15 anni senza il Bene: assente in vita, presente da morto

di Maria Cristina Marroni  –

Carmelo Bene - hanno vinto gli imbecilli e gli idioti

“Mi ostino a vivere perché anche da morto io continui a essere la causa di un disordine qualsiasi”

«È inutile, io non esisto: perché fare domande?». Le parole di Carmelo Bene continuano a risuonare nella mente di chi le abbia sentite. Riemergono dall’abisso della memoria e martellano le tempie come sentenze inesorabili.

Ancora me li ricordo quegli anni ’90 a Roma, quando il teatro era la sintesi suprema, la quintessenza dell’arte, l’apice di ogni umana rappresentazione. Quando Carmelo Bene prendeva a sassate Shakespeare, Manzoni, Leopardi, D’Annunzio, quando smontava Pinocchio pezzo a pezzo per vedere se dentro c’era un cuore o soltanto legno.

Il 16 marzo 2002 Carmelo è morto, ma da grande assente in vita, è divenuto un fantasma immancabile anche nelle esistenze di coloro che non l’hanno mai visto a teatro, perché la rete ne ripropone e ne rilancia all’infinito filmati, spezzoni, momenti memorabili, le puntate del Maurizio Costanzo Show, frasi gettate in pasto al pubblico con il disprezzo di un dio altero e distante.

Andavamo a vederlo soggiogati dalla sua aura mistica, spaventati e tramortiti dalle messe in scena horror, ne compulsavamo i testi che traboccavano di significati inafferrabili. Non sapevamo con esattezza l’effetto che ci stava facendo, ma eravamo convinti che c’era un prima e un dopo Carmelo, una umanità più misera che non lo conosceva e una umanità più illuminata che pendeva dalle sue labbra perché lui custodiva la rivelazione.

Ancora me le ricordo le serate al Teatro Parioli, le discussioni dentro e fuori le discoteche con Vittorio Sgarbi e con Giampiero Mughini, le giornate in biblioteca o a Villa Torlonia, sempre con quel tarlo che lavorava nell’inconscio: quale fosse il segreto ossianico dell’unico uomo che apparve alla Madonna, cioè Carmelo.

Un’inquietudine, la presenza scenica di un attore come Bene, che distruggeva sistematicamente ogni tentativo di dare un senso alle cose, all’arte, alla vita. Un fastidio, la voce di Bene, che rode i timpani e mette in discussione ordine e disordine, intelligenza e stupidità, essere e non essere.

Così, quando si ha bisogno di resettare abitudini o monotonie nelle quali scivola la quotidianità, è sufficiente chiedere ad un motore di ricerca di regalarci il nostro Bene quotidiano, una pillola, una recita, uno strappo, un urlo, due minuti di video in bianco e nero, uno spezzone di intervista, per lacerare ogni nebbia e vedere le cose sotto un altro punto di vista.

L’assenza di Carmelo è una presenza ingombrante, che non smette di disturbare, che non cessa di suggerire l’importanza di espandere le possibilità espressive oltre i limiti conosciuti, che insegna a spostare avanti il confine delle declinazioni della voce.

Un’opera incessante – la sua – di autocancellazione, di autoparodia, di rifiuto del sociale, di aborrimento dell’ontologia, di decostruzione del senso.

Perfido con gli altri quanto con se stesso, negli ultimi spettacoli si divertiva a ringraziare la platea: “Beati voi. Vi invidio perché avete visto un bellissimo spettacolo”.

Bene è una fonte che interroga, è un rumore di fondo, è un modo di interpretare la vita: “Mi ostino a vivere perché anche da morto io continui a essere la causa di un disordine qualsiasi”.

One Response to 15 anni senza il Bene: assente in vita, presente da morto

  1. stefano

    18 marzo 2017 at 19:47

    Grazie per questo non-ricordo/oblio.
    Non dimenticherò mai le serate a teatro ad assistere “mi presero gli occhi” , Otello, Adelchi, Hommelette for Hamlet, Pentesilea, La cena delle Neffe. Che gran fortuna ho avuto nell’essere “violentato” da quella Voce! Quanto mi manca! Ma come diceva C.B:” Solo é chi manca e perciò ritorna”.

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