Paolo Gatti prega in ginocchio i consiglieri comunali di Teramo di non mandare a casa Brucchi

Paolo Gatti prega in ginocchio i consiglieri comunali di Teramo di non mandare a casa Brucchi

di Christian Francia  –

Il secondo cervello - il libro di Paolo Gatti
La copertina del nuovo libro di Paolo Gatti

Da quando io e Paolo Gatti frequentavamo il Liceo sostengo che lui non possa essere classe dirigente, bensì è stato e rimane “classe digerente”.

Il consigliere regionale al quale da 18 anni paghiamo milioni di euro di stipendi pubblici è sempre stato un tubo digerente pronto ad incamerare e digerire tutto (sopra ogni altra cosa i soldi dei cittadini), ma incapace di dirigere, indirizzare, creare posti di lavoro, far risparmiare la cittadinanza, coordinare la burocrazia, garantire la legalità.

Paolo Gatti - Classe Digerente
Un manifesto elettorale di Paolo Gatti

Oggi finalmente esce il suo libro sul secondo cervello (l’intestino), cioè il cervello che lui predilige, in modo che anche i più distratti possano rendersi conto perché siamo nella merda.

Battute a parte, cerco di mettere in chiaro le idiozie che Gatti propaganda come buon senso, senza che mai nessuno si alzi e gli dica finalmente che con la “Politica” non ci ha capito un cazzo.

Il capobastone di Forza Italia, che ricordiamo è il partito padronale dell’ottuagenario satiro infoiato chiamato Berlusconi, sostiene che “è gravissimo chiedere le dimissioni del sindaco Brucchi con la città in emergenza per il sisma”.

È vero l’esatto contrario: se Brucchi è un cancro politico – dal 2009 ad oggi – che sta uccidendo la comunità teramana, prima si estirpa quel cancro e più possibilità ci sono che la comunità si salvi dalla disfatta.

Inoltre, visto che il terremoto viene considerato dai politicanti come una manna dal cielo (tanto che si sono subito attivati per nominare tre nuovi assessori comunali che pesano per 90.000 euro l’anno sul bilancio dell’Amministrazione), è appena il caso di chiarire che l’emergenza sisma viene solo aggravata dalla presenza di un sindaco e di una giunta, in quanto il decreto governativo che stabilisce le modalità di pratiche, rimborsi, finanziamenti e risarcimenti, necessita soltanto degli uffici per essere pedissequamente attuato, non certo di avvoltoi che cercano di accaparrarsi la paternità dei soldi che giungono da parte dello Stato.

Antonini Provvisiero e Dodo - i tre nuovi assessori comunali ci inculano 90mila euro
I tre nuovi assessori comunali a “bagnomaria”

Gatti sferza l’opposizione, accusandola di essere “irresponsabile”, e addita i consiglieri di minoranza di essere “grillini originali o inconsapevoli” in quanto avrebbero fatto mancare il numero legale nell’ultima seduta del consiglio comunale.

Quindi dovremmo dedurre che se i mal di pancia dei consiglieri gattiani non consentono di sorreggere la maggioranza di Brucchi, l’opposizione stessa dovrebbe farsi carico di mantenere in vita una maggioranza in via di disfacimento da tre anni a questa parte. Ma chi cazzo si crede di essere Paolo Gatti, Marlon Brando? Che scendesse dalla pianta dove è salito, perché sua è la colpa di tredici anni di disastri che peseranno mostruosamente nella storia futura di questa povera città. E non ci saremo nei prossimi decenni a fare la cronaca, la cronistoria e la storia del decadimento civico e civile di Teramo, decadimento targato Paolo Gatti.

Il felino, particolarmente spaventato dal rischio concreto di veder mandare a casa sindaco, assessori e consiglieri comunali, cioè le truppe che dovrebbero garantirgli i voti per farsi nuovamente eleggere al consiglio regionale o al parlamento (cioè la sua unica preoccupazione, quella di tenere le terga su una poltrona ben retribuita), ha piagnucolato davanti alle telecamere: “Ma davvero vogliono un commissariamento di oltre 500 giorni in questa situazione?”.

Intanto, se Brucchi cadesse, il commissariamento sarebbe di 400 giorni (fino al maggio 2018) e non di 500.

In secondo luogo in questo anno di commissario prefettizio si risparmierebbero 250.000 euro di soldi pubblici per pagare una giunta insignificante di dieci membri, alcuni dei quali pure a part-time come lo stesso sindaco Brucchi o la neo assessora gattiana Provvisiero.

Gatti dovrebbe spiegare cosa cazzo esiste a fare – solo per citarne una a caso – Eva Guardiani, una che ha contribuito a creare sei milioni di euro di buco nel bilancio della Provincia di Teramo quando era assessore provinciale, e quindi per meriti acquisiti Gatti l’ha fatta nominare assessore comunale.

Vergognatevi almeno un poco. Fatevi schifo anche da soli perché a noi ci fate schifo pure umanamente, oltre che politicamente.

In terzo luogo, Gatti ignora che solo il 3% degli italiani (fonte Index Research) ha fiducia nei politici, al punto che è acclarato che ovunque ci sia un commissario prefettizio (tipo a Tortoreto) gli uffici lavorano molto meglio, le pratiche si sbrigano molto più in fretta, i cittadini pagano meno tasse e ottengono migliori servizi.

Non solo. Ma pure in Belgio per due anni ultimamente non hanno avuto un governo e l’economia è andata parecchio meglio di quando il governo esiste. Stessa cosa in Spagna, dove la vacanza di un esecutivo ha prodotto notevoli benefici alla popolazione.

Insomma, la politica frena, rallenta, peggiora, costa e disgrega. Per cui magari venisse un commissario al posto del sindaco in carica: i teramani farebbero festa per settimane.

Gatti invece, ossessionato dalla paura di non avere tutte le sue truppe schierate a fargli campagna elettorale, insiste nelle sue farneticazioni sulla necessità della permanenza di Brucchi: “Il terremoto è come la guerra, penso che nessuna persona sana di mente possa ritenere idonea una soluzione di questo genere”.

Il terremoto è come la guerra? Ma che si è bevuto Gatti? La verità è che si sta cagando sotto dalla fifa. E si caga talmente sotto da parlare come un drogato qualsiasi. Infatti, rispondendo ai consiglieri di opposizione che chiedono giustamente al sindaco di dimettersi, il capobastone con i pantaloni inzaccherati di merda sostiene che “In passato chi faceva affermazioni del genere non sarebbe stato degno di sedere in consiglio comunale”.

Cioè a dire che l’opposizione non può opporsi e non può sperare che la maggioranza cada per manifeste incapacità. Un modo di ragionare del tutto campato in aria e destituito di ogni fondamento sia giuridico, sia amministrativo e sia politico. La minoranza, se davvero è tale, spera ogni giorno che il sindaco cada, per il motivo elementare che non ritiene il primo cittadino in grado di soddisfare le esigenze del popolo amministrato. Se lo ritenesse capace non sarebbe più minoranza, bensì maggioranza.

Ma Gatti ha la tremarella e non sa più cosa dice, si caga sotto e basta. Ottimo motivo per concentrarsi sull’opinione pubblica e far alzare il grido della cittadinanza a favore delle dimissioni del sindaco.

Poi, quando qualcuno ha fatto pietosamente osservare a Gatti che i consiglieri comunali ribelli Vincenzo Falasca e Alfredo Caccioni sono suoi uomini, per cui il problema di sopravvivenza della maggioranza è insito nel suo stesso gruppo, il miagolante ha risposto: “Un gruppo consiliare non è una caserma”, per cui sarebbe naturale che ci siano screzi.

Strano, perché a sentire Falasca e Caccioni sembrerebbe proprio che il gattile sia una caserma, in quanto il padre-padrone della baracca prenderebbe da solo tutte le decisioni e le sottoporrebbe ai consiglieri comunali solo a cose fatte. Esattamente quello che Gatti ha fatto quando ha deciso da solo le nomine assessorili dei gattiani Antonini e Provvisiero, nomine che non sono andate giù a Falasca e Caccioni proprio perché avevano sottoscritto un patto che obbligava alla condivisione preventiva di tutte le scelte.

Falasca (anche a nome dei consiglieri di maggioranza Caccioni e Sbraccia) ha rilasciato dichiarazioni che lo inchiodano alla coerenza personale: dirò la mia a cominciare dalla riduzione immediata dei tre assessori nominati forzando la mano, per me devono essere tolti subito.

Molto bene. Quindi dobbiamo dedurne che o Gatti si mette la coda fra le gambe e manda a casa Antonini, Provvisiero e Dodo, facendo una figuraccia planetaria, oppure la giunta Brucchi è al capolinea.

Sempre ammesso che i tre ribelli abbiano la dignità e la coscienza di essere coerenti con quanto sostengono. Sempre ammesso che i tre ribelli non si lascino comprare da promesse di incarichi, di nomine, di prebende, di poltrone, di utilità personali ed economiche di vario genere. E se si lasciassero comprare sarebbero loro a fare una figuraccia planetaria.

I rumors che si rincorrono sulla nuova crisi politica teramana lasciano trapelare che il capobastone Gatti, oltre che preoccupatissimo, sarebbe parecchio piccato anche perché pretenderebbe di non dover essere lui ad abbassarsi a chiamare i suoi due consiglieri Falasca e Caccioni, bensì esigerebbe che siano loro a telefonare a lui per chiarirsi.

Un braccio di ferro sul mancato riconoscimento di autorità e autorevolezza che preannuncia nuove fuoriuscite dal gattile, dopo l’abbandono del coltissimo Rudy Di Stefano. Quindi Gatti non solo perde pezzi, ma perde soprattutto pretoriani che dovrebbero riempirlo di preferenze alle prossime elezioni regionali e politiche.

Falasca e Caccioni (e pure Sbraccia), secondo le ultime indiscrezioni, pretenderanno senza altre mediazioni la riduzione dei tre neo-assessori in quanto nel patto di prospettiva sottoscritto con Brucchi non era previsto affatto l’epilogo delle nuove poltrone inserite in Giunta.

Se i tre consiglieri fossero persone serie (e per me non lo sono), lo scenario è segnato: o i tre neo assessori vanno o casa oppure a casa ci andranno tutti perchè la maggioranza non c’è più.

Parrebbe che Gatti, dopo aver riempito pure le scarpe di merda per la paura che Brucchi cada e che lui venga preso come capro espiatorio del disastro amministrativo teramano, si sia abbassato a miagolare al telefono con Caccioni per supplicarlo di non andare via, ma Caccioni da pecora si sarebbe fatto leone e avrebbe snobbato il gattarrone sostenendo di “non essere disposto ad accettare la porcata appena varata con il Brucchi Quater”.

Il nodo gordiano da sciogliere è la rimozione dei neo assessori. Tutto passa da lì. Una questione di etica, prima ancora che di tattica politica. Ma anche una questione di metodo: dittatoriale quello di Gatti, democratico quello preteso dai tre consiglieri ribelli.

Brucchi potrebbe essere il meno preoccupato di questa ennesima crisi. Intanto perché la responsabilità dei nuovi assessori (a parte Dodo) ricade sulle spalle di Gatti che ha preteso poltrone e stipendi pubblici per Antonini e Provvisiero in modo da motivarli in suo favore alla prossima campagna elettorale, facendo peraltro subentrare due consiglieri comunali al posto dei due neo assessori (cioè due ulteriori soldati nelle prossime campagne elettorali).

E poi Brucchi potrebbe finanche giovarsi della sua stessa caduta in quanto, se è vero come è vero che vuole candidarsi ad un seggio parlamentare, dovrebbe in ogni caso dimettersi entro il 17 settembre prossimo (in quanto la legge prescrive che i sindaci dei Comuni con oltre 20.000 abitanti debbano dimettersi entro i sei mesi precedenti la conclusione naturale della Legislatura per potersi candidare alla Camera o al Senato).

E va da sé che sarebbe stato difficile far digerire alla sua maggioranza le dimissioni ad un anno e mezzo dalla scadenza naturale della consigliatura comunale (che termina nel 2019).

Per cui Brucchi se la ride sotto i baffi perché Gatti – che pure lui fa parte di Forza Italia come il sindaco e aspira parimenti ad un seggio parlamentare – si indebolisce con questa crisi nel gattile, mentre Brucchi si rafforza in prospettiva elettorale per il 2018 (quando ci saranno le elezioni politiche per il rinnovo del parlamento).

La morale per il gattarrone è vecchia: chi troppo vuole nulla stringe. E potrebbe pure accadere (ma non ci speriamo per niente, vista la statura morale dei protagonisti) che Gatti nel tentativo di allargare la sua base elettorale perda per strada più pezzi di quanti non ne abbia guadagnati.

In ogni caso, si può affermare con certezza che il terremoto non c’entra nulla con questa crisi, né c’entra nulla la responsabilità o il bene di Teramo: qui è in ballo solo e soltanto il futuro politico dei politicanti, la poltrona e lo stipendio pubblico ad essa abbinato.

Con gli occhi spiritati dalla paura di perdere potere, Paoletto si attacca a tutto, persino alla delibera sulla casa dello Studente in Viale Crucioli da approvare improrogabilmente in consiglio entro il 20 aprile: “Ci sono tre milioni disponibili, ma ne servono molti di più, e senza il cofinanziamento regionale sarà inutile anche la partecipazione al bando per i fondi ministeriali”.

Gatti ignora o finge di ignorare che una casa dello studente c’è già, si trova a Coste Sant’Agostino e da decenni giace inutilizzata a 300 metri dall’università.

Gatti ignora o finge di ignorare che Teramo non ha bisogno di una casa dello studente (http://www.ilfattoteramano.com/2017/03/01/teramo-non-ha-bisogno-di-una-casa-dello-studente-chi-non-lo-vede-e-un-demente/), per il semplice motivo che il bacino di studenti fuori sede è di circa 180 unità, numero del tutto insufficiente a rendere proficua l’istituzione di alloggi pubblici, tanto più che a Teramo i posti letto privati costano una miseria.

E invece la discussione pubblica è rimasta indietro di 30 anni, ai tempi della DC, quando l’importante era spendere ogni lira di finanziamento a prescindere dall’effettiva utilità dell’opera, ragion per cui oggi contiamo decine di opere pubbliche inutilizzate, incomplete, cattedrali nel deserto che rappresentato altrettanti monumenti allo spreco.

Gatti è rimasto fermo a suo padre (ex sindaco di Teramo in quota Democrazia Cristiana), è nato vecchio e ragiona da vecchio. Per questo siamo nella merda.

7 Responses to "Paolo Gatti prega in ginocchio i consiglieri comunali di Teramo di non mandare a casa Brucchi"

  1. cittadino   14 aprile 2017 at 11:46

    tranquilli tutto si dissolverà nel vento!
    Teramo immobile era e immobile rimarrà!

  2. cittadino   14 aprile 2017 at 11:47

    se le menti della nostra politica sono gatti e mariani questo ci meritiamo!

  3. Anonimo   14 aprile 2017 at 14:52

    Stiamo tranqullli, i dissidenti diventeranno “responsabili” e resteranno allineati e coperti.
    Questo mi dispiace, avrei preferito vedere cosa avrebbe fatto il pd sull’approvazione della casa dello studente ” due”.
    Hai ragione quando parli di merda, ma il tanfo è diventato insopportabile.

  4. aldo   14 aprile 2017 at 15:08

    TALE PADRE TALE FIGLIO FANNO PENAAAAAAAAAAAAAAA

  5. aldo   14 aprile 2017 at 15:09

    TALE PADRE TALE FIGLIO FANNO PENAAAAAAAAAAA

  6. Blade Runner   16 aprile 2017 at 10:12

    Finora Gatti ha miseramente fallito ogni tentativo di scalata al Parlamento.
    Siete così sicuri che questa volta riuscirà nell’intento?
    Io no.

  7. francesco   18 aprile 2017 at 10:31

    Se Gatti avesse un po’ più di cervello (di quello buono) capirebbe quanto gliene manca.

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.