Il Marchese del Beppe Grillo (che è pure un coniglio)

Il Marchese del Beppe Grillo (che è pure un coniglio)

di Christian Francia  –

Il Marchese del Beppe Grillo
Beppe Grillo: il cazzaro della democrazia, coniglio nelle aule giudiziarie

“Il M5S fa schifo. Viva il M5S!”. È questa la sintesi della situazione politica in Italia, impazzita peggio della maionese.

Quello che non capisco è come mai, invece di fare cazzate, Beppe Grillo non si limiti a reggere il canestro e ad aspettare che vi confluiscano i milioni di voti che gli consentiranno di vincere le prossime elezioni politiche a mani basse.

Perché è chiaro a tutti che le scandalose votazioni parlamentari di salvataggio del ministro Lotti (salvato con due pesi e due misure rispetto agli ex ministri Cancellieri, Idem, Guidi e Lupi) e del senatore Augusto Minzolini (salvato da Forza Italia e da un nutrito gruppo di senatori PD stuprando brutalmente il principio di legalità), ripercorrono quei salvataggi di deputati nell’era di Tangentopoli che avrebbero portato alle monetine gettate addosso a Bettino Craxi e all’implosione dei partiti della Prima Repubblica. A beneficiarne fu Silvio Berlusconi che vinse le elezioni del 1994.

Allo stesso modo oggi i partiti si sono suicidati in maniera ingenua (perché non ricordano la storia di 25 anni fa) e hanno spianato la strada alla vittoria del M5S il quale, se nel PD continuerà a comandare Matteo Renzi e in Forza Italia l’81enne Berlusconi, rischia anche di superare il 40%.

Non è un caso che oggi il Corriere della Sera pubblichi in prima pagina un sondaggio nel quale il M5S vola al 32,3% e stacca di cinque punti e mezzo il PD che crolla al 26,8%. Se le cose dovessero continuare così c’è il rischio che i grillini possano davvero arrivare al 40%, per cui tutti gli altri partiti correranno immediatamente a modificare la legge elettorale per costringere tutti ad alleanze e coalizioni, per la gioia dei democristiani, dei moderati, dei popolari, degli inciucisti e dei poltronisti.

Eppure, nonostante il vento in poppa, i grillini commettono tante ingenuità che sarebbero pure giustificabili con l’inesperienza, inesperienza che però non può invocare il fondatore e padrone del movimento, cioè Beppe.

IL MARCHESE DEL BEPPE GRILLO

Il caso di Genova, esploso sui media, sta infiammando il Movimento 5 Stelle e compromettendo la fedeltà al capo, dopo che Grillo – per imponderabili ragioni mai spiegate – ha deciso di annullare la votazione della base grillina che aveva democraticamente scelto la candidata sindaco Marika Cassimatis (la quale pare sia sospettata di simpatie con i dissidenti grillini).

Il voto on line dei militanti genovesi è stato azzerato. Quando è stato riaperto, questa volta su base nazionale, la base ha scelto l’uomo che lo stesso Grillo voleva fin dall’inizio: Luca Pirondini. Una decisione che ha spiazzato non solo la Cassimatis, ma anche molti grillini della prima ora che stanno vivendo un incubo.

L’unica risposta di Grillo è stata da perfetto Marchese di se stesso: “Chi non è d’accordo si faccia un altro partito”. Che tradotto vuol dire: il Movimento è di mia proprietà per cui decido da solo tutto ciò che mi aggrada e chi la pensa diversamente da me può tranquillamente andarsene affanculo da qualche altra parte.

Commovente. Addirittura peggio di Berlusconi (il quale ha sempre detto di essere il padrone, a differenza di Grillo che predica la democrazia digitale, l’uno vale uno e compagnia bella).

Frattanto la Cassimatis potrebbe correre da sindaco con una lista di fuoriusciti, ma anche a Piacenza e a Parma ci sono problemi: a Piacenza ci sono due liste in attesa di avere l’ok di Grillo sul simbolo; mentre a Parma ci sono ben tre liste legate ai 5Stelle (senza contare l’effetto Federico Pizzarotti, il primo sindaco pentastellato a conquistare una città importante, che da tempo è fuori dal movimento).

La senatrice Taverna, di provata cultura da osteria (del resto nomen omen), ha ribadito: “Sul caso Genova l’esclusione della Cassimatis è una decisione che ha preso il blog”. Peggio mi sento, visto che nemmeno si sa a chi faccia davvero riferimento il blog di Grillo, come spiegato di seguito.

POCO GRILLO E MOLTO CONIGLIO

Altra tragedia grillina: il capo carismatico ne ha combinata una da codardi, perché Grillo – denunciato dal PD per diffamazione, reato ridicolo che comporta pene ridicole e risarcimenti irrisori – pur di farsi assolvere ha messo nero su bianco di essere un pirla.

L’agenzia di stampa AGI, infatti, ha condotto un accurato controllo che lo fotografa come un coniglio, più che come un grillo.

La vicenda emerge dalla pubblicazione su facebook, fatta dal tesoriere del Partito Democratico Francesco Bonifazi, di una pagina della memoria difensiva presentata dagli avvocati di Beppe Grillo in una causa per diffamazione. Nell’atto giudiziario si legge che Grillo non è responsabile, né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio, del Blog, né degli account Twitter, né dei Tweet e non ha alcun potere di direzione né di controllo sul Blog, né sugli account Twitter, né sui tweet e tanto meno su ciò che ivi viene postato”.

Praticamente non è una memoria difensiva, ma l’accusa di un furto di blog ad opera di ignoti.

Solo un coniglio poteva affermare che il fondatore non c’entra un cazzo con il movimento che ha fondato, che porta il suo nome e che è persino di sua proprietà privata.

Peraltro il post oggetto di querela da parte del PD era pure condivisibilissimo, pubblicato il 31 marzo 2016, cioè il giorno stesso delle dimissioni del ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi per lo scandalo Tempa Rossa, e nel testo si chiedevano giustamente le dimissioni anche dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, accusando il governo di coinvolgimento nello scandalo e di fare “l’interesse esclusivo dei loro parenti, amici, delle lobby e mai dei cittadini”. Parole sante. Inoltre, nel post c’era la frase “Tutti collusi. Tutti complici. Tutti con le mani sporche di petrolio e denaro”. Una bazzecola rispetto alle bordate che quotidianamente Grillo riversa addosso all’intera classe politica nazionale, ricevendo il plauso di gran parte degli italiani (me compreso).

Che problema ci sarebbe stato ad assumersi onestamente le proprie responsabilità? Il rischio di un’ipotetica risibile condanna in primo grado che si sarebbe arenata sugli scogli della prescrizione come avviene nella maggior parte dei casi?

E invece no. Siccome si è voluto strafare, i legali di Grillo hanno messo il “Garante” del Movimento nella brutta situazione di chi dice le bugie, cosa che in politica prima o dopo finisce per danneggiare il bugiardo.

1) IL BLOG DI GRILLO NON È INTESTATO A GRILLO

Questo fatto è vero. Ed è vero che non è intestato neppure alla Casaleggio Associati. Sul Registro italiano dei domini si legge che il dominio beppegrillo.it, creato il 15 marzo 2001, è intestato a Emanuele Bottaro, 52enne residente a Modena che lavora per una società di comunicazione. Nel 2001 la Casaleggio Associati ancora non esisteva e Gianroberto Casaleggio non aveva ancora incontrato Beppe Grillo: i due si conosceranno nel 2004 e il sito andrà online nel gennaio 2005.

Bottaro ha dichiarato di conoscere personalmente Beppe Grillo da 20 anni, di avere un rapporto di stima e di fiducia con lui e di avere registrato il dominio “per toglierlo dal mercato”, prima che venisse creato il blog. Ha aggiunto che tra Grillo e lui non c’è alcun accordo scritto e di non aver mai guadagnato nulla dal suo possesso del dominio.

Quindi scopriamo che il blog più visto d’Italia non è di colui che ne porta il nome, né di suoi famigliari, fiduciari o colonnelli del movimento. Inquietante.

2) NIENTE LEGA GRILLO AL BLOG CHE PORTA IL SUO NOME

Questo fatto è falso. Intanto perché nell’atto costitutivo del M5S si legge che Beppe Grillo è il “titolare effettivo del blog raggiungibile all’indirizzo www.beppegrillo.it”. In secondo luogo perché in un post del marzo 2012 firmato “Beppe Grillo” si legge che “la responsabilità editoriale del blog è esclusivamente mia”. In terzo luogo perché il titolare del trattamento dei dati personali ai fini della privacy è indicato proprio in Beppe Grillo dallo stesso sito, mentre il responsabile è la Casaleggio Associati.

Quindi Grillo ha dichiarato il falso al Tribunale.

3) NON È CHIARO DI CHI SIA LA RESPONSABILITÀ DEL POST QUERELATO

Fatto vero solo in parte, perché il responsabile dei contenuti pubblicati da un blog è il gestore, che però non è obbligato a un controllo preventivo su tutti i suoi contenuti. Grillo ha detto di non essere il gestore, lasciando quindi il dubbio su chi effettivamente lo sia, e così facendo ha inoltre “scaricato l’eventuale colpa su un altro”, cioè l’autore materiale di quel post pubblicato anonimo. La polizia postale dovrà cercare di identificare chi ha scritto il post e lo ha messo online e su di lui (o lei) ricadrà l’eventuale responsabilità in caso di condanna nella causa intentata dal PD.

Appare evidente che scaricare le responsabilità di un blog personale su chiunque altro, mentre al contrario si incassano gli applausi ogni qualvolta i post suscitino condivisione (sebbene pure quelli non vengano ovviamente scritti da Beppe Grillo), è una vigliaccata che il fondatore/garante avrebbe dovuto evitarsi. Non fosse altro per ragioni politiche: dimostrare di essere un galantuomo e assumersi anche le conseguenze negative delle proprie azioni, così come si acquisiscono consensi ogni qualvolta le proprie azioni suscitano applausi.

La situazione ricorda il ridicolo voto che il Parlamento fu costretto a mettere in atto per dichiarare che Ruby Rubacuori – la ragazza minorenne che Berlusconi si portava a letto – fosse la nipote del Presidente egiziano Mubarak. In quella occasione l’Italia fece ridere il mondo intero e i politici italiani passarono per essere degli schiavi senza vergogna e senza dignità.

Ovviamente questa vicenda non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella, ma sarebbe meglio evitare simili cazzate, così come sarebbe meglio per Grillo cedere la proprietà del Movimento ed aprirlo ad una vera democrazia interna, come pure richiesto dall’art. 49 della Costituzione a tutti i partiti politici.

Sarebbe il minimo per un movimento che si appresta a governare il Paese, se non vuole che i paragoni con Forza Italia (di proprietà di Berlusconi) inizino a riecheggiare in maniera sinistra sulla stampa internazionale. Perché non sfugge a nessuno che 25 anni fa Tangentopoli fece collassare il sistema della Prima Repubblica aprendo le porte al movimento padronale di Berlusconi. Oggi è al collasso la Seconda Repubblica e le porte si aprono ad un altro movimento padronale, il M5S.

Siamo italiani: vogliamo il basto.

5 Responses to "Il Marchese del Beppe Grillo (che è pure un coniglio)"

  1. Antonio M.   21 marzo 2017 at 18:05

    Sarei più inquietato da chi ci ha “governato” finora . Buzzi sta “cantando”.
    https://www.facebook.com/LauraFerraraM5S/videos/1390383921007264/

    poi se vogliamo parlare di querele, c’è da vomitare in abbondanza.
    https://www.facebook.com/savio.gualtieri/videos/1367809886599005/

    e per finire in bellezza
    https://www.facebook.com/AngeloTofaloM5S/videos/1101777276601403/

    dopo tutto questo schifo…che che Beppe sia, come tu dici, un coniglio, è il male di gran lunga minore!

  2. Antonio M.   22 marzo 2017 at 16:42

    In questo momento a Montecitorio, liberi cittadini che chiedono di andare a votare. Nessun telegiornale o giornale ne parla.

    https://www.facebook.com/marionecomix/videos/1497282193617735/

    https://www.facebook.com/pierrecantagallo1989/videos/438198059855973/

  3. Leda Santosuosso   23 marzo 2017 at 10:47

    è tutto molto inquietante…

  4. Anonimo   23 marzo 2017 at 13:10

    Questo “movimento padronale” ieri e sceso in piazza contro i vitalizi della casta. O nooo?

  5. Antonio M.   24 marzo 2017 at 10:47

    Non so cos’altro deve succedere per scendere tutti in piazza contro questo schifo inaccettabile! Si è superato ogni limite.
    https://www.facebook.com/MicheleDellOrcoM5S/videos/1207344359335089/

    https://www.facebook.com/LuigiDiMaio/videos/1298445406858669/

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