Perché adesso sono renziano (e anche gattiano, ginobliano, tancrediano e dalfonsiano)

Perché adesso sono renziano (e anche gattiano, ginobliano, tancrediano e dalfonsiano)

di Christian Francia  –

Renzi Moira Orfei
Matteo Renzi come antidoto al “Katechon”

Non sto scherzando. Sono passato dalla fase della contrapposizione ad un potere politico sordo e cieco, alla fase dell’appoggio incondizionato a quello stesso potere.

Perché mai? Perché mi sono venduto. Per arricchirmi. Per brama di incarichi e poltrone.

Purtroppo no. Ho un difetto congenito: mi fanno schifo i soldi. Questo mina alla radice ogni mio tentativo di farmi i cazzi miei.

Inoltre mi fa schifo l’ignoranza politica: quella becera, quella volgare, quella provinciale, quella – per intenderci – di cui sono campioni Matteo Renzi, Paolo Gatti, Tommaso Ginoble, Paolo Tancredi, Luciano D’Alfonso, Maurizio Brucchi.

E allora perché adesso li appoggio?

Perché mi sono reso conto che è inutile fare il “Katechon”.

Il Katechon è una figura introdotta da San Paolo nella Seconda lettera ai Tessalonicesi, laddove si parla di qualcuno che “contiene”, trattenendo e rallentando, la venuta dell’Anticristo.

Per i cristiani c’è un tempo molto rilevante che intercorre fra l’Incarnazione di Gesù Cristo e la battaglia finale contro l’Anticristo che vedrà il trionfo del Regno dei cieli.

Dando per scontata la seconda venuta di Gesù (o il secondo avvento), la teologia politica si è occupata con grande interesse del tempo storico intercorrente fra il primo e il secondo avvento, interrogandosi sul ruolo della Chiesa e del potere temporale (dall’Impero romano ad oggi).

Esistono varie forze che trattengono l’Anticristo dal manifestarsi pienamente e allontanano in tal modo la fine dei tempi.

Spogliando la questione degli aspetti religiosi e riducendola a quelli politici, credo sia abbastanza inutile tentare di frenare le forze disgregatrici della società, coloro che impoveriscono la collettività, la svuotano, la depauperano, la mangiano viva: cioè a dire le classi dirigenti al potere da decenni.

È una battaglia persa perché è il popolo che li vuole, che li idolatra, che chiede loro favori e favoretti nel culto degli interessi personali e in dispregio del superiore interesse generale.

Combattere il sistema rappresenta un freno alla disfatta finale, alla disgregazione dell’Italia, al disfacimento dell’Abruzzo per come lo abbiamo conosciuto nei 60 anni di prosperità del dopoguerra.

Molto meglio aiutare Luciano D’Alfonso a finire di affondarlo l’Abruzzo, aiutare Paolo Gatti a finire di distrugge Teramo, aiutare Matteo Renzi a finire di disintegrare l’Italia.

Così forse potremo ricominciare da capo: per i credenti assistere alla venuta dell’Anticristo, alla seconda venuta di Cristo e al trionfo del Cristianesimo; per i non credenti come me assistere alle macerie finali della società e alla rinascita di una nuova società (senz’altro migliore).

Del resto, alla stessa conclusione psicopolitica dev’essere giunto anche Marco Travaglio, il quale pochi giorni fa – schifato dal vomitevole costume italico della discesa dal carro del perdente senza fare ammenda di essere stati sul carro fin quando era del vincitore – ha deciso di diventare renziano per non confondersi con la massa di opportunisti che rappresenta il cancro di questa tramontante società.

Di seguito l’editoriale del direttore del Fatto Quotidiano che come sempre sottoscrivo parola per parola:

“Prima o poi doveva arrivare ed è arrivato: il momento di diventare renziani. È stato precisamente due giorni fa, quando anche Monica Cirinnà, folgorata sulla via di Orlando, ha scoperto all’improvviso che Renzi “è stato un pessimo segretario, da lasciare alle spalle” visto che ha rovinato il Pd (“un partito immobile e isolato”). E dire che il 4 dicembre scorso, appena cinque mesi fa, twittava giuliva: “Grazie @matteorenzi, senza il tuo coraggio non avremmo governato x 1000 giorni approvando leggi innovative come #unionicivili”.

Ora, Renzi ha tanti difetti, ma non il mimetismo: almeno da quando è segretario è sempre lo stesso. Cosa può essere cambiato dal 4 dicembre? Una sola cosa: il 5 dicembre ha perso il referendum e il governo. Per la verità il referendum l’ha perso tutto il PD, a parte i pochi che votarono No e ora sono andati in MDP. Ma gli altri preferiscono sorvolare. Anzi trasvolare verso altri lidi. Scelta legittima: solo i cretini non cambiano idea.

Ma può capitare che cambino idea anche i cretini, e per sposarne una altrettanto cretina: accade quando si dimenticano di chiedere scusa per aver sbagliato l’idea precedente e passano direttamente alla successiva con la stessa disinvolta sicumera. Se poi la nuova idea è più conveniente della vecchia, il sospetto è che siano pure opportunisti e voltagabbana. Mai visto uno che traslochi dal carro del vincitore a quello del perdente: si attende il referto del medico legale, poi si finge di non aver mai visto né votato né leccato il caro estinto.

Tutti fascisti, tutti antifascisti; tutti democristiani, tutti antidemocristiani; tutti craxiani, tutti anticraxiani; tutti dipietristi, tutti antidipietristi; tutti berlusconiani, tutti antiberlusconiani; tutti montiani, tutti antimontiani; tutti renziani, tutti antirenziani.

Negli anni ’70, quando nell’intellighentija andava di moda la sinistra, per chi non s’intruppava era difficile lavorare: Montanelli, il più grande giornalista di tutti i tempi, fu sbattuto fuori dal Corriere e dovette, a 68 anni, farsi un Giornale tutto suo. Subito messo all’indice, ghettizzato, snobbato, tacciato di essere fascista. Poi, con comodo, quando il comunismo finì sotto il muro di Berlino, fu tutto un fiorire di anticomunisti fuori tempo massimo che intrepidamente ne combattevano il cadavere. “Che strano – scherzava il vecchio Indro – quando cercavo anticomunisti per il Giornale era un fuggifuggi. Ora che il comunismo non c’è più, tutti contro. A me i nemici piace combatterli da vivi. Da morti, mi vien voglia di abbracciarli”. La stessa che viene a noi ora che “Renzi chi?” è rimasto solo e si accinge a vincere le primarie di un partito che, nei sondaggi, è terzo su tre.

Iniziò il 6 dicembre Dario Franceschini, la cui fedeltà è sempre al di sotto di ogni sospetto: “Non consentiremo a Matteo di portarci a sbattere contro il muro”. Napolitano, che ha seppellito ben altri cadaveri, lo liquidò sprezzante: “L’idea di Renzi di votare subito è tecnicamente incomprensibile”. A Vincenzo De Luca, Matteo parve tutt’a un botto “strafottente” e autore di “riforme demenziali”.

Ed ecco Andrea Orlando: mai un gemito, un vagito, un pigolio contro Renzi per tre anni, poi il ruggito del coniglio: “Troppi errori, voglio ricostruire il Pd” (e chissà dov’era mentre si facevano gli errori e si polverizzava il Pd col suo voto). Sergio Staino, incautamente promosso da Renzi a direttore dell’Unità, gli dà del “cafone”.

Nel fuggifuggi generale non tutti notano il consigliere economico Filippo Taddei che lascia il Nazareno in macerie per i “troppi errori: non c’è stato il cambiamento radicale promesso”, anzi “è passata l’idea di un PD più empatico con i forti che con i deboli” (l’avesse detto quando l’amico era lingua in bocca con Marchionne, Boccia, Briatore & C. sarebbe stato meglio).

Repubblica, turborenziana fino al 4 dicembre pomeriggio, inverte la rotta con agile piroetta in serata con Ezio Mauro (Renzi è un “populista”), Stefano Folli (“Matteo esca dalla nebbia” di un “sistema di potere famelico, spregiudicato e del tutto privo di etica pubblica”) e Francesco Merlo (“bullo bellimbusto”, “pacchiano”, “potente spavaldo gonfio di boria”, “scarafaggio”). Galli della Loggia, sul Corriere, ora che ha perso lo trova “insopportabilmente antipatico”.

I prodian-renziani passano armi e bagagli con Orlando. E Sala, il candidato sindaco più a destra di Milano travestito da Renzi e Pisapia nell’alfiere della sinistra? Disperso. Dice: “Alle primarie non mi schiero”. Ah però. Poi firma su Repubblica un appello che sa tanto di fuga con un altro renziano intiepidito, Chiamparino: “Caro Matteo, cambia mare se vuoi restare capitano” (qualunque cosa voglia dire).

Restava giusto il Foglio, con Stanlio e Ollio al secolo Cerasa e Ferrara a contendersi le grazie di Matteo. Ma stanno cedendo anche loro. Cerasa scopre che Renzi “rincorre grillini e salviniani sul ridicolo terreno dell’antieuropeismo”, dunque non deve più governare, perché ora si porta molto Gentiloni: il prossimo governo “in nome della mediazione che rottama la rottamazione non potrà che essere affidato a leader affidabili ma con poco consenso”, mentre il prossimo leader PD dovrà “fare ciò che non ha avuto la forza di fare fino in fondo negli ultimi 4 anni: il segretario di un partito destinato a condizionare il governo più con le idee che col carisma”. Ferrara resiste un po’ alla tentazione di buttarsi sul nuovo premier come su tutti gli altri, da Craxi ad Andreotti, da B. a D’Alema, da Amato a B., da B. a Monti, da Letta a Renzi: “Elezioni subito, non si sospende la democrazia”. Poi inizia a tentennare e ora si capisce benissimo che ama Gentiloni.

Perciò, finalmente soli, siamo tentati di passare con Renzi. È vero che gli sono rimasti Scalfari e mezzo Ferrara. Ma queste, com’è noto, sono due aggravanti”.

Parole sante.

Per tutti questi motivi è ora di finirla con il patetico tentativo di frenare l’Anticristo, è ora di spalancargli le porte.

Evviva Renzi! Evviva D’Alfonso! E Gatti! E Ginoble! E Tancredi! Viva le raccomandazioni, viva le assunzioni amicali, viva gli affidamenti alle ditte compiacenti senza svolgere le gare d’appalto, viva le costosissime gestioni di enti inutili come il BIM, viva i carrozzoni politici come Abruzzo Engineering, viva l’assistenza di Stato contrabbandata per piacere personale, viva lo scambio di voti, viva le elargizioni a pioggia, viva le infinite nomine assessorili, viva le poltrone strapagate dai cittadini, viva le provvidenze assegnate alle associazioni culturali che poi fanno campagna elettorale per i politici generosi (con loro), viva il consociativismo, viva il magna-magna!!!

3 Responses to "Perché adesso sono renziano (e anche gattiano, ginobliano, tancrediano e dalfonsiano)"

  1. Anonimo   10 aprile 2017 at 14:37

    Viva una beata favaaa…..
    Il sottoscritto, alla sua elezione a segretario, lasciò il partito ben sapendo che il toscanello avrebbe affondato l’Italia.
    Questa gente ha tre steste e reciderne una non è sufficiente.
    Fuori i nomi di chi li avversò dal primo momento e fuori i nomi di coloro che raccoglievano i consensi ( magari sotto i portici) ed ora stanno migrando verso altri lidi ( vero giovincello del cazzo che hai già cambiato quattro partiti politici?)
    Caro dott. Francia, siamo nel pieno della seconda lotta partigiana e non bisogna assolutamente mollare.

  2. francesco   10 aprile 2017 at 18:36

    Viva Christian!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. Leda Santosuosso   13 aprile 2017 at 10:20

    ahahahahhaah
    ok, però poi scappiamo…come con il gioco del citofono?!?!?!?

    ahahahahah

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