La corruzione è il cancro che divora l’Abruzzo: i politici confessino

La corruzione è il cancro che divora l’Abruzzo: i politici confessino

di Christian Francia  –

Luciano D'Alfonso - sono un prescritto per corruzione
Luciano D’Alfonso: il governatore è il simbolo del tracollo morale, economico e politico dell’Abruzzo

«Ancora troppa corruzione». Non sono io a parlare, bensì il presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti abruzzese, Tommaso Miele.

In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, Miele ha bastonato sui denti l’intera classe politica e gli amministratori pubblici della nostra arretrata regione.

Nel solo 2016 la Corte dei Conti ha curato 2.777 inchieste, che per un posticino scarsamente abitato come l’Abruzzo equivale a dire che c’è una metastasi inarginabile.

Prosegue Miele: «La corruzione è un cancro della buona amministrazione, ci vorrebbero leggi più chiare, più trasparenza e soprattutto uno snellimento delle procedure e liberalizzazione; laddove si crea un potere in campo ad un funzionario si crea un’occasione di corruzione. Dove c’è spreco di denaro pubblico si annida la corruzione, che è un costo aggiuntivo al costo naturale di un’opera pubblica; è indice di cattiva amministrazione. Esiste ancora ed molto diffusa. Negli anni 90 la corruzione esisteva per fare politica, oggi si fa politica per la corruzione».

È risaputo che la corruzione incida sul PIL, sulla ricchezza e sulla salute di una comunità. E la comunità abruzzese soffre «soprattutto per indebita percezione per i finanziamenti pubblici per la ricostruzione post terremoto ed europei», ma anche per “l’attribuzione di incarichi all’esterno delle amministrazioni pubbliche in assenza dei presupposti di legge”, e soffre immensamente per “la gestione di appalti in maniera indebita”.

Conclude sconsolato Miele: «Non possiamo dirci soddisfatti perché in tantissimi casi c’è ancora una vasta area di situazioni di dolo sulla quale l’amministrazione pubblica dovrebbe tornare ad essere un’amministrazione di servizio e non di potere. Invece in tanti casi ancora le amministrazioni locali si caratterizzano per essere gestioni di potere e dunque di risorse pubbliche con finalità non proprio allineate ai fini istituzionali dell’ente».

Durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario è stata sottolineata una profluvie di debiti pubblici illegittimi, di errori incredibili delle amministrazioni locali, di omissioni incresciose, di pagamenti e risarcimenti non dovuti “cagionati da comportamenti antidoverosi”.

Inoltre, il fronte dei danni erariali è una vera e propria valanga causata “dalla cattiva e spesso fraudolenta amministrazione della cosa pubblica, da parte di amministratori di vertice ma anche dipendenti pubblici, infedeli o semplicemente incapaci e non all’altezza.

Per non parlare degli appalti truccati, delle concussioni, degli esiti vergognosi per la Regione Abruzzo“delle verifiche sulle coperture finanziarie delle leggi regionali”, verifiche dalle quali sono emerse “forti anomalie nel 70% dei casi: ovvero per i due terzi delle leggi è stata trascurata la copertura o è stata ottenuta con aumenti apodittici e non dimostrati delle entrate”.

In buona sostanza la Corte dei Conti dipinge un disastro politico e amministrativo di proporzioni bibliche, una catastrofe che è nei fatti, nella percezione di ciascun cittadino e non solo nelle carte della Corte dei Conti.

I politici che governano, cioè a dire l’intero centrosinistra e l’intero centrodestra, a partire dal governatore Luciano D’Alfonso – che guida la fila in qualità di PRESCRITTO PER CORRUZIONE – per finire con i consiglieri comunali e i poltronisti delle innumerevoli società a partecipazione pubblica, dovrebbero vergognarsi tutti, non solo e non tanto per le proprie colpe personali e le proprie responsabilità individuali, quanto piuttosto per essere parte di un sistema malato, ma così malato che è la stessa Magistratura a certificare sia l’esistenza del cancro che delle metastasi.

La smettano i politicanti di casa nostra di blaterare, di sbandierare il proprio garantismo, di urlare fiducia nel lavoro degli inquirenti (ben sapendo che la faranno franca grazie al lavoro degli avvocati e alla infame prescrizione).

Alla cittadinanza non importa nulla dei profili penali delle singole fattispecie di reato, alla cittadinanza importa sapere che fanno tutti schifo e che nessuno di loro ha il coraggio di dissociarsi dalla greppia comune (dove mangiano come porci con i soldi nostri) e non sono capaci di fare nulla di buono per l’Abruzzo dove l’economia tracolla, le infrastrutture si sbriciolano, i debiti aumentano, i masterplan sono completamente immobili, la disoccupazione galoppa, la gente emigra, mentre i politici continuano a fare il ruttino dopo aver pasteggiato a spese dei contribuenti.

2 Responses to "La corruzione è il cancro che divora l’Abruzzo: i politici confessino"

  1. Daniela   18 febbraio 2017 at 13:49

    “A cosa servono le leggi, vane senza un cambio di costumi” diceva Orazio. Di positivo nella nostra regione si può riscontrare un’attenta attività di controllo della Corte dei Conti ma ciò che inorridisce sono le recidive: amministrazioni sanzionate che reiterano le medesime illegittimità: c’è un limite al peggio?

  2. Leda Santosuosso   20 febbraio 2017 at 16:51

    Cara Daniela il peggior recidivo è l’elettore…unica spiegazione che mi do è che anche lui mangia a quella mangiatoia….magri le briciole…ma si accontenta.
    mi fanno schifo tutti! politici, amministratori e cittadini. sono tutti della stessa pasta. il giorno che il cittadino capirà di essere il primo responsabile inizieremo a risalire la china…

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