Teramo defunta: azzerare tutto e ricominciare

Teramo defunta: azzerare tutto e ricominciare

di Maria Cristina Marroni  –

323Teramo 3.0
Maria Cristina Marroni: il consigliere comunale di “Teramo 3.0”

Accolgo la sollecitazione fornita dall’editoriale di Simone Gambacorta, pubblicato pochi giorni or sono sul quotidiano La Città, per sottolineare il “lungo momento di verità” di cui questa Città e questa Provincia hanno assoluto bisogno.

Con riferimento al declino che viviamo da venti anni a questa parte, è verissimo che “abbiamo studiato male e lavorato peggio. Siamo stati bocciati. Dobbiamo tornare alle elementari e ripartire dall’analisi logica”.

Lo stesso governatore Luciano D’Alfonso ha dichiarato – dinanzi ad un’intera regione che frana, che si sbriciola, che viene inghiottita dalla terra (con i terremoti, ma soprattutto con le frane) e maledetta dal cielo (con le eccezionali nevicate del mese scorso) – che negli ultimi venti anni è mancata la manutenzione.

Ma chi ha governato negli ultimi venti anni? Il centrodestra e il centrosinistra. Eppure non si sente nessun mea culpa né si vedono dimissioni di qualche dirigente politico che abbia l’onestà intellettuale di assumersi un briciolo di responsabilità.

Gambacorta invita l’intera classe politica a non adontarsi per le critiche, ma credo che sia giusto fare l’esatto contrario.

È necessario scendere alle radici del tracollo generale e comprenderne i motivi se si vuole poter ricominciare una timida risalita.

Nel 1995, l’allora presidente della Provincia di Teramo Claudio Ruffini (odierno ciambellano del governatore regionale D’Alfonso), parlando ai propri cantonieri, disse loro testualmente che non rappresentavano più una necessità per l’Ente in quanto l’Amministrazione avrebbe lavorato molto meglio con le ditte private.

Non è un caso che da oltre venti anni la Provincia non ha più assunto un solo cantoniere a presidiare le strade, a ricoprire le buche, a sfalciare l’erba, a redarguire il contadino che fa tracimare la terra lungo i canali di scolo delle strade pubbliche, ad avvertire delle urgenze e delle emergenze.

Quello che accade oggi, con l’attuale presidente della Provincia Renzo Di Sabatino (anche lui del PD, il partito che da 27 anni ha monopolizzato l’Ente) che autodenuncia come il 95% delle strade provinciali sia significativamente danneggiato (e ricordo che il patrimonio provinciale ammonta a circa 1.600 chilometri di strade), è né più né meno che l’esito inevitabile di quanto si è seminato negli ultimi decenni.

Per questo appare quantomai necessario prendere coscienza degli errori, delle negligenze, delle incapacità conclamate, e chiedere all’intera classe politica che rappresenta il centrodestra e il centrosinistra di trarre da sola le conclusioni circa le proprie responsabilità.

Nessuno si senta escluso, perché non è confortante ascoltare politicanti locali dire che dieci anni fa loro non c’erano e se c’erano con comandavano nulla. Purtroppo, quando si è esponenti di un partito, ci si deve caricare sulle proprie spalle anche le responsabilità dei propri predecessori che hanno occupato ruoli di rilievo nel medesimo partito e nelle istituzioni.

Altrimenti è troppo facile voltare pagina e mandare avanti qualche faccia nuova che inesorabilmente prosegue i disastri del passato semplicemente perché non si è mai fatta chiarezza.

Occorre un Autodafé, una ritrattazione pubblica, un’abiura del passato, occorre cospargersi il capo di cenere ed invocare il perdono dal popolo per aver fallito su tutta la linea.

E invece assistiamo di continuo alle autocelebrazioni ridicole, come ad esempio il libro che lo stesso Ruffini tre anni or sono si è fatto scrivere per magnificare il decennio del suo regno incontrastato sulla provincia, celebrazioni ancor più ridicole oggi che stiamo contando i danni e raccogliendo i cocci di una politica dissennata.

Un Presidente di Provincia del PD come Renzo Di Sabatino, absit iniuria verbis, che ha trascorso il 2016 in una trionfale campagna referendaria per chiedere alla cittadinanza di abolire le Province dalla Costituzione, se fosse un galantuomo avrebbe rassegnato le dimissioni il 5 dicembre scorso, all’indomani della bocciatura popolare della riforma costituzionale targata PD.

Un Presidente come Renzo Di Sabatino, se avesse una statura intellettuale e politica, avrebbe già dovuto trarre da solo le conseguenze del fallimento epocale del Partito Democratico teramano. E invece no. Continua tranquillamente a stare al suo posto come se nulla fosse e come se non ci fossero responsabilità precise per tutto quello che è accaduto.

Un Presidente come Luciano D’Alfonso, che da quasi tre anni ammorba la vita pubblica con una profluvie di parole e di promesse, senza aver mai messo la sua firma su qualcosa di giusto e condivisibile per il benessere e il progresso della regione, dovrebbe ritirarsi a vita privata dopo aver chiesto perdono.

E invece niente, D’Alfonso rilancia, annuncia di ricandidarsi per ogni ruolo, per ogni poltrona. Come se lui non avesse colpe, come se credesse davvero di essere Napoleone.

Un sindaco di Teramo come Maurizio Brucchi, esponente di punta del centrodestra teramano che da 13 anni consecutivi governa la Città capoluogo, dopo che l’intero territorio comunale sta franando, constatato che la città rischia l’isolamento per gli innumerevoli smottamenti, preso atto che su 32 scuole di competenza comunale forse solo un paio sono sufficientemente sicure, se fosse responsabile dovrebbe ammettere le proprie colpe, perché Teramo, in molti edifici, non ha le caratteristiche minime di sicurezza pubblica.

Questo è l’Abc da cui ripartire: azzerare tutto, fare ammissione di colpevolezza da parte di chi ha governato nell’ultimo ventennio, mandare a casa un’intera classe dirigente che ha clamorosamente fallito, e solo a quel punto ricominciare daccapo, fare rete, creare condivisione, rimboccarsi le maniche e reiniziare a studiare e a lavorare per la nostra martoriata terra.

3 Responses to "Teramo defunta: azzerare tutto e ricominciare"

  1. Enrico   25 febbraio 2017 at 14:32

    Articolo stupendo se non fosse che la scintilla è stata scoccata da un articolo del nipote di Carino Gambacorta, colui che per primo ideò e mise in atto la distruzione sistematica del centro storico di Teramo.

  2. Antonio M.   25 febbraio 2017 at 20:13

    Il Popolo, colpevole di aver scelto questa classe politica non merita scuse o cospargimenti di cenere! Merita ciò che ha.

  3. Alberto Granado   28 febbraio 2017 at 12:45

    Rispondo al caro Enrico dicendo che la gente va giudicata per quel che fa, non per quel che è, e sono tuttavia anche d’accordo.
    Spero solo che i teramani siano talmente esausti da riconoscere alla signora Marroni coerenza, coraggio ed intelletto decisamente sopra la “media politica comunale”.
    Alle prossime elezioni non dobbiamo avere dubbi.
    A mio avviso Teramo 3.0 è unico movimento che può decisamente cambiare le cose.

    Saluti

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