STATO ASSASSINO: nel 2017 in Abruzzo si muore di freddo e per soccorrere una tibia rotta

STATO ASSASSINO: nel 2017 in Abruzzo si muore di freddo e per soccorrere una tibia rotta

di Christian Francia  –

Stato assassino per omissione
Le mani dei governanti grondano sangue innocente

Ci sono molti modi per uccidere. Il più crudele è il reato omissivo: dice il Codice Penale che “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

Va da sé che lo Stato non possa avere l’obbligo giuridico di impedire che i cittadini muoiano per le più disparate cause. Ma siccome si è assunto l’onere di garantire il diritto alla salute, il minimo che può fare è evitare danni a cose o a persone a cagione di avvenimenti prevedibilissimi che ben avrebbe potuto gestire molto meglio.

1) Garantire in ogni condizione meteorologica la transitabilità delle strade statali, provinciali e comunali consente l’arrivo dei soccorsi e lascia libertà di fuga.

Ma questo non è avvenuto né a Rigopiano né in gran parte delle zone colpite dalla pur eccezionale nevicata di due settimane fa.

2) Approntare mezzi scansaneve, turbine e spalatrici prima dell’arrivo dell’annunciatissima nevicata era un obbligo che coinvolge ogni livello di governo, dal Comunello alla Protezione Civile all’Esercito.

Ma questo non è avvenuto né a Rigopiano né in gran parte delle zone colpite, tanto che i tempi di reazione dilatati sono costati decine di vite umane.

3) Garantire l’erogazione continua dell’energia elettrica è un obbligo di legge su tutto il territorio italiano.

Ma in Abruzzo e nel teramano si è avuto un blackout giunto fino a dieci giorni consecutivi, con danni che sarà lungo e difficile quantificare.

4) Garantire la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade, delle scuole, degli edifici pubblici è un dovere imprescindibile dal quale si è tranquillamente prescisso negli ultimi trent’anni.

Così che ogni pioggia, ogni neve, ogni vento, ogni terremoto mettono a nudo la fragilità delle nostre strutture e la miopia della nostra classe dirigente.

5) Adottare un Piano Valanghe è un obbligo che la Regione Abruzzo avrebbe dovuto adempiere dal 1992.

Ma da un quarto di secolo la Regione se ne è fottuta, fino a quando la tragedia non ha bussato alla nostra porta trovandoci impreparati.

6) Obbligare tutti gli esercizi pubblici di montagna a dotarsi di un gatto delle nevi che consenta di muoversi e di trasportare cose e persone in qualsiasi condizione sarebbe stato un accorgimento intelligente che avrebbe aiutato moltissimo.

Ma ciò non è stato.

7) Ordinare la chiusura e lo sgombero di tutti i luoghi (edifici o strutture che siano, pubblici o privati che siano) che presentano qualsiasi possibilità di rischio per la salute umana, è un preciso obbligo di legge.

Ma ciò non è avvenuto.

Oggi si piange sul latte versato. Si svolgono funerali che non avrebbero avuto luogo né a Belluno, né a Trento, né a Bolzano.

Ma le Istituzioni non traggono le conseguenze politiche del disastro: i prefetti non vengono rimossi; i ministri, i sindaci e i presidenti non hanno nessuna intenzione di rassegnare le dimissioni, né il popolo le invoca a gran voce.

Del resto, se decine di cadaveri di Stato non sono un argomento perentorio per rassegnare le dimissioni, allora non esiste nessuna ragione al mondo per scollare il culo dalle poltrone.

La rassegnazione collettiva che pervade la società è il segnale della resa, della sfiducia, dell’impossibilità di rialzare la testa.

Fra qualche anno ricorderemo il 2017 come l’anno del ritorno al medioevo, ad un tempo remoto dove non esisteva alcuna protezione di natura statale per il popolo indifeso.

Un tempo buio (anche letteralmente senza corrente elettrica) nel quale i cittadini muoiono come topi in trappola, muoiono di freddo, muoiono per andare in soccorso di una tibia rotta di uno sciatore avventato.

Ma bisogna essere onesti fino in fondo: se le responsabilità dei politici sono gravissime e incancrenite da 30 anni di incuria nella gestione della cosa pubblica, è altrettanto vero che le responsabilità dell’elettorato sono parimenti gravissime e mostrano i limiti della democrazia.

Fino a quando all’orda informe della plebe, ignorantissima, incivile, svogliata, passiva, continuerà ad essere dato il diritto di decidere, di scegliersi i governanti, di votare, allora il declino non potrà essere arrestato.

Se ne erano accorti pure in Grecia, laddove è nata la democrazia, ma dove nei tempi antichi conoscevano benissimo i rischi del suffragio universale (che infatti non esisteva).

Il diritto di voto dovrebbe essere concesso solo a coloro che si informano, che studiano, che si interessano della salute pubblica, non già a tutti gli incivili indiscriminatamente, i quali poi votano i Maurizio Brucchi, i Paolo Gatti, i Paolo Tancredi, i Sandro Mariani, i Luciano D’Alfonso, i Matteo Renzi.

Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Stato assassino 4
Povero Abruzzo, povera Italia

4 Responses to "STATO ASSASSINO: nel 2017 in Abruzzo si muore di freddo e per soccorrere una tibia rotta"

  1. Antonio M.   30 gennaio 2017 at 11:24

    Chiedetelo a lui… se ci riuscite!
    https://www.facebook.com/WIlM5s/videos/958723297561344/

  2. Leda Santosuosso   30 gennaio 2017 at 16:10

    come darti torto….

  3. Alessandro Bonolis   31 gennaio 2017 at 0:07

    No stavolta non sono d’accordo su quasi nulla!
    A parte la banale retorica della manutenzione e la vergogna di una rete elettrica di un secolo fa (come la maggior parte delle infrastrutture al centro – sud) gli altri punti sono pura utopia mista a puttanate varie.
    Garantire piena transitabilità di tutte le strade sempre e comunque va oltre le umane possibilità, come pure dotare ogni esercizio di gatto delle nevi (costo 1/2 milione di €).
    Il piano valanghe probabilmente non avrebbe cambiato nulla della tragedia a Rigo piano, perché l’allerta valanghe è per gli escursionisti e probabilmente il piano valanghe avrebbe consigliato di restare tappato in albergo.
    Anche l’arrivo tempestivo della turbina avrebbe forse salvato delle vite, ma non tutte (solo chi ripartiva), non certo il personale o chi sarebbe restato.
    Infine la più grande delle puttanate: che a Belluno. Trento o Bolzano non sarebbero morti! Vorrei sapere quante volte è successo che una valanga abbia spazzato via un bosco e a Trento siano riusciti a salvare qualcuno che era lì sotto (manco Superman!).
    Il fatto è che è fin troppo facile fare dietrologia, sapere cosa andava fatto col senno del poi, ma tornando indietro penso che nessuno prima della tragedia avrebbe applaudito se una turbina fosse stata mandata a riprendere 20 clienti di un resort di lusso, dotato di generatore, invece di andare a liberare un paese di 2000 persone isolate e senza corrente!
    Un evento come quello di Rigopiano è più unico che raro nel suo genere, del poco che so delle valanghe so che i boschi proteggono, non che diventano un ariete distruttivo.
    È un grave errore fare della polemica del giorno dopo, ma soprattutto mischiarlo agli altri temi su cui invece è doveroso, anche se inutile, stigmatizzare le mancanze delle amministrazioni, tanto più inutile quanto più saranno trattate indistintamente assieme ad una tragedia in cui l’uomo poteva ed ha potuto fare ben poco.

  4. Leda Santosuosso   31 gennaio 2017 at 11:39

    Caro Alessandro non è così.
    Il piano valanghe avrebbe impedito la costruzione dell’hotel.
    Cerca su internet e scoprirai che una commissione valanghe a Farindola esisteva fino al 2005 e ogni volta veniva messo in evidenza che quella era una zona pericolosa. Addirittura si lasciavano le strade intenzionalmente non pulite per impedire alle persone di salire fin lassù. Sparita la commissione nel 2007 sono arrivati i permessi per ristrutturare albergo. Un caso? no mi spiace non ci credo. malapolitica e malagestione.
    se poi aggiungi che il 70 % degli italiani non è in grado di capire quello che legge ribalta questa percentuale pari pari tra i nostri amministratori e i disastri sono all’ordine del giorno!

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