110 licenziamenti al Ruzzo? Certamente sì. Ecco il parere legale

110 licenziamenti al Ruzzo? Certamente sì. Ecco il parere legale

di Christian Francia  –

Prima pagina de Il Centro di domenica 19 marzo sul RUZZO
La prima pagina de “Il Centro” di domenica 19 marzo sul RUZZO

In provincia di Teramo impazza il Toto-licenziamenti alla Ruzzo S.p.A., la società pubblica acquedottistica del teramano.

La vicenda serpeggia da anni sottotraccia, ma è letteralmente esplosa il 19 marzo scorso, quando il quotidiano Il Centro le ha dedicato il titolo di apertura, gettando nel panico intere famiglie.

Mettere nero su bianco che “110 dipendenti rischiano il posto” sembra un’affermazione forte, ma in realtà – come è consuetudine nei media locali – non è che l’ennesima edulcorazione della realtà, condita anche da imprecisioni, visto che è ovvio e palese da tredici anni che vi siano assunzioni illegittime al Ruzzo.

Il Centro scrive: “Assunti senza concorso, per il decreto Madia i loro contratti sono nulli. Il cda incarica due legali di studiare la questione”.

La vicenda è semplice, ma i media – uniti all’ignoranza sesquipedale di avvocati e consulenti che nella migliore delle ipotesi hanno studiato a Rocca Cannuccia – sono riusciti a complicarla con il solito giuridichese e con le nebbie di non meglio precisati pareri legali.

Non occorreva certo spendere soldi pubblici per un parere che pure l’ultimo dei dipendenti avrebbe potuto redigere, ma purtroppo siamo in Italia e rendere oscuro ciò che è chiarissimo è uno dei segnali inequivocabili del medioevo nel quale viviamo.

In ogni caso il parere lo fornisco io, gratis e senza tema di poter essere smentito, visto che le norme sono cristalline al riguardo.

Il Centro spiega: “Ci sono 110 dipendenti dell’acquedotto del Ruzzo i cui contratti potrebbero essere nulli e che la società, norme alla mano, potrebbe essere costretta a mandare a casa. Si tratta di coloro che vennero assunti a chiamata diretta, dunque senza procedure di evidenza pubblica, durante le gestioni di centrosinistra dei presidenti Giuseppe Casalena e Giacomo Di Pietro (anni Duemila)”.

Si noti l’espressione “gestione di centrosinistra” che qualifica l’incultura politica teramana, abruzzese e italiana.

Ma si noti pure il riferimento a Giacomo di Pietro, detto Giacomino, cioè a dire il consigliori di Dodo Di Sabatino (ex vicesindaco di Teramo, oggi aspirante assessore, dopo aver dichiarato per anni il definitivo distacco dal sindaco Brucchi).

Basterebbero questi due riferimenti a comprendere la gravità della situazione, ancor prima di prendere in mano codici e leggi.

Il quotidiano abruzzese riassume così la vicenda: Il testo unico sulle società partecipate, entrato in vigore nel settembre scorso e “figlio” del cosiddetto decreto Madia che ha riformato la pubblica amministrazione, parla infatti chiaramente di nullità dei contratti stipulati in assenza di provvedimenti o procedure previsti dalla legge. «Una riflessione è in atto», dice il presidente Antonio Forlini, «e abbiamo richiesto due pareri legali: uno di diritto del lavoro e uno che riguarda la natura delle società pubbliche. A seguito di questi pareri si prenderà una decisione che ovviamente coinvolgerà anche l’assemblea dei sindaci e i sindacati». A domanda su cosa accadrebbe se fosse necessario annullare i 110 contratti, Forlini risponde: «Non sarebbe un’operazione fattibile, almeno non tutti insieme, senza paralizzare l’azienda». Che le assunzioni fatte con chiamata diretta al Ruzzo negli anni Duemila fossero tutte illegittime lo sosteneva, già nel 2012, la consulenza affidata dal presidente Claudio Strozzieri all’avvocato Franco Di Teodoro. Il quesito proposto doveva accertare se le persone chiamate, per lo più impiegati amministrativi, potevano o meno essere inserite in organico in base alla legge 22/2004. Secondo quanto accertato dalla consulenza si sarebbe dovuto procedere, invece, con procedure di evidenza pubblica che sono del tutto mancate durante le gestioni Casalena e Di Pietro. La questione, insomma, è annosa e al momento irrisolta. Ma ora il decreto Madia ha imposto di risolverla”.

Ma guarda un po’, pare che siano mancate le procedure di evidenza pubblica, cioè a dire che il Ruzzo assumeva chi cazzo gli pareva nell’ente pubblico, fregandosene delle leggi in vigore. Sono dieci anni che mi sbraccio a segnalare illegalità diffuse negli enti pubblici, ma pare che gli organi di controllo abbiano altro da fare.

1) LA COSTITUZIONE

L’articolo 97 comma 3 della Costituzione, legge fondamentale della Repubblica, recita così: “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso”.

Inoltre, l’art. 51 comma 1 aggiunge che “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”.

Orbene, non è possibile in Italia ottenere un posto di lavoro pubblico senza avere svolto un concorso pubblico al quale possono partecipare tutti i cittadini che abbiano i requisiti previsti dalla legge per l’accesso agli impieghi pubblici. Sembra elementare, ma è bene chiarirlo.

Immediatamente si potrebbe obiettare che il Ruzzo è una società – sebbene integralmente di proprietà dei 26 Comuni teramani che la posseggono – per cui non rientra in tale obbligo di legge. Obiezione accolta.

2) D.L. N. 112/2008 E TESTO UNICO DEL PUBBLICO IMPIEGO

È a partire dal 2008 infatti che in Italia, con il D.L. n. 112/2008, è divenuto obbligatorio – per “le società che gestiscono servizi pubblici locali a totale partecipazione pubblica” fra le quali il Ruzzo – assumere tramite concorso invece che per il tramite del solito canale clientelare (che il mitico consociativismo a trazione democristiana ha utilizzato per decenni, facendo strame della qualità dei dipendenti pubblici, ragione principale della paralisi politica attuale).

Infatti, l’art. 18 del predetto D.L. n. 112/2008, rubricato “Reclutamento del personale delle aziende e istituzioni pubbliche”, prescriveva che “le società che gestiscono servizi pubblici locali a totale partecipazione pubblica adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di cui al comma 3 dell’articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Le altre società a partecipazione pubblica totale o di controllo adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi, anche di derivazione comunitaria, di trasparenza, pubblicità e imparzialità”.

Il richiamato art. 35 comma 3 del D.Lgs. n. 165/2001, conosciuto come Testo Unico del Pubblico Impiego (TUPI), a sua volta impone quanto segue: “Le procedure di reclutamento nelle pubbliche amministrazioni si conformano ai seguenti principi:

a) adeguata pubblicità della selezione e modalità di svolgimento che garantiscano l’imparzialità e assicurino economicità e celerità di espletamento (…);

b) adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti, idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire;

c) rispetto delle pari opportunità tra lavoratrici e lavoratori;

d) decentramento delle procedure di reclutamento;

e) composizione delle commissioni esclusivamente con esperti di provata competenza nelle materie di concorso, scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime, che non siano componenti dell’organo di direzione politica dell’amministrazione, che non ricoprano cariche politiche e che non siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni professionali”.

3) LEGGE REGIONALE ABRUZZO N. 23/2004, COSIDDETTA COSTANTINI-PAGANO

Per fortuna dell’Abruzzo, dalle nostre parti abbiamo avuto un politico di qualità come Carlo Costantini, il quale riuscì ben quattro anni prima del Legislatore nazionale a fare approvare una Legge Regionale, la n. 23/2004 (meglio nota come “Costantini-Pagano”), in base alla quale si impone alle società pubbliche di gestione di osservare sia la legislazione sugli appalti pubblici e sia le procedure di evidenza pubblica per la selezione del personale, cioè a dire esattamente gli stessi principi che il Governo e il Parlamento hanno introdotto quattro anni dopo con il citato D.L. n. 112/2008.

C’è quindi stato un periodo nel quale l’Abruzzo era l’avanguardia del diritto e non quel puttanaio guidato dalla “Giunta di Mandrilli” capitanata dall’infoiato Gianni Chiodi, oppure quel sarcofago totalmente paralizzato quale è oggi sotto la guida dell’ineffabile Luciano D’Alfonso.

La L.R. Abruzzo n. 23/2004 – tuttora pienamente vigente – reca “Norme sui servizi pubblici locali a rilevanza economica”, e più precisamente sui tre seguenti servizi: a) il servizio di gestione dei rifiuti urbani (…); b) il servizio idrico integrato (…); c) i servizi di trasporto pubblico locale di persone (…)”.

Quindi il Ruzzo, gestore del servizio idrico della provincia di Teramo, rientra perfettamente nell’alveo delle norme contenute in tale legge regionale.

Orbene, ai fini che qui interessano, l’art. 7 della L.R. n. 23/2004 sancisce al comma 1 lettera c) che la scelta del soggetto cui affidare la gestione, anche integrata, dei servizi avviene con il conferimento della titolarità del servizio a società a capitale interamente pubblico”.

Il successivo comma 4 lettera f) prescrive, “Nell’ipotesi di cui al precedente comma 1, lettera c)”, che “è obbligatorio per le società così costituite il rispetto delle procedure di evidenza pubblica imposte agli enti locali per l’assunzione di personale dipendente”.

Traduzione dal giuridichese: dall’agosto 2004 la società Ruzzo avrebbe dovuto assumere il proprio personale svolgendo concorsi pubblici identici a quelli obbligatori per gli enti locali.

Gli amministratori del Ruzzo hanno quindi violato la legge ed assunto a chiamata diretta (cioè per raccomandazione) 110 dipendenti ai quali da tredici anni paghiamo illegittimamente lo stipendio con i soldi dei cittadini.

4) TESTO UNICO IN MATERIA DI SOCIETÀ A PARTECIPAZIONE PUBBLICA

Veniamo dunque alle ultime novità normative che hanno fatto risollevare l’annosa vicenda.

Trattasi del D.Lgs. n. 175/2016, Testo Unico in materia di Società a Partecipazione Pubblica, il quale dallo scorso mese di agosto disciplina la “Gestione del personale” di tali società all’art. 19, mutuando pedissequamente la disciplina già contenuta nell’abrogato art. 18 del sopra citato D.L. n. 112/2008.

Il comma 2 dell’art. 19 del D.Lgs. n. 175/2016 così prescrive: “Le società a controllo pubblico stabiliscono, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale nel rispetto dei princìpi, anche di derivazione europea, di trasparenza, pubblicità e imparzialità e dei princìpi di cui all’articolo 35, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. In caso di mancata adozione dei suddetti provvedimenti, trova diretta applicazione il suddetto articolo 35, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001”.

Come si vede, la solfa è sempre quella: occorrono concorsi pubblici per poter assumere in società pubbliche.

L’unica pseudo-novità (e dico “pseudo” perché non è una novità) è il fatto che la legge dica chiaro e tondo quello che era già sancito dalla dottrina e dalla giurisprudenza, cioè che i contratti stipulati in violazione delle norme che obbligano a svolgere selezioni pubbliche sono nulli.

È il comma 4 del citato art. 19 del D.Lgs. n. 175/2016 a metterlo nero su bianco: Salvo quanto previsto dall’articolo 2126 del codice civile, ai fini retributivi, i contratti di lavoro stipulati in assenza dei provvedimenti o delle procedure di cui al comma 2, sono nulli.

Il riferimento all’art. 2126 del Codice Civile, rubricato “Prestazione di fatto con violazione di legge”, serve a fare salvi gli effetti del lavoro già prestato e delle retribuzioni già percepite, le quali non potranno certo essere chieste indietro al lavoratore che abbia svolto le mansioni illegittimamente affidategli.

Infatti il testo dell’art. 2126 è chiarissimo: “La nullità o l’annullamento del contratto di lavoro non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione”.

5) CONCLUSIONI

Da tutta la normativa richiamata può agevolmente evincersi come tutte le assunzioni effettuate dalla Ruzzo S.p.A. a far data dal 20 agosto 2004 ad oggi, cioè dalla data di entrata in vigore della Legge Regionale n. 23/2004, siano inequivocabilmente nulle per violazione di norme imperative.

Le assunzioni effettuate dal 2008 ad oggi sono nulle due volte per violazione della legge regionale e di quella nazionale.

Al contrario, tutte le squallide assunzioni effettuate per schifosa raccomandazione fino al 20 agosto 2004 sono fatte salve perché le società pubbliche come il Ruzzo non erano ancora equiparate agli enti pubblici sotto l’aspetto delle procedure di reclutamento del personale.

Qualche buontempone nostalgico delle raccomandazioni, tipo i democristiani Paolo Tancredi, Paolo Gatti, Tommaso Ginoble o Sandro Mariani (solo per citare i fan più sfegatati dello scudocrociato), potrebbero pure uscirsene con qualche risibile obiezione volta ad evitare i licenziamenti, come ad esempio l’irretroattività della norma che sancisce la nullità.

A tale riguardo è necessario sottolineare come l’Ordinamento giuridico italiano ammetta tranquillamente la retroattività delle leggi amministrative, tributarie e previdenziali, come è avvenuto clamorosamente con le leggi Dini e Fornero che hanno cancellato quelli che precedentemente erano diritti dei lavoratori (e come sarebbe bene avvenisse con la cancellazione di pensioni e vitalizi alla casta).

Pur tuttavia, non di retroattività si tratta in questo caso, perché se così fosse sarebbero nulli pure i contratti stipulati prima del 2004, quando intervenne la Legge Regionale Abruzzo n. 23.

Più semplicemente, proprio da quella data si è sancito come non fosse più consentito essere assunti per raccomandazione in società pubbliche.

Del resto ben prima del Testo Unico in materia di Società a Partecipazione Pubblica, entrato in vigore nell’agosto 2016, i Tribunali del Lavoro già traboccavano di sentenze di nullità concernenti assunzioni effettuate senza concorsi o selezioni in società a partecipazione pubblica.

Cito per tutte una recente sentenza commentata sul quotidiano Il Sole 24 Ore (http://www.quotidianoentilocali.ilsole24ore.com/art/servizi-pubblici/2015-09-09/nelle-societa-partecipate-nulla-assunzione-senza-concorso-193158.php?uuid=ABxKgsp&refresh_ce=1), laddove il commentatore chiarisce ulteriormente che, Avendo l’articolo 18 del D.L. 112/2008 natura imperativa, la violazione delle regole di reclutamento, secondo criteri di imparzialità e pubblicità stabiliti dall’articolo 35 del D.Lgs. 165/2001, comporta l’invalidità, come detto, non solo dell’assunzione, ma anche di regolamenti difformi da quei criteri. Appurata la nullità, il Tribunale ha applicato l’articolo 2126 del C.C. che fa salvi i diritti del lavoratore nel corso di esecuzione del rapporto e quindi la retribuzione dovutagli per il tempo in cui ha lavorato. La tutela dell’articolo 2126 del C.C., però, non si estende all’indennità sostitutiva del preavviso. E quindi la cessazione del rapporto per nullità rilevabile, come in questo caso, anche di ufficio, è immediata senza dover riconoscere alcunché a tale titolo”.

Si noti che la disciplina del D.L. n. 112/2008 (poi confluita nel 2016 nel Testo Unico in materia di Società a Partecipazione Pubblica) è finanche più morbida di quella vigente in Abruzzo, dove già dal 2004 è stata perentoriamente equiparata la disciplina assunzionale degli Enti Locali a quella delle società pubbliche di gestione dei servizi (“è obbligatorio per le società così costituite il rispetto delle procedure di evidenza pubblica imposte agli enti locali per l’assunzione di personale dipendente”).

Per cui la nullità dei 110 contratti di lavoro del Ruzzo – asseritamene stipulati in assenza di concorso o selezione pubblica – è chiara come il sole a primavera.

Naturalmente non sfuggono le tragedie familiari a cui andranno incontro gli sfortunati dipendenti illegittimi, ma non deve sfuggire nemmeno la disparità di trattamento fra i 110 che hanno ricevuto la pedata nel culo per potersi accomodare su una comoda scrivania da 13 anni a questa parte e le centinaia di migliaia di disoccupati che affollano la nostra regione senza nessun santo a cui potersi votare per trovare uno straccio di lavoro.

È ora che la legalità trionfi qualche volta. È ora che si inizi a ribadire che chi merita ha diritto di salire nella scala sociale e chi invece demerita non ha nessun diritto. È ora che i cittadini inizino a farla finita con l’epoca delle raccomandazioni che ha infarcito gli enti pubblici di coglioni. Inizino a non chiederli i favori; inizino a non accettarli se gli vengono offerti.

I cittadini inizino a non votare i democristiani di centrodestra e di centrosinistra, perché i loro raccomandati ci restano sul groppone, mentre i migliori vanno a fare fortuna all’estero lasciando l’Abruzzo in balia di una recessione economica e occupazionale senza fine.

20 Responses to "110 licenziamenti al Ruzzo? Certamente sì. Ecco il parere legale"

  1. Francesco   27 marzo 2017 at 9:07

    110 minuti di applausi!

  2. giovanna   27 marzo 2017 at 9:07

    disamina perfetta

  3. Anonimo   27 marzo 2017 at 11:22

    Costantini – Pagano “meno male che c’era un politico come Carlo Costantini..”. Ma Pagano è il secondo cognome di Costantini o è il cognome di un altro politico? Magari è un provvedimento a doppia firma? Magari ha contribuito il suddetto Pagano? Magari Pagano è di centro destra?..no, no, non si può dire..per il resto un bell’articolo..peccato per la dimenticanza..succede..

  4. christian francia   27 marzo 2017 at 13:26

    Nessuna dimenticanza, semplicemente non faccio pubblicità a coloro che scopano a spese nostre utilizzando le carte di credito regionali.
    Credo di essere stato chiaro…

  5. Serafino   27 marzo 2017 at 14:38

    L’Italia, e in fattispecie l’Abruzzo ed essendo pignoli il teramano è terra in cui il mercimonio, ossia vendersi al miglior offerente per un piatto di lenticchie, è sport nazionale. La raccomandazione nella PA è palese e lo si nota dalle innumerevoli carenze degli stessi enti, dovuta a personale scarsamente formato, poiché incapace di intendere e volere (vd. i famosi casi dei dipendenti fantasmi, ossia coloro che strisciano il badge ma che dotati del dono di ubiquità nello stesso istante si trovano in altri luoghi ameni a farsi “i cazzi propri”, mentre il povero utente girovaga tra uffici pubblici semivuoti in cui sono accatastati a prendere polvere kilometri di faldoni, ognuno dei quali ha alle spalle le misere umane di ogni cittadino). Quindi ben vengano, se ci saranno ed Io personalmente lo dubito ( non perché illegale ma soltanto perché verrà trovato un italico cavillo per salvare i raccomandati incapaci di turno) i 110 licenziamenti, ma auspico che a questi 110 se ne aggiungano altre migliaia, di tutti i dipendenti pubblici incapaci e raccomandati, assunti solo perché votano Tizio o Caio o perché hanno pagato (materialmente) il loro posto pubblico ( e lo so perché è una pratica ad uso nella nostra terra martoriata da una politica fatta di masnadieri farabutti e dipendenti raccomandati ed incapaci). Mi augurerei che finalmente venissero assunte nelle PA solamente persone capaci e con curricula spettacolari, ma mi accontenterei solamente di concorsi chiari e corretti, e comunque a coloro che nelle piazze si lamentano sempre che nulla funziona ricorderei poi di non lamentarsi dei vari Brucchi, Gatti o miao miao di turno, perché spesso e volentieri è sempre a loro che vi rivolgete, basta vedere le file di pecoroni davanti ai loro uffici.

  6. Paolo   27 marzo 2017 at 15:06

    Complimenti! Bel articolo,spero che sia l’inizio di un cambiamento collettivo.

  7. Antonio M.   27 marzo 2017 at 17:45

    Anche a Roma la pensano così!
    http://www.beppegrillo.it/2017/03/per_roma_lavora_chi_lo_merita_maipiuparentopoli.html

  8. Ignazio   27 marzo 2017 at 18:24

    Chiedo al curatore dell’articolo se è a conoscenza di ulteriori situazioni di assunzioni illegali. Forse, oltre che al ruzzo alla team, allo zoo profilattico… Etc.

  9. ludwig   28 marzo 2017 at 9:32

    io non so se tu sei uno dei pochi dipendenti pubblici figlio di dipendenti pubblici entrato nell’amministrazione pubblica per merito, ma una cosa la so di certo questo non è un pezzo di giornalismo ma solo una squallida speculazione politica scritta in modo impreciso (carriera da consulente bocciata) e sulla pelle di molte persone il cui futuro non può di certo essere determinato da un travaglio frustrato che confonde la politica con il giornalismo. critichi tanto i democristiani ma non sei altro che un prete ateo alla ricerca di consensi attraverso i sermoni.
    Vuoto intellettuale totale!

  10. Fabrizio   28 marzo 2017 at 10:35

    Non ci credo e non ci crederò che saranno licenziati. E’ impossibile che in Abruzzo si ripristini la legalità.
    Non è una questione di norme, leggi o che altro. Non c’è il minimo senso della moralità e, peggio ancora, un atteggiamento di corruzione è considerato una furbizia per poter fare prima un qualcosa che, tanto e altrimenti, avrebbe fatto qualcun altro.

  11. Serafino   28 marzo 2017 at 11:26

    Caro Ludwig per gli incapaci c’è sempre la zappa altro che PA e la consiglio anche a te, quello del contadino è un lavoro nobilissimo, da riscoprire.

  12. Anonimo   28 marzo 2017 at 12:18

    “Nessuna dimenticanza, semplicemente non faccio pubblicità a coloro che scopano a spese nostre utilizzando le carte di credito regionali.
    Credo di essere stato chiaro…”

    Non sapevo che Pagano fosse coinvolto. Se invece ci si riferisce al partito o all’area politica di appartenenza, dividere il panorama politico in partiti degli onesti e partiti dei corrotti è sbagliato, pericoloso, stupido. Tutto ciò al di là della singola questione in esame.
    Credo fosse Nenni ad affermare che arriva sempre quello più puro che ti epura.
    Poi le scelte elettorali si fanno anche valutando il numero di corrotti di un certo partito, la reazione del partito stesso, la desolante mediocrità (nel migliore dei casi) della classe dirigente, cosa viene proposto (se qualcosa viene proposto al di là delle clientele varie)..siamo d’accordo..ma tirare la linea per cui di là i buoni e di là i cattivi non mi convince
    Circa le denunce che quotidianamente ha il coraggio di fare non posso che farle i complimenti ma a volte la linea tra coraggio civico e anche la legittima propaganda e la semplificazione banalizzante e desolante può diventare sottile.
    Credo di essere stato chiaro anch’io…la saluto

  13. ludwig   28 marzo 2017 at 13:50

    Serafino
    ma io sono un contadino e non per questo mi sento inferiore a te che non so cosa sei se non un povero classista e moralista.

  14. ludwig   28 marzo 2017 at 14:01

    PS
    sempre per il povero a me non caro SERAFINO, l’agricoltura oggi è un’attività avanzata che richiede aconoscenze e tecniche spesso complesse.
    la tua immagine naive del contadino è bella quanto irreale.

  15. Anonimo   28 marzo 2017 at 23:13

    …lu ruzz …

  16. Blade Runner   29 marzo 2017 at 0:38

    Christian,
    Grazie.

  17. Per Ludwig   30 marzo 2017 at 13:53

    Quanti concorsi ha fatto lei prima di entrare nella PA??? In quante Città d’Italia? Sa chi ha scritto questo articolo ne ha fatti 110 in tutta Italia, di cui conserva apposita cartella. Lei può esibire la sua?

  18. Blade Runner   30 marzo 2017 at 22:41

    110 concorsi e quanti vinti?
    Ma Christian?
    Perché se ne avesse vinto solo uno, così bravo poi proprio non sembrerebbe…
    … a dispetto di quello che scrive.

  19. Anonimo6   6 agosto 2017 at 23:36

    Ci dobbiamo nascondere com’è dalla mafia, sono soltanto dei parassiti, sono stati assunti perché non sanno fare, forse idraulici elettricisti avrebbero potuto fare un concorso demente non sanno fare niente.
    Sono soltanto delle persone fortunate ad avere amici nel posto giusto ea rinunciare per sempre al diritto di voto.

  20. Anonimo 7   6 agosto 2017 at 23:45

    Speriamo soltanto che esiste che esista tutto l’Abruzzo una persona capace fare ricorso nelle sedi opportune
    Perché chiaramente questo è un altro regalo
    E i regali si fanno con i soldi propri non con quelli dei cittadini.
    €1500 al mese per 79 anni.. pensione inclusa oltre un milione e mezzo per dipendente di euro diciamo uno scherzo da 200 milioni di euro
    Tutto a carico nostro del Popolo beone popolo italiano

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