Crisi permanente al Comune di Teramo: il centrodestra è morto, evviva il centrodestra

Crisi permanente al Comune di Teramo: il centrodestra è morto, evviva il centrodestra

di Christian Francia

Brucchi - un sindaco di largo profilo
Maurizio Brucchi: la sciatteria di un sindaco con la felpa che evidenzia il suo profilo da serie B

Sono ormai quattro anni, da quel 2013 nel quale il disgusto nei confronti della prima giunta Brucchi animò la maggioranza dei teramani, che lavoriamo alacremente per celebrare il funerale del centrodestra teramano.

Oggi nella seduta del consiglio comunale la liturgia prevede l’ennesima crisi, questa volta sembrerebbe definitiva.

Ma non è così.

Coltivo la memoria con troppa passione per vietare a me stesso e ai lettori di questo blog (che ricordiamo è in assoluto il più visitato d’Abruzzo) un’analisi sincera e onesta intellettualmente.

La quotidiana frequentazione con le vicende politiche evidenzia un quadro totalmente differente rispetto a ciò che appare.

È vero che Brucchi è debole, come è parimenti vero che i suoi dioscuri Paolo Gatti e Paolo Tancredi sono più deboli rispetto ai voti che raccolsero alle elezioni comunali del 2014 (il 17% Gatti e l’11% Tancredi), ma il dramma vero della città di Teramo è che le opposizioni sono ancora più polverizzate di quanto non lo fossero allora.

Per cui l’incapacità di aggregare un consenso attorno ad un progetto davvero civico e alternativo ai vetusti vessilli del centrodestra e del centrosinistra, rappresenta il segno inequivocabile del fallimento della stragrande maggioranza dei teramani (giustamente schifati dalla politica messa in atto negli ultimi 13 anni dalla maggioranza che governa la città).

Sebbene Brucchi sia UN SINDACO BUGIARDO COME NESSUNO, capace delle peggiori nefandezze amministrative (cito fra tutte la bugia sesquipedale sulla presunta esistenza del contratto di servizio con la Te.Am., cioè l’appalto da 12 milioni di euro l’anno sulla gestione dell’igiene urbana, contratto che è stato acclarato in tribunale essere assente in palese violazione di legge), ciò che è emerso nei tre anni del Brucchi bis è un evidente rafforzamento delle compagini di centrodestra, con contestuale indebolimento di quelle avversarie.

CENTRODESTRA

È vero che il centrodestra si è spaccato in due; da una parte i brucchiani (cioè Gatti e Tancredi), e dall’altra i seguaci di Mauro Di Dalmazio (cioè i consiglieri comunali Puglia e Campana), i Fratelli d’Italia guidati da Giandonato Morra (che annoverano il consigliere comunale Micheli), i fedelissimi di Gianni Chiodi (ex consiglieri ed ex assessori), la nuova squadra di Rudy Di Stefano che sfoggia i vessilli di Raffaele Fitto (squadra già dettagliatamente strutturata non solo a Teramo, bensì in tutta la provincia per fungere da comitato elettorale per l’elezione dello stesso Rudy a consigliere regionale).

Questi due centrodestra assommano grosso modo un 25% di consensi ciascuno e non v’è chi non veda come alle prossime elezioni comunali – per quanto vogliano correre separati al primo turno – debbano giocoforza correre uniti al ballottaggio.

CENTROSINISTRA

Il centrosinistra teramano risulta devastato da quattro fattori, la cui spia oggettiva è il fatto che alle primarie per l’elezione del nuovo segretario nazionale del PD abbiano votato poche settimane fa solo 116 iscritti al partito, cioè a dire lo 0,23% degli elettori teramani.

1) Il primo fattore si chiama Manola Di Pasquale (candidata sindaco del PD nel 2014): se non ci fosse stata lei di mezzo, con il suo starnazzare, con le sue incapacità politiche, con la sua deficienza a poter fare da collante, con la sua antipatia universalmente riconosciuta, con il suo arrivismo e la voglia incontenibile di poltrone (essendosi infatti dimessa da consigliere comunale per poter percepire lo stipendio da Presidente dell’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo), oggi avremmo un sindaco del PD.

2) Il secondo fattore si chiama Matteo Renzi: tre anni di devastante governo nazionale hanno messo a nudo come il centrosinistra scimmiotti il centrodestra rincorrendolo sul terreno di un presunto liberismo, abbandonando la socialdemocrazia e accrescendo il debito pubblico, il disagio sociale e la povertà, senza accrescere l’economia e i posti di lavoro.

Se ne deduce che se nel 2014 il vento soffiava a favore del centrosinistra grazie all’ascesa del renzismo, oggi il vento soffia a favore del centrodestra sia in Italia, sia in Europa, sia nel mondo (vedi Trump).

3) Il terzo fattore si chiama Luciano D’Alfonso: la sua presidenza della Regione Abruzzo è stata la più veterodemocristiana che si potesse immaginare, con l’aggravante di essere fuori tempo massimo, senza un Remo Gaspari che facesse giungere da Roma finanziamenti sul territorio, ma con l’assistenzialismo più inutile, le elargizioni a pioggia per le associazioni, per le chiesette, per le sagre, oltre al salvataggio di carrozzoni costosissimi e inutili come Abruzzo Engineering.

Le macroscopiche incapacità di D’Alfonso, certificate dall’essere l’Abruzzo il fanalino di coda nella spesa dei Fondi Europei dopo ben tre anni e mezzo dall’inizio del settennio 2014-2020, condannano il centrosinistra regionale a morte certa alle prossime elezioni abruzzesi.

4) Il quarto fattore si chiama assenza di coraggio: se i pochissimi piddini dotati di sale in zucca (e mi riferisco ai soliti Giovanni Cavallari prima e Gianguido D’Alberto poi) avessero tirato fuori i coglioni quando era il loro tempo, assumendo la leadership e guidando una vasta coalizione di persone perbene, le cose sarebbero sicuramente andate per un altro verso.

E invece oggi si contano le macerie, per cui quel 24% circa di voti raccolti dal centrosinistra alle elezioni comunali del 2014 non sono certo in crescita.

CIVICHE E MOVIMENTO 5 STELLE

L’ultimo quarto degli elettori teramani è tuttora polverizzato fra il nostro 8% di “Teramo 3.0”, l’altro 8% del Movimento 5 Stelle e la restante galassia di oppositori al fatiscente sistema di potere.

Purtroppo il M5S non è riuscito ad aggregare nessuno, non è riuscito a far innamorare nessuno, non è riuscito a radicarsi nel territorio, non è riuscito a fare da collante alle tante anime civiche (né vuole allearsi con nessuno), scomponendosi al contrario in ulteriori sottogruppuscoli in eterno litigio fra loro (cosa che rende persino difficile immaginare una lista ufficiale del M5S alle prossime comunali).

In questo scenario, appare chiaro come il sole che alle condizioni date il centrodestra rivincerà le prossime elezioni comunali, facilmente vincerà le prossime elezioni regionali (giocandosela con il M5S), e molto facilmente vincerà anche le prossime elezioni politiche le quali peraltro saranno le prime in ordine di tempo e fungeranno da traino per quelle regionali e locali.

Per cui la considerazione filosofica è: far cadere Brucchi è sacrosanto, ma non è emersa all’orizzonte una coalizione capace e degna di governare Teramo in alternativa ai fallimentari centrodestra e centrosinistra.

La priorità è certamente abbattere gli incapaci e i bugiardi, ma il deserto circostante non autorizza certo i teramani a nutrire speranze di miglioramento.

8 Responses to "Crisi permanente al Comune di Teramo: il centrodestra è morto, evviva il centrodestra"

  1. Fernanda D'A   20 aprile 2017 at 10:31

    Chapeau

  2. Roy Bean   20 aprile 2017 at 11:59

    Purtroppo tutto maledettamente condivisibile (forse non tutto il quarto punto sul PD). Sai benissimo che quando si è pugnalati alle spalle n0n sempre si ha la forza di reagire, almeno per le persone serie.
    Su totto manca un po’ di peperoncino: il famoso documento spuntato a Roseto.

  3. Antonietta   20 aprile 2017 at 16:26

    Siamo messi molto male

  4. MAPO   20 aprile 2017 at 16:40

    Lucida e dolorosa analisi.
    Il “risveglio”, purtoppo, non è neanche all’orizzonte!!!

  5. Antonio M.   21 aprile 2017 at 10:32

    Intanto quell’incapace della Raggi fa pulizie pasquali!
    “ROMA CAMBIA.. VIA GLI ASSUNTI ILLEGITTIMI DALLA POLITICA

    È finita la stagione di Parentopoli. Abbiamo voltato pagina da quel periodo buio e nella maniera più esemplificativa: l’Atac ha cacciato i dipendenti assunti in modo illegittimo ed illecito.

    Le lettere di licenziamento di oggi segnano una nuova era per l’azienda del trasporto pubblico di Roma, un’era fatta di legalità e trasparenza dove si punta al merito e non alle assunzioni clientelari. Basta favori agli amici degli amici. Basta agli sprechi. Basta all’opacità del passato.

    Noi stiamo rilanciando l’Atac con azioni concrete e vogliamo ridarle dignità. Chi ha governato prima di noi l’ha abbandonata, maltrattata, abusata. Noi invertiamo la rotta: la stiamo risanando per rilanciarla. Perché l’Atac, lo dico ancora una volta, è dei cittadini. Appartiene ai romani. E loro non si meritano più altri schiaffi come quello di Parentopoli.”
    Questa Incapace totale inoltre si è permessa di riasfaltare (riasfaltare!!!! non tappare le buche!!!) le strade di Roma.
    Impariamo dagli incapaci!

  6. cittadino   21 aprile 2017 at 13:19

    adesso che si è dimesso, il CAPO MIAGOLANTE della sua maggioranza ammetterà di essere la’rtefice di questa sciagura (perchè di sciagura si tratta in un momento in cui servirebbe una guida forte)?

  7. Roy Bean   21 aprile 2017 at 17:11

    Ha riparlato la big one delle papere zoppe, ma non era meglio una papera muta?

  8. Roy Bean   28 aprile 2017 at 17:48

    Così parlò Zaratustra:Questo è il momento della chiarezza e delle scelte soprattutto per tutte le forze che si sono ritrovate al ballottaggio…..che in Consiglio hanno lavorato bene.. ( Ngule!)
    Mi scombiscio dalle risate.
    Ma questo PD ha un segretario provinciale oppure è muto?
    Codesta mi sta facendo diventare simpatico persino Ginoble!
    Chi è abituato a perdere quattro a zero se andrà bene perderà tre a zero.
    Mi auguro e prego che si possa ripresentare in una delle tornate elettorali.
    Mi riscompiscerei.

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