Reindagato Luciano D’Alfonso: è comunque politicamente colpevole

Reindagato Luciano D’Alfonso: è comunque politicamente colpevole

di Christian Francia  –

Luciano D'Alfonso - Lucky Luciano
Il film preferito dalle Procure abruzzesi

Ci risiamo. Si riaprono le danze al gran ballo delle Procure della Repubblica e si scopre che l’Abruzzo ha il record mondiale di Presidenti di Regione sotto processo: da Rocco Salini (che fu condannato), passando per Ottaviano Del Turco (anch’egli condannato), arrivando a Gianni Chiodi (il presidente mandrillo che ha fatto ridere il mondo intero con le sue confessioni a luci rosse), per finire con Luciano D’Alfonso che dei quattro è certamente il peggiore di tutti.

Ribadiamo il perché.

Tutte le testate nazionali si sono affannate – nell’atto di dare la notizia delle nuove indagini che sono deflagrate con le acquisizioni documentali di ieri – nel ribadire come D’Alfonso in passato fosse già stato ripetutamente indagato e imputato, ma comunque alla fine assolto da ogni accusa penale.

Ciò è una grave violazione della verità storica e processuale.

Luciano D’Alfonso infatti, e solo noi lo scriviamo da tre anni a questa parte (valga per tutte: http://www.ilfattoteramano.com/2014/02/26/luciano-dalfonso-svergognato-sulla-prima-pagina-del-fatto-quotidiano-nel-silenzio-dei-giornali-locali-e-del-pd/), è stato prescritto per corruzione e finanziamento illecito ai partiti nella famosa sentenza sul processo “Housework”, laddove i giudici sottolineano come taluni reati (fra i molti contestati) fossero stati effettivamente commessi da Luciano pur non potendo essere perseguiti per il sopraggiungere della prescrizione (che è un colpo di spugna infame).

I cittadini devono sapere che la prescrizione è comunque rinunciabile, per cui l’imputato che pretenda di essere innocente e voglia una sentenza di accertamento della verità dei fatti, può benissimo rinunciare all’istituto ed ottenere una sentenza di merito che lo dichiari innocente o colpevole delle fattispecie penali a lui ascritte.

Va da sé che chiunque pretenda di gestire la Cosa pubblica e di rappresentare la cittadinanza, ha il dovere morale di dimostrare la propria innocenza e di rinunciare alle prescrizioni, specie se queste riguardano reati non secondari, bensì proprio la corruzione, ovvero il cancro che ammorba le Pubbliche Amministrazioni.

Naturalmente D’Alfonso si è guardato bene dal rinunciare alla prescrizione e ciò nonostante è stato serenamente eletto dagli abruzzesi, popolo arretrato culturalmente quant’altri mai, nel 2014 quale presidente della Regione.

Una simile macchia scura sul proprio curriculum avrebbe dovuto essere oggetto di accurate analisi politiche sia dentro che fuori dai partiti, ma non risulta una sola riga di dubbio né un solo richiamino alle prescrizioni di D’Alfonso su nessun giornale nazionale o locale, in nessun telegiornale, in nessun talk show.

Come mai si è creata questa cappa di silenzio che puzza di omertà? Ai posteri l’ardua sentenza. Quel che è certo è che D’Alfonso, alle condizioni date, non è moralmente onesto né politicamente adeguato a guidare una Regione (ma nemmeno il più piccolo dei Comuni).

Ciò premesso, veniamo agli accadimenti di ieri.

La Procura della Repubblica di L’Aquila sta indagando Luciano D’Alfonso e il suo fido scudiero Claudio Ruffini (oltre a numerosi dirigenti e dipendenti regionali), per turbativa d’asta, abuso d’ufficio e corruzione.

A quanto si apprende, l’indagine riguarderebbe l’appalto da 13 milioni di euro per la ristrutturazione di Palazzo Centi a L’Aquila, oltre ad altri appalti pubblici nel pescarese.

L’ipotesi investigativa è che si volessero truccare appalti pubblici per farli vincere a ditte compiacenti alle quali pare che fossero stati dati documenti rilevanti prima che gli stessi venissero pubblicati in esecuzione dell’evidenza pubblica.

C’è da star sicuri che i politici indagati passeranno indenni lo scrutinio penale sul loro operato, ma quel che preoccupa è il persistere nel demandare alla Magistratura anche lo scrutinio politico circa le condotte dei rappresentanti del popolo.

La domanda che tutti dovrebbero porsi è la seguente: è possibile che nessuno chieda le dimissioni per manifesta inadeguatezza politico-morale del governatore, qualora venisse accertato che egli abbia compiuto quelle “pressioni” e quelle “raccomandazioni” (riportate dalla stampa) per indirizzare in qualunque maniera gli esiti degli appalti pubblici?

È questo il nodo centrale da sciogliere, la questione principale da risolvere, non già il passivo attendere che la Giustizia faccia il suo corso a babbo morto, cioè al tempo in cui D’Alfonso sarà già cessato dalla carica pubblica più importante dell’Abruzzo.

Ed è scandaloso che ci sia un affannarsi ad esprimere solidarietà al governatore da parte di numerosi politicanti locali e nazionali, fra i quali addirittura membri del governo italiano, i quali tutti credono di farsi belli invocando la presunzione di innocenza, le garanzie costituzionali dello stato di diritto e le solite tiritere che hanno abbondantemente stomacato.

Coraggioso sarebbe fare il contrario: ribadire in ogni sede che D’Alfonso è già da anni un prescritto per corruzione, per cui esiste un fumus molto puzzolente sulla liceità politica e sulla moralità delle sue azioni recenti, oggi al vaglio degli inquirenti.

E per finire, sarebbe pure il caso che il Presidente in carica spiegasse pubblicamente come mai nel suo studio presidenziale in Regione ci sia sempre una fastidiosa musica di sottofondo, palesemente contrastante con il cartello in pietra che invita al “Silenzio” apposto fuori dalla sua porta.

I maligni sostengono che Luciano abbia bisogno di confondere le cimici eventualmente presenti nella sua stanza per intercettare le sue conversazioni private. Se così fosse, sarebbe strano che uno che si autodichiari innocente percuotendosi il petto in ogni sede e spergiurando sulle sue specchiate condotte pubbliche e private, metta in atto simili mezzucci da farabutto navigato.

E già che ci si trova, sarebbe anche auspicabile che D’Alfonso spiegasse pubblicamente come mai si rincorrano da anni voci di strane assunzioni, nei numerosi staff presidenziali e/o in enti pubblici e parapubblici, di parenti e affini di taluni magistrati in servizio nel territorio abruzzese.

Sic transit gloria mundi, sic transit boria D’Alfy.

4 Responses to "Reindagato Luciano D’Alfonso: è comunque politicamente colpevole"

  1. Donato Zefferini   18 febbraio 2017 at 9:54

    Vorrei solo segnalare l assunzione da urologo a Pescara di un certo Di Pietrantonio che partecipò alla sua campagna elettorale da sindaco di Pescara. Sarà parente del suo segretario? È di Lettomanoppello anche lui!!

  2. Anonimo   19 febbraio 2017 at 12:16

    Non vo scordate che noiaici compagni muti siamo.

  3. Patty   19 febbraio 2017 at 15:24

    Vogliamo parlare anche dei concorsi oss quello di Pescara fu proprio una truffa palese .nel bando di un concorso regolare nel momento in cui viene presentata la data di preselezione vanno elencate le materie sulle quali vertono i quesiti . “Cultura generale ” non è una materia ma un insieme di materie quasi infinite . ” il diario di preselezione riportava come il bando “CULTURA GENERALE e/o MATERIE OSS” . Insomma che era una porcate l9 sapevano anche i muri ma ne i movimenti politici ,ne sindacati e cc. hanno preferito parola. C’è anche quello di Teramo tanto fragore per la preselezione e nulla per la prova pratica la cui valutazione è lasciata alla discrezionalità della commissione composta da dipendenti della stessa asl . A buoni intenditori poche parole

  4. Anonimo   19 febbraio 2017 at 20:17

    Tanto va la gatta al lardo che…

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