Teramo non ha bisogno di una Casa dello studente. Chi non lo vede è un demente

Teramo non ha bisogno di una Casa dello studente. Chi non lo vede è un demente

di Christian Francia  –

Casa dello studente monumento allo sperpero - Berardinelli e D'Amico
Il rettore Luciano D’Amico e il presidente dell’ADSU Paolo Barardinelli se la ridono mentre l’università di Teramo va a fondo

Cerchiamo di mettere ordine nel ridicolo romanzetto della Casa dello studente che sembrerebbe essere la soluzione per i mali dell’Ateneo teramano.

Una casa dello studente c’è già, si trova a Coste Sant’Agostino, fu progettata e realizzata dalla Regione Abruzzo (che ne è ancora proprietaria) negli anni ’80, ma non è mai stata completata per imperscrutabili ragioni di carattere politico, per cui è divenuta una cattedrale dello spreco di denaro pubblico.

L’unico servizio avviato nella Casa dello studente esistente, cioè quello della mensa universitaria, è stato trasferito di corsa all’interno dell’Ateneo di Colleparco, lasciando lo scatolone abbandonato a se stesso e alle intemperie.

Ciò premesso, quei due geniacci di Luciano & Luciano (D’Alfonso e D’Amico, il governatore gatto e il rettore volpe), hanno pensato bene di realizzare una nuova Casa dello studente. Perché mai? Perché sembra sia necessario far risiedere gli studenti nel centro cittadino.

Ohibò, eppure ci pareva vero il contrario, visto che il rettore D’Amico pisciò sopra le 1.500 firme che l’associazione “Teramo 3.0” raccolse nel gennaio 2013 per chiedere che l’Università tornasse in centro.

Non si vede come mai – se l’Università si trova a Colleparco – gli studenti non debbano risiedere a Coste Sant’Agostino (cioè a 200 metri dall’Ateneo), in una perfetta integrazione che è il nocciolo del concetto stesso di “Campus”, concetto del quale si riempiono la bocca sia il rettore che i suoi attaché.

Delle due l’una: o l’università sta benissimo dove si trova (e in tal caso la Casa dello studente va benissimo nella struttura regionale esistente e costruita all’uopo); oppure l’università non sta bene dove si trova (cosa che sosteniamo inascoltati da decenni, visto che Colleparco è un dormitorio privo di servizi e di esercizi commerciali) e allora bisogna dire innanzitutto che Antonio Tancredi fu un coglione a volerla proprio lì con l’avallo della DC di allora, e secondariamente bisogna riportarla nel centro della città, preferibilmente a Viale Crucioli (dove insiste la vecchia e abbandonata sede) e al contempo nell’ex manicomio di Porta Melatina (oggetto di apposito finanziamento da 38 milioni di euro per la ristrutturazione in senso parzialmente universitario).

Reciso questo nodo gordiano si potrà parlare del problema ancillare, cioè quello dell’ubicazione della Casa dello studente, sulla quale è però imprescindibile una seria analisi sulla sua utilità.

Teramo è una delle città d’Italia con i costi più bassi in assoluto per la residenzialità degli studenti, in quanto come sanno tutti sono sufficienti 130/140 euro al mese per una camera in affitto in appartamento (e poco di più per una camera in albergo o pensione).

Gli studenti che necessitano di una dimora sono ovviamente solo i fuorisede i quali, se si escludono i pendolari (cioè coloro che risiedono abbastanza vicino da permettersi di venire a Teramo e tornarsene ai loro paesi direttamente in giornata), sono una platea di 150/180 ragazzi.

Un tale striminzito bacino di utenza non giustifica affatto una Casa dello studente, meno che mai da 300 posti come si annuncia, la quale peraltro avrebbe costi di gestione ben superiori a quelli medi del mercato immobiliare/alberghiero, per cui è di gran lunga più conveniente per uno studente affittarsi un appartamento con gli amici piuttosto che chiedere una camera in uno studentato (anche a parità di borsa di studio eventualmente erogata agli aventi diritto).

L’unico vero motivo per cui D’Amico vorrebbe spendere milioni di euro pubblici per realizzare una Casa dello studente sono i punteggi aggiuntivi che l’Ateneo potrebbe guadagnare nelle graduatorie nazionali, con conseguenti premialità anche in termini di fondi ministeriali.

Ma il dramma è che a Teramo non ci viene più nessuno, gli studenti scappano dalla nostra università e la stessa ADSU (Azienda per il dritto allo Studio Universitario) riceve quotidianamente richieste di poter riaccreditare le borse di studio già percepite perché le famiglie trasferiscono in altri atenei i propri figli.

Del resto, è noto che il nostro Ateneo galleggia sulle 6.000 iscrizioni totali, cioè una cifra bassissima al di sotto della quale il rischio di chiusura si fa drammaticamente reale. Se a ciò si aggiunge che D’Amico ha promosso molte convenzioni con enti pubblici per far partecipare ai corsi di laurea, specializzazioni, master e quant’altro una vasta platea di dipendenti pubblici che ambiscono stancamente a portarsi a casa solo il “pezzo di carta” da poter esibire o per poter accedere a qualche asfittico scattino di carriera, ci si rende conto di come la fuga dei neodiplomati rischia di divenire esiziale per l’UNITE.

In questo contesto, nonostante dall’insediamento dell’attuale rettore (cioè dall’inizio del 2013) il numero complessivo degli iscritti sia in costante e inarginabile calo in barba alle idiote idee rettorali (tipo quella di regalare un tablet alle matricole), mentre la nave affonda l’orchestrina di Luciano D’Amico e del Presidente dell’ADSU Paolo Berardinelli continua a suonare la canzoncina della Casa dello studente.

Ci facciano la cortesia di aprire gli occhi e di mettere le pezze allo scafo che imbarca acqua, altrimenti l’attuale rettorato sarà pure l’ultimo (o quantomeno l’ultimo prima di essere accorpati all’università di L’Aquila oppure a quella di Pescara).

E la mia non è una opinione, bensì la lucida analisi di professionisti che conoscono molto bene gli interna corporis dell’ateneo aprutino perché ci lavorano.

Ma facciamo finta che D’Amico sia ben sveglio e con i piedi per terra. Facciamo finta di credere alle sue parole, alle sue richieste, alle sue ricette.

Quattro anni fa “Striscia la notizia” nel suo “TG dello spreco” denunciò a livello nazionale l’università di Teramo per le opere incompiute, fra le quali spiccava proprio la Casa dello studente edificata a Coste Sant’Agostino, della quale il TG satirico disse: «struttura destinata agli studenti abruzzesi e realizzata con milioni di euro ma da tempo abbandonata».

A quel tempo il rettore appena eletto, Luciano D’Amico, ebbe a dichiarare: «Molto bello il servizio di Striscia la Notizia, ci offre la possibilità di riportare all’attenzione degli studenti e del territorio gli sforzi che l’università degli studi e l’Adsu di Teramo stanno compiendo con la “rivoluzione” avviata dallo scorso gennaio (elezione del nuovo rettore, del Senato accademico, del Cda, del Nucleo di valutazione e del nuovo direttore generale), con la quale, assicurata una nuova governance all’università, è cominciata una generale riorganizzazione delle strutture e dei servizi», fra i quali spiccava «l’individuazione dell’ubicazione della nuova casa dello studente».

Purtroppo, dopo quattro anni e due mesi al comando, della “rivoluzione” di D’Amico non vi è traccia, siamo fermi, piantati, gli studenti fuggono a gambe levate e invece di salvare il salvabile, stiamo ancora a cazzaggiare su dove ubicare una Casa dello studente che non serve e – semmai servisse – già esiste ad un tiro di schioppo dal cosiddetto “Campus” di Colleparco.

Ma dico, siamo completamente fuori di senno?

Addirittura, per rispondere ai rumors che ipotizzerebbero le dimissioni rettorali, D’Amico ha dichiarato di non pensarci affatto in quanto l’università lo appoggerebbe convintamente, eccezion fatta per una piccola sacca di “ambienti chiusi al rinnovamento”. E come no, ti pareva che se i numeri dell’università fanno cagare la colpa è di qualche miscredente.

Ma D’Amico è talmente convinto di essere Napoleone, nonostante non abbia mai vinto nemmeno una battaglia navale al pub, che se la prende persino con “tre interpellanze parlamentari e un profluvio di lettere anonime alle autorità di vigilanza sul mio operato”. Poverino, qualcuno lo aiuti a riprendersi, perché forse non si è accorto di essersi dovuto dimettere da presidente della TUA S.p.A. per una macroscopica incompatibilità che lo stava conducendo ad essere cacciato a pedate nel sedere dal suo stesso lavoro di professore universitario.

Per cui interpellanze e lettere anonime avevano ragione da vendere, e prima delle interpellanze e delle lettere ci furono i miei articoli – che anonimi non erano affatto – i quali hanno dato la stura proprio a quelle interpellanze e a quelle lettere che hanno fatto indignare sia l’ANAC che il Ministro dell’Università per il pressapochismo di chi aveva nominato D’Amico alla TUA (cioè Luciano D’Alfonso) e per l’ignoranza amministrativa del rettore (volendo escludere la sua malafede).

Lo scherno e il dileggio generale dovuto all’ennesimo stupro della legge attuato dal governatore in carica accompagnano e screditano anche la figura rettorale, la quale non è stata capace di circondarsi di uno straccio di giurista che gli consigliasse di evitare all’ateneo una figuraccia di merda come quella che ha rimediato proprio chi la guida (in una ateneo, beffa delle beffe, dove domina proprio la facoltà di Giurisprudenza. Sai che bella pubblicità per l’ateneo che proprio il rettore vivesse per anni in una palese situazione di illegittimità e di vietatissima commistione di ruoli).

Addirittura D’Amico non si vergogna di fare paragoni blasfemi come quello di denunciare un “cancro interno all’università che ha colpito anche Luciano Russi”, cioè il compianto ex rettore, “vittima per anni di lettere anonime che lo portarono alla berlina con le famose magnifiche spese”.

Se ben ricordo, la storiella delle “magnifiche spese” fu soltanto una infame campagna denigratoria innescata da un infame pagliaccio, il quale mise in piedi una sceneggiata per vendicarsi del fatto che Russi – che Dio lo abbia in gloria per essere rimasto integerrimo – non avesse fatto assumere all’università proprio la moglie del pagliaccio.

Nel caso di D’Amico, al contrario, la pagliacciata l’hanno messa in piedi D’Alfonso che lo ha nominato illegittimamente alla presidenza della TUA e il rettore stesso che ha sguazzato nel guano dell’illegalità, continuando a tenere il piede in due staffe mentre l’università continuava ad affondare.

Negli ultimi giorni, sul quotidiano La Città, si susseguono notizie sul naufragio del progetto della Casa dello studente, sulle delibere ADSU di resa per impedimenti burocratici che vieterebbero la partecipazione al bando ministeriale per cofinanziare la ristrutturazione dell’ex rettorato di Viale Crucioli, sulle perizie di stima del valore dell’immobile che non vengono redatte, sulle sedute del Senato accademico che rimettono in pista il progetto.

Uno stillicidio quotidiano che somiglia al teatro dell’assurdo, considerato che si prospetterebbero 300 posti letto a Viale Crucioli totalmente avulsi dall’ateneo di Colleparco e con l’aggravante di costi di gestione economicamente insostenibili ed una platea di possibili utenti che sarebbe di poco superiore alla metà dei posti che si vorrebbero realizzare.

A ciò si aggiunga che l’ADSU non ha risorse umane e finanziarie per gestire in proprio la struttura, la quale dovrebbe essere affidata in gestione a privati, i quali mai la prenderebbero in carico se fosse chiaro in anticipo che non potrebbe esserci nessun guadagno.

Insomma, si vorrebbe comprare un vestito nuovo ad un ateneo che sta morendo di fame.

Possibile che nessuno si alzi e dica che non c’è bisogno affatto di un simile progetto?

Possibile che nessuno denunci che si tratta dell’ennesimo sperpero di denaro pubblico?

Possibile che nessuno si avveda che il problema degli alloggi a Teramo è inesistente e che anzi gli alloggi sono largamente disponibili a prezzi irrisori rispetto alla media italiana?

Possibile che si preveda una Casa dello studente in centro, mentre l’ateneo resterebbe in un quartiere periferico?

Possibile che nessuno si sia accorto che il fantasioso progetto della funicolare di collegamento fra il centro e la collina di Colleparco è stato sonoramente spernacchiato dal Comune di Teramo che avrebbe dovuto realizzarlo?

Possibile che nessuno insista sull’unica possibilità di sopravvivenza dell’università, cioè riportarla integralmente in centro storico?

Possibile che nessuno si avveda della gigantesca idiozia dell’accordo di programma sottoscritto fra la Regione Abruzzo, l’Università e di Teramo e l’ADSU di Teramo, il quale accordo prevede il comodato dell’ex rettorato di Viale Crucioli in favore dell’ADSU, mentre l’ADSU darebbe in cambio all’università la disponibilità l’ex manicomio di Porta Melatina (quale ipotetica sede del DAMS che non è mai decollato), ex manicomio che a sua volta verrebbe dato in disponibilità all’ADSU da parte della ASL di Teramo che ne è proprietaria?

Roba da far venire il mal di testa pure alla statua in bronzo dell’arcangelo Michele che campeggia nella rotonda del Promenade.

Ma voglio essere buono fino alla fine e non infierire sulle evidenti problematiche che gravano sulle spalle del rettore in carica, per cui mi congedo con un’ultima serie di timide domandine: carissimo D’Amico, ma se sei quel rivoluzionario che dici di essere, ma se sei quel paladino del cambiamento che affermi di essere, come mai in quattro anni e due mesi del tuo rettorato gli studenti sono sempre in diminuzione (e non voglio immaginare cosa potrà accadere dopo gli ultimi terremoti e calamità naturali)?

Come mai ancora non riesci, non dico a realizzare una Casa dello studente, ma nemmeno a far fare una domandina di partecipazione ad un bando ministeriale per il confinanziamento di progetti di ristrutturazione di immobili?

Come mai non ti rendi conto che è antieconomico fare alloggi ADSU per gli studenti quando sarebbero più dispendiosi degli alloggi disponibili sul libero mercato (facilmente finanziabili con le borse di studio)?

Come mai non ti rendi conto che la platea degli studenti fuorisede è di gran lunga sottodimensionata rispetto ai 300 alloggi che vorresti far costruire?

Come mai non ti rendi conto che la funicolare per Colleparco sarebbe stata intelligente se a Colleparco ci fossero almeno dieci chilometri di piste da sci?

Come mai non ti è venuta nemmeno un’ideuzza per utilizzare la Casa dello studente già esistente a Coste Sant’Agostino che giace nell’abbandono da sempre?

Come mai non ti rendi conto che lo stai affossando questo ateneo, con le tue manie di grandezza che non trovano riscontro nella realtà dei fatti e nei freddi numeri?

Non sarà che alla fine del tuo mandato rettorale scaricherai il tuo fallimento su quei cattivoni che “non si uniscono al tuo cambiamento”?

Non vorrei che facessi la fine di Matteo Renzi che tanto ha parlato, ma un cazzo ha realizzato.

Non vorrei che facessi la fine di Luciano D’Alfonso che tanta prosopopea ha seminato, ma sempre un cazzo ha realizzato.

Non vorrei che facessi la fine dei tuoi amici e sodali, e magari come loro ti ritrovassi in politica a continuare la narrazione di stocazzo che ci ha fatto collassare i coglioni.

Hai parlato tanto, carissimo D’Amico, hai esternato senza soluzione di continuità, ci hai frantumato gli zebedei, ci hai piallato il pube, ma ancora non metti a dimora una piantina di gerani, ancora non riusciamo ad apprezzare la tua rivoluzione nemmeno al microscopio elettronico.

Un tuo estimatore.

2 Responses to "Teramo non ha bisogno di una Casa dello studente. Chi non lo vede è un demente"

  1. Amen   2 marzo 2017 at 8:19

    Che disastro. Non c’è niente che funzioni in questa povera città. Ma esiste una persona onesta da qualche parte? Esiste un politico con un po’ di cervello?

  2. Anonimo   2 marzo 2017 at 10:35

    Gentile dott. FRANCIA
    L’articolo non è solo critico ma anche ben argomentato con dati attinenti alla materia universitaria. Ciò che non comprendo come il mondo accademico teramano non si sollevi e per una volta dico una volta esprima il proprio pensiero e tenti l’avventura di salvare l’unica cosa preziosa che può ancora sostenere l’economia della nostra città governata dal nepotismo puro (Tancredi padre Tancredi figli, DI Dalmazio padre DI Dalmazio figlio, D’ignazio padre D’Ignazio figlio, GATTI padre GATTI Figlio etc. Etc.) questione unica in Italia.
    Un Ateneo la cui governance non conosce limiti per quanto riguarda le violazioni di legge. Tante quante le denunce che non solo hanno fatto dimettere il Rettore da un incarico incompatibile (in proposito la notizia è che in CDA è stato nominato dal Rettore un avvocato dello stato del distretto abruzzese che fornisce, mi riferisco all’Avvocatura, ad ogni richiesta quei pareri che poi puntualmente vengono smentiti vedi appunto il caso Cantone Rettore) ma anche hanno costretto la direttrice generale a dimettersi per sfinimento. A proposito leggo da tutte le parti che quest’ultima abbia raggiunto ” risultati ragguardevoli” ma come al solito nessuno, come nel caso del Rettore, illustra questi risultati .
    Ecco il suo articolo sarebbe stato perfetto e quindi completo se avesse parlato delle dimissioni della direttrice generale
    Possa essere uno spunto per fare un bis.
    Cordialità

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