Lungo la Via Benedicti: l’Abbazia imperiale di Farfa

Lungo la Via Benedicti: l’Abbazia imperiale di Farfa

di Sergio Scacchia  –  abruzzoteramano.blogspot.it

Io sono una selva e una notte di alberi scuri,

ma chi non ha paura delle mie tenebre,

troverà anche pendii di rose sotto i miei cipressi!

(Friedrich Nietzsche)

Guardo alla piccola finestra a strapiombo sulle colonne di roccia. Un colombo si stacca dallo spacco di una pietra e vola verso la valle aperta sull’immenso. È sereno il cielo della terra Sabina. È davvero bello il celeste di Farfa.

I boschi intorno al monte Acuziano sono di un verde vivido e i prati sotto sono punteggiati di giallo. Il fiume che dà il nome al luogo scorre placido. È l’antico corso d’acqua che Ovidio, il poeta sulmonese, decantava e chiamava Farfarus.

Alla fine dello splendido altopiano è come se le colline sfumassero in un viola inedito, in mezzo ai leggeri capricci del vento. C’è anche un gregge che si sta spostando per arrivare alla valle del Tevere. Seguo con l’occhio il cadenzare lento dei piccoli punti lontani che sono le bestie, fin quando non spariscono dietro un leggero rilievo, addobbato di ginestre in fiore. Contemplare questo tripudio di luce e colori è un dono grande.

L’abbazia di Farfa, uno dei monumenti più insigni del medioevo europeo e rinascimento italiano, è colma di pace, serenità e semplicità, immersa in un parco grandissimo dove è possibile passeggiare e ritemprare l’anima e il corpo.

Il capolavoro cassinese è uno dei siti da non perdere in Italia. Scavi archeologici hanno portato alla luce resti di un complesso romano sotto la Badia attuale. Il condottiero Carlo Magno, nel 780 circa, concesse a Farfa il privilegio di autonomia da ogni potere civile e religioso che aprì all’abbazia secoli di ricchezza.

Qui e là, al verde copioso, si alternano le caratteristiche casette del borgo antico, alcune delle quali adibite a graziose botteghe dove si trova il frutto del lavoro artigianale della gente semplice del luogo.

Tutto riflette in pieno il carattere dei monaci benedettini che vivono in un clima di grande spiritualità, dediti a Dio e all’amore per la Vergine Maria alla quale la chiesa è consacrata.

Sapete cosa distingue un ottimista da un pessimista? Il primo guarda questo spettacolo, se lo gode, lo centellina negli occhi e nel cuore. L’altro invece già pensa alle tante cose da fare, alla sera quando il cielo si popolerà di stelle, splendide come zaffiri custoditi nel cofano del buio e non avrà il tempo e la voglia di ammirarle. Allora, i veli fluttuanti della via Lattea, sembreranno animarsi per invitarlo a vivere davvero. A fare davvero della sua vita un capolavoro!

Dall’abbazia, monumento nazionale dal 1928, si perde il senso dell’effimero. Semplicemente, non esiste più!

Anche la struttura, di bellezza architettonica e artistica notevole, è una preghiera, oltre che testimonianza di una storia millenaria che ha alternato momenti di splendore a secoli di buio, decadenza e distruzioni.

Ma l’abbazia è stata sempre e comunque luogo santo, che ha ispirato vite altrettanto sante come quelle di San Lorenzo Siro, San Tommaso da Moriana o i Beati Placido e Ildefonso.

Anche il fiore di un giorno che nasce al tramonto in questo bosco che circonda le antiche mura, rimane eterno.

La tradizione, racconta il Priore Conventuale che guida alla scoperta di questa meraviglia, riporta nei secoli le parole che la Madonna rivolse proprio a san Tommaso: “Questo è il luogo che ti avevo promesso”. Maria voleva che il santo restaurasse le antiche mura distrutte da una guerra. E Tommaso da Moriana fece quello che chiese la Vergine.

Nella basilica ovunque si trovano resti di vestigia medievali, ci sono le maestose pitture dei fratelli Zuccari e del Gentileschi che amava lo stile veneto fiammingo. Quello che più colpisce, a mio avviso, è l’antico refettorio monastico tutto affrescato e l’elegante chiostro del tempo rinascimentale.

Dicono che i miracoli non esistono! Niente di più falso. Io qui sento nel cuore l’incanto lontano dell’infanzia, quando parlavo col mio amico immaginario chiedendogli il nome e non sapendo che non poteva essere altri che Gesù.

Ecco il miracolo che purifica il mio cuore vecchio e indurito. Le arterie rimangono dure e colesteroliche, ma il muscolo cardiaco ringiovanisce e pulsa felice.

Ai tempi in cui ero ragazzo bastava il suono della campana della mia parrocchia a Teramo, per rendermi felice. Allora bastava un respiro di vento per annusare gli odori della terra e sentirmi libero. Era il tempo della gioia, quando il povero babbo mi portava in montagna e mi insegnava a dialogare con gli alberi, l’acqua del ruscello, la creazione tutta.

Sono ricordi eterni com’è eterno questo luogo, perché il Signore depone i suoi doni nel nostro cuore ed essi non si cancellano mai.

Come arrivare:

L’abbazia di Farfa si trova nel comune di Fara in Sabina, provincia di Rieti. Essa è raggiungibile dall’autostrada del Sole uscendo a Soratte. Si prosegue per circa 20 chilometri, direzione Poggio Mirteto.

Da Teramo autostrada per L’Aquila Roma. Uscita L’Aquila. Direzione Rieti. Infine deviazione Terni-Roma S.S.4.

Oppure uscita Carsoli, direzione Poggio Mirteto.

Se volete mangiare semplice ma casalingo, rivolgetevi alle suore di Santa Brigida. Altri locali sono disseminati nel borgo, per un mangiare onesto ma senza acuti.

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.