Io sto col Lupo (viaggio in moto fino a Marzabotto)

di Antonio Gambacorta  –

Domenica 23 aprile sono partito intorno alle otto di mattina. La moto caricata con bagaglio leggero, tanto per quattro giorni fuori, in giro per l’Italia, non serve molto. Direzione Via Flaminia, Roma, dove avrei incontrato il mio compagno di viaggio, Jacopo De Sanctis, che ormai da anni vive e lavora nella capitale.

Era da tempo che non percorrevo la A24 in moto in quanto prediligo sempre strade senza pedaggio, quando possibile, e poi la Via Salaria che si percorre quando da L’Aquila prendi per Antrodoco, Rieti e così via fino a Monterotondo, è fantastica.

Stavolta, per motovi di tempo, faccio l’Autostrada Dei Parchi… Che poi i Parchi, se viaggi in moto sulla A24, non li puoi assolutamente vedere. Non puoi distogliere l’attenzione dalla guida quasi mai, buche, “denti” sulla carreggiata e giunzioni ormai alla frutta, mettono a dura prova i riflessi e le sospensioni.

Eppure cazzo, 17 euro e rotti se li pigliano eccome! L’Autostrada più cara d’Italia… Dovrebbe essere un biliardo ed invece è una sorta di campo minato. Mi consolo pensando che non mi è collassato addosso nemmeno un viadotto, ed arrivo a destinazione.

Aspetto qualche minuto in Via Flaminia ed ecco arrivare Jacopo. Scrivo su un Blog teramano e tanti teramani che leggeranno queste righe magari lo conoscono Jacopo. Per quanto mi riguarda siamo amici e vicini di casa da quando avevamo sette o otto anni.

Siamo praticamente cresciuti insieme, tanto che le rispettive case non hanno più nessuna appartenenza, e negli anni il legame di amicizia sincera e genuina non ha fatto altro che crescere e divenire una sorta di patto di sangue. La mia famiglia è la sua famiglia, e viceversa.

Ecco, il mio amico ha da poco acquistato la sua prima moto dopo la “mitica” Cagiva Mito 125, che aveva 23 anni fa!!! È quindi al suo primo vero viaggio in moto, ed è un piacere oltre che un obbligo morale per me, essere l’anfitrione di questa esperienza.

Dirigiamo a nord, verso Viterbo, decidendo di percorrere la vecchia Via Cassia che da Roma arriva a Firenze. Checchè se ne dica, le strade romane le ho trovate a posto, pulite e sistemate, provare per credere; poi, lasciata la capitale e puntando verso Viterbo è il panorama che la fa da padrone.

Si incontrano paesi e paesini in tufo, grotte scavate ai lati della strada e rovine ovviamente, che sembrano una banalità a noi italiani, immersi nella Storia ovunque nel nostro territorio, ma che vissute in moto assumono un altro valore.

Vivi tutto meglio in sella, ogni cosa assume un altro colore ed un altro profumo. Facciamo sosta per rifornimento e caffè a Tuscania, nella Provincia di Viterbo. È una cittadina affascinante, cinta da alte mura, e poi Parchi, Chiese, Monumenti. Ho letto inoltre, che ci sono diverse Necropoli Etrusche nelle campagne circostanti la città. Non abbiamo tempo di visitarla, la nostra destinazione è San Gimignano.

Percorsi pochi km in mezzo al verde di boschi e campi coltivati, arriviamo al Lago Di Bolsena, che è sempre uno spettacolo per gli occhi; poco dopo, lasciamo il Lazio ed entriamo in Toscana. È sempre assurdo per me quando dall’Abruzzo si entra nelle Marche o dal Lazio in Toscana. Non c’è una frontiera ovviamente, ma è come se davvero ci fosse una linea per terra a delimitare le regioni. Lo stacco lo avverti, lo vedi e lo percepisci nell’aria.

La Toscana è la Toscana… Bella, pulita, asfalto liscio e carreggiate strette però. Poi le mulattiere, che dalla strada principale si snodano per le colline e le valli a perdita d’occhio. Una manna per i Mountain Bikers, ed infatti ce ne sono a centinaia in giro.

A volte sono le soluzioni più semplici ed economiche a fare la fortuna di alcuni luoghi, è necessaria però la giusta intelligenza per capirlo e muoversi in quella direzione (ogni riferimento alla politica abruzzese non è casuale).

A un certo punto il paesaggio assume contorni magici, che riportano alla mia mente i luoghi descritti da Tolkien ne “Lo Hobbit”, per la prima volta in questo viaggio. Una vallata ampia, colline basse, ed in lontananza un colle isolato con una Fortezza sulla cima. Percorsi una decina di km il caso ha voluto che ci fosse una deviazione sulla strada principale, così ci siamo ritrovati proprio ai piedi di quella Fortezza, nel paese di Radicofani.

Breve sosta ad ammirare la Fortezza di Radicofani in tutta la sua maestosità e si riparte, con la promessa dentro me di tornare da queste parti con più tempo. Arrivati a Siena ci siamo fermati a sgranchirci un pò le gambe e prendere un caffè in Piazza Del Campo…è obbligatorio. Proseguendo in direzione San Gimignano si entra nella Val D’Elsa che è meravigliosa!

Qui non ero stato mai, e mi sono davvero rifatto gli occhi. Casolari di campagna con i classici viali di cipressi, boschi rigogliosi e colline coltivate a vitigni… I gesti di Jacopo erano inequivocaboli mentre attraversavamo la Val D’Elsa, da buon estimatore di vini qual è, potete solo immaginarveli!

Dopo pochi km la strada sale verso San Gimignano. Ammiriamo Porta San Giovanni mentre le passiamo davanti in moto. Non ci fermiamo, dobbiamo continuare per altri 20 km e sistemarci nel B&B che si trova a Gambassi Terme e quando arriviamo, immersi nelle colline del Chianti, lontani dalle luci e coi telefoni senza campo, ovviamente decidiamo di rimandare il tour di San Gimignano alla mattina dopo.

Cena ottima e vinello squisito! Il giorno seguente San Gimignano, medioevo puro. Da visitare assolutamente, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, è splendida, ricca di scorci e piazze stupende, e poi le Torri, Piazza Duomo, tutto eccezionale. Il Duomo, o Collegiata di Santa Maria Assunta, annovera tra gli artisti che hanno lavorato agli affreschi ed alla sua architettura Domenico Ghirlandaio, Benedetto Da Maiano e Bartolo di Fredi, per citarne solo tre…

Abbiamo girato per un paio d’ore, visitato quanto più possibile e poi ancora in moto, verso Pistoia. Le strade statali dopo Empoli non sono troppo entusiasmanti, abbiamo salutato al volo la città di Leonardo da Vinci, e siamo arrivati a Pistoia. Da qui, per gli ultimi km che ci porteranno alla nostra destinazione, scegliamo di percorrere una strada molto conosciuta ai motociclisti.

Non è il Passo della Futa o l’Abetone, ma la Porrettana fidatevi, è guidabile, con un buon asfalto e soprattutto regala panorami incredibili. La strada sale regolare, abbandonando piano l’abitato pistoiese, poi diventa una sorta di serpentone che corre parallelo al fiume.

Ecco, dopo pochi km ancora Tolkien viene a farmi compagnia nei miei pensieri, quando arriviamo a Sambuca Pistoiese. I muretti di contenimento ai lati della carreggiata diventano in vecchia pietra scura, i ponti che attraversano il fiume sono ad arco stretto, il bosco ai lati della strada ha mille colori e sfumature di verde, e poi le case, antiche alcune e vecchie le altre, ad evocare tempi andati e modi e tradizioni lente, metodiche.

I piccoli giardini circoscritti da bassi muretti in pietra ed il fitto bosco mi fanno inevitabilmente pensare agli Elfi. Lo dico a Jacopo, che intanto si è fermato anche lui a lato strada, e mi risponde che gli Elfi qua ci sono davvero! Scopro così che esiste da anni la comunità degli Elfi di Sambuca Pistoiese, un gruppo di persone che hanno deciso di vivere a stretto contatto con la natura e di rinunciare ai comfort della vita moderna.

Se siete curiosi andate su internet e date un’occhiata. Passiamo per Pàvena, la città natale di Guccini, e poi sosta per mangiare un panino a Porrettana Terme. Il nome non mi è nuovo, visto che qui si tiene un Festival Blues tra i più conosciuti e quotati in Europa, e la cittadina è molto carina. Ci aspetta l’ultimo tratto, quello che ci porterà alla nostra destinazione.

Si perchè questo viaggio è per festeggiare il 25 aprile, Festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

O meglio ancora: “25 aprile, Anniversario della Resistenza, simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle Forze Partigiane nella Seconda Guerra Mondiale a partire dall’8 settembre 1943, contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista”.

È bene descrivere il 25 aprile e cosa rappresenta, visto che tante, troppe persone non sanno nemmeno cosa sia. L’Antifascismo e la Lotta Partigiana, nacquero contemporaneamente al fascismo stesso. E per tutto il ventennio fascista, chiunque avesse avuto posizioni contrastanti al regime, o solo un pensiero diverso da quello imposto, veniva perseguitato, arrestato, mandato al confino, nei campi di concentramento o peggio ancora.

Culmine della lotta Antifascista, l’armistizio e la resa dell’Italia dell’8 settembre 1943. Da quel momento, sancito ufficialmente dal discorso via radio del Generale Badoglio, l’esercito italiano era ufficialmente sciolto e la maggior parte dei militari nostrani, lontani anni luce da quel sentimento di italiani fascisti tanto predicato con la propaganda del ventennio, si diedero alla macchia, buttarono via le divise e cercarono di tornare a casa loro.

A tal proposito è bene ricordare i circa 700.000 soldati italiani che si rifiutarono di combattere ancora per i nazifascisti e furono deportati nei campi di concentramento tedeschi. “La Resistenza o Lotta Partigiana, è considerata l’unico simbolo nazionale di massa, il primo movimento in cui l’iniziativa per liberare l’Italia dal nemico esterno sia partita dal basso, dal popolo. La guerra per liberarsi dall’occupante diveniva nello stesso tempo anche lotta contro il fascismo e contro tutto ciò che esso aveva significato nella vita pubblica del Paese” (Valeria Marras, “La Resistenza Partigiana in Abruzzo”).

Gli alleati avevano l’idea di terminare la Guerra in poco tempo, vista la resa italiana e l’esercito italiano inesistente, tuttavia i nazistifascisti, diedero vita in tutta la nostra penisola ad atti di puro terrore, eccidi e stragi, fucilazioni e processi sommari. Non risparmiavano nessuno. Noi quest’anno, il 25 aprile abbiamo deciso di festeggiarlo nella Riserva Naturale di Monte Sole.

Qui, tra il 29 settembre ed il 5 ottobre 1944 ci fu la strage di Marzabotto. Qui, i nazifascisti compirono una serie di stragi nei territori di tre comuni, circa 1800 i morti, uomini, donne, anziani, bambini e persino i neonati non furono risparmiati. Qui, ogni anno si organizza una bellissima giornata per la Liberazione.

Non ci sono mai stato e sono veramente molto curioso. Una trentina di km dopo Porretta Terme, a Pian Di Vendola, lasciamo la SS64 “Porrettana” e saliamo verso la montagna alla nostra destra, percorrendo una stradina stretta che si insinua tra i boschi. Il Parco Naturale di Monte Sole non ha bisogno di descrizioni, in quanto il nome che porta è di per se sufficiente a spiegare ciò che si incontra, arrivandoci.

Ci si para davanti una piccola valle, con macchie di bosco qua e là e la quasi totale assenza di strutture o abitazioni, a parte un casolare poco distante sulla destra e l’Albergo “Il Poggiolo”, dove passeremo la notte. Entriamo al bar dell’Albergo per un caffè e scopro che il gestore è un Arciere, ed essendo noi arrivati nel pomeriggio di lunedi 24, abbiamo il piacere di ammirare un’intera comunità di Arcieri al lavoro sui bersagli sparsi tra i boschi circostanti.

Ovviamente c’è anche la possibilità di campeggiare in tenda o con il camper. Lo spazio non manca, il verde ti avvolge completamente e ti invoglia ad andare, prendere i sentieri e le mulattiere che si snodano più in su, verso la montagna. L’aria si è fatta molto più fresca che in valle, ma va bene così.

Mentre ero perso nelle mie riflessioni sono arrivati altri amici con i quali avevamo appuntamento: Pietro Gualandi e Marco Ranalli in auto da Bologna e Francesco “Cecio” Cecinato e sua moglie Marilu da Verona, a bordo di una stupenda CB350 Four del 1974, che ho ammirato ed annusato per una mezz’ora… Dopo i saluti e gli abbracci inevitabili, Jacopo e Pietro, “veterani” della manifestazione che si tiene al Parco, ci hanno fatto da guide e ci hanno accompagnati in un breve tour tra i sentieri ed i paesi dove si consumò la strage.

Mentre camminavamo, tra le macerie di quelli che un tempo dovevano essere borghi e contrade bellissime, nella mia mente si susseguivano scene di vita semplice, di panni ad asciugare al vento e bambini che si rincorrono tra le case e intorno ai boschi. La vita di montagna, faticosa, esigente e dura, ma che ti regala così tanto da dimenticare la comodità della città in un batter d’occhio.

E poi riflettevo sulla “banalità del male”, come la si chiama a volte, che non mi convince, non basta a colmare l’enorme vuoto nato dentro me. Proprio non riesco a spiegarmi come si possa diventare dei serial killer spietati. Uccidere fa schifo. Qualcuno potrebbe pensare che uccidere in battaglia, uccidere in guerra, sia lecito o quantomeno giustificato, per me non è così. Riesco a comprendere che se armi qualcuno e gli contrapponi qualcun altro armato, il morto ci può scappare. Ma le stragi nazifasciste, sono altra cosa. Spiegatemi voi, come si può uccidere una donna che ha appena dato alla luce una creatura, con la quale poi fare il tiro al bersaglio! Mi viene da piangere già solo a scriverla una cosa cosi.

Il sole è tramontato e torniamo indietro, verso l’Ostello, per mangiare un boccone. Dopo una chianina da almeno 700gr, dosi generose di vino rosso ed un sacco di risate andiamo a dormire, che domani è il 25 Aprile, a Marzabotto!

Lo spettacolo che si presenta ai miei occhi aprendo la finestra della nostra camera al mattino presto è fantastico. Il Parco già brulica di gente che proviene da ogni parte d’Italia, un tripudio di colori e di suoni. Dopo una fugace colazione ci mischiamo nella moltitudine di persone, che intanto sono aumentate, e dirigiamo verso il punto in cui è allestito il palco per la Commemorazione.

Presenti tutti i Primi Cittadini dei comuni colpiti dalla Strage Nazifascista, ed anche I Primi Cittadini dei comuni vicini. Immediatamente ho pensato al “nostro” 25 settembre al Ceppo, ed all’assenza sistematica dei primi cittadini nostrani.

Oltre ai sopracitati Sindaci, presente anche Edoardo Diaspri, Sindaco del Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi di Marzabotto, un ragazzino direbbe qualcuno, che però quando è venuto il suo momento di parlare ci ha letteralmente deliziato. Perchè i ragazzi, i più giovani soprattutto, sanno essere oltre. Oltre le fandonie ed i condizionamenti, parlano con il cuore e raccontano la storia e gli insegnamenti che ci regala, con l’unico intento di preservare la libertà e la pace.

Ancora una volta ho pensato a quanto siamo indietro, fermi, arenati, a Teramo. La nostra città ha, specialmente nel suo centro storico, la maggior parte delle vie e delle piazze intitolate a Partigiani teramani, nel silenzio delle Istituzioni. Da noi la storia non conta, contano le Mercedes ed i Suv…

Non senza stupore sul palco di Marzabotto era presente anche un imbarazzato Onorevole Graziano Delrio. Imbarazzato sì, perchè sentire parlare di Costituzione, di Martiri per la Libertà, di Democrazia e Libertà, uno dei tanti fantocci che la Costituzione la volevano modificare… permettetemi ma fa ridere. Ci provano da vent’anni almeno a distruggerla la Costituzione, ma gli italiani fortunatamente hanno sempre risposto bene alle provocazioni di gentaglia come Berlusconi, Bossi e Renzi.

Meno male che poi ha parlato, ed a lungo, l’Arcivescovo di Bologna Mons. Matteo Maria Zuppi. Il suo, è stato un discorso pieno di passione, cuore e carica emotiva. Perchè la Resistenza, l’opposizione al regime fascista, è stato un movimento di riscatto sociale e di rivolta contro i soprusi commessi da fratelli contro fratelli, che ha avuto un colore dominante sì, ma che è stata combattuta da Contadini e Carabinieri, Parroci e Suore, Maestri ed Operai, da tutti coloro che anelavano alla libertà ed alla pace.

E se ve lo dice un ateo che il discorso più emozionante è stato quello di un uomo di Chiesa, avete ragione di credermi! Nel mezzo dei vari interventi sono stati premiati con Medaglia D’Oro al Valore Civile dei Partigiani sopravvissuti alla guerra ed alla strage. Questo, in assoluto, il momento più emozionante. Leggere e vedere la commozione sui volti di questi “nonni”, gagliardi e gentili, ed ascoltare le loro poche parole che non sanno descrivere l’orrore, che non possono cancellare il ricordo…

A fine Commemorazione ho avuto il piacere e l’onore di conoscere uno dei Partigiani presenti, Ferruccio Laffi. Ferruccio sul palco non ha detto niente. Ha preso la sua Medaglia D’Oro tra le mani, come se non la meritasse, imbarazzato. Si è poi voltato verso la folla, che lo applaudiva, e piangendo ha lasciato il palco. Quando gli ho stretto la mano e l’ho abbracciato, era sorpreso.

Perchè per i Partigiani, se mai avrete o avete avuto la fortuna di conoscerne uno, non c’è niente di speciale in ciò che hanno patito, in ciò che hanno fatto. “Il fascismo ci è caduto in testa!”. “L’orrore è arrivato tutto insieme, senza avvertimento”. “E noi abbiamo agito d’istinto, per proteggere le nostre famiglie, i nostri animali…”.

Poi mi racconta la storia di quello che era il suo migliore amico, che un giorno, dopo l’Armistizio del ’43, indossava l’uniforme fascista e collaborava quindi con i nazisti. Quando gli chiese perché, la risposta fu “…mi hanno chiamato, che dovevo fare? Ho paura”. Eccolo, un esempio perfetto per descrivere lo stato d’animo dei contadini e delle comunità più povere d’Italia a quel tempo, dominato dalla paura.

Mi sono sorpreso, mentre ascoltavo Ferruccio, a pensare ad un’altra persona che ho avuto il piacere di chiamare amico, un altro Partigiano, di Teramo. Il compianto Michele Arcaini. Anche lui, come Ferruccio, considerava del tutto naturale opporsi alla più temibile macchina bellica del tempo, in nome della libertà e contro le violenze ed i soprusi fascisti. Anche lui, non si sentiva affatto un Eroe. Anche lui era corroso da una profonda tristezza a ripensare a tutti i ragazzi e le ragazze, suoi coetanei, morti per il solo fatto di non voler chinare la testa davanti ad un dittatore. Michele ci ha lasciati nel 2013. Al suo funerale eravamo in pochi, Istituzioni assenti. Ancora mi vergogno se ci ripenso.

Siamo poi partiti in escursione lungo i “Sentieri della Resistenza”, passando per due dei 115 luoghi dell’eccidio: il villaggio di Caprara e la Chiesa e il Cimitero di Casaglia, fino al “Cippo” eretto sulla cima del Monte Sole, in onore della Brigata Stella Rossa, il cui comandante fu il sempre ricordato Mario Musolesi, detto Il Lupo! La Brigata Stella Rossa si oppose strenuamente ai nazifascisti, nonostante l’inferiorità numerica e di mezzi, fino all’ultimo.

Il Lupo e la Brigata sono ricordati per il coraggio con cui cercarono di fermare le atrocità, ma non ci riuscirono. Combatterono infatti fino al 29 settembre 1944, quando capitolarono.Dal 29 settembre, e per la successiva settimana, i nazifascisti continuarono con le esecuzioni, gli eccidi e le stragi.

Scesi dalla montagna e tornati nei pressi dellAlbergo ci ritroviamo in una sorta di Woodstock in miniatura, con limmenso prato quasi interamente coperto dalla gente, e la musica di un paio di Folk Bands che dal palco si diffondeva tuttintorno.Io e Jacopo purtroppo non abbiamo tempo per restare ancora.Ci aspetta il viaggio di ritorno, con tappa intermedia al Lago Trasimeno, nella città di Passignano Sul Trasimeno.

Facciamo in fretta i bagagli, carichiamo le moto e dopo aver salutato gli amici ci rimettiamo in viaggio.Sono quasi le quattro di pomeriggio, quindi da Marzabotto andiamo a nord ed a Sasso Marconi prendiamo lAutostrada, direzione Firenze, via Direttissima.Infatti ci mettiamo davvero poco ad arrivare a Firenze, la Direttissima la consiglio a tutti, molto più agevole della Panoramica che sì è bella, ma se cè traffico diventa un incubo.

Sorpassata Firenze, proseguiamo verso sud, direzione Arezzo e poi Perugia ed in serata siamo a Passignano Sul Trasimeno.Il Lago Trasimeno è una tappa che spesso, se torno dal nord, inserisco nel viaggio.Le sue tre isole, Polvese, Maggiore e Minore, mi affascinano un sacco. È dalla prima volta che ci sono andato che mi prometto di prendere il traghetto ed andare sulla Maggiore!Anche stavolta però, devo rimandare…

Passiamo la serata a passeggio per Passignano, ammiriamo la Rocca ed infine mangiamo una pizza e rientriamo in albergo, dove una simpatica ed enorme cagnolona di nome Irma ci dà la buonanotte!La giornata è stata lunga e tra i km a piedi e quelli in moto, la stanchezza reclama riposo.Il Mercoledì 26 ripartiamo in direzione Terni e poi Rieti, dove io e Jacopo ci salutiamo, lui torna a Roma ed io invece dirigo verso LAquila, e poi casa.

Sono stati quattro giorni intensi, il meteo è stato perfetto, caldo ma ventilato, e lItalia come al solito entusiasmante. Quando visito regioni come lUmbria, la Toscana e lEmilia Romagna ad esempio, mi faccio tante domande.Comè possibile che in Abruzzo la cura delle strade e del verde siano un lontano ricordo?Perchè i nostri luoghi, tanto amati e fotografati, tanto carichi di “Mi piace” sulle pagine facebook come Wild Abruzzo per citarne solo una, sono fantastici solo in foto?

Dico così in quanto sotto le fotografie stesse, ovviamente non c’è mica scritto “Luogo di una bellezza incredibile, ma per arrivarci munitevi di un elicottero oppure di un carroarmato!”. Ed infine perchè in Abruzzo, che si è distinto durante la Resistenza per azioni come “La Battaglia di Bosco Martese” a Teramo, definita da Ferruccio Parri “Prima Battaglia in Campo Aperto contro il Regime nazifascista in Italia”; o per la Brigata Maiella di Ettore Troilo, lunica ad essere decorata di Medaglia DOro al Valore Militare, resta pressochè anestetizzato il ricordo?

Perchè i luoghi simboli della Resistenza, che costituisce indubbiamente il fenomeno storico nel quale vanno individuate le origini della Repubblica italiana, sono lasciati allabbandono? A SantAgata, Gessopalena, il 21 gennaio del 1944 si consumò una delle stragi nazifascite tra le più efferate.Circa 42 persone, donne, anziani e bambini, furono rinchiuse in un paio di casolari, mitragliate, colpite in seguito da bombe a mano ed infine date alle fiamme.

Io ci sono stato, cè una lapide commemorativa, ed i casolari o ciò che ne rimane sono completamente abbandonati, come fossero insignificanti.Non è giusto trattare così I Luoghi della Memoria.Spolverati appena, quando ci sono le ricorrenze o le celebrazioni, e poi subito dimenticati.

Personalmente salgo al Ceppo in moto o in bicicletta spesso durante lanno, e nei boschi che circondano la strada salendo ho sempre visto qualcosa di magico.Nei racconti degli anziani, Partigiani e non, echeggia sempre la parola “Bosco”, o più semplicemente alla teramana “Lu Cipp”.Non capisco il perchè di tutto il silenzio.Non capisco lassenza delle Istituzioni teramane ai funerali di un altro Partigiano, Salvatore Tirabovi, Medaglia DOro, deceduto lestate scorsa.E questo silenzio, risuona sordo ovunque.

Il 25 settembre 1943, Bosco Martese, il convoglio nazifascista sconfitto al Ceppo, i caduti teramani, i fucilati lungo la strada per la montagna…Devi scavare a fondo per cercarlo. È sconfortante.Perchè io sono di Teramo.La città di Ercole Vincenzo Orsini, di Mario Capuani, di Alberto Pepe, Renato Molinari, Armando Ammazzalorso, Felice Rodomonti ed Ettore Bianco, di Luigi De Jacobis, Guido Belloni, Mario Lanciaprima, Gabriele Melozzi, Guido Palucci, di Erminio Castelli, Elio De Cupis e Sergio Gucchierato, di Michele Arcaini e Salvatore Tirabovi…e di tanti altri.

Teramo, Medaglia D’Oro della Resistenza, concessa dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi nel 2005.

Dove abbiamo alloggiato nel viaggio:

Gambassi Terme/San Gimignano

http://www.latorreantica.eu/index.htm

Parco Regionale Storico di Monte Sole

http://www.poggiolomontesole.it/it/

Passignano Sul Trasimeno

http://www.hoteltrasimeno.it/

3 Responses to Io sto col Lupo (viaggio in moto fino a Marzabotto)

  1. Matteo

    6 maggio 2017 at 14:52

    Da applausi! Complimenti

  2. Antonietta

    6 maggio 2017 at 15:52

    Credo che abbiamo scoperto un reporter su due ruote. Bravo!

  3. Antonio

    7 maggio 2017 at 9:39

    Grazie!

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