Sacra di San Michele, parlami di Dio!

Sacra di San Michele, parlami di Dio!

di Sergio Scacchia  –  paesaggioteramano.blogspot.it

“È qua che vorrei vivere”. Siamo in Piemonte, sul picco del monte Pirchiriano a oltre 1000 metri di altezza. Il sole è alto nel cielo. È come un fiume d’oro che irrompe sulla terra, si rende con i raggi visibile, scroscia giù dalle cime, rimbalzando sui fianchi dei monti fino a riempire la valle.

L’esclamazione del mio amico Mauro avviene mentre scatto una foto e mi perdo estatico davanti alle vette. Dice ancora: “un posto per essere bello deve essere abitabile e non visitabile”.

Suprema sintesi della bellezza! Un posto deve invaderti con un forte desiderio e, spesso, le foto cosiddette “turistiche”, non lo sanno fare. Esse trasmettono solo il “mordi e fuggi” della vita. Sono come trofei di caccia, bestie catturate nel carniere per essere portate a casa e divorate presto, altrimenti si rovinano. Hanno il senso del ritorno!

La foto fatta con amore e desiderio ha invece un biglietto di sola andata, il ritorno alla realtà di ogni giorno non è agognato.

La creazione qui in Val di Susa, una manciata di chilometri da Torino, è come un grido che rende la bruttezza qualcosa di sublime. I drammi di questo mondo vengono estirpati dalla bellezza che guarisce, riconcilia e calma. E la bellezza è uno dei nomi di Dio, una forma di Dio. Quanti personaggi ambigui si sono convertiti davanti a un paesaggio incredibile! O, nell’arte, quanti hanno conosciuto Dio attraverso un’opera sublime. La creazione è come un indice puntato verso il Creatore, un dito dritto verso il Mistero di Dio.

Siamo davanti alla splendida abbazia della Sacra di San Michele, l’Arcangelo guerriero, il “patrono delle altezze”.

Questo è uno dei più grandi complessi architettonici religiosi di epoca romanica in Europa. Siamo al cospetto della storia. Tra il 983 e il 987 questa abbazia fu costruita per le esigenze e le culture del pellegrinaggio e, in breve, divenne un grande centro di spiritualità e crocevia di scambi culturali di straordinaria ricchezza. La Sacra conobbe il suo massimo fulgore nel secoli XI e XII, poi ebbe un periodo di decadenza, ma rimase sempre meta di pellegrini affascinati dalla suggestione del luogo che da solo esprime massima sacralità. Dal 1836, Carlo Alberto di Savoia incaricò Antonio Rosmini di insediare alla Sacra una comunità di suoi religiosi che tuttora custodisce gli edifici abbaziali.

Sono qui non solo per godere di un ambiente meraviglioso, ma anche perché le storie che girano intorno al santuario sono tutte da raccontare.

Sapete che San Michele è il protettore dei viaggiatori. Questo ha un significato profondo: ogni viaggio porta a varcare una soglia in terra, in mare e in cielo: la soglia della vita.

E, a proposito di viandanti, si racconta una storia che per molti versi ricorda la vicenda di Sant’Ignazio di Loyola e la sua conversione. Ignazio camminava sulla strada di Montserrat, qui invece era un pellegrino sconosciuto a macinar chilometri insieme al suo fido asino, fin quando non incontrò qualcuno evidentemente non credente. Nacque un’accesa discussione con quest’altro viandante sulla verginità o meno della Madonna. L’uomo se ne andò infuriato e col dubbio che questa bestemmia contro Maria dovesse essere lavata col sangue dell’infedele.

Stava quasi per tornare indietro a pugnalare quell’eretico, quando la sua mula riprese a ciondolare in avanti girando il muso inespressivo verso di lui. Il pellegrino immaginò che la bestia gli stesse consigliando di continuare il cammino, desistendo dai suoi propositi assassini. Nel cuore, subito dopo, lo Spirito Santo gli mise la forza di perdonare.

Ignazio di Loyola, giunto a Montserrat, operò in se stesso una conversione profonda, tra dubbi e scrupoli. Capì che la salvezza veniva solo dalla “misericordia di Dio” e decise di fare grandi cose per il Signore, ma aprendosi agli altri.

Anni dopo fondò la Compagnia dei Gesuiti la cui spiritualità conquistò il mondo con l’obbedienza, il modo di pregare, l’essere contemplativi nell’azione e l’esperienza profonda della misericordia verso tutti.

Non sappiamo invece nulla di quest’uomo che attraversava la Val di Susa, se non per quello che troviamo scritto su di una piccola stele. Pare avesse speso il suo tempo portando nel mondo il bisogno di pace.

Questo luogo è uno degli itinerari della famosa Via Michelita che parte dal Gargano, attraversa l’Europa e fa tappa al di là della Manica, nella punta estrema della Cornovaglia. Qui siamo a metà del cammino tra il santuario bretone di Mont-Saint-Michel sull’Atlantico nella baia e San Michele al Gargano a circa novecento chilometri l’uno dall’altro, essendo questa via lunga quasi duemila.

La tradizione ricorda che fu proprio sul Gargano che l’Arcangelo apparve ben quattro volte, chiedendo di essere venerato e offrendo perdono e grazie. Il vescovo indisse tre giorni di preghiera per verificare il fatto. Al termine del tempo ci fu l’apparizione. Michele disse di essere sempre alla presenza di Dio, la caverna era sacra e lui stesso ne era il custode. Proprio nella grande fessura della roccia spaccata, lì sarebbero perdonati i peccati degli uomini.

Nella Sacra torinese, ancora oggi i pellegrini che percorrono a piedi almeno trenta chilometri sanno che, portando una pietra simbolo del peccato e gettandola sotto la valle, come fanno anche in Gargano, appena giunti davanti al tempio, affermano la loro rinuncia al male e danno vittoria al bene.

Hanno associato il culto micaelico agli insediamenti in rupe e le chiese dedicate all’Arcangelo vengono situate su cime dei monti, ricavate nelle pareti rocciose a guisa di spelonca. Sono percorsi affascinanti attraverso caverne, baratri e fiumi ipogei che trasformano la fantascienza in realtà.

Non fa eccezione la Sacra, edificata sopra una roccia immane, visibile all’entrata. Di grande suggestione l’ingresso che si apre dopo le campate occidentali di stampo gotico e prima degli edifici abbaziali a nord del complesso.

Una serie di scale nella grotta, portano fin dentro la chiesa. Appena entrati, sul muro, si recita la bella preghiera d’intercessione per la liberazione dei peccati che ha composto Giovanni Paolo II durante la sua visita alla Sacra.

Poi in una parete, inquietante, ammiriamo l’affresco più antico di autore ignoto intitolato: “La predica dei morti”. Due defunti, nel loro sepolcro, attraverso i cartigli che reggono in mano e che portano una scritta in latino e francese, chiedono una preghiera ai viventi che sono di fronte. Si legge: “O voi che passate di qua, pregate Dio per i trapassati, perché un giorno noi eravamo come voi e un giorno voi sarete come noi”. Roba da scongiuri, insomma.

Poi, scopriamo il più riposante affresco di Secondo del Bosco da Poirino, secolo XV, dedicato a San Cristoforo, il patrono dei viandanti.

Presi dalla bellezza del luogo e delle opere pittoriche, non ci accorgiamo della presenza discreta di un Padre Rosminiano. Un largo sorriso, due occhi vispi e poi la domanda che da queste parti è un rito: “Donde venite viandanti?”. Incredibile. Da secoli i religiosi accolgono i tanti visitatori in questa maniera.

Racconto di Teramo, del fatto che da noi San Michele Arcangelo è così amato che il nostro sindaco ha pensato di metter su una rotonda appositamente per una gigantesca statua dell’Arcangelo, a protezione della città.

Ride divertito il religioso. Io continuo ricordandogli che da noi, proprio all’ingresso delle gole del Salinello, lì dove la tradizione vuole che sia passato anche San Francesco d’Assisi, c’è una spelonca abitata sin dalla preistoria dell’uomo e dedicata al culto di Michele.

Gli parlo anche della grotta di San Michele a Caporciano di Aquila, presso Bominaco, lì dove si trova un bellissimo oratorio interamente affrescato.

Ora lo vedo interessato. Ci porta su di una terrazza meravigliosa, detto “Il portale dei monaci” al quale si accede da una porta laterale. Le vette delle Alpi riempiono gli occhi, il vento, nonostante il sole, sibila freddamente.

Il monaco ora ci dice che lui “ama le grotte, abitazioni non costruite da mani d’uomo ma approntate dalla natura”, come se “Madre Terra” si ritirasse per far spazio, dentro di sé, all’uomo. “Sono dimore” – continua – “dove l’assenza o la scarsità di luce, oltre allo spazio ridotto e al clima sempre uguale, inducono chi vi abita ad andare all’essenziale, ad “habitare secum”, vivere con se stesso senza condizionamenti esterni”. Un poeta, oltre che religioso.

Le rovine dell’antico monastero culminano con la Torre della Bell’Alda, dietro la quale si staglia l’incompiuto campanile del XIII secolo. Con il dito medio ci mostra in lontananza, circa duecento metri, il Sepolcro dei monaci, i resti di un edificio ottagonale dedicato alla memoria del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Passavano proprio in queste contrade di terre alte, i crociati che volevano giungere a Roma per poi imbarcarsi e raggiungere la Terra Santa. Andavano a combattere una coraggiosa difesa dei fratelli di fede, minacciati dall’espansionismo islamico. Una sorta di pellegrinaggio armato, un flusso di penitenti, lento e maestoso, che si dirigeva verso Gerusalemme tra due ali di lance brandite da coloro che San Bernardo da Chiaravalle chiamava “Cavalieri di Dio”.

Sette crociate che vanno dal 1095 e fino al 1254 con l’ultima guidata da San Luigi IX re di Francia, vissute da un esercito di disperati, senza disciplina, orda di guerrieri improvvisati costituita in massima parte da contadini, nobili decaduti e anche tagliagole.

L’uomo dalle vesti nere resta con noi ancora un po’, giusto il tempo di parlarci delle tre navate che risalgono al XII secolo e che poggiano sulle celle primitive e sul basamento di roccia detto lo “Scalone dei morti”, ripida scalinata che porta all’ingresso principale. Poi scompare, inghiottito dalla sottostante cripta da dove, subito dopo, si sente la salmodia cantata dei Vespri.

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.