Trovare la normalità al “Raduno degli Elefanti”

Trovare la normalità al “Raduno degli Elefanti”

di Antonio Gambacorta

L’Elefantentreffen, in Italia anche conosciuto come Raduno degli Elefanti, è un celebre raduno motociclistico invernale che, dal 1956, si svolge alla fine del mese di gennaio, per una durata di tre giorni, in Germania, precisamente nella foresta di Loh Thurmansbang-Solla, al confine con la Repubblica Ceca.

È da tempo che con due amici ci organizziamo per questa follia (andare in moto al Raduno) e per compiere piccole imprese come questa ci vuole cuore leggero e concentrazione (entrambi assenti dopo tutto quello che è successo in Abruzzo).

Il 26 gennaio, insieme ad Alessandro Di Antonio ed Andrea Di Marco, ci diamo appuntamento con le moto cariche di bagagli e pronte ai 2300 km circa che ci aspettano. Andrea è quello che ha il mezzo moderno, un GS 1200 Adventure del 2015. Alessandro è il veterano dei raduni invernali: ha diverse tacche ghiacciate sulla giacca e questo è il suo terzo Treffen. La sua cavalcatura è la più anziana delle tre, una vecchia Yamaha Super Tenerè 750 del 1992, sistemata e revisionata da pochi giorni ed ora già alla prova del nove. Io guido una Africa Twin 750 del 1996, presa da qualche mese a fare bella coppia con la mia Honda CB1300 da cui non mi separerò mai.

Vado in moto da sempre, ho viaggiato molto in giro per l’Europa ma è la prima volta che mi avventuro per un viaggio invernale così lungo, ed ovviamente è la mia prima volta al Treffen, così come per Andrea. Le moto sono tutte equipaggiate con moffole al manubrio, e addosso abbiamo attrezzatura adeguata a ciò che ci aspetta.

Alessandro è stato, almeno per me, punto di riferimento, in quanto ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire viaggiare sotto zero senza il giusto abbigliamento e senza le accortezze che a volte solo l’esperienza diretta può darti. Quindi stivali da Thundra Artica, Gore-Tex ovunque, sottocasco invernale, tuta termica, giacca e pantalone imbottiti ed il completo antipioggia riposto in posizione facile, pronto da prendere ed indossare come estrema ratio in caso di freddo insopportabile!

Così ci mettiamo in viaggio. Ogni avventura in moto è un cerchio, che si apre e si chiude a casa tua. Quindi la partenza la vedo sempre come l’inizio di un’esperienza che si conclude esattamente nello stesso posto, dove tornare è bello più che partire, in quanto sei carico di esperienze, di immagini e di ricordi che ti accompagneranno per sempre e che non vedono l’ora di essere raccontati.

Stavolta è diverso, o forse sono io che ho ancora addosso la sensazione di scoramento diffuso che si vive nella nostra città.

Rimini Nord, ci fermiamo all’Autogrill, dove ci attendono altri motociclisti che Andrea ha conosciuto su un forum e che si aggregano al nostro treno. Ora siamo in cinque. La strada corre tranquilla, c’è il sole e le temperature non sono proibitive, proseguiamo ed arrivati a Modena all’ennesimo Autogrill veniamo letteralmente accolti da un folto gruppo di Treffeniani! Sono tanti, toscani e molto simpatici. Non potendo rifiutare di viaggiare con loro, specialmente dopo l’accoglienza riservata ai “Grandi Abruzzesi” come ci apostrofano subito, ed i biscotti alle mandorle, ci rimettiamo in viaggio.

Purtroppo però, quando si viaggia in tanti, le medie calano drasticamente ed il nostro piano va a farsi fottere. Contavamo infatti, di essere nei pressi di Monaco per le 18:30, ma siamo al Brennero e sono le 17:30! Così Andrea, Alessandro ed io salutiamo tutti al casello ed andiamo avanti. Primo Autogrill austriaco, sosta per fare benzina ed acquistare la vignetta, ed iniziamo a capire a cosa stiamo andando incontro. La temperatura si attesta a meno 5°C, ed abbiamo ancora 160 km prima del Motel che intanto abbiamo prenotato, e che si trova a Weyarn, a circa 30 km da Monaco.

Ci facciamo coraggio e ci rimettiamo in sella, la temperatura cala ancora drasticamente, il casco, che fino ad allora aveva fatto egregiamente il suo dovere si appanna…e non si spanna più. Dopo un pò che guido con una macchia al centro della visiera, mi accorgo che non è appannata, ma ghiacciata!

Alle 20:30 circa siamo davanti al Motel. Siamo in moto da tredici ore e le ultime tre valgono doppie, così è uno spasso vedere l’espressione che si dipinge sul volto dei miei Compari (e sicuramente anche sul mio), quando la signora del Motel ci informa che la colazione è dalle sette alle nove e mezza, e che per cenare dobbiamo rimontare in sella perchè lì non servono la cena… Ok, fuori fa meno dieci e siamo stanchi, ma la fame ci dona forza e coraggio…o forse era la disperazione, non saprei dire.

Il mattino seguente è uno spettacolo. Il sole brilla ancora e tutto intorno è innevato. Il paesaggio è bellissimo, ed ora possiamo godercelo appieno. La moto di Alex fa qualche capriccio dopo una nottata a meno 12, ma poi parte e ci rimettiamo in cammino. C’è traffico ma si procede agevolmente, le strade sono perfettamente pulite e cariche di sale, non hai mai la sensazione che da un momento all’altro, al minimo cambiamento climatico, possa andare tutto a puttane.

Sia d’estate che d’inverno, appena lascio l’Italia devo farmi una violenza per capire che i servizi, nei paesi civili, funzionano alla grande.

Nonostante il sole, il freddo punge forte, continuiamo a viaggiare sotto lo zero. Superata Monaco ed il caos dell’autostrada che la circonda, puntiamo ad est, verso Deggendorf ed il paesaggio cambia ancora, in meglio. Si abbandonano paesaggi urbani o semi urbani e si è in campagna aperta, larghi campi ai due lati della strada, qualche villaggio in lontananza, boschi e radure che si arrampicano su morbide colline, il tutto completamente bianco, come il dipinto di un paesaggio fiabesco. Il traffico, molto diminuito, fa si che ci si possa concentrare su altro.

Meglio così, perchè nonostante l’attrezzatura, gli scarponi e le moffole si raffreddano quando si viaggia sotto zero per tanti km, e piedi e mani lentamente congelano!

Ad un tratto, alla nostra destra spunta una cittadina che fa venire in mente la Springfield dei Simpson, a causa dell’enorme torre di raffreddamento di una centrale nucleare. È la città di Lanshut. Appena l’ho vista mi è tornado in mente un vecchio articolo di Motociclismo in cui il mitico Mario Ciaccia diceva che una volta arrivati lì, sulla strada per il Treffen, ce l’avevi quasi fatta.

Non faccio in tempo a rincuorarmi che un’altra bella notizia me la riserva Andrea, che accende la freccia destra. Ci fermiamo. L’autogrill è spaziale, fornitissimo e con un bagno che somiglia più alla Spa di un centro benessere, che al servizio igienico di una stazione di servizio (ingresso 50 cent), ma sopratutto è caldissimo!

Facciamo rifornimento e rimaniamo dentro per una mezz’ora. Incetta di snack al cioccolato e nocciole e caffè. Mancano un centinaio di km, sono quasi le due, possiamo fermarci un momento e godercelo, pensando che ci siamo quasi.

Intanto facciamo conoscenza con tanti motociclisti, molti dei quali italiani, che quando sentono che veniamo dall’Abruzzo, che veniamo addirittura da Teramo, ci riempiono di pacche sulle spalle e ci fanno sentire la loro vicinanza. La frase che più ci ripetono è “Cazzo, tenete duro che voi Abruzzesi siete i più tosti”…

Riprendiamo il viaggio alle due passate, forse l’adrenalina, forse i due caffè, ma io il freddo non lo sento più. Arriviamo a Deggendorf e passiamo il Danubio, a tratti ghiacciato, che scorre in questo paesaggio incantato tutto intorno. Dopo poco lasciamo l’autostrada e ci inoltriamo per gli ultimi venti km di strada di campagna tedesca. Una strada dal manto impeccabile e perfettamente pulita, nonostante il metro o giù di lì di neve ai lati; si affrontano curvoni, salite e discese ripide.

Provo un profondo rispetto per tutti coloro che hanno raggiunto il Treffen con la neve ed il ghiaccio sulla strada. Alex procede davanti a me e fa gesti eloquenti con la mano sinistra, indicando di volta in volta i punti in cui è caduto quando è stato al Treffen con neve sulla strada…e sono davvero tanti!

Tuttavia non è che mi vergogni se il mio Treffen è “solo” sotto zero, siamo partiti pronti a tutto ciò che avremmo incontrato, ed anche preparati se vogliamo. Finora il sole ci ha accompagnati, e va bene così.

Arriviamo a Solla, un piccolo villaggio in mezzo alla Foresta Bavarese, e finalmente vedo la famosa strettoia, con addetti ai lati, in cui possono passare solo le moto. Un ultimo chilometro in mezzo a gente che ti guarda con rispetto, e altri folli motociclisti che ti salutano con un cenno del capo che vuol dire “lo so, so cosa hai patito per arrivare”, ed eccoci di fronte alla discesa verso la “Fossa”.

Tiriamo avanti per parcheggiare, inoltrandoci ancora di più nel bosco, sulla strada asfaltata. In molti entrano con la moto dentro al raduno, noi decidiamo di non avventurarci in una discesa ripida e ghiacciata con 250 kg di moto, cariche di bagagli.

Ci facciamo le congratulazioni a vicenda, ma il tempo è oro quando sei al Treffen, e non si può tergiversare. Scarichiamo dalle moto tutto ciò che ci serve per campeggiare. Si, avete letto correttamente, per chi non lo sapesse al Treffen si campeggia. Niente alberghi o B&B, niente doccia calda e riscaldamento. I bagni chimici sono sicuramente un residuato bellico della Seconda Guerra Mondiale, ovvero un container in freddo acciaio e all’interno tavoletta-buco!

Dopo aver pagato l’ingresso ed avere ottenuto il mitico adesivo, scendiamo verso l’accampamento che già conta centinaia di tende. I soggetti e le moto più disparati ci si parano davanti. Decine di vichinghi con caschi cornuti, scettri di ossa, Rat Bike a non finire, elaborazioni a volte casalinghe ma spesso professionali.

Gente che in barba al ghiaccio gira per l’accampamento su certe moto che non crederesti possano muoversi! E poi slitte, che servono per trasportare legna da ardere o semplicemente bagagli da spostare in giro per il campo.

Nell’aria comunque tanta, tanta allegria, ed un caleidoscopio di culture. Tedeschi, Polacchi, Olandesi, Inglesi, Italiani, gente dalla Repubblica Ceca, dalla Romania! Fantastico.

Troviamo un buon posto, ci procuriamo due pale, ed Alex e io spaliamo qualcosa come 10 metri cubi di neve semighiacciata! Intanto Andrea, in compagnia di Antonio, un tipo di Taranto con un’Africa Twin del 1992 dotata di sella in pelliccia di qualche animale estinto, va a comprare cinque o sei balle di fieno. Il fieno serve come isolamento per la tenda e come divano per stare attorno al fuoco.

Mentre montiamo la tenda, ci accorgiamo che di fianco a noi ci sono altri due bikers nostrani, Francesco e Matteo, padre e figlio in moto da Varese. Si decide subito di stare assieme, e fare cassa comune per la legna, la paglia, la birra, insomma tutto il necessario per passare la nottata.

Accendiamo il fuoco, e dopo averlo fatto partire bene, facciamo un giro dell’accampamento, fino alla “Fossa”. Il luogo del raduno è una specie di cava, che scende a gradoni circolari come un Girone Dantesco, verso il fondo, la parte più bassa, detta “Fossa”. Qui ci sono le uniche fontane di acqua potabile, insieme a furgoni dove si possono acquistare gadgets di ogni tipo, oltre a diversi tipi di alcolici!

Ogni tanto, da un rudimentale impianto stereo del campo, si sentono i rintocchi di un sonar…poi una voce urla “Allaaaaarm!!!”, e parte l’inno nazionale Russo! Comprata la mia toppa, torniamo al nostro posto tenda e al caldo del nostro fuoco.

La fame inizia a farsi sentire, Francesco e Matteo tirano fuori carne essiccata e porchetta fredda in vaschetta, Antonio il Tarantino Silenzioso (così sopranominato dopo che in tre ore ha pronunciato due parole), porta in dono un cacio cavallo ed una busta di taralli fatti in casa.

A quel punto ci sentiamo sfidati. È allora che Andrea tira fuori la fornacella, il carbone…e 120 arrosticini! Beh, inutile dirvi di quanti amici ci siamo fatti durante la cottura. Andrea è un super cuoco, altro che quei pagliacci che si vedono in tv! Cuocere alla perfezione la carne a meno dieci e senza alcun comfort è opera che solo i grandi maestri sanno compiere. Addirittura abbiamo dato il via ai baratti, tre arrosticini per una bottiglia di birra!

Finita la cena, attorno al fuoco, immersi nella Foresta Bavarese a meno dieci, sorseggiando whisky e genziana, mi sono reso conto di non avere più il buco nello stomaco con cui ero partito. Non è grazie alla cena, o agli alcolici. Sono semplicemente a mio agio, tranquillo.

Andiamo a dormire, ma ho il sonno leggero. Non è ancora ora per il mio corpo e per la mia mente di riposare, esco dalla tenda che sono le tre del mattino passate. Siamo a meno 15, il fuoco è ancora acceso e c’è il più bel cielo stellato che abbia mai visto, grazie alla totale assenza di luci artificiali.

Fa un freddo cane, dormo dentro un sacco a pelo completamente vestito, con tanto di sottocasco e cappello di lana in testa, in una tenda estiva, sulla neve ghiacciata e domani mattina mi aspettano almeno 600 km. Eppure non mi sono chiesto nemmeno una volta chi me l’ha fatto fare, anzi mi sento bene.

Non credevo fosse possibile tornare alla normalità in queste condizioni, ma così è stato. Il motivo secondo me è il senso di comunità, il fatto di sentirsi davvero parte di qualcosa di grandioso. Sapere che attorno a te ci sono almeno 3.000 persone che si prodigherebbero a darti aiuto in un attimo se ne avessi bisogno, per il solo fatto di essere lì. Sapere di poter contare sulla gente che ti circonda, sapere che non sei solo quando la situazione è di grave difficoltà, cambia ogni tua percezione.

Torno in tenda, e mi addormento subito. Il mattino successivo ci si sveglia alle sette, faccio un caffè ed iniziamo subito a smontare il campo. Torniamo alle moto e togliamo i teli che le hanno “protette” dalla nottata a meno 15. Timidamente io ed Alex mettiamo la chiave nei rispettivi quadri…e si accendono subito! Le Vecchie Signore giapponesi non hanno temuto la nottata Bavarese, a differenza di qualche motona teutonica tutta muscoli ed anche di qualche austriaca gonfia di anabolizzanti!

Per ultimo, a causa del bagaglio più ingombrante, arriva Andrea. Il Panzer parte al primo colpo e spara due raggi gamma così, a cazzo! Carichiamo i bagagli e ripartiamo intorno alle 11. Facciamo 200 km ad una temperatura che oscilla tra i meno 5 ed i meno 8, poi, da Monaco fino al Brennero tanto traffico ma temperature da noi considerate estive, tipo 2 gradi sopra lo zero. Passiamo la notte a Bressanone, poi la Domenica torniamo a casa nel primo pomeriggio. Il viaggio di ritorno non ha riservato sorprese, a parte il fatto che ad ogni autogrill scambiavamo qualche parola con altri Elefanti di ritorno a casa. I racconti e le esperienze si mescolano e ci si fanno un sacco di risate.

Sul perchè si va all’Elefantentreffen è stato scritto tanto, ognuno ha espresso la propria opinione, i propri sentimenti. I raduni invernali, i viaggi invernali in moto, sono pieni di insidie. Possono trasformarsi in brevissimo tempo in calvari senza fine, i problemi sono dietro l’angolo, possono essere pericolosi. Quindi perchè?

Alcuni hanno descritto l’Elefantentreffen come la linea di confine tra chi è un vero motociclista e chi è un fasullo; altri pensano che sia la cosa più stupida da fare; altri ancora non sanno darsi una spiegazione, ci vanno e basta.

Personalmente non credo che un motociclista vero si distingua da uno fasullo grazie a viaggi ai limiti della sanità mentale, chi ama la moto lo fa in molti modi diversi e va bene così. Purchè ci sia rispetto. Per me essere motociclista ha un significato profondo ed io ci credo davvero.

Il mio Treffen? È stato un viaggio intenso, con amici in gamba, che ha messo alla prova nervi e muscoli, ed in fondo, come tutti i viaggi che uno fa, mi ha arricchito.

Farlo nel gennaio 2017, per un Abruzzese che come gli altri suoi compaesani ricorderà questo mese per sempre, assume un significato ulteriore. Una catarsi, una sorta di Fenice su due ruote. O semplicemente un modo come un altro per mettersi alla prova e testare la propria tempra.

10 Responses to "Trovare la normalità al “Raduno degli Elefanti”"

  1. Anonimo   10 febbraio 2017 at 12:45

    Proprio un bel racconto. Bravo!

  2. Biagio Gambacorta   10 febbraio 2017 at 15:27

    Dire che mi sono commosso per il racconto avvolgente è dire poco. E’ una esperienza che con qualche decennio in meno farei volentieri sulla scorta del caloroso racconto di Antonio Gambacorta……mentre leggevo mi sentivo come il quarto componente della comitiva, tanto è strutturato bene il racconto, le sensazioni ricevute e il somigliare, con la fantasia, ad un eroe su due ruote, eroe che in molti giudicano un po pazzo ma di una pazzia sana, culturalmente ricca e invidiabile. Bravi ragazzi….l’età non lo permette oramai, ma leggendo questo stupendo racconto è come se lo avessi fatto insieme a voi….

  3. Antonio   10 febbraio 2017 at 16:15

    …ok, mio padre è decisamente di parte.
    Ma grazie comunque!

  4. Paolo   10 febbraio 2017 at 20:56

    Io ero lì a sentir quel sonar e inno russo da brividi , in tenda a meno 15, al mio settimo treffen, fin che mi divertirò andrò ,ogni volta diverso ,con un ottimo gruppo da Firenze, dal più anziano di 71 anni al più giovane di 30, passione per la moto, un po’ di masochismo sano, spirito di avventura, e via ci vediamo al prossimo.

  5. Francesco   10 febbraio 2017 at 21:51

    Gran bel report, mi hai fatto venir voglia di andare!

  6. Anonimo   11 febbraio 2017 at 9:59

    Bellissimo racconto!

  7. Alessandro   11 febbraio 2017 at 19:38

    Complimenti per i km fatti ragazzi
    Noi siamo partiti da Mantova il mercoledì notte alle 23.45 passato il Brennero alle 3 con meno 17 arrivati a Solla alle 8.30
    Abbiamo passato 3 notti al raduno favolose condividendo cibo e quant’altro con gente che passava dal nostro campo .
    Un’esperienza che ti fa capire cosa significa la parola arrangiarsi
    Ancora complimenti per il bel racconto è la bella avventura vissuta.
    Questo è il link del mio elefantentreffen 2017
    https://youtu.be/CNsPiqbhXzE
    Grazie a tutti x la visione

  8. Antonio   12 febbraio 2017 at 2:11

    Ciao Alessandro, e grazie a te!
    Molto bello il video!

    A presto

  9. Flavio   19 luglio 2017 at 8:29

    Andate però a vedere che schifo il giorno dopo,quanta mondezza in giro è stata lasciata,i tavoli mal conci. Per fortuna non faccio mai parte a questi pseudo raduni di finti motociclisti altrimenti in mezzo a tanta schifezza ci sarei entrato anche io.

  10. Antonio   26 gennaio 2018 at 8:38

    Ciao Flavio,
    premetto che il Treffen è il primo raduno, ed anche l’unico, a cui io abbia mai partecipato.
    Proprio perchè non è un raduno convenzionale.
    Vado in moto da sempre e non amo i raduni, ma rispetto chi vive la moto e come lo fa non è affar mio.
    Infine, ti garantisco che dopo il Treffen non trovi nemmeno una carta a terra, nulla.
    C’è grande rispetto per il luogo e per la tradizione.

    P.S.
    Non ci sono tavoli al Treffen, tantomeno tavolate.
    Ed i “finti”, di certo non inforcano la moto sotto la neve a -12c°

    Saluti

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