Evacuare Teramo, evacuare l’Abruzzo interno

Evacuare Teramo, evacuare l’Abruzzo interno

di Christian Francia  –

2017 fuga da bruccatraz
Una strada dissestata nel teramano (fra le innumerevoli in simili condizioni)

Se fosse per i politici, la resa dei conti non avverrebbe mai.

Se fosse per i giornalisti, il redde rationem non avrebbe luogo.

Eppure i cittadini una sentenza su quello che è successo a Teramo e in Abruzzo negli ultimi vent’anni debbono emetterla. La debbono a se stessi. In primo luogo alle loro famiglie.

Ho atteso giorni, settimane e mesi che qualcuno uscisse allo scoperto, chiedesse scusa, ammettesse le incapacità manifeste, denunciasse lo stato pietoso della nostra comunità. Ma invano.

La nostra città, provincia, regione, un territorio bellissimo baciato dalla fortuna, ricco di acqua pura, prospero dei doni immensi del vino e dell’olio; un paesaggio incantato e giustamente magnificato dai nostri grandi artisti come i Palizzi, i Celommi, Gennaro Della Monica, Teofilo Patini, Francesco Paolo Michetti, Alfonso Muzii, Guido Montauti, Guido Martella, Alberto Chiarini, Annunziata Scipione e moltissimi altri, è letteralmente sbriciolato.

Nessuno ha il coraggio di dire ciò che va detto, per cui me ne assumo io l’incarico: chi può vada via da qui. Questa terra potrà rinascere quando la sua gente sarà in grado mettersi al passo con la modernità, cioè a dire quando le seconde generazioni degli immigrati svilupperanno un nerbo di moralità sufficiente per ridare linfa ad un territorio abbandonato a se stesso.

I requisiti minimi per restare non ci sono: le scuole non sono affatto sicure e la scossetta di ieri ha riaperto la voragine del panico, della psicosi, degli allarmismi ampiamente giustificati, se solo si considera che la maggior parte dei plessi scolastici è priva delle obbligatorie verifiche sismiche (il cui termine massimo era fissato dalla legge a marzo 2013, per cui oggi festeggiamo i 4 anni di inerzia contra legem).

Il sindaco Maurizio Brucchi, un idiota politico come raramente se ne sono visti nella millenaria storia del capoluogo, sbandiera sui giornali delle cialtronerie ridicole, del tipo che non esiste un indice di vulnerabilità minimo in base al quale tenere chiuse o aperte le scuole.

Embé? Che vuol dire, che pure con uno 0,28 o uno 0,46 bisognerebbe mandare i nostri figli a scuola, quando è unanime la considerazione che occorra uno 0,8 per poter stare ragionevolmente sicuri che lo Stato non divenga l’assassino dei nostri figli?

La dichiarazione di impotenza del Comune è nei fatti: nell’ultimo ventennio – ma soprattutto dopo il terremoto di L’Aquila del 2009 – Teramo non è riuscita a mettere in sicurezza gli edifici pubblici, né è riuscita a progettare e realizzare dei poli scolastici nuovi, al punto che pure gli Enti pubblici sono quotidianamente costretti a cambiare sede perché le sedi storiche sono inagibili o comunque insicure.

Il dissesto idrogeologico dura da sempre, eppure frane e smottamenti hanno denudato una politica incapace di fare una manutenzione decente persino delle strade, mentre i palazzinari costruivano allegramente sulle coste, sui dirupi, sui letti dei fiumi.

C’è persino chi ha delle case perfettamente antisismiche che però non possono più essere raggiunte a causa delle strade interrotte, pericolanti, dei ponti vetusti (vedi i due ponti teramani di San Francesco e San Gabriele), delle frane, degli alberi in bilico.

L’Università è il simbolo della disfatta: già disastrata di suo, la sua infausta collocazione su un dirupo scosceso e instabile, unita alla lungimiranza di chi oggi la conduce e che in nessun modo ha voluto riportarla nel centro cittadino, l’hanno già condannata allo spopolamento e alla inevitabile fine (se non venissero immediatamente prese drastiche decisioni).

L’Abruzzo interno è in condizioni simili al dopoguerra, al dopo bombardamenti, in una dissoluzione del tessuto produttivo, dell’agricoltura, degli allevamenti, che è persino peggiore di quanto si immagini.

L’unica strada per l’immediato è fuggire, andare lungo la costa, ammucchiarsi intorno alle grandi arterie stradali e vicino ai grandi ospedali, perché si rischia ogni giorno di perdere qualcosa e qualcuno se si continua con la solfa di restare attaccati alle radici.

Le radici sono estirpate, migliaia di ulivi sono estirpati, gli allevamenti sono in ginocchio e le stalle sono crollate, le infrastrutture sono a brandelli e non c’è nessuna possibilità di ripresa nel breve periodo.

L’alba tornerà, forse, ma solo quando sarà cambiata la percezione dei cittadini, quando avranno mandato in archivio una intera classe dirigente, quando una politica nuova si corcerà le maniche e sarà capace di pianificare, di programmare, di far realizzare progetti a una nuova classe di professionisti, di dipendenti pubblici, di persone coscienziose che sapranno partecipare a bandi europei, che sapranno gestire gli appalti, che sapranno realizzare opere pubbliche e infrastrutture.

Ma perché questo avvenga, inutile nascondercelo, ci vorranno almeno venti anni.

Ci vorranno insegnanti nuovi, una riorganizzazione dei valori e delle priorità, sindaci nuovi, dirigenti capaci, voglia di fare, cura, amore e passione per i luoghi dove viviamo.

Un percorso che necessita di tempi lunghi, di una presa di coscienza collettiva, di autoanalisi, di tanta buona volontà e di onestà (non solo intellettuale).

Per adesso Teramo e l’Abruzzo interno sono come le città abbandonate delle civiltà precolombiane: luoghi destinati alla desertificazione della presenza umana.

E l’unica scelta da fare a malincuore è quella di evacuare, andarsene, andar via, dare l’addio ai monti come fece la manzoniana Lucia per fuggire i perfidi Don Rodrigo che hanno fatto strame di questa terra e del suo prossimo futuro.

23 Responses to "Evacuare Teramo, evacuare l’Abruzzo interno"

  1. G. Franchi   15 febbraio 2017 at 18:01

    Eddamo’ cha me ne so ijite!!!!!!

  2. Anonimo   15 febbraio 2017 at 20:21

    Parole di saggezza……

  3. daniele   15 febbraio 2017 at 20:33

    Decisione sofferta, ma inevitabile. Anche la mia famiglia scappa e abiteremo a Villa Rosa.

  4. maria   15 febbraio 2017 at 21:42

    E x chi nn ha la possibilità di andarsene che non ha un lavoro e figli a carico?dove va?cosa fa?

  5. Francesco   15 febbraio 2017 at 23:27

    ma peppiacir ….. io dovrei abbandonare la città dove sono nato e vivo da 40 anni per colpa di questi cialtroni? piuttosto li vado a prendere uno per uno dalle orecchie e caccio via loro a calci nel culo.

  6. Francesco   15 febbraio 2017 at 23:29

    Ma peppiacir ….. io dovrei abbandonare la città dove sono nato e vivo da 40 anni per colpa di questi cialtroni?
    Piuttosto li vado a prendere uno per uno dalle orecchie e caccio via loro a calci nel culo.

  7. ernesto albanello   16 febbraio 2017 at 0:26

    In effetti, l’ultimo intervento, quello di Maria, è illuminante: forse potrà andare via, chi può permetterselo, ma poi si va via da un posto, quando ce n’è un altro che ha i presupposti per ospitare una tua progettualità di vita: altrimenti tutto si risolve in un triste ed inconcludente parcheggio. Andare via a queste condizioni, vuol dire andare incontro alla depressione. No, che la classe politica sia inadeguata è fuori di dubbio, ma se le migliori intelligenze vanno via, qui resterebbero solo i mediocri e allora, te lo saluto il processo di modernizzazione e di cambiamento: con chi lo fai, con folle sterminate di donne e uomini senza cervello disposti solo a dire sì? Hai mai sentito parlare di resilienza? significa intraprendere un percorso positivo proprio traendo linfa da situazioni traumatiche che avrebbero potuto persino sopraffare ogni migliore intenzione! Meditate gente meditate!

  8. Sara   16 febbraio 2017 at 7:42

    Spero che questo articolo sia solo una provocazione altrimenti siamo ai limiti del terrorismo psicologico. Innegabili le verità di fondo espresse ma prospettare come soluzione una fuga di massa mi sembra un delirio psicotico ( verso la costa poi…… ma l’autore dell’ articolo c’è mai stato? Credo di no perchè non ci sono accenni agli allagamenti continui, alle giunte comunali non meno criminali delle nostre, alla capacità incredibile di tutti- compresi abitanti e commercianti- di distruggere il turismo e far fuggire anche i più volenterosi vacanzieri che magari, avendo sulla costa una seconda casa, pagano fior di tasse per il nulla).

  9. Sara   16 febbraio 2017 at 8:21

    P.S. Questo articolo mi sembra anche il perfetto esempio della più inutile demagogia e della più insulsa dabbenaggine. È un insulto e uno sfregio a chi non può fuggire e a chi, a costo di duro lavoro, coerenza morale e intellettuale, capacità impiegate per il proprio e l’altrui interesse, NON vuole fuggire. Perchè Teramo, lAbruzzo e oltre sono pieni di persone valide che non fuggono ma si tirano su le maniche. Alla faccia dei giornalisti arruffapopolo e sprecainchiostro. Si, siamo proprio nel pieno del terrorismo psicologico.

  10. Ior   16 febbraio 2017 at 9:50

    Concordo su molto, ma non su tutto.Cosa c’entra Brucchi??

    Questa è la situazione dell’Italia e degli italiani, politiche errate per colpa degli italiani, non di Brucchi, che magari le sue colpe ce le ha anche ( le scuole sono insicure sismicamente in tutta Italia).

    Una su tutte: esistono un miliardo di paesetti in questa nazione.Paesi dove abitano anche tre nuclei famigliari, se non di meno. Se viene giù una strada per frana è logico spendere centinaia di migliaia di euro per rimetterla a posto e consentire a 6 persone di togliersi lo sfizio di abitare nel posto dove son nati, cresciuti etc etc ???.Sicuramente NOO, e non solo non è logico ma persino profondamente egoistico e socialmente cattivo pensarlo.Lo Stato non può correre a soccorrere tutte le situazioni, e lo stesso Stato deve iniziare a fare scelte impopolari. Tutto il resto deve nascere dalle tasche dei privati.Se voglio vivere a Ponzano di Civitella del Tronto devo essere consapevole che oltre ai costi della casa, devo valutare i costi di manutenzione di accesso.E c’è bisogno che qualcuno finalmente glielo dica.Questa è politica.

  11. Ior   16 febbraio 2017 at 10:00

    Un esempio su tutti in cui chiaramente non c’entra il dissesto idrogeologico, ma che dice tanto.

    E’ mai possibile che il comune di Amatrice annoveri 70 frazioni???Per me è già Amatrice una frazione.

    Questo assetto è profondamente dispendioso, al di fuori di ogni stima economica.Non sostenibile.

  12. Alberto Granado   16 febbraio 2017 at 12:05

    Beata ignoranza…
    Brucchi c’entra, per quanto concerne il Comune di Teramo, in quanto è DOVERE di un sindaco assicurare tutti i servizi di DIRITTO, compresa, in testa alla classifica, la sicurezza dei cittadini.
    Stesso discorso per quanto concerne le frazioni sperdute sui monti, anche se ci abita solo una persona.
    Il tutto è sancito dalla nostra Costituzione.
    Punto, e basta.
    E se io voglio abitare a Ponzio di Civitella ci abito, ed il mio Comune, il mio Stato, deve provvedere alle strade ed a tutti i servizi di DIRITTO.
    Al mio vialetto ci penso io.
    Detto questo, ricordo a chiunque si lamenta dell’Enel, del dissesto idrogeologico, ecc.. che è responsabilità della politica targata pdl-pd-ndc e chi più ne ha più ne metta di ste sigle che non significano niente.
    Il nostro patrimonio sono proprio i paesi minuscoli, le meraviglie culturali, storiche, e paesaggistiche.
    E se a qualcuno non va bene, può andare a vivere negli USA, che storia non ne hanno. E quindi concentrano tutto in città.
    Se poi il problema è che ci sono troppi Comuni, con una politica decente e degna del nome, si potrebbero trovare decine di soluzioni.
    Con la politica attuale, distante anni luce dai cittadini e dai loro bisogni, tutto va a farsi benedire…dalla Madonna di Campiglio.
    Non Campiglio di Campli però.
    Saluti

  13. Anonimo   16 febbraio 2017 at 12:47

    Per Sara
    Lei non capisce proprio, forse perché non ne ha gli strumenti culturali, la provocazione e l’ironia…Probabilmente Lei sarà una di quelle persone a cui pensa papà o l’amico di papà.

  14. IOR   16 febbraio 2017 at 15:04

    “Alberto Granado” lei è pieno di ipocrisie.L’ignoranza se la tenga per se che fa per tre….!!!Ognuno la vede a suo modo.

    Vive secondo me di ipocrisie ed inutili ricordi nostalgici.Nel frattempo il mondo è cambiato.E continuerà a cambiare e di Lei non gliene importerà mai nulla.Se non si cambia il modo di ragionare la vedo dura.Non per me, ma per chi come Lei pretende la Luna.Servizi di Diritto in ambito di territorio?Bene mi faccia sapere tra 50 anni.La sicurezza dei cittadini è un’altra cosa, non la deve garantire uno Stato, se il cittadino pretende cose insostenibili, soltanto perchè chi ha fatto politica negli ultimi 50 anni è stato accondiscendente con le idee strampalate del cittadino stesso.Se per Lei il patrimonio è avere due miliardi di piccoli abitati, per me è il principale motivo di povertà, perchè purtroppo (e mi piacerebbe dire il contrario) è proprio questo che è economicamente insostenibile.Poi quando diventerà Sindaco, Ministro, Capo dello Stato, o Papa mi faccia sapere e si renderà conto di quanto le coperte siano corte.

  15. Antonio M.   16 febbraio 2017 at 15:25

    Trovate le differenze.
    Oggi è stata donata una turbina con gli stipendi dei consiglieri regionali del M5S Abruzzo!!!!
    La via della salvezza per questo Paese c’è.

    https://www.facebook.com/domenicopettinari.M5S/photos/a.954643684596308.1073741828.954635744597102/1371132636280742/?type=3

    godetevi questo filmato vi farà bene all’anima. Soprattutto votateli ancora.
    https://www.facebook.com/saramarcozzi.M5S/videos/954452008008500/

    P.S:. Ieri gli euro parlamentari del PD,insieme a FI, hanno votato per il CETA un trattato criminale di libero scambio con il nord america che darà il colpo di grazia alla nostra economia. Tutto questo nell’assoluto silenzio dei media di regime.

    https://www.facebook.com/tiziana.beghin/videos/10210473065896682/

    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10210480596724948&set=a.1264821634403.38426.1645626144&type=3
    https://www.facebook.com/tiziana.beghin/videos/10210490564774143/

  16. Valerio   16 febbraio 2017 at 16:49

    Riprendiamoci Teramo e via i politici e politicanti da strapazzo. Leggete la poesia di Sardella “Teramo mia” e capirete. Siamo la parte sana ed onesta, non dobbiamo fuggire.

  17. Alberto Granado   16 febbraio 2017 at 17:00

    Io non pretendo di insegnare niente a nessuno.
    Tuttavia non le permetto di offendere.
    Lei parla di ipocrisie ed inutili ricordi…?
    Il suo post è certamente quanto di più sgrammaticato si possa concepire.
    Le do un consiglio, studi la Costituzione prima di parlare, e vada fuori dall’Italia qualche volta. Viaggi.
    Così forse, si renderà conto di cosa sono i diritti ed i servizi nei paesi civili, e non nelle giungle di cui Lei parla, in cui ognuno deve cavarsela per conto proprio.
    P.S. Se paghiamo le tasse, lo facciamo per dei servizi. Non di certo per pagare benefit e stipendi a gentaglia come quella che si è succeduta nei governi degli ultimi 30 anni.

    Saluti

  18. Leda Santosuosso   16 febbraio 2017 at 17:11

    articolo divertente quanto i commenti!
    ahahahah
    ti ho letto nel pensiero e mi sto attrezzando ma la verità è ancora più cruda: e’ dall’Italia che bisogna fuggire!
    I mediocri ci governano ad ogni livello ed è il paese intero a non avere futuro.
    Sulla costa abruzzese non ci andrei mai……rischi le malattie per farti un bagno a mare…
    Peccato perchè avevo scelto Teramo come luogo dove ritirarmi ma evidentemente la mia ricerca non è ancora finita…
    🙂

  19. IOR   16 febbraio 2017 at 19:31

    Egregio “Alberto Granado”, io non passo le giornate come forse farà lei a contemplare i social networks.Non so a cosa si riferisca quando dice post-sgrammaticato.Qualche punteggiatura con i 3 secondi a disposizione che dedico a questi articoli sono anche troppi per me.Io non credo che con la sua logica paradisiaca (a cui dovrebbero tendere le idee dell’uomo) si arrivi al dunque delle questioni. Più che ai diritti penso che qui si debba pensare a ricorciarsi le maniche e fare meno chiacchiere possibili.Per quanto riguarda l’andare fuori dall’Italia le posso dire che ho lavorato in Zambia, Perù, Egitto, Congo, Venezuela, Oman, Malawi, Dubai,Emirati Arabi con un’attività e con l’altra fatte fiere in Germania, Inghilterra, Russia. Commercializzo con Giappone, Arabia Saudita,USA, Russia, Francia etc etc. Le basta per dirle che a viaggiare probabilmente non dovrei essere io tra i due!!!

  20. fwr   16 febbraio 2017 at 19:32

    qwqw

  21. fwr   16 febbraio 2017 at 20:18

    Egregio Sig. “Alberto Granado”, ad offendere è stato sicuramente Lei. A moneta usata si ricambia.Personalmente se si riferisce con “post sgrammaticato” a punteggiature un po’ avventurose le posso dire che nella mia vita non ho sicuramente tempo per dedicare più di tre minuti al giorno a queste sterili discussioni sui social netwoks. Per quanto riguarda il “viaggi”, non per vanteria, ma “per far le pulci” alle sue considerazioni, Le posso dire che con la mia attività professionale ho lavorato, in Congo, Zambia, Camerun, Malawi, Egitto, Mauritania, Dubai, Emirati Arabi e Peru, mentre con l’attività aziendale ho svolto fiere e non solo in Germania, Francia, Inghilterra e Russia, ed arrivo a commercializzare il Made in Italy in Giappone, Arabia Saudita, USA, Polonia, Svezia, etc etc.mi fermo qui, in bocca al lupo che con la sua logica esclusivamente paradisiaca (a cui l’uomo dovrebbe comunque sempre tendere) purtroppo questo Paese non andrà troppo lontano.I diritti vengono dopo il corciarsi le maniche e le chiacchiere non producono…

  22. IOR   16 febbraio 2017 at 20:20

    Egregio Sig. “Alberto Granado”, ad offendere è stato sicuramente Lei. A moneta usata si ricambia.Personalmente se si riferisce con “post sgrammaticato” a punteggiature un po’ avventurose le posso dire che nella mia vita non ho sicuramente tempo per dedicare più di tre minuti al giorno a queste sterili discussioni sui social netwoks. Per quanto riguarda il “viaggi”, non per vanteria, ma “per far le pulci” alle sue considerazioni, Le posso dire che con la mia attività professionale ho lavorato, in Congo, Zambia, Camerun, Malawi, Egitto, Mauritania, Dubai, Emirati Arabi e Peru, mentre con l’attività aziendale ho svolto fiere e non solo in Germania, Francia, Inghilterra e Russia, ed arrivo a commercializzare il Made in Italy in Giappone, Arabia Saudita, USA, Polonia, Svezia, etc etc.mi fermo qui, in bocca al lupo che con la sua logica esclusivamente paradisiaca (a cui l’uomo dovrebbe comunque sempre tendere) purtroppo questo Paese non andrà troppo lontano.I diritti vengono dopo il corciarsi le maniche e le chiacchiere non producono…

  23. Alberto Granado   17 febbraio 2017 at 12:07

    Ripeto, se paghiamo le tasse. E le paga anche lei. Per cosa le paghiamo?
    Il fattore “corciarsi” le maniche, è assodato.
    LEi ha la fortuna di avere un buon lavoro, e può mirare in alto.
    Uno Stato con la S maiuscola deve tendere a che tutti possano mirare in alto.
    Criticavo del suo ragionamento, il fatto che solo se si ha una base (lavoro), si può pensare anche a sopperire alle mancanze di servizi di tasca propria, altrimenti si affonda, con tutta la nave.
    Presumo che in tutti i posti in cui ha lavorato avrà potuto vedere cosa intendo con servizi.
    E si fidi, nessuna logica paradisiaca. Cioè, se uno vuole uscire dalla merda e pretende giustizia sociale, e pretende politica pulita, e pretende diritti. Non è che uno sogna, è semplicemente uno che si è rotto le scatole.
    Arisaluti

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