultati “NON ACCETTABILI”.

Sia il concetto di conformità che quello di accettabilità sono disciplinati dalla legge, per cui l’ARTA ha compiuto bene il proprio lavoro, salvo verificare se vi siano stati dei ritardi, perché se i risultati delle analisi delle acque vengono inviati alla ASL alle 13,08 del giorno successivo al prelievo e i provvedimenti di limitazione all’uso domestico vengono diffusi dopo le ore 18,00, se ne deduce che i tempi di reazione a qualsivoglia tipologia di inquinamento delle acque sono di almeno 24/30 ore durante le quali i cittadini possono tranquillamente avvelenarsi senza che qualcuno li tuteli.

Cosa che si è puntualmente verificata perché per almeno un giorno e mezzo abbiamo tranquillamente bevuto acqua non potabile con rischi e/o danni per la salute che è impossibile poter valutare.

La ASL da parte sua, nella concitazione del momento, ha pasticciato disponendo da un lato che il Ruzzo non utilizzi l’acqua delle fonti di captazione interessate dai controlli, ma dall’altro lato disponendo lei stessa “la limitazione d’uso dell’acqua in rete con divieto di utilizzo per uso idropotabile e uso unicamente per fini igienici”.

Subito dopo la ASL si è rimangiata la predetta disposizione: “Sarà cura della scrivente informare i comuni per emanazione di disposizione urgente immediata di limitazione d’uso dell’acqua con divieto utilizzo uso potabile e utilizzo unicamente per uso igienico”.

Delle due l’una: o è la ASL a dover disporre la limitazione d’uso delle acque della rete acquedottistica teramana, oppure è il Comune a doverlo fare. Non è possibile che la ASL abbia disposto lei stessa la limitazione salvo chiedere ai Sindaci che emettano ordinanze del medesimo tenore letterale.

Ma c’è di più. L’inciso contenuto all’inizio dell’art. 10 del D.Lgs. n. 31/2001, cioè Fatto salvo quanto disposto dagli articoli 13, 14 e 16, fa proprio al caso nostro. Si dà il caso infatti che le analisi di laboratorio dell’ARTA abbiano sancito la non conformità delle acque in quanto i parametri dell’odore e del sapore sarebbero “non accettabili”. E tali parametri dell’odore e del sapore sono previsti nella “Parte C” dell’Allegato «I» del citato Decreto Legislativo.

A tale riguardo, è appena il caso di sottolineare che proprio l’art. 14 (rubricato “Conformità ai parametri indicatori”) al comma 1 recita esattamente così: In caso di non conformità ai valori di parametro o alle specifiche di cui alla parte C dell’allegato 1, l’autorità d’àmbito, sentito il parere dell’azienda unità sanitaria locale in merito al possibile rischio per la salute umana derivante dalla non conformità ai valori di parametro o alle specifiche predetti, mette in atto i necessari adempimenti di competenza e dispone che vengano presi provvedimenti intesi a ripristinare la qualità delle acque ove ciò sia necessario per tutelare la salute umana.

Ne consegue che la non accettabilità dell’odore e del sapore delle acque analizzate, essendo violazione dei valori di parametro contenuti nella “Parte C”, avrebbe dovuto essere ricondotta ai poteri dell’Autorità d’Ambito, cioè l’Ente Ambito Territoriale Ottimale “ATO n. 5 teramano” avente sede proprio a Teramo (http://www.ato5teramo.it/).

Insomma, una confusione di ruoli e di poteri che incideranno non poco sulle responsabilità e sui costi (sia sociali che economici) che inevitabilmente discenderanno dalla decisione di dichiarare la non potabilità delle acque della rete del Ruzzo.

I disagi per la popolazione sono notevoli, considerato che da ieri pomeriggio il mancato approvvigionamento dalle sorgenti del Gran Sasso ha provocato la progressiva disalimentazione delle utenze di 32 Comuni teramani.

Questo episodio segue peraltro quello dello scorso agosto, venuto alla luce tre mesi dopo quando la Regione Abruzzo rese noto il cambio di captazione per i Comuni serviti dal Ruzzo. Il 30 agosto 2016 la ASL di Teramo accertò lo sversamento dai Laboratori del Gran Sasso di diclorometano nelle acque potabili.

Questa volta qualcuno sussurra che potrebbe trattarsi di taluni solventi aromatici (tipo Toluene o Benzene) la cui tossicità è ben nota (http://www.myttex.net/forum/Thread-Tossicit%C3%A0-dei-solventi-aromatici), solventi che si ipotizza possano essere stati utilizzati nei giorni scorsi durante la riverniciatura delle gallerie del traforo del Gran Sasso.

Ecco spiegato il motivo per cui il citato articolo 10 del D.Lgs. n. 31/2001 specifica: “tenuto conto dell’entità del superamento del valore di parametro pertinente e dei potenziali rischi per la salute umana nonché dei rischi che potrebbero derivare da un’interruzione dell’approvvigionamento o da una limitazione di uso delle acque erogate”.

Il motivo consiste nel fatto che se non si individuano con esattezza le sostanze estranee o anomale presenti nelle acque, risulta impossibile valutare con precisione le contromisure da adottare a tutela della salute pubblica.

Per cui se vi fosse realmente stato uno sversamento di alcuni litri di solvente aromatico confluiti nelle acque di captazione, ci troveremmo di fronte al danno già subito in quanto il veleno ce lo siamo già bevuti dai rubinetti nell’ultima settimana, e adesso dobbiamo subirci la beffa della limitazione d’uso dell’acqua potabile proprio quando il pericolo è passato e le acque sono tornate alla normalità.

Forlini stappa lo champagne al Ruzzo mentre le acque non erano potabili
L’articolo del 9 maggio sul quotidiano La Città immortala Forlini che fa festa mentre si consumava il dramma che sarebbe esploso di lì a poche ore

Senza contare i danni economici derivanti dall’attivazione del potabilizzatore di Montorio che è fermo per manutenzione e la sua riattivazione richiede diversi giorni” come ha dichiarato il presidente del Ruzzo Antonio Forlini il quale, per una beffarda casualità, proprio quell’8 maggio nel quale l’ARTA effettuava i prelievi rivelatisi non conformi, stappava lo champagne per festeggiare l’avvio dei lavori del nuovo depuratore di Tortoreto.

Forlini ha aggiunto che “se le analisi saranno positive occorrerà tempo per poter riutilizzare di nuovo l’acqua che esce dai nostri rubinetti in sicurezza”.

Ritardi, errori, approssimazioni e negligenze: come al solito a Teramo non ci facciamo mancare mai nulla (tranne l’acqua potabile che essendo l’unica cosa indispensabile manca davvero):

– le analisi di laboratorio sulle acque sembrano troppo lenti;

– i risultati delle analisi sono troppo imprecisi;

– la trasmissione delle notizie è lentissima (ben 5 ore sono passate dalla PEC inoltrata dall’ARTA alle 13,08 e la divulgazione capillare dell’ordine di non bere l’acqua dai rubinetti che è avvenuta dopo le 18,00);

– gli enti titolati ad agire pasticciano;

– le comunicazioni alla popolazione sono prive della chiarezza e della visibilità di cui necessiterebbero (il comunicato del Ruzzo intitolato DISPOSIZIONE SIAN ASL TERAMO è un capolavoro di cripticità);

– le competenze si accavallano e c’è chi fa troppo per eccesso di zelo e chi troppo poco per pusillanimità.

Il risultato è l’ennesimo stress per la popolazione, stremata da un anno maledetto dove alle avversità naturali si sommano le avversità istituzionali.

Ma fino a quando i cittadini non si faranno capaci della necessità di prendere a pedate in culo chi comanda (cioè l’intera classe dirigente nessuno escluso) e spedirlo a giocare a biliardino, incidenti come questo sono destinati a ripetersi e ad aggravarsi senza che nessun ente di controllo e nessun tribunale si faccia carico di fare giustizia.

8 Responses to "Acqua non potabile: la Provincia di Teramo nel dramma (le colpe di ASL e Ruzzo)"

  1. Amen   10 maggio 2017 at 7:50

    Questa notte, alle 2,29,57 (insomma, alle due e mezza) la Prefettura ha revocato la disposizione. L’acqua è “conforme”. Resta da vedere se “è stata conforme” anche nei giorni scorsi…

  2. Anonimo   10 maggio 2017 at 8:25

    Il problema è proprio nell’ultimo periodo. I cittadini, passata l’emergenza, tornano a pensare agli aperitivi e al calcio.

  3. Leda Santosuosso   10 maggio 2017 at 11:28

    a questo punto non mi fido neanche quando mi dicono che è potabile…
    INCAPACI! c’è da aver paura di questi personaggi….

  4. Cittadino Teramano   10 maggio 2017 at 19:05

    Cristian Francia,
    ora ha scritto un articolo degno.
    A dicembre pero’ parlava di procurato allarme. Invece si dimostra che siamo in mano a incompetente e molto proababilmente anche imbroglioni.

  5. Cittadino teramano   10 maggio 2017 at 21:49

    Ma ci vogliono 24 ore per stabilire che 3 campioni hanno odore e sapore inaccettabili? E se con poche ore e di notte si sono potute fare analisi tali da stabilire che l’acqua è potabile non si poteva fare prima nelle 24 ore che ci hanno messo per stabilire odore e sapore inaccettabili? A me sembrano una massa di incompetenti e incapaci. Cosa c’era in questi campioni? Come è possibile che anche l’acqua proveniente dai laboratori avesse odore e sapore inaccettabili quando l’infn dichiara che le misure che fa all’interno del laboratorio sulla stessa acqua non rivelano nulla? Bisogna pensare che c’è commistione tra acqua di scarico dei laboratori e acqua potabile prelevata in autostrada? Ora anche Stada dei Psrchi dice che è impossibile che siano state le sue lavorazioni a contaminare l’acqua.
    Situazione sempre più confusa. Poveri noi. Se non ci si incazza e ci si fa sentire non si capirà nulla della situazione nel Gran Sasso

  6. MAPO   11 maggio 2017 at 8:26

    Ma la Regione ha adempiuto a quanto disposto dall’art.94 del D.L.vo n.152/2006 riguardo alle aree di salvaguardia delle captazioni di acqua potabile?
    Se si, che c…o c’è scritto, con un’autostrada che passa “attraverso” ed un Laboratorio di Fisica Nucleare che, oltre ad essere adiacente, ha “punti di contatto” con esso?
    Chi risponde?
    Ci svegliamo o no?
    Cosa deve accadere ancora???

  7. Fabrizio Marinucci   11 maggio 2017 at 13:29

    Siamo in mano a politici e amministratori incompetenti che, quando ci mettono la faccia, risultano ancora più ridicoli e inadeguati ma non hanno vergogna di niente e di nessuno. Domanda: la Procura di Teramo cosa fa? Ci sarà qualche magistrato che vorrà prendersi l’impegno di risalire ai responsabili di queste nefandezze per poi perseguirli legalmente?

    Ai poster(i) l’ardua sentenza…

  8. cittadino   17 maggio 2017 at 17:31

    la cosa più brutta in questo cda del ruzzo sono i membri.
    I padrini (Gatti, Mariani e Sottanelli) non si vergognano per niente??
    Addirittura sembra che spenderemo molti soldi per affidare la gestione delle emergenze ad una società esterna 🙂

    DIMETTETEVI!!!
    VERGOGNATEVI!!!

    Forse ha sbagliato la Asl, forse l’Arta, forse il laboratorio magari l’autostrada ma voi no!!!

    CHE SCHIFO!

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