Il futuro? Mobilità ciclistica e turismo in bicicletta

Il futuro? Mobilità ciclistica e turismo in bicicletta

di Maria Cristina Marroni  –

Ciclabile ad Alba Adriatica - il futuro su due ruote
Uno scorcio della ciclabile ad Alba Adriatica

Un argomento che ci sta particolarmente a cuore è quello della mobilità ciclistica la quale – se ben pianificata e messa in opera a cominciare dalla realizzazione delle ciclabili – darà grandi soddisfazioni all’intero Abruzzo sia in termini economici che di qualità della vita.

Ma dobbiamo cambiare completamente direzione.

Ce lo dice la Comunità Europea (in particolare il Comitato Europeo delle Regioni, che riunisce i rappresentanti regionali e locali dell’Unione Europea), la quale con un parere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE il 21 marzo scorso, raccomanda “un cambiamento di paradigma” nelle politiche dei trasporti e con esso una “nuova gerarchia della mobilità sostenibile”.

Una gerarchia che dia più spazio alla mobilità ciclistica, visto che “esistono solidi riscontri accademici secondo i quali il rapporto benefici-costi degli investimenti in infrastrutture ciclabili sarebbe pari ad almeno 5 a 1.

Proporzioni che dovrebbero invitare i Ministri dei Trasporti degli Stati membri ad adottare un documento strategico sulla ciclabilità a livello comunitario.

Ma se n’è accorto anche il nostro Ministero dei Lavori Pubblici, che nell’allegato al Documento Economia e Finanza 2017, dal titolo “Connettere l’Italia: fabbisogni e progetti infrastrutturali”, inserisce, nel sistema nazionale integrato dei trasporti (SNIT) del Piano Generale Trasporti e Logistica del 2001, anche le ciclovie, alle quali viene data pari dignità strategica delle strade di grande comunicazione, ferrovie, porti, interporti e aeroporti, individuando una rete ciclistica nazionale costituita dagli itinerari EuroVelo, nonché da altri itinerari di interesse nazionale (tra cui anche la ciclovia Adriatica, che interessa la costa abruzzese, già in parte infrastrutturata con il progetto Bike to Coast).

E sembra che lo stia comprendendo anche la Regione Abruzzo, che già con la precedente Giunta guidata da Gianni Chiodi ha finanziato la pista ciclabile Martinsicuro-San Salvo (Bike to Coast), e con l’attuale governo regionale ha investito, nel Masterplan, oltre 60 milioni di euro per finanziare una rete ciclabile di interesse regionale, che si colleghi alle reti nazionali di cui sopra, dando incarico all’Università D’Annunzio di Pescara – Dipartimento di Architettura, in collaborazione con FIAB e le quattro Province abruzzesi, per la definizione degli itinerari e degli standard tecnici e qualitativi degli interventi.

Raffaele Di Marcello
L’Architetto Raffaele Di Marcello

Ne parliamo con Raffaele Di Marcello, architetto, membro del gruppo tecnico della FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta, e tecnico della Provincia di Teramo, che da anni segue da vicino lo sviluppo, a livello europeo e nazionale, delle politiche per la mobilità ciclistica e il turismo in bicicletta.

1) Architetto Di Marcello, a che punto siamo, in Abruzzo, con le reti per la mobilità ciclistica?

L’Abruzzo, in pochi anni, grazie al progetto Bike to Coast e alle azioni che la Regione sta portando avanti, ma grazie soprattutto al lavoro costante e qualificato dell’associazionismo, FIAB in testa, da fanalino di coda nelle politiche per la ciclabilità sta diventando un punto di riferimento a livello nazionale.

La realizzazione dell’itinerario ciclabile costiero, da Martinsicuro a San Salvo, su quella che, nella rete nazionale BicItalia, è individuata come Ciclovia Adriatica (che presto diventerà un itinerario europeo all’interno di Eurovelo e che il Ministero dei Lavori Pubblici ha individuato come infrastruttura nazionale strategica); il trasporto gratuito delle biciclette sui treni regionali; il lavoro del Dipartimento di Architettura dell’Università di Pescara e della FIAB, in collaborazione con le Province abruzzesi, Provincia di Teramo in testa, per la definizione della rete ciclabile regionale (prevista dalla L.R. n. 8/2013), fanno sì che la nostra regione si avvii, anche se con qualche criticità e alcune confusioni negli interventi, a diventare un territorio a misura di ciclista.

2) Il Masterplan Abruzzo ha destinato altri 60 milioni di euro per interventi infrastrutturali. La Provincia di Teramo cosa prevede?

Il Masterplan Abruzzo ha individuato, correttamente, nelle quattro Province abruzzesi i soggetti attuatori degli interventi per implementare i percorsi ciclabili della nostra regione. L’esperienza del Bike to Coast, con gli interventi affidati ai singoli comuni (Via Verde della Costa Teatina a parte, gestita dalla provincia di Chieti), ha fatto emergere la necessità di individuare, prima ancora della realizzazione delle opere, linee guida che disciplinino le varie gerarchie dei percorsi e omogeneizzino le indicazioni tecniche.

Ad oggi assistiamo a ciclabili progettate un po’ “a caso”, senza rispettare i criteri minimi dettati dal D.M. n. 557/1999 e ampiamente inidonee ad assorbire il flusso di traffico prevedibile per ciclovie di rango internazionale.

La Provincia di Teramo ha adottato proprie linee guida, da integrare poi con quelle regionali, e individuato alcuni percorsi ciclabili strategici, che colleghino il percorso costiero con i territori collinari e montani.

Certo, non sarà possibile realizzare piste ciclabili ovunque, ma utilizzando strade a basso traffico automobilistico, si riuscirà a realizzare una rete ciclistica provinciale che integri quella regionale e supporti i Comuni per migliorare anche la mobilità urbana, fornendo un’alternativa all’utilizzo dell’automobile.

L’intermodalità bicicletta/mezzo pubblico e l’attuazione di politiche di agevolazione degli spostamenti casa-scuola/casa-lavoro con mezzo pubblico e/o bicicletta e/o a piedi, potrebbe, in pochi anni, cambiare anche la struttura urbanistica delle nostre città, restituendo ai cittadini spazi ora occupati dalle automobili.

3) Quindi, nello specifico, quali opere si prevede di realizzare?

Partendo dal presupposto che gli interventi prima si pianificano, poi si progettano e poi si cercano le fonti di finanziamento e che, quindi, il lavoro della Provincia va al di là dei fondi previsti dal Masterplan, prevedendo la pianificazione e progettazione di una rete che verrà realizzata nel tempo, nell’immediato si è puntato alla progettazione del collegamento ciclabile tra il capoluogo e la costa e al completamento della ciclovia del Vibrata, già finanziata in parte, oltre alla progettazione di una ciclovia lungo la valle del Vomano.

Altro progetto, di rilevanza interregionale, è il ponte ciclabile che collegherà l’Abruzzo alle Marche, tra il Comune di Martinsicuro e San Benedetto del Tronto.

4) Qualcuno obietta che, in un periodo di emergenza come quello attuale, spendere soldi per piste ciclabili è uno spreco, essendo necessarie e urgenti altre opere. Cosa ne pensa?

In realtà è proprio in un periodo come questo che occorre avere visioni più ampie rispetto alle esigenze immediate dettate dall’emergenza.

I nostri territori interni pagano, in termini di abbandono e sottosviluppo, la rincorsa a modelli di sviluppo, anche turistico, errati.

Il turismo in bicicletta muove, in Europa, qualcosa come 44 miliardi di euro, di cui tre solo in Italia, cifra che potrebbe essere decuplicata investendo sulle infrastrutture e su politiche che favoriscano il cicloturismo ma anche la mobilità ciclistica urbana ed extraurbana.

I nostri territori interni hanno chilometri di strade a basso traffico che, adeguatamente recuperate, si presterebbero ottimamente ad un uso ciclistico, sia sportivo che turistico, oltre che trasportistico.

L’esperienza della Provincia di Trento insegna che per ogni euro investito in infrastrutture per la ciclabilità ritorna indietro un euro, già dal primo anno della messa in esercizio, di ricadute dirette legate al turismo.

Certo non bastano le piste ciclabili, ma occorrono tutte quelle azioni che contribuiscono a creare un territorio “bicycle friendly”, come la ricettività dedicata, le città a misura di ciclista, segnaletica e guide, e, non da ultimo, l’educazione all’utilizzo del mezzo e al rispetto di tutti gli utenti della strada.

5) Lei parla di educazione, ma proprio ai ciclisti si imputa il mancato rispetto delle norme basilari del codice della strada.

Quando si generalizza, parlando di “ciclisti” o di “pedoni” o “automobilisti”, come se esistessero categorie standardizzate e chiuse, mi viene da sorridere, anche se è un sorriso amaro.

Io parlerei di persone, in quanto ognuno di noi rientra, di solito, almeno tra le categorie degli automobilisti e dei pedoni e, non di rado, anche dei ciclisti.

È vero che spesso i ciclisti “sportivi” viaggiano in gruppo e tendono a non rispettare le norme del codice, ma è un comportamento scorretto, che andrebbe sanzionato, come quello degli automobilisti che non rispettano i limiti di velocità, parlano al telefono mentre guidano o non si fermano prima delle strisce pedonali, o ancora i pedoni che passano con il rosso, o invadono i percorsi ciclabili.

Le norme esistono per regolare la coesistenza civile delle persone e vanno, sempre e comunque, rispettate.

È anche vero che alcune norme del codice si rivelano spesso obsolete o, quantomeno, migliorabili, e che non siamo abituati alla coesistenza tra vari mezzi di trasporto sulle strade (il camionista ce l’ha con l’automobilista che va piano, l’automobilsta con il ciclista che gli intralcia la marcia, il ciclista con il pedone che lo rallenta attraversando la strada, il pedone con il camionista che non si ferma al passaggio pedonale, e così via); occorre quindi un grande lavoro di educazione alla convivenza, in modo che tutti utilizzino uno spazio pubblico, qual è la strada, nel rispetto reciproco.

Ho avuto modo di vivere per un breve periodo in Ungheria, a Budapest, dove le biciclette circolavano, tranquillamente, sulle strade a quattro corsie della capitale, in una corsia dedicata ai veicoli lenti, alla svolta e ai mezzi pubblici.

Nessun problema di traffico, nessun strombazzamento nervoso, nessuno che si augurasse di travolgere i ciclisti perchè intralciavano.

D’altra parte, prima o poi, ci troviamo tutti ad essere nella condizione di “utenti deboli” della strada, e penso che ognuno di noi si augurerebbe di essere rispettato dagli altri.

Quindi educazione, buon senso e rispetto delle regole sono il primo passo per una mobilità nuova.

6) Un’ultima domanda. Che tempi prevede per la realizzazione delle ciclabili vallive?

Quando si parla di infrastrutture non si può parlare certo di settimane e nemmeno di mesi.

I tempi del Masterplan sono abbastanza stretti, un paio di anni, ma per realizzare una rete efficace a livello regionale ci vorrà almeno un quinquennio.

L’importante è che le opere siano precedute da una seria pianificazione.

Gli interventi “spot”, fatti giusto per fare, sono sempre inutili e, spesso, anche dannosi.

One Response to "Il futuro? Mobilità ciclistica e turismo in bicicletta"

  1. Amen   20 aprile 2017 at 8:10

    Sarebbe già un miracolo se si rendesse ciclabile la città, limitando così l’uso delle auto con grande vantaggio per tutti. Ma Teramo, con le sue strade piene di buche ed il suo traffico caotico, non è adatta ai ciclisti, e quei pochi possiamo definirli spericolati eroi…

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