Le due democrazie vuote

Le due democrazie vuote

di PAOLO ERCOLANI  –

Renzi Grillo
Matteo Cazzaro Renzi e il Marchese del Grillo

Quando gli spiriti scaltri e in malafede

convincono il popolo che esso è il sovrano,

gli offrono, come il serpente a Eva, il frutto proibito”

(L. de Bonald)

I grandi pensatori non hanno mai amato la democrazia. È toccato attendere Rousseau, quindi la metà del Settecento, perché un autore elogiasse il presunto “governo del popolo”.

Rousseau è anche il nome del sistema operativo, o cuore pulsante, del Movimento Cinque Stelle. E non è un caso. Sì, perché il pensatore ginevrino scriveva chiaramente della “sovranità che non può essere rappresentata”, e che “nel momento in cui un popolo si dà dei rappresentanti non è più libero, anzi non è più”.

Questa posizione radicale (da molti intesa come utopia della democrazia diretta), veniva appena mitigata in un altro scritto di Rousseau, in cui egli ammetteva la necessaria esistenza dei parlamentari, ma proponeva che gli venisse revocato immediatamente l’incarico qualora avessero tradito la sovranità popolare.

LA DEMOCRAZIA DIRETTA

Insomma, possiamo dire, la democrazia non è stata mai amata dai grandi autori, fino a che Rousseau non ne ha proposto una versione talmente radicale e utopistica, da condurre direttamente al “Terrore” della rivoluzione francese.

Dove era diventato fin troppo agevole mandare alla ghigliottina chiunque venisse accusato di tradire la fantomatica “volontà generale” del popolo. Una specie di dogma religioso di cui divenne unico sacerdote il rivoluzionario Robespierre (che poi a sua volta sarebbe finito con la testa tagliata).

L’idea di democrazia portata avanti dal Movimento Cinque Stelle sembra proprio ricalcare quell’utopia funesta di poter far governare tutto il popolo, o come li chiamano loro tutti i “cittadini”.

Ma esattamente come l’utopia di Rousseau si tradusse nel potere di uno solo (Robespierre), così l’utopia dei suoi discepoli pentastellati si traduce nel potere misterioso ma assoluto di Beppe Grillo (e annessa società privata di Casaleggio jr).

Il Rousseau filosofo del Settecento è divenuto oggi un Rousseau virtuale e tecnologico, un sistema operativo attraverso cui “tutti” i cittadini, ci viene detto, daranno indicazioni ai propri “portavoce” (i parlamentari cinque stelle) affinché questi ultimi eseguano in maniera precisa il mandato popolare. Ovviamente con la clausola di non urtare gli insondabili umori del sommo sacerdote Beppe Grillo, perché quest’ultimo può intervenire a proprio piacimento per annullare qualunque “errore” compiuto dai cittadini stessi.

Già, ma il mandato di fare cosa, visto che il M5S, sostenitore del ridicolo ma redditizio superamento delle categorie di Destra e Sinistra, si guarda bene dal redigere un programma ideologico e politico ben definito, specie rispetto alle grandi questioni che riguardano il nostro tempo (lavoro, economia, scuola, Europa, immigrazione, etc.)?!

LA DEMOCRAZIA DELLE PRIMARIE

E inoltre, di quali cittadini stiamo parlando, se teniamo conto che il cittadino democratico è quello informato, impegnato e in grado di controllare con minima competenza coloro che lo governano?!

Davvero il fantomatico popolo della Rete può rappresentare questi cittadini democratici, immerso com’è tra fake news, sfogatoi e narcisismi personali, nonché manipolazioni da parte di un potere invisibile ma assai influente?!

Dall’altra parte assistiamo alla democrazia delle primarie, dove un altro popolo sceglie di recarsi alle urne per eleggere il segretario del PD.

Siamo in un contesto di democrazia rappresentativa, in cui (per dirla con Popper) i cittadini votano liberamente colui o coloro da cui si sentono rappresentati (salvo poterli sostituire pacificamente una volta ritenuti insoddisfacenti).

Fin troppo agevole ritenere questa seconda forma di democrazia più realistica, più in grado di rappresentare la volontà popolare e, quindi, di occuparsi del bene comune.

Ma il punto è che in questo tempo i partiti della democrazia rappresentativa (Destra e Sinistra, per usare le categorie classiche), risultano indistinti e indistinguibili nel farsi dettare l’agenda dai poteri finanziari sovranazionali, non eletti da alcuno e interessati soltanto al potenziamenti dei poteri finanziari stessi.

Questa genuflessione della democrazia rappresentativa nei confronti dell’alta finanza, si traduce in politiche sciagurate che stanno smantellando i diritti individuali, la tutela del lavoro e la giustizia sociale. Producendo una disuguaglianza e un disagio sociale che vanno ad alimentare il consenso verso l’altra democrazia, quella che si spaccia come “diretta” e in grado di portare ogni cittadino al potere.

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Il filosofo Paolo Ercolani

Non potremo andare molto lontano con due democrazie di tal fatta: da una parte quella che si fa dettare l’agenda dalla finanza e, dall’altra, quella che sostiene di farsela dettare dal fantomatico popolo della Rete, salvo utilizzare questo pretesto per non farla conoscere, quell’agenda.

Messa così sono due democrazie entrambe vuote.

E quando la democrazia è vuota, a fare il pieno sono poteri che di democratico non hanno più neppure la parvenza.

2 Responses to "Le due democrazie vuote"

  1. Antonio M.   4 maggio 2017 at 17:38

    Studi e si documenti prima di scrivere sciocchezze. La superficialità della sua analisi in riferimento al m5s è disarmante oltre che oltraggiosa. Grazie alle menti acute come lei l’Italia risorgerà, ne sono certo.
    La vedremo presto ad Harvard.
    http://www.lapresse.it/prof-harvard-loda-di-maio-sorpresa-positiva-dopo-vent-anni-di-cazzari-video.html

  2. Amen   5 maggio 2017 at 7:53

    Ercolani dirà anche delle sciocchezze, non so giudicare. Ma è un fatto che la democrazia è andata a farsi benedire e che non è la priorità per chi governa o aspira a governare.

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