Funerale della montagna teramana con gli assassini che sfilano dietro al morto

Funerale della montagna teramana con gli assassini che sfilano dietro al morto

di Christian Francia  –

I sindaci protestano contro se stessi - marcia a Colledara per il cratere
I sindaci celebrano allegramente il funerale della loro terra

I cittadini sono dei mentecatti. Anche quelli della montagna che dovrebbero essere più tosti di quelli della marina. Lo dico con dispiacere perché anch’io sono un montanaro di Castelli, ma questa è la triste realtà.

Se fossimo negli anni ’70, solo per fare un esempio, un ministro del lavoro che avesse dichiarato che gli Italiani che emigrano sono zavorre che ci siamo tolti dai coglioni, si sarebbe ritrovato una pallottola nel cervello.

Se fossimo negli anno ’70, solo per fare un altro esempio, i giornalisti collusi con il potere che svendono la loro dignità per puntellare le poltrone di chi comanda, verrebbero gambizzati senza troppe cerimonie.

Se ci trovassimo 40 anni indietro i cittadini sarebbero più consapevoli e più determinati, mentre i politici sarebbero infinitamente più preparati, più attenti, più capaci, più volitivi, più efficienti e più efficaci.

Ma purtroppo siamo 40 anni avanti, ed essere avanti oggi significa essere arretrati. Come si spiega altrimenti una marcia così idiota e contraddittoria come quella che si è svolta ieri da Colledara fino a San Gabriele?

I cittadini della Valle Siciliana sono scesi in strada dietro allo striscione “Non lasciate che questo sia il nostro futuro”, dove per “questo” si intende il carro funebre e una bara vuota portata a spalla per evidenziare simbolicamente che la montagna è morta.

Marcia a Colledara
La marcia tenutasi a Colledara

La manifestazione ha raccolto 500/600 persone accomunate dall’obiettivo di rendere noto a tutti il rischio che la montagna teramana possa subire una desertificazione definitiva e morire in quanto territorio, con la sua cultura, il suo tessuto produttivo, le sue tradizioni e la sua storia plurimillenaria.

Cosa chiedono i manifestanti? Per prima cosa di entrare a far parte del cosiddetto “cratere” delle aree terremotate e poter in tal modo accedere ai finanziamenti stanziati per la ricostruzione.

In secondo luogo chiedono di poter essere oggetto di interventi straordinari atti a guarire i gravissimi danni che la montagna teramana ha subito dalle calamità sismiche e meteoriche recenti, con il relativo e inevitabile crollo del commercio, del turismo, delle imprese agricole e non.

Marcia a Colledara con bara
La bara con il cadavere della montagna teramana

L’allarme è giusto, il grido di aiuto è sacrosanto, la pubblica denuncia è doverosa, ma il problema è che i cittadini dell’area del Gran Sasso avrebbero dovuto protestare innanzitutto contro i propri sindaci, cioè gli assassini politici della propria terra. 

E invece alla testa del corteo camminavano allegramente i sindaci dei comuni interni ed esterni al cratere, quelli di Isola del Gran Sasso, Colledara, Castel Castagna, Fano Adriano, Pietracamela, Penna Sant’Andrea, Basciano e pure Teramo.

Tutti politici incapaci, mezze cartucce della sottopolitica locale che negli ultimi trent’anni hanno affossato una realtà baciata dalla natura. E pure i sindaci di prima nomina sono oggi responsabili dei loro predecessori e di quello che non sono riusciti a fare ma che avrebbero dovuto fare.

I sindaci sono responsabili delle mancate manutenzioni, delle strade colabrodo, delle frane inarginabili, degli edifici pubblici che cadono a pezzi e che se fossero stati ben mantenuti non avrebbero subito le ingiurie dei terremoti e della neve.

La scusa della mancanza di risorse e finanziamenti è irricevibile per tutti i motivi di questo mondo. Intanto perché non è vero che manchino i soldi, perché in numerosissimi casi i soldi ci sono ma i Comuni non sono in grado di spenderli, di fare gli appalti, di portare avanti le normali pratiche amministrative.

In tal senso bastino due soli esempi: da un lato i finanziamenti dei fondi europei che sono ingentissimi ma che ogni anno tornano a Bruxelles per le incapacità politiche e amministrative degli enti locali; dall’altro lato il Masterplan per l’Abruzzo che contiene 1,5 miliardi di risorse e che è stato approvato con delibera regionale del dicembre 2015, ma che dopo quasi un anno e mezzo è completamente fermo al palo sempre per le incapacità degli enti locali di redigere i progetti, approvarli e mandare in appalto le opere infrastrutturali, le manutenzioni, gli adeguamenti sismici, ecc.

E nessuno si permetta di sostenere che se i dipendenti pubblici sono degli incapaci i sindaci non possono farci nulla, perché lo sanno pure le pietre come abbiano fatto i dipendenti pubblici a divenire tali; lo sanno pure le pietre che il sistema clientelare democristiano ha creato l’attuale burocrazia e lo sanno pure le pietre che tutti i sindaci teramani (nessuno escluso) sono ancora e sempre democristiani e – in quanto tali – tutti responsabili del disastro generale.

I cittadini, per parte loro, pure democristiani sono e restano, avendoceli messi loro quei sindaci sulle poltrone da primi cittadini, per cui hanno poco da doversi lamentare: contano oggi i danni che il loro scarso senso civico ha prodotto.

In ogni caso, se fossero un minimo svegli, i cittadini avrebbero dovuto allontanare i sindaci dal corteo, mandarli a cagare per direttissima in quanto responsabili diretti dello sfacelo. E invece niente. Tutti insieme appassionatamente a dimostrare contro il governo, contro Roma, come se Roma fosse un’entità astratta e senza cuore, come se il governo non fosse rappresentato sul territorio dai parlamentari di maggioranza, cioè a dire i Paolo Tancredi, i Tommaso Ginoble, i Giulio Cesare Sottanelli.

Sono loro i volti del governo che comanda da 30 anni, sono loro quelli che sostengono il potere del Partito Democratico e di Forza Italia, sono loro quelli che dovrebbero portare finanziamenti e risorse nella loro terra, sono loro i padrini politici (insieme al vice presidente del Consiglio Regionale dell’Abruzzo Paolo Gatti) di tutti – E DICO TUTTI – i sindachetti della montagna, della campagna e del mare.

Quando la gente inizierà a prendere a pedate nel sedere quel branco di incapaci dei primi cittadini allora inizierà la risalita, quando si pretenderanno le dimissioni degli incapaci che hanno fatto sistema contro il popolo (che li vota) allora le cose miglioreranno.

Fino a quel giorno, fino a quando i sindaci con le loro fascette tricolori sfileranno come se fossero loro i danneggiati e non invece gli assassini della nostra terra, non ci saranno manifestazioni che tengano, non ci saranno cortei che servano, non ci sarà niente altro che parole al vento e cazzi amari per i residenti superstiti. 

2 Responses to "Funerale della montagna teramana con gli assassini che sfilano dietro al morto"

  1. Antonio M.   27 febbraio 2017 at 12:09

    Articolo sublime.
    Guardatevi questi video e meditate.

    https://www.facebook.com/M5Scarlaruocco/videos/1155818261195944/

    https://www.facebook.com/WIlM5s/videos/982739655159708/

  2. Anonimo   1 marzo 2017 at 13:39

    Io ho proposto di tirare sampietrini a Gatti. Nessuno ha accolto la proposta. Provo profondissimo rammarico. 😀

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