Un Posto Speciale: Castel Trosino

di Antonio Gambacorta  –

Chi ama la moto e il motociclismo sicuramente ha una sorta di gruppo con cui esce più spesso che con altri motociclisti. Personalmente sono sempre stato lupo, ho percorso km di strade italiane ed europee in solitaria, perchè mi è sempre piaciuto immergermi nei pensieri sotto al casco, da solo, senza distrazioni.

Tuttavia anch’io ce l’ho un gruppo, anzi, la chiamerei Banda. Lo zoccolo duro di questa Banda è composto, da quasi 20 anni ormai, da Antonio Mascitti, Alessandro Di Antonio, Fabrizio Marinucci e il sottoscritto.

Con i ragazzi ovviamente ne abbiamo fatte e vissute tante, in giro per l’Italia, l’Europa o più semplicemente a zonzo in Abruzzo e nelle regioni vicine.

Circa quindici anni fa, un sabato pomeriggio, insieme alla Banda con cui ancora adesso consumo gomme, saponette e chilometri, decidemmo che la domenica successiva saremo saliti al Ceppo. “Giretto tranquillo, poca strada, ma ci aspetta la Sagra del Fungo Porcino!”, fu la proposta di Antonio. Alessandro ed io accettammo di buon grado, Fabrizio decise che sarebbe uscito in bicicletta! A volte lui è così, o si sale in sella per lessarsi il culo a furia di km e curve, oppure niente…

La mattina successiva ci vedemmo sul tardi, intorno alle undici. “Tanto andare al Ceppo è una volata… che arriviamo a fare al mattino presto?”.

Fu così che intorno a mezzogiorno eravamo al piazzale del Ceppo, e con nostra grande sorpresa scoprimmo che la “Sagra del Fungo Porcino” non era una sorta di fiera/mercato, con banchi, griglie e furgoni che dispensavano delizie ai funghi, bensì era uno spot per pubblicizzare il fatto che quel giorno tutti i ristoranti del Ceppo e limitrofi avrebbero servito la prelibatezza in questione!

Passata la delusione, decidemmo che potevamo anche sederci ad un tavolo ed avere un pasto normale una volta tanto; sì perchè noi solitamente, se siamo in moto, a pranzo ci fermiamo al massimo per un panino, più spesso uno snack ed un bicchiere d’acqua… l’importante è la strada, sono i km, le curve, i paesaggi, insomma il pranzo non è contemplato.

Ci sparpagliammo letteralmente per cercare posto in qualche ristorante, ma purtroppo prima delle tre e mezza non era possibile sedersi, le prenotazioni erano tantissime. Così facemmo la strada al contrario ed al bivio per Valle Castellana, decidemmo di scendere verso il paese e trovare un posto alla famosa “Trattoria Scuppoz”. Arrivati a destinazione, ennesima risposta negativa da parte del proprietario dello Scuppoz, niente posto.

A quel punto dissi: “Proseguiamo su questa strada, arriva ad Ascoli. Male che va, se non troviamo niente prima, ad Ascoli mangiamo sicuro”. La Strada Provinciale n. 49 non l’avevamo mai percorsa tutta fino ad Ascoli, così fu una vera gioia per gli occhi quello che ci si parava davanti km dopo km. Si costeggia il fosso dove scorre sornione il Fiume Castellano che segna il confine tra Marche e Abruzzo.

Dopo pochi km il fiume si butta nel Lago di Talvacchia, o meglio nel “Serbatoio di Talvacchia”, visto che è un lago artificiale, ed è spettacolare il paesaggio che si può ammirare. L’acqua, in base alla luce solare nelle varie fasi della giornata, cambia il suo colore con sfumature che vanno dal verde all’azzurro, al blu o addirittura al nero.

Proseguendo si incontra il Borgo di Cesano, che rimanda alla mente tempi che furono, tempi di piccoli orti e muli da soma per trasportare gerle di legna dal fiume fino alle case. Ancora più Avanti si lascia l’Abruzzo e si entra nelle Marche. Con un cenno della mano, indicai ai ragazzi che Ascoli era vicina, avremmo mangiato qualcosa nello splendido centro storico, che già quindici anni fa era completamente vietato a qualsiasi mezzo a motore, ma ero triste perché avremmo dovuto allontanarci dalla pace rappresentata dai posti che stavamo attraversando e tuffarci in mezzo alla gente.

Poi la sorpresa!

Svoltammo l’ennesima curva a destra, e alla nostra sinistra ci si parò di fronte uno spettacolo bellissimo. Un Borgo Medioevale fortificato, arroccato su uno sperone di roccia alla cui sommità si ergeva il campanile di una chiesa, un unico accesso dalla strada, ed ai tre lati strapiombo!

La prima cosa che mi venne in mente fu che era una “Fortezza di Civitella in miniatura”. Arrivati ai piedi della fortezza, c’erano due o tre vecchietti a cui chiedemmo se c’era un ristorante da quelle parti, e ci dissero che dentro la fortificazione avremmo trovato una taverna…

Parcheggiammo le moto appena fuori dalle mura e ci fermammo a guardare la salita in pietra levigata che arriva ad un arco a tutto sesto, con il portone di ingresso in vecchio e pesante legno.

Castel Trosino.

Varcato l’arco, sembrava di trovarsi direttamente dentro al film “Non ci Resta che Piangere”, e ci aspettavamo che Troisi e Benigni uscissero da qualche viuzza in pietra a chiederci un fiorino! Il Borgo ci lasciò a bocca aperta. Case in pietra con gli scurini in legno, tracce di medioevo ovunque, e poi fioriere e giardini rigogliosi dentro portici nascosti.

La via principale corre dritta dal portone d’ingresso fino alla chiesa. Mentre la si percorre, ai lati altre vie minuscole, scalinate in pietra, archi a volta, una piazzetta meravigliosa, poi quella che scoprimmo essere la Casa di Re Manfrì o Casa della Regina che ha una mini loggia a tre luci, ed infine, nel punto più alto, la chiesa ed una terrazza a strapiombo sulla valle sottostante.

Dopo qualche minuto in contemplazione fu lo stomaco a ricordarci perchè eravamo lì.

Tornammo alla piazzetta ed entrammo in quella che scoprimmo essere la Taverna del Longobardo. Ad accoglierci una ragazza ed un ragazzo, Martina e Massimo, che ci invitarono a salire al terzo piano ed accomodarci, in quanto gli altri due piani erano già pieni di avventori.

La Taverna era bellissima, pietra e legno, cimeli ed affreschi a tema medioevale, l’immancabile caminetto ed un clima di casa che spesso manca nei ristoranti che sì, debbono essere alla moda, puliti ed ordinati, ma che spesso non hanno quell’atmosfera che ti fa venir voglia di non andare via.

Una volta accomodati a tavola, arrivò un simpatico signore che si presentò come il padre di Martina e Massimo. “Mi chiamo Quinto, benvenuti!”, e noi “Grazie”, e lui “Avete i caschi, i guanti ed i giubotti… dove sono le moto?”, e noi “Sono parcheggiate fuori dalle mura”.

Fu a quel punto che noi, già abbondantemente compiaciuti del posto che avevamo “scovato”, ci innamorammo perdutamente, perchè Quinto esclamò: “I Motociclisti sono i benvenuti alla Taverna del Longobardo, e le loro moto pure! Andate subito a prenderle e portatele qui davanti, che le voglio vedere!”.

Scoprimmo così che Quinto, oltre ad essere stato un motociclista, era un vero appassionato, informato ed attento a tutte le novità nel campo delle due ruote. E la sua era una passione pura, viscerale ed autentica. Eravamo al settimo cielo! Possibile che abbiamo trovato un luogo fantastico, accogliente, con gente simpatica e cordiale e pure bike friendly?!? La risposta ovviamente fu sì.

Mangiammo piatti tipici, cucinati nella maniera semplice che tanto fa amare l’Italia al resto del mondo, sapori di tartufo e funghi e carni e salumi e formaggi squisiti. Vinello di casa e dolci fatti in casa dalla splendida Gabriella, moglie di Sor Quinto. Una vera conduzione famigliare. Dico vera perchè quando sei lì non sei in un ristorante, ti accolgono a casa loro e ti fanno sentire veramente come l’ospite più gradito che ci sia.

Finito il pranzo, accompagnati da Quinto che ci raccontava Castel Trosino e le sue avventure motociclistiche di gioventù, al momento del caffè e dell’amaro ci trovammo fuori in piazzetta a giocare a tre sette con altri amici che furono lieti di conoscerci… e di darci una sonora lezione a carte! Fu davvero una giornata speciale. Al momento dei saluti eravamo davvero tristi, ma ci ripromettemmo di tornare.

Era doveroso per me raccontare di come scoprimmo Castel Trosino. Di come a volte, per caso, si conoscono persone straordinarie e si formano amicizie forti e durature. Dopo quella domenica ce ne sono state altre, molte altre.

Siamo andati a passare giornate alla Taverna del Longobardo con gli amici di Castel Trosino in tanti, mio padre è ovviamente diventato subito amico intimo con Quinto e la mia Banda è stata ed è di casa. L’ultima volta è stata domenica scorsa, con mia moglie e la nostra Africozza. Abbiamo fatto il “giro”, ovvero Teramo-Ascoli via SS81, Castel Trosino passando per Borgo Cartaro e poi ritorno a Teramo via SP49, Valle Castellana, Torricella, casa.

L’atmosfera che si respira al “Borgo Incantato” è sempre la stessa, il tempo pare essersi fermato e con il sole di domenica, grazie al riverbero della pavimentazione in pietra della piazzetta, sembrava essere in agosto. Alla Taverna del Longobardo come al solito siamo stati benissimo, niente partita a carte ma una genziana gentilmente offerta dal buon Angelo non è mancata!

Continuo ad andare in moto ovunque, con la Banda, in solitaria o con mia moglie, ma quando ho voglia di andare in moto e di mangiare qualcosa in famiglia, vado a Castel Trosino. Il mio posto speciale.

Sono passati quindici anni da quando abbiamo scoperto questo posto, ci sono state tante giornate spettacolari, non sono mancate purtroppo giornate tristi, il caro Massimo ci ha lasciati troppo presto, ed il vecchio Silvio se n’è andato in silenzio, nel suo stile. Ma la vita in fondo è così, se ne frega dell’affetto e dell’energia, lei scorre.

Lasciate alle spalle le mie riflessioni, invito le Istituzioni a sistemare le nostre strade, la SP49 ad esempio andrebbe curata di più, perch? sono le strade a posto che fanno sì che uno si sposti, si incuriosisca e azzardi percorsi nuovi. Per scovare magari il suo posto speciale.

Indicazioni Stradali:

Da Teramo ad Ascoli Piceno via SS81 – km 38 circa. Una volta ad Ascoli Piceno seguire la SS81 direzione Porta Cartara. A Porta Cartara prendere la Strada Provinciale di Valle Castellana – km 8 circa.

Dove Mangiare:

1) La Taverna Del Longobardo – Frazione Castel Trosino, 11 – 63100 Ascoli Piceno AP – Tel 0736 256781.

2) Trattoria Scuppoz – Frazione Colle – 64010 Valle Castellana TE – Tel 0861 93186. 

One Response to Un Posto Speciale: Castel Trosino

  1. Anonimo

    4 maggio 2017 at 12:26

    Grazie a quest’articolo abbiamo scoperto un paese davvero suggestivo a due passi da Teramo, oltre ad aver passato una bellissima giornata in moto! Ce ne vorrebbero molti altri di articoli come questo..

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