La Chiesa nella storia (Secolarizzazione)

La Chiesa nella storia (Secolarizzazione)

di Nino Pace (con la collaborazione di Antonella De Leonibus e Katia Di Giacinto)

Cristo morto di Andrea Mantegna
Il “Cristo morto” di Andrea Mantegna – Pinacoteca di Brera, Milano

Qual è la missione della Chiesa?

1) Secondo alcuni la Chiesa ha come missione l’annuncio del Vangelo allo scopo di convertire gli uomini alla fede cristiana; pertanto in ultima analisi si tratta di salvare le anime, compito prettamente spirituale.

Citano, come prova, le parole di Yeshua (Gesù): “Andate in tutto il mondo a predicare il Vangelo battezzando nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

2) La Chiesa è stata istituita come servizio per l’uomo, per una vita più dignitosamente umana. Lo scopo della missione della Chiesa è prevalentemente sociale.

Come prova riferiscono il comandamento fondamentale di Gesù: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, ma anche “io sono venuto per servire, non per essere servito” e – dopo aver dato l’esempio – aggiunge: “Come ho fatto io, fate Voi”.

3) Secondo altri l’annuncio del Vangelo e il fine sociale non sono in contraddizione tra loro, anzi si completano a vicenda.

La Bibbia, che è il testo fondamentale della concezione cristiana della vita, indica gli scopi fondamentali della Chiesa:

a) allontanare gli uomini dall’odio e dalla ricerca di se stessi;

b) formare una comunità che superi o tenti di superare tutte le divisioni (classi, religioni, ecc…); infondere negli uomini lo spirito di dedizione ai propri simili;

c) tenere sempre presente lo scopo ultimo dell’uomo, ricordando continuamente che sulla terra non c’è nulla che lo renda totalmente soddisfatto;

d) dimostrare all’uomo che la nostra speranza cristiana non è un’illusione, ma è fondata sulle promesse di Gesù.

Sintetizzando, possiamo affermare che la missione della Chiesa è prevalentemente religiosa, spirituale e morale con implicazioni di carattere politico-sociale.

La Chiesa cioè deve affermare certi principi universali, deve difendere certi diritti imprescrittibili, deve responsabilizzare l’uomo, deve in una sola parola formare la coscienza umana.

L’uomo giusto, onesto, responsabile è anche una garanzia per il buon funzionamento della vita politica e sociale.

Pertanto cominciamo a trattare i rapporti tra lo Stato e la Chiesa interpellando a questo riguardo il Vangelo. Da due versanti si è tornati oggi a interrogare il Vangelo.

Da una parte, laici cristiani impegnati nel mondo e nella politica si rivolgono ad Esso in cerca di modelli di comportamento, o almeno in cerca di una giustificazione intrinseca del loro impegno nel mondo.

Dall’altra la teologia, nelle sue recenti espressioni di teologia della rivoluzione o della speranza o della liberazione, chiede alla Bibbia una risposta che faccia capire lo scopo di questo impegno.

In altre parole il cristiano, proprio attraverso l’impegno terreno (politico, sociale, professionale) può e deve raggiungere un perfezionamento morale e spirituale. La chiesa non è solo la comunione di anime, ma anche di uomini, e perciò la sua vita è nella storia.

L’episodio del tributo a Cesare (date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio) è il punto più istruttivo per una visione sul nostro tema.

Esso sollecita in noi degli interrogativi:

1) Che differenza c’è tra regno di Dio e regno politico?

2) Chi dei due è superiore?

3) Quali sono i loro rapporti?

Prima della venuta di Cristo non esisteva in nessuna cultura o società un problema del genere, in quanto ogni struttura politica (la Polis greca, l’Impero romano, la Teocrazia ebraica) per il suo carattere sacrale era al tempo stesso anche struttura religiosa.

La risposta che Gesù dà sembra che debba essere interpretata in questo modo: ogni atteggiamento dell’uomo di fronte allo Stato deve essere determinato dalla sua appartenenza al regno di Dio.

Esempio: “Tutti i cittadini devono sottostare all’autorità legittimamente costituita”.

Le motivazioni dell’atto di sottomissione possono essere diverse: l’utilità, la paura o invece il senso del dovere.

I cristiani, in quanto cittadini, devono sottomettersi all’autorità statale, non per paura o interesse, ma per dovere; pertanto l’ubbidienza è un dovere di coscienza.

Nino Pace
Nino Pace

Questa sottomissione all’autorità statale non è in conflitto con la sottomissione all’autorità della Chiesa, anzi questi due atteggiamenti si integrano a vicenda.

L’uomo in quanto cittadino deve essere guidato dall’autorità civile; in quanto cristiano deve lasciarsi guidare dall’autorità ecclesiastica.

Nel caso di interferenze dell’una o dell’altra autorità nel campo non proprio, l’uomo come cristiano sa che in coscienza non è tenuto all’obbedienza poiché la fonte di ogni autorità è Dio, pertanto può e in alcuni casi deve rifiutare la sua sottomissione sia all’autorità ecclesiastica che civile quando l’una o l’altra dovesse prevaricare.

Il pensiero politico di Gesù va alla radice quando afferma che il Suo regno non è di questo mondo.

Gesù quindi non si mette contro le strutture, ma scende nel cuore dell’uomo dove ci sono i germi del bene e del male, ed afferma che trasformando la coscienza umana si crea il buon cittadino.

Questo insegnamento significa per il cristiano fuga, alienazione, indifferenza in campo politico?

La risposta la troviamo nel Vangelo stesso.

Antonella De Leonibus
Antonella De Leonibus

Gesù ci ammonisce di non aver paura di coloro che possono condannare il corpo, ma non l’anima, ed aggiunge che il potere non è il diritto di sentirsi superiori agli altri, ma è un servizio al prossimo: “Colui che governa sia come colui che serve” (Luca c22 v26).

Come si può vedere, nel Vangelo c’è una liberazione del concetto di potere dalla mentalità tradizionale e dell’atteggiamento dell’uomo di fronte all’autorità.

Un’analisi dell’impegno politico di Gesù, a prima vista, è deludente come atteggiamento verso il potere politico in generale e la situazione politica del suo Paese in particolare.

È vero che Egli giudica lucidamente i detentori del potere (chiama Erode “quella volpe” – Luca 13, 32) e li smitizza con una punta d’ironia; tuttavia non fa nulla per cambiare le cose, anzi sembra evitare gli scontri diretti con l’autorità: fugge da Erode (Matteo 14, 13); rifiuta di usare la sua popolarità per mettersi a capo di un movimento di Liberazione della Palestina dall’egemonia romana; non svolge nessuna azione diretta a liberare gli schiavi o a emancipare la donna.

Eppure, ecco il paradosso: la sua vita è racchiusa tra due condanne capitali e tutte e due recano la motivazione “RE dei GIUDEI” e ciò, almeno nell’intenzione dei suoi accusatori significa agitatore politico.

L’autorità politica è con lui in una strana posizione. Essa non trova motivo, non riesce a precisare un capo d’accusa, eppure lo condanna (“non trovo in lui motivo di condanna… perciò lo castigherò” – Luca 23, 22): questa è la sconcertante logica di Pilato.

Davanti a Gesù il potere politico non si sente più sicuro e perciò reagisce.

Katia Di Giacinto
Katia Di Giacinto

Il vero motivo di questa reazione è da ricercarsi al centro del messaggio di Cristo, e cioè l’invito ad una trasformazione interiore per poter entrare nel Suo Regno (questa trasformazione è chiamata con termine tecnico Metanoia); tale invito mette la scure alla radice nella coscienza dell’uomo, alla fonte stessa del male; libera e salva la coscienza inscrivendo in essa una scala di valori nuovi rispetto a quella mondana e temporale.

In conclusione possiamo dire che Gesù ha tolto l’aureola sacrale allo Stato ed ha liberato il cristiano dalla paura e dalla cupidigia del potere (“colui che governa sia come colui che serve” – Luca 22, 26 – “chi vuol comandare impari prima ad essere il servo di tutti”), ponendolo con la sua coscienza in libertà verso qualsiasi potere precostituito.

One Response to "La Chiesa nella storia (Secolarizzazione)"

  1. Antonietta   16 aprile 2017 at 11:50

    Davvero belle riflessioni. Buona Pasqua a tutti voi.
    Antonietta

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