Non vendere la pelle del Brucchi prima di averlo ucciso

Non vendere la pelle del Brucchi prima di averlo ucciso

di Christian Francia  –

Teramanic
Il “Teramanic” affonda

Il sindaco di Teramo ha dunque rassegnato le proprie dimissioni. L’uscita della città dal giogo del centrodestra – che la tiene in cattività da 13 anni – si profila all’orizzonte.

Ma non si può cantare vittoria per molti motivi.

Intanto, dalle prime sensazioni emerse sulla piazza si capisce che tutti i politicanti non vogliano affatto andare a casa. E pure i giornali si mostrano contrari alla conclusione anticipata della consiliatura.

Si fa prima a dire i nomi di coloro che invocano l’eutanasia per Brucchi e l’arrivo di un commissario prefettizio alla guida di Teramo: Maria Cristina Marroni (consigliere comunale di “Teramo 3.0”) e Fabio Berardini (consigliere comunale M5S).

Tutti gli altri restano pervicacemente attaccati alla poltrona o auspicano la prosecuzione della consiliatura più penosa della storia della città.

IL RIDICOLO GIANDONATO MORRA

Il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Giandonato Morra, già passato all’opposizione brucchiana da tempo, lungi dall’auspicare una conclusione indolore dello strazio del secondo mandato Brucchi, auspica incredibilmente «una diminuzione del numero degli assessori per una giunta mista di tecnici e politici».

Traduzione: vuole tornare in maggioranza.

Esprimo qui pubblicamente tutti i sensi della mia più profonda disistima nei confronti di un politicante vergognoso come Morra e del suo fido scudiero Raimondo Micheli (dal quale attendiamo ancora che restituisca le centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici che si è illegittimamente intascato nel corso degli ultimi anni di poltrone delle quali ha beneficiato).

LO SCONSIDERATO PAOLO GATTI

Gatti rabbrividisce dinanzi allo spettro del commissario e dichiara di aborrire “l’eventualità che la maggior parte dei consiglieri possa lasciare che la città sprofondi in una situazione patologica di questo tipo”.

Traduzione: se Brucchi cade diventa un competitor interno a Forza Italia per una candidatura al Parlamento, e questo Gatti – che ha la valigia per Roma pronta da quattro anni – lo vede come fumo negli occhi. Per cui forza Brucchi e che resti in sella fino al 2019 alla faccia dei teramani.

IL DERELITTO PAOLO TANCREDI

Tancredi si è cagato letteralmente sotto alla notizia delle dimissioni e ha dichiarato categoricamente: “adesso è importante lavorare per proseguire la consiliatura”.

Traduzione: non mandateci a casa sennò come cazzo campiamo io e i miei due assessorucoli???

IL “LATRIN LOVER” GIANNI CHIODI

Il fornicatore mascherato, il governatore demerito, l’uccello infoiato che risponde al nome di Gianni Chiodi, dall’alto della sua esperienza ha sancito: “bisogna fare di tutto per salvare la consiliatura”.

Traduzione: Anche se Brucchi fa cagare, rimettiamo insieme tutti i cocci di centrodestra e andiamo a rivincere tutte le prossime elezioni sotto le insegne berlusconiane (cioè Figa & Soldi). Effettivamente figa e soldi sono valori assoluti e costituiscono un collante politico formidabile, per cui Chiodi non ha tutti i torti.

IL VILLICO GIORGIO DI GIOVANGIACOMO

Il noto latinista Di Giovangiacomo, seguace del lisergico Mauro Di Dalmazio, ha usato una formula criptica per strigliare Brucchi: “Prima hanno fatto finta di non capire i motivi della nostra uscita, spero che ora capiscano”.

Il riferimento è al sindaco dimissionario il quale ha ripetutamente esternato le sue perplessità rispetto all’allontanamento del gruppo dalmata, asserendo di non aver mai capito per quali motivazioni il duo Guido Campana-Giorgio Di Giovangiacomo abbia abbandonato la maggioranza centrodestroide.

Oggi finalmente siamo ancora più confusi.

IL SENZA VERGOGNA ALFONSO “DODO” DI SABATINO, DETTO “MARTINA” DAI SUOI AMICI POLITICANTI TRANSGENDER

Dodo viene detto anche “l’inculato” per essere stato il più micragnoso politichetto che ha perseguito una poltrona assessorile con la fregola di farsi pagare 27.000 euro annui di stipendio pubblico dopo aver per anni preteso una Giunta comunale ridotta a soli sei membri, ma tale macroscopica incoerenza gli si è ritorta contro e adesso bestemmia solitario per non essere riuscito a percepire niente di più che un solo mese dell’agognato stipendio assessorile.

Incurante di essere stato una delle cause principali che hanno condotto alle dimissioni del sindaco, Dodo ci riprova a perseguire l’accaparramento degli emolumenti pubblici nelle sue avide tasche: “Adesso bisogna capire se si possano trovare le convergenze e le opportunità di un esecutivo, da privilegiare rispetto ad una più patologica gestione commissariale”.

Traduzione: non mandatemi a casa proprio ora che iniziavo a godermi i vostri soldi e a farmi una bella campagna elettorale personale attraverso la gestione dei soldi della ricostruzione post-terremoto!

IL PUSILLO VINCENZO FALASCA

Dopo aver dimostrato a Paolo Gatti che lui esiste ed aver avuto i suoi cinque minuti di celebrità (perché fino ad oggi non lo conosceva nessuno), finalmente pago Falasca ha detto: “rimettiamo al centro i problemi di Teramo”.

Traduzione: Vi ho messo paura, ma non preoccupatevi che il mio voto per rimanere in sella tutti quanti non mancherà!

L’EVANESCENTE PARTITO “SFORZA ITALIA”

Incredibilmente scopriamo che a Teramo esiste un partito chiamato Forza Italia al quale bisognerebbe chiedere dove hanno sede, dato che a me risulta che non ce l’abbiano nemmeno una sede, nemmeno un sottoscala, nemmeno una cantina umida.

Pur tuttavia, dal buio del web, emerge un comunicato di un fantomatico coordinatore provinciale, munito dei conforti e delle firme del vicesindaco Mirella Marchese e di due consiglieri comunali tuttora forzaitalioti che è finanche inutile nominare per quanto sono delle nullità politiche.

Dopo essersi cagati sotto, i cinque seguaci dei valori berlusconiani – cioè i sopra richiamati “Figa & Soldi” – hanno emesso un sibilo: “i gruppi di maggioranza si attivino con lealtà e coerenza per la prosecuzione dell’attività amministrativa”.

Traduzione: Non mandateci a casa altrimenti torneremo nel dimenticatoio dal quale veniamo!

DUBBI GENDER PER IL CAPOGRUPPO CONSILIARE DEL PD

Su tutti spicca il consigliere capogruppo del Partito Democratico Gianguido D’Alberto, simbolo vivente del Jobs Act, della schiforma costituzionale bocciata, della riforma della Pubblica Amministrazione cassata dalla Corte Costituzionale, della Buona Scuola che fa schifo ai porci, delle dissennate politiche veterodemocristiane del governatore Luciano D’Alfonso (prescritto e pluriindagato), della inguardabile Manola Di Pasquale.

D’Alberto ha farfugliato qualcosa ma senza troppa enfasi, impegnato com’è a cercare i propri coglioni per verificare a quale sesso appartiene.

Ma non li trova perché non li ha mai avuti.

IL RUDE RUDY DI STEFANO

Il nuovo capobastoncino post-gattiano ha detto la sua: “l’unica cosa responsabile ora è cacciare i mercanti dal tempio, nominare una Giunta tecnica di responsabilità che traghetti il Comune fino alla prima data utile per le elezioni”.

Peccato che il mercante nel tempio sia in primis il sindaco, il quale come è arcinoto percepisce tre stipendi pubblici: quasi centomila euro l’anno per fare il medico ospedaliero; svariate decine di migliaia di euro l’anno per fare il sindaco a part time (unico sindaco non a tempo pieno di tutti i 110 capoluoghi di provincia d’Italia); terzo stipendio pubblico per sua moglie assunta illegittimamente senza selezione alcuna alla Te.Am. S.p.A.

Essendo l’incapacità e l’assenza di Brucchi le problematiche principali, tenerlo in piedi con una Giunta tecnica non risolverebbe i problemi dei teramani, ma continuerebbe ad acuirli.

IL KILLER ALFREDO CACCIONI

Il consigliere che ha fatto traboccare il vaso della minoranza, Alfredo Caccioni, ex gattiano, dopo aver preteso e ottenuto le dimissioni di Brucchi, adesso si fa conciliante come un gattino: “il sindaco ha capito, è quello che avevamo chiesto: nessuno vuole il commissariamento, vediamo se si può formare una nuova squadra”.

Traduzione: Avevamo scherzato e volevamo vedere se qualcuno finalmente si accorgesse che esistiamo.

Stai tranquillo Caccioni: non sei mai esistito e mai esisterai.

L’INQUALIFICABILE QUOTIDIANO “IL CENTRO”

Ma la castroneria più clamorosa è stata scritta su Il Centro di oggi a firma “D.V.”, cioè a dire Dino Venturoni, il quale ha affermato: Al netto degli errori commessi dal sindaco e dai cosiddetti “capibastone”, il progressivo abbandono della nave che ha trasformato una maggioranza di 21 consiglieri in una minoranza di 15 è inaccettabile. Tanto più ora, in una città fatta a pezzi dal terremoto e che ha bisogno come non mai di risposte dalla politica. Se ne rendono conto, di questo, gli scontenti e i dissidenti di ieri e di oggi?”.

Traduzione: Non è ammissibile che il sindaco cada e il consiglio comunale venga sciolto. Perché Teramo ha assoluta necessità delle risposte di Brucchi e dei suoi accoliti, i quali come è noto negli ultimi 8 anni al comando ne hanno date tante di risposte e tutte utilissime per la città.

Mi vergogno per l’ennesima volta del quotidiano dell’Abruzzo e osservo un minuto di silenzio per la pochezza intellettuale che esso rappresenta.

E DA ULTIMO MAURIZIO BRUCCHI

Nella propria lettera di dimissioni da primo cittadino, Maurizio fa i ringraziamenti di rito, ma non a Gatti e a Tancredi come ci si aspetterebbe, bensì alla “mia famiglia, i miei concittadini, la coalizione che mi ha sostenuto, il movimento di Forza Italia ed in particolare il presidente Silvio Berlusconi i cui valori hanno ispirato la mia azione politica”.

I valori di Berlusconi sono sempre “Figa & Soldi”, valori evidentemente immarcescibili anche per Brucchi, il quale cita l’ex cavaliere per sottolineare come ci sia già un’investitura da Roma per la candidatura al parlamento dello stesso Maurizio (il quale andrebbe a rompere le uova nel paniere degli aspiranti parlamentari forzaitalioti teramani, cioè Gianni Chiodi e Paolo Gatti).

Se l’investitura davvero ci fosse, se ne deduce che Brucchi non farà nulla per restare in sella in questi venti giorni nei quali potrebbe ritirare le sue dimissioni, perché poi dovrebbe nuovamente dimettersi entro il 17 settembre prossimo per potersi candidare alle elezioni politiche della primavera 2018.

Tutti quanti, indistintamente, non si rendono conto di essere ridicoli, non si rendono conto del deserto che avanza dentro Teramo (deserto culturale, infrastrutturale, commerciale, ambientale, economico), non si rendono conto di essere loro i problemi di questa città, giammai la soluzione.

9 Responses to "Non vendere la pelle del Brucchi prima di averlo ucciso"

  1. Sergio D.   22 aprile 2017 at 23:16

    Riso amaro

  2. Enrico   23 aprile 2017 at 2:18

    92 minuti di applausi…

  3. Antonio   23 aprile 2017 at 7:58

    Questa è gente che crede in berlusconi, questa è gente che lo ha votato a berlusconi, questa è gente che lo sostiene ancora berlusconi. Vorrei ricordare a brucchi, che silvio berlusconi, con cui è stato anche a cena, e che tanto sostiene, è amico di boss mafiosi da sempre. Cioè, amico di gente che scioglie i bambini nell’acido…
    Siete lo zero. Ridicoli senza palle. Pur di ottenere qualcosa appoggereste purea il demonio in persona, e mi fate schifo.

  4. Fata Lina   23 aprile 2017 at 14:05

    Articolo da premio Pulitzer 2017
    Sto vivendo sulla mia pelle…meglio dire nella mia anima gli sciacallaggi di questi ignoranti, presuntuosi, viziati, intellettivamente pari ad un pollo d’allevamento.
    Gestione emergenze pari a “0,00001”
    Città in ginocchio, negozianti sull’orlo del baratro, sfollati in attesa di aiuti conomici vergognosamente in ritardo.
    Se potessi andare via lo farei adesso….
    Spero che i mie ragazzi cerchino e trovino città migliori in cui costruire una vita dignitosa, meritocratica….dove la Teramo in sono nati resti soltanto un ricordo…

  5. Domenico Attanasii   23 aprile 2017 at 14:41

    @fata_lina
    Mi rincresce redarguirla pubblicamente sulla sua gratuita offesa infamante: i polli di allevamento non sono stupidi.

  6. carlo politi   24 aprile 2017 at 11:21

    tutti cattivi imbelli ignoranti meno la moglie.
    un po’ di umiltà, non guasta.
    ricordo la moglie dell’articolista candidata con Forza Italia quando
    Berlusconi era in auge.
    La critica e’ legittima ma l’insulto sistematico e’ solo volgarità’

  7. Roy Bean   25 aprile 2017 at 12:52

    Nesseno può vendere la pelle di Brucchi prima di averlo ucciso……solo lui stesso ritirando le dimissioni.

  8. Roy Bean   26 aprile 2017 at 14:48

    La schifezz da schifez da schifez: ora tutti chiedono a Brucchi di “restare”.
    Non è più una questione di dignità….

  9. Roberto   26 aprile 2017 at 19:54

    Che fà, l’hai perso il mio commento di stamattina?
    Ciarlatano….

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