Teramo: Ritorno al Medioevo

Teramo: Ritorno al Medioevo

Lettera di un Teramano 3.0  –

Marcire, non marciare
L’ex città di Teramo

Medioevo. Questa la parola che mi rimbomba in testa da un po’ di tempo, quando guardandomi intorno rifletto su ciò che vedo, su ciò che sento.

Medioevo dei servizi, per i quali noi paghiamo le tasse.

Strade che da vent’anni sono lasciate a marcire, degne di una città sotto bombardamenti; barriere architettoniche ovunque, come a voler ricordare ai disabili, con pigra crudeltà, che loro non devono sentirsi parte di una comunità; autobus, pullman ed addirittura veicoli per il trasporto di bambini alle scuole che presentano criticità, assenza di manutenzione, o semplicemente vecchiaia (che spesso si traduce in pericolosità); piste ciclabili non contemplate, inesistenti; parcheggi auto ovunque, abbattendo se necessario alberi secolari o scavando senza ritegno sotto una città, che non varrà niente per molti, ma che ha 3000 anni, e conserva nel suo sottosuolo tesori, storia; parchi, verde pubblico, abbandonati e visti come un’odiosa pietrolina nella scarpa da chi amministra.

Medioevo della politica comunale, per la quale noi paghiamo le tasse.

Personaggi che sembrano usciti da un cinepanettone, si contendono lo scettro del più incompetente a suon di cialtronerie.

Incapaci a dare esempio di senso civico, di umanità ed educazione.

Incapaci a parcheggiare le loro grosse ed inutili auto in un parcheggio a pagamento, preferendo la sosta selvaggia.

Incapaci a pensare, ad avere un’idea di progresso.

Incapaci a farsi rispettare, a farsi ammirare, per un gesto gentile, per un piano politico che miri al benessere collettivo, preferendo cattedrali nel deserto che a nulla ed a nessuno servono, serviranno e sono servite.

Incapaci a tenere calma la popolazione, che in un momento di difficoltà fugge via, alla ricerca di chissà cosa…

Incapaci ad essere perno, fulcro di un pensiero comune, di un cuore unico.

Incapaci ad incassare critiche, buoni solo ad attaccare, ma da codardi. Coperti da quell’arroganza che il potere ti dona, ma che è sinonimo di pochezza culturale e di mancanza di palle (perdonatemi il francesismo).

Medioevo della viabilità per la quale noi paghiamo le tasse.

Siamo stati fermi, ipnotizzati, a guardare indifferenti il sistematico sperpero dei nostri soldi a suon di Ipogeo, Parco della Scienza, Corso San Giorgio, Viale Mazzini, rotonde in svendita, Palestra San Gabriele, ecc ecc; tralasciando ciò che è ovvio, risaputo, geograficamente evidente, un dato di fatto.

Cioè che in Abruzzo ci sono montagne alte fino a quasi 3000 metri! E nevica! La neve in Abruzzo, la neve a Teramo, non può essere chiamata emergenza.

È un insulto all’intelligenza parlare di emergenza neve dalle nostre parti, è invece una cosa normale, un evento con cui si deve convivere. Quindi quanti veicoli possiede il nostro Comune per affrontare l’inverno? Quindi quanti operai ha in forza il nostro Comune per affrontare l’inverno?

Il “piano neve”, che di per se è un eufemismo, non può essere una bandierina da sventolare ai primi di dicembre per far vedere che si fa qualcosa, deve essere come lo zucchero o l’olio in una cucina…ci deve stare sempre.

La domanda che ci dobbiamo porre è perché, ogni qual volta il meteo presenta un peggioramento, va tutto a scatafascio? Perché due giorni di pioggia fanno venir giù strade e superstrade? Perché due giorni di neve causano morti?

Cosa ci fanno coi soldi versati dalle nostre tasse? Ci costruiscono ipogei? E che cazzo ce ne facciamo degli ipogei, se non abbiamo una strada e dico una, che presenta un km di manto a posto? Che abbia le giuste caditoie per il defluvio dell’acqua piovana a posto? Che abbia la giusta pendenza?

Siamo pieni di opere non fruibili, e non abbiamo mezzi e veicoli comunali e provinciali a garantire viabilità, sicurezza e vivere civile?

Medioevo degli edifici pubblici, per i quali noi paghiamo le tasse.

Nel 2009 a L’Aquila la Prefettura è crollata, sbriciolata come fosse costruita di argilla! La Prefettura, che dovrebbe essere forte, impenetrabile e sicura per antonomasia. Ecco, quell’episodio raggruppa e rappresenta il vuoto cosmico che occupa il posto del buonsenso, della buona politica, del vivere civile.

“Ma che ci vuoi fare?” Ci hanno detto. “Se la natura si ribella non siamo niente”, ci hanno ripetuto. Stronzate! La natura non è buona, non è cattiva, ma indifferente. Ed in Abruzzo, vale la regola che ho espresso prima. Se abbiamo montagne alte fino a quasi 3000 metri, vuol dire che ci sono faglie, che si muovono, che sono vive.

I terremoti, in Abruzzo, sono una cosa normale. Sarebbe quindi normale se da decenni si fosse preferito attuare piani di individuazione delle criticità strutturali di abitazioni private, di strade, viadotti, ponti, cavalcavia, scuole ed edifici pubblici di ogni genere, piuttosto che le solite cattedrali nel deserto, utili solo a pagare mancette elettorali a chi la campagna elettorale te l’ha pagata.

Dovremmo essere tutti consapevoli, perfettamente informati, preparati ai terremoti.

Dovremmo convivere serenamente con ed in una regione meravigliosa che ha inverni rigidi e terremoti di quando in quando.

Dovremmo essere d’esempio, noi che abbiamo la natura a tenerci in allenamento, ed invece ci facciamo trovare sempre impreparati, privi di capacità fisiche e mentali, sbattuti e sbigottiti a maledire la montagna ed il cielo, se serve.

Medioevo della cultura. Qui non paghiamo le tasse, per amor di Dio, ma paghiamo la nostra ignoranza.

Se fossimo coscienti ed informati sapremmo veramente cos’è uno sciame sismico, cos’è una faglia. Avremmo una percezione di ciò che ci circonda migliore ed autorevole. Ma quando non c’è una classe dirigente illuminata, quando il dibattito politico è fine a se stesso, quando il popolo viene trattato come una vacca da mungere solo quando serve, e viene lasciato solo, il popolo cerca risposte altrove.

E spesso, mio malgrado, le trova in santoni alla Wanna Marchi, che in spregio alla scienza, alla geologia, a studi che vanno avanti da anni ed anni, si ergono a paladini del sapere, ad unici fari di speranza…per predire sciagure e catastrofi.

Quindi di per se sono inutili, buoni solo a fare sensazione ed a sputare informazioni senza avere argomentazioni e creando il panico. Non voglio offendere nessuno, è il mio pensiero. Però riflettiamo un attimo. Se avessimo avuto buon senso e coscienza sociale. Se avessimo avuto veramente a cuore il nostro ruolo di cittadini, nei decenni, avremmo voluto e votato politici che al primo posto avrebbero la sicurezza, in tutte le sue varianti e sfumature.

Se fossimo vissuti in una città che guarda al progresso, in una Regione consapevole, adesso faremo i conti solo di quanto ci ha spaventato il terremoto di agosto o quello di gennaio. Invece contiamo i morti, contiamo i feriti, contiamo le decine di milioni di euro di danni.

Medioevo della politica Statale, per la quale noi paghiamo le tasse. Assistiamo a scene di una tristezza e di una pochezza culturale impressionante. Ci sono personaggi che stanno sempre in televisione a parlare del nulla, che magicamente sono scomparsi durante le drammatiche settimane di neve e terremoto, incapaci anche solo di farsi vedere.

Poi spunta addirittura un demente, un decerebrato che ha l’intelletto di un’ameba, che se ne sbatte dei morti e dei feriti, e invece li sfrutta, senza un minimo di rispetto, per farsi bello in tv coi doposci. A denunciare uno stato che spende soldi per i migranti invece di darli a chi ne ha veramente bisogno! Io una cazzata del genere non la sopporto più.

In primo luogo perché i fondi per l’emergenza profughi arrivano per il 90% dalla Comunità Europea. In secondo luogo (stando alla Fondazione Leone Moressa), il bilancio tra tasse pagate dagli immigrati (gettito fiscale e contributi previdenziali) e spesa pubblica per l’immigrazione (welfare, politiche di accoglienza e integrazione, contrasto all’immigrazione irregolare) è in attivo di +3,9 miliardi di euro.

In terzo luogo, con mafia capitale ed altre situazioni simili in ogni parte della nostra penisola, abbiamo visto dove finiscono i soldi… e di certo preferirei darli ai migranti piuttosto che ad assassini senza scrupoli.

Oltre a questo deficiente, assistiamo al solito gioco delle parti tra sponde politiche opposte ma identiche, che fingono di litigare e si fingono pure vicine ai cittadini, che sfortunati, vivono disagi enormi…

Io non lo voglio lo Stato vicino. Io non voglio QUESTO STATO vicino. Io non mi sento sfortunato, mi sento abbandonato. Mi sento solo, vessato dalle tasse, in uno stato ormai incivile e sottosviluppato, dove ogni giorno viene arrestato qualche pezzo grosso dell’imprenditoria e della politica per corruzione e furto di centinaia di milioni di denaro pubblico.

E dovrei credere che la colpa è dei rom? Degli immigrati? Non scherziamo. La violenza con cui la classe dirigente di questo paese apostrofa chi contesta, la violenza che politici di settant’anni vomitano sulle donne e sulle classi deboli si riversa tutta sulla popolazione, coi risultati che possiamo vedere e leggere ogni giorno.

D’altronde, il pesce puzza dalla testa, e la classe dirigente da che mondo è mondo dà l’esempio. Inoltre, diffidate di coloro che vi dicono chi dovete odiare, lo fanno solo per distrarvi dal fatto più importante. Cioè che sono incapaci, vuoti e privi di intelletto per fornire soluzioni.

A me hanno insegnato che se c’è un problema lo si risolve cercando prima le cause, analizzando il contesto ed applicando azioni di prevenzione, non puntando il dito contro qualcuno o qualcosa. Non ho alcun bisogno di pacche sulle spalle e di funerali di Stato.

Ho invece voglia di istruzione, conoscenza e competenza. Non è difficile rialzarsi, non è impossibile! Basta solo non svendere il proprio voto, non svendersi. Ed iniziare una volta per tutte a sentirsi Stato. Perché lo Stato siamo noi tutti, non sono i pregiudicati, i pluriprescritti, i fannulloni, i farabutti ed a volte i mafiosi che siedono sugli scranni ed hanno pure la faccia come il culo a farsi chiamare onorevoli.

Ce la possiamo fare, iniziando col nostro piccolo ed attualmente insignificante Comune. Un amministratore dovrebbe svegliarsi al mattino e pensare a: disabili, malati, bambini e classi disagiate. Stop.

Non scherzo, perché se una città è a portata delle categorie che ho elencato, è a portata di tutti. Perché sicurezza deve far rima con praticità. La tutela dell’ambiente deve essere tutt’uno con ogni tipo di lavoro pubblico, e l’eco-sostenibilità deve essere lo standard.

Siamo nel 2017, la caccia alle streghe è storia antica, quindi finiamola di credere che chi da vent’anni vive di metamorfosi apparenti, di continue rinascite, possa realmente cambiare. Non lo faranno, perché sono esattamente quello che sono…bugiardi. Codardi. Truffatori. Cialtroni. Incapaci.

Lo dimostra il fatto che non lasciano la politica, una volta eletti da qualche parte. Un professionista vero, se vuol dare il proprio contributo alla sua città, alla sua regione, si candida e magari viene eletto. Poi, svolge il suo mandato e dà il suo apporto. Poi torna a fare il suo lavoro! Se si parla di un professionista valido però!

Altrimenti, avvocati, architetti, medici, mediocri, si tengono stretta la poltrona perché non sono capaci abbastanza nel loro mestiere… alle volte hanno solo una laurea, e non hanno mai svolto la professione, troppo “impegnati” per il bene dei cittadini.

Non dobbiamo piangerci addosso, ma reagire. Reagire intellettualmente e non solo fisicamente. Come ci siamo spalati la neve davanti casa, cosi dobbiamo spazzare via la paura di contestare chi governa. Dobbiamo essere noi i vigili urbani della politica. Dobbiamo essere noi a chiedere conto di ogni decisione che il governo cittadino vuole prendere. Dobbiamo fermarli per strada e fargli civilmente il terzo grado, se serve. E ci devono rispondere!

E se dal basso dei loro suv e degli abiti su misura si rifiutano, vanno sputtanati. I canali ci sono. Dobbiamo ricordare a chiunque che fare politica è un sacrificio, non un privilegio. E dobbiamo riprenderci i diritti, che sono diventati privilegi.

Infine, sono nauseato da tutti gli slogan che girano on line… “Siamo Abruzzesi e ci rialzeremo”, “Abruzzo Popolo di Gente Tosta”, “Anche stavolta ce la faremo”…

Ho capito, sono Abruzzese anch’io, e ne sono orgoglioso. Ma l’urlo più forte dovrebbe essere: “Si, siamo forti e gentili. Ma non siamo coglioni”.

Saluti.

3 Responses to "Teramo: Ritorno al Medioevo"

  1. Anonimo   5 febbraio 2017 at 20:30

    Mi vergogno di essere un abruzzese, comandato da questi “campioni “. Nei giorni passati, ho capito che: come regione non ci calcola nessuno; i nostri “comandanti ” , dopo tutto questo casino, ancora una volta hanno dimostrato a tutti , di essere semplicemente incapaci , ma superpagati a non fare nulla; non dimentichiamo che siamo stati aiutati semplicemente da persone normali, volontari , forze dell’ordine e da quanti hanno messo a disposizione quello che avevano . Un grazie a quei sindaci dei piccoli paesi , che abbandonati dalle istituzioni , hanno fatto di tutto per cercare di alleviare i disagi dei compaesani. Loro hanno preso la “vera responsabilità “sulle spalle; i nostri “campioni” invece non hanno messo neanche la faccia. Ma così possiamo vincere il campionato, se l’allenatore non sa neppure che il pallone è rotondo e di solito, lungo una discesa, rotola ??? Mozzo 1

  2. Amen   6 febbraio 2017 at 15:39

    Abbiamo fatto una figuraccia davanti all’Italia ed al mondo. Ed altre ne faremo…

  3. Anonimo   7 febbraio 2017 at 8:57

    Siete forti e gentili e non siete coglioni?
    Anzi, siamo…
    Dua lì sendite sà favule?

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