San Gabriele: Il santuario dei prodigi

San Gabriele: Il santuario dei prodigi

di Sergio Scacchia – paesaggioteramano.blogspot.it

In occasione della festa liturgica dell’amato San Gabriele, il protettore dei giovani, che si svolgerà domani 27 febbraio al santuario di Isola del Gran Sasso, parliamo di questo luogo di culto conosciuto in tutto il mondo, vanto del nostro Abruzzo teramano.


Si muovono a piedi, silenziosi, alle prime luci dell’alba. Avvolti nelle loro tuniche nere, i passionisti, dediti a San Giovanni della Croce, camminano in fila indiana per recarsi al santuario maggiore e recitare, come ogni mattina, le lodi.

Nella nebbiolina umida delle prime ore del giorno, l’aria che giunge dal vicino Gran Sasso è frizzante. C’è intorno una sensazione di pace che scomparirà fra qualche ora, quando giungeranno da ogni dove i pellegrini, come ogni domenica che ha fatto il Signore. Le botteghe apriranno i battenti per propinare souvenir religiosi, i ristoranti tireranno a lucido le sale e i vigili avranno il loro bel da fare per tenere in ordine il grande piazzale preso d’assalto da migliaia di vetture e bus.

Questo di San Gabriele è uno dei quindici santuari più visitati al mondo, al centro di un triangolo sacro che comprende Loreto e San Giovanni Rotondo e che si trova a pochi chilometri dalle meravigliose chiese romaniche della vallata del Vomano. Vi giungono pellegrini da ogni dove.

È all’ottavo posto per numero di visitatori tra i luoghi di culto italiani secondo l’annuario dello SPI, la Segreteria pellegrinaggi italiani.

E pensate che, secondo i calcoli dell’americana Mary Lee Nolan, nella sola Europa Occidentale sarebbero circa seimila le chiese che entrano nella categoria di “santuario”, cioè un luogo sacro verso il quale converge un itinerario di fede per celebrare una presenza sacra cristiana.

Numeri impressionanti qui a pochi metri dalla piccola Isola del Gran Sasso, che sottolineano un vorticoso andirivieni di fedeli sfiorante la ragguardevole cifra di due milioni e mezzo.

Nel 2009 al santuario sono state distribuite circa 315 mila comunioni e considerate che in genere la media dei pellegrini che ricevono la particola consacrata è di 1 su 6/7. L’autostrada dei Parchi ha registrato al casello di uscita dell’A24 Roma Teramo qualcosa come 652 mila autoveicoli.

Un’affluenza record che rese necessaria, a partire dal 1970 in poi, la costruzione della nuova basilica, un imponente struttura architettonica ispirata alla sagoma di una grande nave, metafora della Chiesa in cammino nel mondo, capace di accogliere oltre diecimila pellegrini al giorno. Don Giacomo Alberione della Famiglia Paolina, soleva dire che “per il Signore non si deve fare economia; da Lui abbiamo tutto, le cose più belle devono essere sue”.

La grande stiva di questo transatlantico a forma di croce greca, lunga novanta metri e larga trenta, è la cripta di San Gabriele, inaugurata da Giovanni Paolo II nel 1985. Le quattro vele d’acciaio paiono protendersi verso l’infinito degli altrettanti punti cardinali.

Ne è passato del tempo da quando San Francesco transitò in questo luogo ai piedi del re dell’Appennino. Era in compagnia del Beato Anastasio di Penne, appena dopo il Concilio Lateranense IV del 1215. Si recava nella Valle Siciliana per portare pace, come suo solito, tra le famiglie agiate che rivendicavano, bellicosamente, terreni e proprietà.

Il poverello d’Assisi era definito il “giullare di Dio”, capace di radunare intorno a sé le folle, scuotendo una bacchetta di legno o suonando un corno. La cultura del cantastorie gli era giunta dalla madre, tipica madonna della Provenza, terra di trovatori.

La ventiduesima carta dei Tarocchi, come saprete, distingue il giullare dal buffone; il primo al contrario dell’altro non teme di sbeffeggiare i potenti, quindi è rappresentato nudo, con nulla da nascondere.

Ecco, il sorriso di San Gabriele dell’Addolorata, il santo dei miracoli, non nasconde la gioia di vivere e nasce forse dai geni del Patrono d’Italia, del quale aveva avuto in comune il vero nome, Francesco Possenti e il luogo di nascita.

Nel 1838, infatti, il futuro protettore d’Abruzzo, vedeva la luce in una Assisi immersa nel profondo dell’Umbria. Gabriele, a diciotto anni, dal noviziato dei passionisti a Morrovalle di Macerata, scriveva ai familiari che, “sì, è vita dura, ma anche continua gioia … non cambierei un quarto d’ora della mia esistenza qui”.

Non aveva venticinque anni quando il ragazzo, il 27 febbraio del 1862, si congedava prematuramente da una vita semplice, contrassegnata dal sorriso perenne e dalla eroicità del quotidiano.

Era stato consumato dalla tubercolosi. E quando nel 1892, dopo l’esumazione delle sue spoglie mortali, accaddero i primi strepitosi prodigi e le tante inspiegabili guarigioni operate da Dio per sua intercessione, l’amante della vita divenne nel mondo il santo sorridente, il vero modello per le giovani generazioni. Da lì la beatificazione nel 1908 e la canonizzazione del 1920.

La figura di Padre Vincenzo Fabri risalta sui graniti policromi e gli intarsi geometrici della gradinata d’accesso. Il religioso è anche un conosciuto e apprezzato giornalista, addetto stampa per il santuario che annovera tra le sue importanti iniziative, una fortunata rivista, L’Eco di San Gabriele, edita per circa mezzo milione di lettori.

Dalle vetrate a nord s’intravede a tratti il complicato meccanismo dei quattordici bronzi finemente lavorati. Quando suonano muovono qualcosa come 25 tonnellate di materiale. Il passionista racconta della campana cosiddetta ecumenica, dal peso di quaranta quintali, scolpita con le sette scene che rievocano i momenti più importanti nella vita del santo.

C’è il bassorilievo dello storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca di Gerusalemme Atenagora, nel 1964, e all’altro lato le figure scolpite di Giovanni XXIII e J. Kennedy, grandi operatori di pace.

Poi mi porta davanti al grande vetro che racconta uno dei momenti più belli del Vangelo, la parabola del figliol prodigo. Il messaggio è inequivocabile: abbiamo tutti ancora del tempo per tornare a Dio, perché noi creature esistiamo solo in rapporto al Creatore e non per noi stessi.

In fondo alla grande aula, riempie gli occhi il bellissimo mosaico del Mistero Pasquale, opera di Ugolino da Belluno. Croce e Resurrezione sembrano andare a braccetto come negli affreschi sacri del grande Piero della Francesca.

Ma perché, chiedo, questo grande successo per il giovane chierico passionista? È solo questione di miracoli? La risposta è semplice ma esaustiva. Gabriele piace a tutti perché esprime i valori che tutti noi andiamo cercando: la voglia di vivere, di realizzarsi, di essere felici, apprezzando questo grande dono.

Il giovane santo piace ai malati perché si mostra debole di salute ma con una immensa passione per la vita, è adorato dagli studenti perché anche lui lo è stato, è amato da chi è deluso dalla vita perché è l’esempio di chi, coinvolto nelle grandi traversie, non si fa travolgere.

Ma sono i giovani in particolare a sentirlo vicino, perché la sua vicenda è una storia d’amore verso il mondo e soprattutto verso la Madonna.

Un sguardo rapido, purtroppo, al museo Stauros d’arte sacra contemporanea e la sua biblioteca con oltre diecimila volumi, che meriterebbe ben altro tempo, per andare nella vecchia basilica.

È qui che la storia si esprime al massimo attraverso l’arte in tutte le sue forme espressive, dall’architettura alla figurazione scultorea e pittorica della splendida cappella del Santo in stile neo gotico inglese con le sue colonne di granito rosa, i mosaici, le statue dell’Immacolata, di San Paolo della Croce e San Vincenzo Strambi, fino agli ex voto custoditi nel museo.

È proprio al suo interno che il mio affabile cicerone mi fa notare la finestra oltre la quale si scopre la parte superstite dell’antico originario convento francescano, il chiostro con al centro il pozzo che la tradizione vuole sia stato scavato, in parte, dalle mani di San Francesco.

Tutto, attraverso le parole di Padre Vincenzo, mi appare nuovo, nonostante sia venuto qui diverse volte: il coro in noce con intarsi in olivo, l’antico refettorio del 1300, la minuscola camera del “transito” di San Gabriele.

Tutto diventa catechesi, annuncio di fede, “via pulchritudinis” verso Dio.

Non rimane che pregare sulla tomba del giovane santo dove continuano ininterrotti i prodigi dal 1892. Tutti abbiamo qualcosa da chiedere!

Info: https://sangabriele.wordpress.com/santuario/http://www.sangabriele.org/ (sito ufficiale)

Telefono 086197721

ARRIVARE:

In auto

Il Comune di Isola del Gran Sasso d’Italia si trova a quattro chilometri dall’autostrada A24Roma-L’Aquila-Teramo.

Da Roma: prendere l’A24 verso Teramo, uscire al casello “S. Gabriele-Colledara” e seguire le indicazioni per il santuario di S.Gabriele dell’Addolorata proseguendo poi per Isola.

Da Bologna: prendere l’A14 verso sud, uscire al casello “Giulianova-Teramo”, prendere la superstrada Teramo-Mare in direzione Teramo e proseguire sulla A24 verso l’Aquila-Roma, uscire al casello “S.Gabriele-Colledara” poi proseguire per Isola.

Da Bari: prendere l’A14 verso nord, uscire al casello “Roseto degli Abruzzi”, prendere la statale 150 verso Teramo-Villa Vomano; dopo 15 km imboccare l’A24 verso Roma-L’Aquila, uscire al casello “S. Gabriele-Colledara”.

In pullman

Da Roma ci sono per Teramo varie corse giornaliere di pullman tramite l’ARPA (oggi TUA s.p.A.), che partono dal piazzale della Stazione Tiburtina. Scendere a Teramo e prendere il pullman per il Isola del G.S. – S.Gabriele.

Da Teramo (solo nei giorni feriali) c’è un servizio di pullman per il Isola del G.S. dal piazzale S. Francesco.

In treno

Da Bologna e da Bari (linea Milano-Lecce): scendere alla stazione di Giulianova, quindi prendere il tram (corse ogni 30 minuti) per Teramo, da qui prendere il pullman per S.Gabriele-Isola. 

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