Brevi considerazioni sulla corruzione (perché sono colpevolista sul caso CONSIP e sul caso D’Alfonso)

Brevi considerazioni sulla corruzione (perché sono colpevolista sul caso CONSIP e sul caso D’Alfonso)

di Christian Francia  –

Renzi Matteo e Tiziano - la corruzione fa ridere
Matteo Renzi e suo padre Tiziano se la ridono

Da quando ero bambino mi sento ripetere i concetti di garantismo e giustizialismo, visti come due fazioni alle quali era necessario iscriversi, salvo scoprire poi – con gli studi di Giurisprudenza – che nessuno ci aveva capito niente e che erano concetti travisati ed abusati. Nel dibattito pubblico sono vere e proprie armi di distrazioni di massa da abbandonare immediatamente.

Concentriamoci invece sui concetti di innocentismo e di colpevolismo applicati alla politica, e nella specie alla politica che si ventila essere corrotta.

Innanzitutto il Italia la corruzione regna sovrana, e questa non è una percezione, bensì la traduzione pratica del fatto che le opere pubbliche da noi costano il doppio o il triplo della media europea, e al contempo sono fatte peggio.

Dentro a questo dato incontrovertibile si nasconde quel verme solitario che divora lo Stato dall’interno, facendolo regredire e declinare rapidamente al confronto con gli altri Paesi occidentali.

Il problema è come scovare il verme ed eliminarlo.

La popolazione carceraria italiana ammonta a circa 50.000 individui, dei quali i colletti bianchi totali, a seconda delle fonti, sarebbero compresi fra i 140 e i 220. Cioè a dire lo 0,4% nella migliore delle ipotesi.

Non sfugge a nessuno che quindi la corruzione proliferi allegramente per due ordini di motivi: legislativamente viene impedito alla magistratura di catturare i corrotti per carenza di strumenti normativi (che vengono chiesti inutilmente dai magistrati da decenni, come nel caso di Piercamillo Davigo); la magistratura non persegue i reati corruttivi perché sono reati contigui agli ambienti di potere, contigui alle forze dell’ordine, contigui alle classi dirigenti, contigui alla politica.

La specificità italiana non consiste nell’avere larghe fette dell’establishment impelagate nel cancro della corruzione, perché essa esiste in tutta Europa, in tutto l’occidente e in tutto il mondo.

La vera differenza consiste nella percezione dell’opinione pubblica, perché in Germania i ministri si dimettono per aver copiato una paginetta della loro tesi di laurea, in Austria fatterelli che riteniamo insignificanti accendono scandali enormi, in Francia assunzioni fittizie (per noi risibili) azzoppano candidati alla Presidenza della Repubblica.

Quindi lo scenario italiano soffre del fatto che siamo refrattari alla moralità, che siamo indulgenti con chi imbroglia, che lasciamo correre su questioni politicamente infamanti, che non ci indigniamo più per le ruberie di Stato che a scadenze puntuali emergono sui media.

In questo quadro di sonnolenza collettiva si solidifica la percezione colpevolista (alla quale appartengo) della maggior parte della cittadinanza, convinta a prescindere che la classe dirigente sia tutta corrotta.

Gli ambienti che contano, al contrario, cioè la crema della società, le classi dirigenti, gli imprenditori, i professionisti, la borghesia arricchita, tendono tutti ad essere innocentisti.

Questo scontro di opinioni è destinato ad infrangersi sull’assenza cronica della politica.

Non v’è chi non veda come la politica italiana sia talmente debole da farsi bocciare ad ogni pie’ sospinto le proprie riforme: il 4 dicembre scorso la riforma costituzionale bocciata dal popolo con il referendum; lo scorso anno la riforma della Pubblica Amministrazione bocciata dalla Corte Costituzionale; le due ultime leggi elettorali bocciate dalla Consulta, ecc.

Il governo e il parlamento hanno dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio di essere incapaci di svolgere il ruolo basilare del Legislatore, cioè quello di stabilire le regole e le norme da applicare alla comunità.

Ma la politica tutta ha una colpa persino più grave: annientare ogni discussione politica concernente le questioni corruttive, demandando integralmente alla magistratura l’accertamento della verità dei fatti.

Ovvio che questo modo di fare è utile alle classi dirigenti, le quali possono pascolare serenamente per decenni prima che intervengano sentenze definitive a dimostrare la colpevolezza dei corrotti.

Ragion per cui è gravemente immorale dichiararsi garantisti e chiedere che la giustizia faccia il suo corso, ben sapendo che la giustizia in Italia non funziona e che (potendo disporre di buoni avvocati) i manigoldi sanno benissimo che quasi sempre la faranno franca. Anzi, si rifaranno pure la verginità pubblica invocando le assoluzioni ricevute.

1) È il caso del governatore in carica dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, arrestato e processato più volte, e più volte assolto, ma anche dichiarato prescritto proprio per corruzione e per finanziamento illecito ai partiti.

La circostanza che la comunità abruzzese lo abbia votato senza il minimo dubbio sulle sue qualità morali e senza il minimo dibattito sulla enorme macchia nera delle sue prescrizioni (alle quali non ha minimamente rinunciato per poter dimostrare la sua innocenza nel merito dei reati contestatigli), rende evidente come gli abruzzesi siano un popolo di poveri coglioni che da un lato con capiscono un cazzo e dall’altro lato se ne fregano della corruzione, sottovalutando il potere di impoverimento generale che essa arreca.

Proprio in questi giorni D’Alfonso e parti della sua maggioranza sono oggetto di nuove attenzioni da parte degli inquirenti, attenzioni alle quali ci dedicheremo, tenendo sempre fermo il convincimento che non sussistono i requisiti minimi di serietà ed onestà (quantomeno morale) affinché il governatore possa continuare a rappresentare l’Abruzzo con “disciplina ed onore”, come imposto dall’art. 54 della Costituzione a tutti i “cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche”.

2) Lo stesso è a dirsi per quanto concerne lo scandalo CONSIP, da tempo apparso sui giornali onesti (Il Fatto Quotidiano), ma deflagrato solo nelle ultime settimane in televisione, nei telegiornali e nei quotidiani di regime che lo hanno insabbiato in ogni maniera.

Come sempre, voglio essere estremamente franco con i lettori di questo blog: io sono colpevolista e sono certo che i protagonisti abbiano gravissime responsabilità politiche che dovrebbero assumersi immediatamente allontanandosi dalle poltrone pubbliche che continuano a ricoprire.

La vicenda, in estrema sintesi, concerne il presunto tentativo di corruzione che l’imprenditore Alfredo Romeo (oggi in galera) avrebbe messo in atto nei confronti dei vertici della CONSIP, ovvero la centrale nazionale degli acquisti della Pubblica Amministrazione, nonché nei confronti dei vertici politici del partito democratico (cioè il ministro Luca Lotti e il padre del segretario del PD Tiziano Renzi).

Romeo-finanzia-partiti
L’imprenditore Alfredo Romeo ha finanziato i partiti e Matteo Renzi

Orbene, incontestabile è la circostanza che il dirigente della CONSIP Marco Gasparri asserisca di aver percepito 100.000 euro da parte di Romeo, così come incontestabile è la controprova che gli avvocati di Romeo confermino che la dazione di denaro ci sia effettivamente stata, ribadendone la natura corruttiva: «Si tratta di una corruzione, se mai c’è stata, non dico da quattro soldi ma quasi», sminuisce il legale di Romeo.

«La contestazione per cui Romeo è in carcere – prosegue l’avvocato Vignola – è marginale: parliamo di cinquemila euro ogni due mesi per avere consulenze private sul perfezionamento dei calcoli per presentare delle offerte». Cioè a dire una corruzione di modica quantità rispetto all’entità milionaria degli appalti pubblici i cui bandi di gara venivano redatti proprio da Gasparri.

Siamo giunti ormai a confessioni talmente spudorate che invece di produrre una indignazione generale, provocano solo sonnolenza nell’opinione pubblica anestetizzata dalle fiction e dai social media.

Poi c’è l’amministratore della CONSIP Luigi Marroni, nominato proprio da Matteo Renzi di cui è fidato amico, il quale dichiara ai magistrati sia che sapeva di essere intercettato perché glielo aveva detto Luca Lotti (al quale lo aveva detto un generale dei Carabinieri), sia che il padre di Renzi (Tiziano) gli aveva raccomandato un imprenditore amico per favorirlo nella vittoria di appalti pubblici per centinaia di milioni di euro.

Marroni ha svelato un vero e proprio “ricatto” subito, nonché le pressanti “richieste di intervento” che lo avrebbero “molto turbato” – in quanto provenienti da un “livello istituzionale altissimo” – “richieste di intervento” sulle Commissioni di gara affinché venissero illecitamente favorite delle società amiche.

L’AD si dichiara vittima di tali pressioni e ricatti da parte del cosiddetto “giglio magico” che gli avrebbe paventato addirittura la revoca dell’incarico se non avesse favorito gli imprenditori amici.

L’amministratore della CONSIP parla di “incontri” riservati, di “aspettative ben precise” in merito all’assegnazione di gare d’appalto indette dalla Centrale degli acquisti pubblici che avevano un valore di centinaia di milioni di euro e a volte di miliardi di euro.

Come mai, è d’obbligo chiedersi, il turbato Luigi Marroni non ha né sospeso e né revocato le procedure degli appalti sulle quali avrebbe subito ricatti?

Come mai ha lasciato proseguire quelle gare pubbliche senza comunicare niente alle Autorità giudiziarie?

Come mai Marroni ha dichiarato di aver fatto rimuovere, grazie a un’operazione di bonifica, le microspie piazzate dai Carabinieri del Noe nel suo ufficio, senza però rendere alcuna formale segnalazione o denuncia sia delle pressioni e ricatti subiti, sia delle microspie ritrovate e rimosse?

Come mai Marroni non denuncia tali gravissimi fatti né agli organismi societari (collegio sindacale, organismo di vigilanza ex D.Lgs. n. 231/2001, Internal Audit), né al socio unico della CONSIP che è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, né tantomeno all’Autorità giudiziaria?

Eppure queste omissioni sono precise violazioni di espressi obblighi Statutari e del Codice etico della CONSIP (art. 3.2 lett. c), il quale impone di doversi attenere alla prescrizione di dover “operare nei rapporti con i terzi con imparzialità, trasparenza e correttezza, evitando di instaurare relazioni che siano frutto di sollecitazioni esterne o che possano generare un conflitto di interesse”.

Inchiesta consip - nomi e ruoli
Inchiesta CONSIP: alcuni dei soggetti coinvolti

Il nocciolo della questione politica che deve essere sviscerato e valutato dall’opinione pubblica è l’insieme di questi fatti già accertati per essere stati confessati direttamente dagli interessati:

– un contesto di pressioni indebite e di minacce volte a determinare comportamenti illeciti da parte dei pubblici ufficiali preposti alla gestione di importantissime gare pubbliche;

– la consapevolezza dell’esistenza di indagini in corso sulle medesime vicende le quali però sono state dolosamente ostacolate (come testimoniato dall’intervento di bonifica sulle micropsie installate presso la CONSIP senza alcuna autorizzazione o comunicazione nei confronti degli inquirenti, così pregiudicando l’ulteriore svolgimento delle indagini);

– l’assenza di interventi volti a salvaguardare in maniera inequivocabile ed oggettiva proprio quelle procedure di appalto oggetto di così pesanti inquinamenti, che si è lasciato proseguire come se nulla fosse accaduto, ed anzi continuando a pretendere dai partecipanti a gare pubbliche attestazioni di rettitudine che gli stessi amministratori di CONSIP hanno dimostrato di calpestare impunemente, anche facendosene vanto in pubbliche interviste.

All’esito di tali circostanze sconcertanti da un punto di vista gestionale e di rispondenza ai canoni di legalità e trasparenza dell’azione amministrativa – per le quali si profilano risvolti di responsabilità sociale dell’amministratore, nonché erariale e per danno all’immagine – nessun intervento è stato adottato dal MEF (socio unico di CONSIP) nei confronti degli amministratori che così candidamente hanno ammesso (e rivendicato) inquietanti comportamenti ed omissioni.

La credibilità della Centrale acquisti dello Stato italiano di fronte a cittadini (imprese e concorrenti esteri) ne risulta minata pesantemente, però il Ministro dell’Economia Padoan ha già riconfermato la fiducia all’AD Marroni, nonostante quest’ultimo gli abbia offerto la propria disponibilità a lasciare l’incarico.

La credibilità dello Stato scema mostruosamente, ma il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni conferma serenamente la fiducia al proprio Ministro Luca Lotti che avrebbe spifferato alla CONSIP di guardarsi dalle indagini della Magistratura e di bonificare le cimici che intercettavano i vertici della società (grazie ai generali dei Carabinieri che spifferavano a Lotti quello che avevano illecitamente appreso dai loro agenti infedeli).

Se tutto questo è vero come è vero ed è agli atti dell’inchiesta penale, allora il minimo che si possa fare è una discussione pubblica sulle responsabilità politiche che gravano sulla vicenda.

Una discussione pubblica sull’opportunità che un ministro della Repubblica debba continuare a svolgere il suo incarico prestigioso in barba a tali infamanti accuse di un amico, il quale amico non è stato nemmeno querelato per calunnia.

Una discussione pubblica sul presunto comportamento da faccendiere di Tiziano Renzi che avrebbe cercato di favore imprenditori fiorentini presso la CONSIP affinché venissero loro affidati appalti milionari.

Una discussione pubblica sugli amministratori e dirigenti della CONSIP, i cui vertici sono fiorentini (e della cerchia delle strettissime amicizie familiari renziane).

Una discussione pubblica sui generali dei Carabinieri e sugli agenti ai quali sono state revocate – dalla Procura della Repubblica – le deleghe per le indagini ancora in corso, a dimostrazione che dentro all’Arma dei Carabinieri ci sono delle mele marce che infangano l’intero Corpo.

Voglio augurarmi che tutte le persone coinvolte vengano prosciolte e/o assolte dalle accuse penali. Ma il problema italiano è che la politica non si fa gli esami di coscienza, si trincera dietro alle assoluzioni come se fossero una patente di irreprensibilità e abdica al suo ruolo di guida della società civile, alimentando il sottobosco melmoso delle attività corruttive che dilagano da decenni senza che nessuno riesca a porvi un freno.

Per questo sono tutti colpevoli.

6 Responses to "Brevi considerazioni sulla corruzione (perché sono colpevolista sul caso CONSIP e sul caso D’Alfonso)"

  1. Antonio M.   8 marzo 2017 at 15:49

    Un omaggio a tutte le donne con gli attributi. Oggi ha dato lezione di Politica al Senato. Godetevelo.
    https://www.facebook.com/SenatoCinqueStelle/videos/10154814546785813/

  2. Antonio M.   8 marzo 2017 at 18:12

    Sono morti!
    Anche l’Italia morirà se non ci liberiamo al più presto.
    Godetevi la guerra di cittadini onesti, per noi, al Senato.
    https://www.facebook.com/CosimoPetraroliM5S/videos/1817331015257185/

  3. Giovanni   8 marzo 2017 at 22:01

    Condivido in toto il contenuto dell’articolo ma, per quanto riguarda le vicende processuali di Luciano D’Alfonso, a rigor di cronaca, bisogna fare delle precisazioni:

    il reato di “corruzione”, è stato riconosciuto ma prescritto, nel giudizio di primo grado. Leggendo le motivazioni della sentenza d’appello, il fatto corruttivo non sussiste. Per il reato di “finanziamento illecito ai partiti”, riconosciuto ma prescritto, nel giudizio di primo grado, i giudici della corte d’appello pur riconoscendo l’insussistenza del reato, confermano il giudizio di primo grado perché (riporto testuale): “non è stata proposta impugnazione da parte dell’imputato, che non ha rinunciato alla prescrizione.”

    E’ importante, comunque ribadire, che D’Alfonso non ‘ stato assolto perchè il fatto non sussiste, o non ha commesso il reato. E’ stato assolto per mancanza di prove.

    Per chi fosse interessato posto il link della sentenza d’appello

    https://www.scribd.com/document/270055769/Sentenza-integrale-Appello-Housework

  4. Leda Santosuosso   10 marzo 2017 at 11:15

    devo correggerti:
    Per questo SIAMO tutti colpevoli!
    I corrotti li abbiamo eletti a nostri rappresentanti…evidemente ci piacciono.
    A mio avviso la diversa percezione della coruzione in Italia è dovuta alla presenza radicata nei territori della Chiesa cattolica.
    🙂

  5. Anonimo   10 marzo 2017 at 12:42

    LS sviluppi il concetto “diversa percezione della corruzione in Italia è dovuta alla presenza radicata nei territori della Chiesa cattolica” perchè non ho ben capito.
    Il vero cancro non è rappresentato in linea di massima dalla chiesa in quanto tale, ma da tutti coloro che in suo nome ci vogliono imbrigliare, imbavagliare ed addirittura ammanzire.(il parlamento è stracolmo di certa gente).
    Siamo tutti italiani e al 99,99% la corruzione è nella nostra genetica.

  6. Leda Santosuosso   10 marzo 2017 at 14:41

    quando dico chiesa cattolica intendo la religione, il concetto di peccato e perdono…basta andare in chiesa a confessarsi e tutto passa.

    Io faccio parte di quel 0,01%!!
    🙂
    sono talebana in questo: niente galera per chi rubba soldi pubblici, per chi corrompe ma semplice taglio della mano…e poi via in giro a trovarsi un nuovo lavoro!
    sai quanti moncherini in giro!?!?!?!?!

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