PD: Poltrone Dimezzate

PD: Poltrone Dimezzate

di Christian Francia  –

PD - Poltrone Dimezzate
Il nuovo logo del partito renziano, dopo l’imminente scissione interna

Dieci anni fa, nel 2007, veniva fondato il Partito Democratico che oggi, dopo lunga agonia, si avvia alla rottamazione.

A quei tempi avvenne la famigerata “fusione a freddo” fra l’allora Margherita e i DS, cioè a dire l’unione fra gli ex democristiani e gli ex comunisti, due ex culture che avevano avuto pregi e difetti, ma che già nel 2007 erano residuati bellici.

Il nocciolo del logoramento costante che si è verificato negli ultimi dieci anni consiste nel fatto che – esauritosi il collante dell’antiberlusconismo (con la cacciata dal governo dell’ex cavaliere alla fine del 2011) – da cinque anni e mezzo il PD ha governato a proprio piacimento senza ostacoli né avversari, dimostrando di essere totalmente incapace e soprattutto dimostrando di non essere né poco né punto di sinistra.

Niente è più degradante intellettualmente che accostarsi e partecipare alle vicissitudini di quelle zucche vuote che fanno parte del PD (o peggio che lo hanno appoggiato). Perché il vero dramma politico non sono le scissioni, le fusioni, gli accordi, i compromessi, le cadreghe, i poltronisti. Il problema è che la classe dirigente dei sedicenti democratici è composta unicamente da zucche vuote.

Non si spiega altrimenti quanto è già accaduto e ciò che inesorabilmente sta per accadere (cioè la scissione ad opera di quei poveretti di Bersani, D’Alema, Emiliano, Rossi, Speranza).

Se esistesse una sola zucca pensante all’interno della fogna democratica, avrebbe dovuto opporsi e fare le barricate quando il governo piddino di Mario Monti bastonava i ceti medi e poveri, quando il governo piddino di Enrico Letta faceva da cameriere ai poteri forti, quando il governo superpiddino di Matteo Renzi (il quarto governo più duraturo dei 64 governi della Repubblica) ha appoggiato i petrolieri umiliando l’ambiente (e lasciato irrisolti i bubboni ambientali dell’ILVA di Taranto e della discarica di Bussi nel pescarese), ha sodomizzato i lavoratori con il Jobs act, ha fatto strame della Pubblica Amministrazione con una riforma bocciata dalla Consulta, ha fatto a pezzi la Scuola, ha degradato la Sanità pubblica, ha cercato di assassinare la Costituzione con una schiforma degna di un analfabeta giuridico.

E invece niente. Sotto il vestito e le scaramucce, dietro agli individualismi (che pur essendo difetti sottendono la presenza di individui, non di giocatori della playstation come Matteo Orfini e Matteo Renzi), dietro le polemiche vuote non c’è stato uno solo che abbia tracciato una via, che abbia indicato una strada per rialzare questo Paese.

E se c’è qualcuno che ha un pizzico di cervello, mi riferisco unicamente a Gianni Cuperlo che ha una raffinata cultura politica e a Michele Emiliano che qualcosa di buono sta facendo in qualità di governatore della Puglia, purtroppo quel qualcuno manca degli attributi, del coraggio, della capacità di difendere i principi e gli ideali a qualunque costo (attributi che ad esempio ha dimostrato di avere Luigi De Magistris).

Perché se almeno si fosse ridotto il debito pubblico in questi ultimi anni ci sarebbe un fardello meno insopportabile sulle spalle delle nuove generazioni, se almeno si fosse ridotta la disoccupazione, se almeno si fosse ridotta la povertà, se almeno si fossero ridotte le diseguaglianze, se almeno si fosse migliorata la Sanità e la Scuola, se almeno si fosse ridotto il livello della tassazione, qualcosa a cui appigliarsi per salvare l’esperienza di un partito nato morto ci sarebbe.

Ma nulla di tutto questo è accaduto. Nemmeno la mossa più basica, ovvero introdurre un reddito minimo per le fasce più bisognose della popolazione, reddito minimo che esiste in tutta Europa tranne in Italia e in Grecia, ovvero le Nazioni più in declino del continente.

Quindi il Partito Democratico è da sempre in profonda crisi esistenziale, a cui fa da contraltare la crisi adolescenziale del M5S, dal quale almeno ci si aspetta che diventi adulto, mentre dal PD non ci si aspetta altro che quello che ha già dimostrato di saper fare: impoverire il Paese sotto tutti i punti di vista (non esclusi l’impoverimento ideale, culturale, amministrativo).

Il PD è composto solo da zucche vuote. Si guardi all’Abruzzo, regione dove il PD ha eletto in Parlamento gente del calibro di Tommaso Ginoble, Vittoria D’Incecco, Antonio Castricone, Maria Amato, gente che si è distinta in tre anni e mezzo di legislatura per aver sempre obbedito, sempre votato ogni schifezza ordinata dal partito, senza avere mai avuto un’alzata d’ingegno, una proposta positiva, senza avere mai fornito un aiutino piccolo per il benessere della comunità.

Ed è gente così politicamente perversa da non rendersi nemmeno conto della propria nullità, tanto che tutti sperano di potersi ricandidare per riaccomodarsi alle libagioni della capitale, mentre gli abruzzesi emigrano e il territorio di sbriciola.

Il PD è stato capace da ultimo di approvare ben due leggi elettorali entrambe bocciate dalla Corte Costituzionale, di modo che il partito “a vocazione maggioritaria” (come lo definì Veltroni) è divenuto un partito a vocazione proporzionale per la paura fottuta di perdere il potere a vantaggio dei grillini, e con la ulteriore paura di perdere insieme al potere un consistente numero di posti in parlamento per la propria nomenclatura avida di denaro tanto quanto è incapace di svolgere un ruolo di servizio.

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La scissione

Dinanzi ad uno scenario siffatto, all’indomani del referendum del 4 dicembre 2016, chi oggi si avvia sconsolato alla scissione avrebbe dovuto alzarsi e dire al segretario Renzi: “Caro Matteo hai fallito, volevi rottamare e ne hai avuto la possibilità, volevi dimostrare di saper comandare e ne hai avuto la possibilità per tre lunghissimi anni, hai avuto un culo incredibile perché grazie a Mario Draghi che ha azzerato i tassi di interesse abbiamo risparmiato nei tuoi tre anni di governo 30 miliardi di euro di interessi passivi sul nostro debito pubblico, hai avuto un culo incredibile perché i prezzi del petrolio sono stati eccezionalmente bassi con gradi vantaggi per un Paese dipendente energeticamente dal petrolio come il nostro. Ma nonostante tutte queste possibilità e tutto questo culo ti sei circondato di uomini incapaci, di ministri incapaci, di consiglieri incapaci, portando a casa una pagella disastrosa che evidenzia come la tua politica abbia bastonato proprio il popolo di sinistra, proprio quell’Italia debole e indifesa che il centrosinistra ha sempre detto di voler rappresentare. Inoltre sei un bugiardo perché avevi promesso che se avessi fallito ti saresti ritirato dalla vita pubblica, cosa che non hai intenzione di fare perché il fascino e la seduzione del potere sono entrati nelle tue vene fino a farti preferire l’incoerenza assoluta e l’eccitazione permanente dell’esercizio del comando. Per questo devi fare mea culpa, dimetterti da tutto ed allontanarti, altrimenti ti cacceremo a pedate nel culo”.

Se qualcuno avesse svolto questo esercizio di verità forse avrebbe potuto salvarsi, ma non è accaduto, anche perché tutti gli scissionisti portano le stimmate della vergogna di avere votato leggi mostruose, di avere abbassato il capo ogni qualvolta Renzi faceva approvare a colpi di voti di fiducia le leggi più indigeribili della storia repubblicana.

Perciò chi oggi si allontana non ha più la credibilità che si fonda sulla coerenza personale, sulla fedeltà ai propri princìpi (ammesso che qualcuno ne abbia ancora di princìpi).

Lo stronzo democratico si avvia a dividersi in due tronconi, la merda democristiana e la merda sedicente di sinistra, ma restano escrementi politici sui quali non è possibile costruire niente di duraturo.

Del resto, quando non esiste nessuna capacità di analisi, di autocritica, di pensiero libero, che senso ha continuare ad alimentare un discorso pubblico fondato sul nulla? Le zucche vuote restano vuote, così come il detto popolare ammonisce che “benché di seta la scimmia si vesta, scimmia essa resta”.

Che senso ha per Renzi ricandidarsi alla guida di quel che resta del logo del PD, quando è già evidente che non è capace di realizzare una sola cosa – non dico di sinistra – ma un minimo intelligente?

Che senso ha continuare a galleggiare con i Gentiloni, con gli Orlando, con gli Alfano, con le Madia, con le Boschi, con i Poletti, con i Franceschini, con tutte le deiezioni politiche evacuate da quel fetido tubo digerente chiamato PD?

E non mi si venga a dire che tanto il M5S è un altro covo di zucche vuote (cosa peraltro in parte vera), perché se la gara è fra le zucche vuote marcite e quelle fresche, non si può che scegliere le fresche, non fosse altro che per la considerazione che le zucche fresche debbono ancora dimostrare di fare schifo come quelle marcite.

Ragionamento del tutto simile a quello che gli Italiani hanno fatto durante l’ascesa di Renzi, quando le zucche vecchie erano i Berlusconi (con il codazzo di puttane e pagliacci) e si scelse di farci provare qualcuno nuovo piuttosto che morire dissanguati dietro ai Brunetta e ai Gasparri.

Oggi la situazione è identica: avanti un altro, che si chiami Grillo, Di Maio o Di Battista non importa, conta solo che si archivi al più presto un periodo buio e devastante che ha causato il declino di un intero popolo.

E si avvicinano tempi ancora più bui, perché Renzi ci ha lasciato un debito pubblico ancora più mostruoso del lascito berlusconiano, perché nel 2018 si rialzeranno i tassi di interesse e dovremo pagare almeno dieci miliardi di euro in più all’anno di interessi sul nostro debito, perché anche il petrolio si rialzerà e noi continuiamo a non renderci autosufficienti energeticamente, perché le famose clausole di salvaguardia sempre rinviate ci costringeranno ad aumentare l’IVA e molte altre tasse ed accise, radendo al suolo quel che resta del sistema produttivo.

Gli scissionisti democratici fanno bene ad andarsene, ma è troppo tardi, anche loro si sono giocati la credibilità e rimane loro solo la piccola soddisfazione di non essersi fatti seppellire dal sottosviluppato politico di Rignano sull’Arno.

Dall’altro lato della barricata, continuare a dire di voler comandare, come sostiene di voler fare Matteo Renzi (serenamente dimentico del suo disastro politico-amministrativo), non è da irresponsabili, è da idioti, anzi da “PiDioti”.

PDioti
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4 Responses to "PD: Poltrone Dimezzate"

  1. Mirella   20 febbraio 2017 at 14:10

    Analisi perfetta ma non concordo sulla fiducia al giovane partito pentastellato perche’ non riscontro il germoglio di una nascitura democrazia

  2. Antonio M.   20 febbraio 2017 at 15:30

    Gli paghiamo anche le orge…
    https://www.facebook.com/alessandro.d.battista/videos/10210374534893251/

  3. Daniela   20 febbraio 2017 at 16:39

    Dalla fine del comunismo al fascismo è un attimo. Solo un partito con un programma chiaro ed un’ altrettanta collocazione dichiarata e visibile può evitare questo infelice passaggio. Al di fuori di questo tracciato il meccanismo democratico ce lo possiamo lasciare alle spalle. La storia farà il resto.

  4. Anonimo   20 febbraio 2017 at 18:54

    Tu fai sempre le diagnosi ma non prescrivi mai le cure.
    Ricordatelo…Renzi farà una fine ingloriosa, saranno gli italiani a rimandarlo a casa.
    Un bugiardo è e resta sempre un bugiardo; nessuno dimentichi i suoi annunci di non far più politica se avesse perso il referendum.

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